
Autoerotismo e benessere psicofisico? Tabù, attivismo e impresa
con Norma Rossetti — Attivista per il benessere sessuale, founder di MySecretCase
DESCRIZIONE
Come il piacere sessuale e l'autoerotismo influenzano il benessere. Norma racconta come ha sfidato tabù culturali fondando il primo e-commerce italiano di sex toys.
“Mancava un punto di vista femminile che considerasse la donna come soggetto di piacere e il sesso come parte del benessere psicofisico.”
CAPITOLI
Il punto di vista femminile sul piacere
Tabù culturali in Italia
Donna come soggetto di piacere
MySecretCase: da idea a business
Trascrizione dell'episodio
Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.
Norma Rossetti: Sì, un'intervista... è uscita ed è pubblica, e c'è scritto "la signora Sex Toys", vabbè, ok. Ne stiamo ridendo tutti, perché ho detto: ma io mi firmerei così! Ma sì, dai, mettiamolo nella firma della mail, no? Per fortuna sono autoironica, per fortuna.
Serena Malaspina: Fantastico, la nuova firma! Allora Norma, io ti ringrazio tantissimo per aver accettato l'invito e benvenuta su Essere Serena Podcast. Allora, io sto registrando sia audio che video, e poi su Spotify teoricamente va solo l'audio, però magari, se un estratto si presta bene, posso usarlo anche per annunciare il podcast.
Norma Rossetti: Questo è video, quindi ci sarà un video. Ok. Sì, non so come si vede nella telecamera, però questa va bene. Ok, bene. Allora...
Serena Malaspina: No, no, no, perfetto, perfetto. Bene, allora io partirei con una frase che hai dichiarato in un'intervista rispetto alla motivazione per cui hai fondato My Secret Case. Allora: "Mancava un punto di vista femminile, fresco e leggero, che considerasse la donna come soggetto di piacere e il sesso come parte del benessere psico-fisico". Ti chiederei di approfondirci un po' questa idea, perché comunque tu hai lanciato l'azienda in anni in cui il tabù era ancora molto più presente rispetto agli ultimi anni, in cui effettivamente esiste ancora, però è stato effettivamente un grande lancio.
Norma Rossetti: Eh sì, sul tabù potremmo stare qua... chissà se, Serena, la nostra generazione sparirà avendolo superato, non lo so. Però sicuramente, quando ho iniziato, c'era un forte bisogno di spostare la donna da quest'idea di oggettificazione, quindi di essere al servizio del piacere di qualcun altro. Questa dimensione in cui io, come donna, mi trovavo, perché più volte ho raccontato degli stereotipi, dei pregiudizi, dei tabù che in qualche modo ho subito anch'io: perché quando andavo fuori, alle fiere, alla fine le donne facevano le veline e gli uomini facevano business. Questa era un po' la dimensione — non è per sminuire, però di fatto è così — per cui io ero anche un po' folle, tra le proposte di donne che volevano portare avanti il progetto di My Secret Case, soprattutto in Italia, che comunque, per quanto sia il paese dell'amore, alla fine ci sono dei tabù belli radicati.
Serena Malaspina: Certo, certo.
Norma Rossetti: Però io credo che l'idea originaria, in realtà, sia frutto di una serie di motivazioni che spesso accomunano la nascita di diverse aziende. È chiaro, infatti — io ripeto — che c'è stata la volontà di cogliere un'opportunità di mercato che in Italia di fatto non esisteva. Un mercato che, se lo guardiamo dal punto di vista economico, in Europa vale 5 miliardi, con una penetrazione del benessere sessuale del 55% in Europa rispetto a un 15% in Italia. Un'opportunità di innovazione, perché è chiaro che abbiamo colto la possibilità di proporre i sex toys come oggetti di consumo, come oggetti cool, di design, con cui giocare, legati chiaramente al self love e quindi a un concetto di emancipazione del femminile. Un'opportunità di racconto nuovo, perché la sessualità non è qualcosa da censurare ma un'esperienza molto più completa, no? E quindi anche la possibilità di fare un'impresa vicina alle persone: comunque, è uno dei primi esempi non solo nel settore, ma proprio di brand che fa questo viaggio insieme a una community, che è una community organica, bisogna ricordarlo. In Europa è proprio un esempio unico di community sul benessere e sulla liberazione sessuale.
Norma Rossetti: Quindi queste sono un pochino le opportunità che abbiamo colto, che abbiamo messo insieme — o comunque che ho colto, che ho messo insieme, poi alla fine è frutto di me, ma anche del team, delle persone che ho incontrato nel mio cammino. E poi questa grande necessità di rendere l'informazione accessibile, che è un'opportunità ma anche una necessità, perché è giusto che l'educazione sia gratuita e accessibile, indipendentemente dalla famiglia da cui provieni, più libera o più conservatrice, dagli studi che hai fatto, dalla scuola che ti puoi permettere. Perché poi sappiamo che, non essendo una materia obbligatoria, alla fine c'è qualche scuola fortunata, e quindi qualcuno fortunato che nasce in un contesto, in una famiglia, e riesce comunque ad avere un'educazione sessuale, almeno un approccio. Ecco, io ho risposto — sì, poi io sono una che parla tanto, quindi se divago tu me lo dici.
Serena Malaspina: Assolutamente. Sì, sì, no. Hai toccato un sacco di punti interessanti, e una cosa che mi aveva colpito molto, che poi si collega un po' a quest'ultimo punto — ma è in realtà un po' tutto il discorso, se vogliamo — è anche il tuo percorso. Cioè, rispetto magari all'imprenditoria classica, tu hai fatto, se non sbaglio, fotografia documentaristica sociale, e poi sei passata all'imprenditoria. E quindi, in realtà, ha molto a che fare con quello che dicevi adesso, proprio di impatto sociale positivo. E quindi io ti chiederei proprio in che modo, se vogliamo, l'attivismo, o comunque il voler creare un impatto sociale, può entrare nelle dinamiche dell'imprenditoria, come è stato il tuo percorso, soprattutto inizialmente, immagino, perché magari, non avendo una formazione business, è stato così.
Norma Rossetti: Certo, questa è la cosa interessante, perché credo di aver detto in qualche intervista che non ho mai sognato di fare l'imprenditrice, un pochino mi ci sono ritrovata. Ma con questa forte mission nel cuore, perché alla fine di questo si è trattato, e con questa necessità di affermarsi come donna anche in nome di altre donne. Però, che bello, mi dico, poter parlare di azienda anche facendo emergere delle nuove parole. Prima tu hai detto "un percorso non canonico, non di business": che bello che possiamo mettere altre parole legate all'azienda, quindi un'azienda che si fa per gioco, per passione, per piacere, per valori. Anche lasciando andare questa credenza che devi aver fatto per forza tre master in economia, perché si può fare e non è assolutamente così. È chiaro che bisogna circondarsi delle persone giuste, perché alla fine un'azienda ha un cuore, ha una founder, un founder, però le persone contano, perché si fa insieme agli altri. Ma io non sarei neanche laureata, e ci tengo a dirlo, perché anche questo può essere una motivazione. In realtà poi la fotografia non è riconosciuta come laurea in Italia, ma al di là di questo non ho finito l'università; comunque sarebbe stata una laurea in Lettere e Filosofia, quindi di certo non sarebbe stata una laurea in economia. E comunque, tornando al fulcro della tua domanda, credo che un filo rosso colleghi la fotografia sociale alla fondazione di un'azienda come My Secret Case, chiaramente.
Norma Rossetti: E in questo c'è una forma di attivismo, perché come la fotografia, in questo caso un progetto come My Secret Case porta dei messaggi, agisce su una cultura, su un contesto sociale, e quindi porta anche un messaggio politico. Perché dobbiamo sempre partire dalla riflessione che ogni scelta che noi facciamo è una scelta politica, partendo da cosa mangiamo, dai brand che indossiamo, dalla banca in cui abbiamo il conto. Quindi, ecco, in questo senso, anche se io porto avanti una comunicazione inclusiva e apolitica, perché voglio che abbracci tutti, per il tipo di azienda in realtà faccio attivismo. Quando dico "faccio impresa per cambiare le cose", di questo si tratta. Quindi è chiaro che mi sono messa in discussione, è chiaro che ci ho messo la faccia, è chiaro che ho rischiato tantissimo anche in nome di una reputazione — che oggi non è più così, ma quando ho iniziato certi pregiudizi esistevano. E questo è quello che fanno gli attivisti: si mettono in prima linea, si mettono in discussione, e soprattutto non giungono a compromessi quando i valori che loro portano possono essere compromessi. Sicuramente sono stata un'adolescente ribelle, e sarei stata, ancora prima, una bambina ribelle. A proposito del libro, qui vorrei citare una cosa che mi ha molto colpito di Michela Murgia.
Norma Rossetti: Diceva "l'economia va più veloce della cultura", ed è così, per cui è vero che parliamo di peli, è vero che parliamo di masturbazione, è vero che parliamo di piacere come diritto, ma alla fine c'è bisogno delle persone che fanno in qualche modo attivismo per cambiare un contesto in cui c'è ancora discriminazione, c'è ancora violenza. Guardiamo — visto che la registrazione la stiamo facendo oggi — guardiamo quello che è successo a Pisa, e troveremo la nostra risposta. Quindi l'imprenditoria non è un modo di fare denaro, ma è un modo di entrare in una realtà e trasformarla. E se la vedi così, è quello che fa anche la fotografia, almeno come la facevo io.
Serena Malaspina: Sì, sì, assolutamente. Mi sono venuti i brividi per tutta la durata delle tue frasi, perché hai detto un sacco di cose che... wow. Anche perché, secondo me, proprio rispetto a questo aspetto ultimo che dicevi, molte persone distinguono in scompartimenti anche un po' l'idea di politico — "ah no, io non voglio essere politico" — quando in realtà, come dicevi, le nostre scelte sono politiche di fatto, no? Quindi c'è molto questo distacco, "io non lo so, non sono preparato", eccetera, quando in realtà sono veramente le azioni, le azioni che uno fa ogni giorno. E quindi il voler portare questo messaggio, secondo me, cioè il portarlo effettivamente all'interno dell'azienda...
Norma Rossetti: Certo. Ma pensiamo ora al cibo, no? Tutta questa polemica e queste forme di attivismo che stiamo trovando nelle città, anche grazie a Giulia, sugli allevamenti intensivi. Ma scegliere il cibo, mangiare carne, è una scelta politica? Sì, lo è.
Serena Malaspina: Assolutamente. È molto bello anche che ci sia questo collegamento, perché secondo me molte persone che magari sentono la mission dentro, vogliono fare attivismo in qualche modo, si allontanano dal fattore economico, imprenditoriale, proprio perché hanno quasi paura di entrare in delle dinamiche dove poi non possono entrare, perché di fatto non sono preparate, hanno un altro tipo di formazione magari. E in realtà il tuo esempio, secondo me, porta una speranza, che dice che c'è la possibilità effettivamente di creare, di entrare in questa economia molto veloce e cambiare l'assetto culturale, che in realtà è molto più lento a modificarsi.
Norma Rossetti: Sì, diciamo che "si può fare", ed è quello che ripeto sempre anche ai ragazzi, perché noi siamo molto abituati ad affrontare un sacco di impedimenti, quindi siamo resilienti, e proprio il problem solving è qualcosa di quotidiano qui: dobbiamo sempre trovare modi di... perché spesso ci muoviamo nell'ambito della censura, del tabù e di tutto quello che sappiamo. Per cui il vedere che si può fare, che c'è un modo, è proprio un drive, sia per me ma anche per portare avanti progetti come My Secret Case e quindi i progetti di attivismo, come abbiamo detto.
Serena Malaspina: E appunto, ricollegandoci a questo, My Secret Case non è solo un negozio e-commerce di sex toys, ma è anche, soprattutto, un mezzo per normalizzare ed educare sull'ambito sessuale, sotto varie sfaccettature ovviamente. E qui entra proprio in gioco il discorso che avevi detto prima, hai citato la community, che è proprio chiave a livello organico: c'è stata una crescita organica ed è un po' il core di tutto l'impatto a livello di comunicazione di My Secret Case. E proprio, secondo te, come la community ha permesso di promuovere in maniera ancora più impattante un nuovo approccio sano, positivo, al sesso, rispetto magari a una tipologia di comunicazione più broadcaster, dove manca questo assetto di community?
Norma Rossetti: Certo. Allora, io credo che la community sia un'opportunità proprio per chi fa impresa, nel senso di essere vicino alle persone, quindi con una mission così alta. Ma era anche l'unica possibilità, Serena, perché a noi ancora oggi — e sicuramente l'hai intercettato in diverse interviste — ci è vietato, diciamo, fare marketing. Per cui o scegliamo di fare community, oppure moriamo sul nascere. E oggi la community di My Secret Case, che come detto è organica, è un vero e proprio contenitore: c'è uno spazio di scambio, di ascolto, ed essa stessa diventa parte di quel processo di liberazione, che è quello che noi vogliamo portare fuori, quello di cui vogliamo parlare, e quindi si fa strumento di divulgazione e cambiamento. Cioè, non è più Norma, non è più il team, ma è la comunità stessa. È sicuramente un'esperienza tostissima, cioè è un'esperienza ricca ma complessa, forse quella più difficile che ho fatto come imprenditrice all'interno del progetto. Ma quello che ti ritorna, che per me è creare un brand portatore di valori psicosociali, che parla di uguaglianza per il motivo di cui abbiamo accennato prima — l'educazione deve essere accessibile, deve essere gratuita, almeno di primo livello — ecco, questo è il grande valore della community. Anche perché, insieme alla community, noi abbiamo capito che l'educazione è uno strumento che a sua volta ci guida verso una sessualità sana, intesa come benessere della persona, e che quindi ha una funzione cognitivo-comportamentale. Le persone sono più gentili quando stanno bene.
Serena Malaspina: Assolutamente.
Norma Rossetti: E, come accennavo anche all'Università di Parma, dove siamo stati da poco, ci avvicina molto: cioè, la community, il benessere della persona e il concetto di sessualità allargata ci avvicinano al concetto di One Health, dove non è che siamo in salute perché non siamo malati, ma siamo sani nei pensieri, nel corpo e con l'altro. Questo è... mi sono persa un po', però... vabbè!
Serena Malaspina: Mi hai risposto, sì, sì, assolutamente. Però, proprio rispetto a questo concetto dell'educazione, l'educazione al piacere nell'ambito dell'istruzione... avevo letto che eri stata coinvolta in un crowdfunding per un documentario per portare l'educazione al piacere nelle scuole, esatto. E le scuole coinvolte erano scuole o università?
Norma Rossetti: Allora, il progetto era loro, quindi noi abbiamo solo dato visibilità al crowdfunding, che avrebbe permesso di supportare tutta la struttura, no? Quindi permettere ai ragazzi di utilizzare degli strumenti — la macchina da presa piuttosto che la macchina fotografica — e di andare in dei luoghi dove riunirsi in tanti e fare un lavoro di scrittura. Per cui noi abbiamo supportato quello. Poi è chiaro che, non ricordo quanti anni sono passati, comunque abbastanza — non so neanche se esiste più il progetto — ma allora noi eravamo proprio il diavolo, per cui ci è ancora negato l'accesso sul suolo scolastico. Però in quegli anni c'era un tabù veramente molto forte, per cui per noi era una formula per dire "guardate che noi vogliamo fare questo, vogliamo portare l'educazione sessuale che ci piace", che certo è quella che parla di sesso, di sex toys, ma è anche quella che parla di autostima, di pratiche di consenso, di disabilità e piacere. Quindi non si limita a parlare di prevenzione, nel senso di "ti devo insegnare come si mette il preservativo, come non rimanere incinta", ma anche, quando si tratta di un approccio anatomico, cerchiamo di farlo in modo inclusivo. Non so se tu hai il nostro libro "Scoprire Scopare", ma per esempio lì ci sono delle immagini di corpi in transizione.
Serena Malaspina: No, non ce l'ho!
Norma Rossetti: Di corpi che hanno una disabilità ma sono comunque corpi desiderabili, corpi sessuati. E poi c'è questa grande credenza per cui, se hai una malattia, non puoi provare piacere. Cioè, se sei malato non puoi godere. C'è un po'... ci mette in imbarazzo un disabile che parla di sesso — anzi, scusami, ci mette in imbarazzo una persona con disabilità, perché non si dice "disabile" — ci mette in imbarazzo una persona che ha una disabilità e che parla di sesso, o parla di piacere.
Norma Rossetti: Quindi il cambiamento culturale di cui tu parli è un cambiamento che passa dall'abbattere certi tabù, certe credenze che alla fine ci fanno vivere peggio, perché è così. Ed è un cambiamento positivo perché va ad agire anche su quel gap generazionale che allontana i giovani dalla generazione dei genitori o dei nonni. Per cui è chiaro che, quando noi ispiriamo i giovani a essere sessualmente liberi, li ispiriamo anche a essere consapevoli, e in questo modo sosteniamo anche il contesto familiare, perché loro stessi trasferiranno questi contenuti e quindi ci aiuteranno ad accorciare le distanze tra generazioni. Ecco, forse.
Serena Malaspina: Assolutamente. Mi viene in mente... no, scusa, ti ho interrotto forse. No, è che mi veniva in mente proprio questo discorso di... c'è un po' la differenza che c'è adesso, proprio, con quest'idea di comunicazione più bottom-up, se vogliamo, rispetto magari a quella top-down...
Norma Rossetti: No, no, no, no, lo so, lo faccio molto, quindi interrompimi.
Serena Malaspina: ...con la quale comunque siamo cresciuti, dove c'erano i mezzi di comunicazione ridotti che parlavano a tutti, no, i broadcaster classici, e l'istruzione, che appunto dipende sia dal contesto socio-economico che dalla cultura in generale. C'è tutto un aspetto sul quale non è che hai una presa effettiva in quanto studente, eccetera, ovviamente, cioè nel senso che è qualcosa di top-down. E quindi è molto interessante, secondo me, questo fattore, che noi abbiamo le nostre immagini mentali sulla base di quello che ci è stato detto e mostrato, no? E fin quando non ci viene detto e mostrato altro, poi lo pensiamo. Ed è molto bello anche questa idea di utilizzare delle linee parallele quasi, che di solito non si uniscono, per poi andare a impattare qualcosa che è molto più lento negli aggiornamenti rispetto magari a quello che è il mondo economico, il mondo delle comunicazioni social, se vogliamo. Quindi come possa poi impattare anche invece l'ambito dell'istruzione, della cultura familiare... penso che sia molto interessante.
Norma Rossetti: Sì, le maestre di mio figlio, che ha due anni — però sono delle maestre illuminate — sempre ci ripetono, quando facciamo i livelli dell'asilo: "I bambini imparano dal guardarvi, i bambini imparano ascoltandovi". Quindi ci possiamo fare tutti i viaggi sul tipo di approccio pedagogico, ma alla fine si impara con l'esempio. Banale, ma non è così banale, perché se noi ritornassimo a questo concetto ci accorgeremmo che è così sempre, lungo tutta la nostra vita.
Serena Malaspina: Sì, sì. Poi il principio dei neuroni specchio è quasi comunque uno per cui, tramite l'imitazione di qualcosa, effettivamente iniziamo a fare qualsiasi cosa, anche camminare, banalmente, dalle cose più basi a poi tutto quello che riguarda i nostri asset culturali. Quindi no, assolutamente.
Serena Malaspina: E poi mi chiedevo: in questi anni in cui hai operato nel settore e portato avanti questa mission, quali sono le principali lezioni che hai imparato, da momento zero a oggi, rispetto proprio al concetto dell'autoerotismo all'interno del contesto del benessere psico-fisico? E se hai qualche consiglio da dare a chi ci ascolta e che magari vorrebbe entrare maggiormente in contatto con la propria sensualità, ma ancora, magari per limiti culturali, contesti di crescita, eccetera, può avere tutta una serie di limiti.
Norma Rossetti: L'autoerotismo è quell'ambito che ha una doppia faccia: è una cosa che ci piace, però anche ci mette in imbarazzo, proprio per le credenze e per quello che abbiamo ereditato. Se io, come Norma, penso all'autoerotismo, chiaramente mi viene in mente una forma di sentire il proprio corpo e quindi di espressione, della determinazione, della libertà. Noi donne ci abbiamo messo un po' a legittimare la masturbazione, e quindi l'autoerotismo, e quindi il corpo come luogo di piacere. Infatti, quando parliamo di autoerotismo, parliamo anche di emancipazione, proprio per questo tema, per cui il corpo — che è stato luogo di dolore, o comunque, soprattutto per noi donne, legato alla capacità generativa, luogo di peccato — si è associato al piacere.
Norma Rossetti: Se penso a tutto il percorso di My Secret Case, l'autoerotismo mi parla di gioco, perché ha anche a che fare con le prime scoperte dell'infanzia, di intimità. Noi facciamo tantissimi sondaggi, proprio perché lavoriamo tutti i giorni con la community: mettiamo nella community dei contenuti, e in realtà la community ci restituisce altre suggestioni. E più volte, quando abbiamo lanciato questo tema, oltre il 60% degli intervistati — il campione si aggira intorno alle 7.000-8.000 persone — lo ha vissuto come un momento proprio, un momento in cui si è dedicato a sé. In questo senso credo che l'autoerotismo ci parli anche di gentilezza del tocco, e di questo c'è bisogno, visto che abbiamo passato un anno in cui si è parlato molto di violenza, e quindi dell'importanza del consenso, di come si entra in contatto con una persona.
Norma Rossetti: Diciamo che l'autoerotismo, se lo vediamo in modo alto, credo che, essendo una scoperta di noi, ci permetta di capire cosa ci piace, e quindi ci aiuta a dire no. È un po' questa la bilancia. Le parole che emergono di più dai nostri sondaggi — ricordo che la community ha una prevalenza di donne, oltre il 65% — ... scusa, il mio WhatsApp... ti ho persa, scusa. Dicevo, facevo riferimento ai sondaggi, e quindi volevo darti un po' di dati della community, che è una community fatta prevalentemente da donne, più del 65%, nella fascia di età 18-35. Ecco, questo è proprio il focus target. E quando ci rispondono — è importante capire chi risponde — sul tema dell'autoerotismo emergono le parole "piacere", "stupore", "scoperta", "libertà", ma anche "confusione", "imbarazzo".
Serena Malaspina: Certo, anche perché magari sono concetti che, alle volte, ci si entra in contatto poi in un'età più adulta, e che molte volte non si conosce. Quindi "confusione" la vedo anche bene, cioè, nel senso, insieme alle altre parole, perché finché non ti viene spiegata... siamo abituate a ricevere concetti che vengono spiegati, rispiegati, no, li leggi... questo concetto molte volte, anche la mia generazione, cioè, nel senso, generalmente forse la generazione successiva, non lo so, magari proprio crescendo sarà normalizzato. Però anche nella mia generazione è qualcosa di cui... cioè, ovviamente non è un tabù come anni fa, però ancora c'è questa sensazione, secondo me, molto...
Norma Rossetti: Ma tantissimo! Cioè, non è come anni fa, ma è ancora un tabù, ed è culturale, innanzitutto per quello di cui abbiamo parlato prima, quindi il corpo di dolore e non il corpo di piacere. Ma senza stare a giudicare — la religione non mi interessa, non interessa a me — quello che è importante è capire da dove arriva e come possiamo trasformarlo. Dobbiamo fare questo. Cioè, le nuove generazioni hanno questo grande compito di trasformare, e anche mio figlio lo avrà, rispetto a me.
Serena Malaspina: Sì, sì, sì. Però c'è una grande speranza, perché comunque c'è molta più varietà anche di accesso, stimoli, conoscenza, che comunque è un'opportunità che fino a prima non c'era, di fatto, no? A meno di pochi campi. Però anche l'internet, tutto quello che riguarda la comunicazione diffusa, è un'opportunità sotto questo aspetto, sicuramente.
Norma Rossetti: Ma certo, ma poi dei concetti proprio non esistevano al tempo dei nostri nonni. Per esempio il consenso: comunque c'era il delitto d'onore, c'era il matrimonio obbligato, tutta una serie di cose, e non parliamo di tanti anni fa. Sicuramente non si parlava di rapporto eteronormativo, non esisteva il termine "fluido". Quindi, insomma, di passi ne abbiamo fatti, di cambiamenti ne stiamo portando.
Serena Malaspina: Eh sì. Allora, io adesso volevo chiudere con un format di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. Allora, la prima è: qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale?
Norma Rossetti: Questo l'ho letto, vediamo se... Per me l'immaginazione. Ho bisogno sempre di creare nuovi mondi. È proprio, per me, un modo...
Serena Malaspina: Che li butti giù in qualche modo, o ti rimangono tipo...?
Norma Rossetti: Allora, quando li tieni più nella testa è effettivamente più complesso, ma non sono così brava sempre a scrivere. Ad ogni modo, il processo immaginativo, di creazione, è fondamentale, altrimenti mi sento sopraffatta, perché comunque dentro viaggiano un sacco di idee, di desideri, di sogni, di stimoli. Quindi, l'immaginazione: proprio un modo di proiettare, ma anche di mettere un'energia, di veicolare un'energia, ecco, un modo di veicolare l'energia.
Serena Malaspina: Bellissimo. Qual è, invece, una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio?
Norma Rossetti: Ma sai che mi sento abbastanza ovvia? Se non ho una cosa non ovvia... Io, sinceramente, mi ricarico facendo delle cose piuttosto semplici. Poi, da quando sono mamma, il tempo con mio figlio, banalmente non guardare il telefono quando sono con lui, stare con le amiche. Quindi cose che potrebbero essere considerate non ovvie... sinceramente non mi vengono in mente. Tu ne hai una non ovvia?
Serena Malaspina: No, infatti non lo so... non l'ho pensata, aggiungo, però in realtà, forse... cioè, però sono legate comunque a ritornare nel momento presente, giusto? Cioè, nel senso, un po' questo concetto di... no.
Norma Rossetti: Sono legate a fare cose del cuore, cose che ti fanno stare bene: stare con mio figlio, stare con le amiche, fare un bagno caldo con i sali. Ma veramente, si parla di, tra virgolette, banalità, che invece non sono così tanto banalità oggi, perché vorrei chiedere quante persone ora si fanno il bagno, si concedono il bagno tutti i giorni. Chi è che diceva... qualcuno diceva che abbiamo bisogno, in settimana, di un giorno di pigrizia. Vorrei vedere chi ce l'ha, il giorno di pigrizia. Io no. Poi il figlio mi ha, come dire, trascinata, e poi i figli ti riportano al momento presente, quindi da un certo punto ti dicono "ora devi esserci, non hai altre possibilità". Per cui questo giorno, tra virgolette, di pigrizia, in realtà è un giorno di stacco con la realtà, che va veloce, oltre il momento presente, no? I bambini ti riportano al presente. Per cui, ecco, non ho cose non ovvie, altrimenti ti avrei detto "cucinare una zuppa di cipolle", ma no, cioè, non mi ricarico facendo una zuppa di cipolle.
Serena Malaspina: Però sono comunque... No, no, che comunque, appunto, quello che magari è ovvio per noi, in realtà per altre persone non è ovvio, come dicevi, cioè magari dici "sì, sulla carta potrebbe essere ovvio", ma in realtà chi è che lo fa? Nessuno, o poche persone. Quindi in realtà c'è proprio una cosa anche interessante sotto questo aspetto, quindi...
Norma Rossetti: No, è che sembra un po' da rivista: "cosa fai per rilassarti, ricaricarti? Un bagno caldo con i sali, prendere il telefono... stare con tuo figlio". Però poi la differenza, cioè quello spazio di verità, sta tra quello che tu pensi che sarebbe meglio e quello che poi tu fai. Lì c'è.
Serena Malaspina: Certo, certo, certo. E l'ultima è: quale pensiero, insegnamento, citazione ti ha ispirato maggiormente nel tuo percorso?
Norma Rossetti: Allora... sicuramente ne ho attraversate tante, ne ho lette tante di citazioni che mi hanno aiutato in quei momenti. Oggi, forse... No, forse mi viene in mente di nuovo la Murgia — non so se perché è mancata da poco — però mi colpiva questa frase che dice: "ci sono cose che si sanno e basta, e non hai neanche bisogno di avere le conferme, le prove, perché tu lo sai". E questo è un po' il riassunto del cuore che io ho messo in questo progetto, perché l'ho visto realizzato da sempre, ed è per questo che ho imparato a fare l'imprenditrice: non ci sono nata.
Serena Malaspina: Quindi c'era già prima, proprio con questo concetto di immaginazione che dicevi prima, della creazione. Quindi è stato poi funzionale diventare imprenditrice per renderlo effettivamente reale?
Norma Rossetti: Ma sì, certo, certo, sempre, sempre è così. Io non ci credo molto nelle aziende fatte a tavolino — o meglio, io non sono in grado di fare un'azienda a tavolino, ecco, forse è più corretto questo. Ci sono grandi esempi di imprenditori, infatti sono miliardari, che hanno fatto aziende a tavolino; io non ho quella capacità, e neanche quel modo di agire.
Serena Malaspina: Neanche quella volontà, proprio, ma cioè, nel senso, oltre che capacità, proprio una questione di sentirsi la mission dentro, è una cosa che senti e che quindi ti porta ad agire, no? Se dovessi fare qualcosa di probabilmente aberrante, no, magari più...
Norma Rossetti: Se non c'è una dimensione di bellezza da portare nel mondo, io non sono in grado di fare nessun progetto, io, Norma; questa è una questione molto personale. E poi è chiaro che, nel costruire un'azienda — mica è semplice, è un'impresa — c'è bisogno di strategia, c'è bisogno di persone, c'è bisogno di tempo, c'è bisogno di soldi, c'è bisogno anche un po' di fortuna. Perché quando ci troviamo nel posto giusto, nel momento giusto, quella è un po' anche fortuna, oltre che intuizione.
Norma Rossetti: Però, alla fine, quello che alimenta quella fiammella tutti i giorni è quello che a me è servito per essere resiliente, per diventare resiliente, perché veramente, se non ero resiliente, avevo chiuso da mo'. È proprio questa dimensione di cui parla Michela Murgia. Quindi, che tu lo sai e basta.
Serena Malaspina: Bene, Norma, io ti ringrazio tantissimo, è stata molto di ispirazione, e me la riascolterò molto volentieri. Sono sicura che porterà molta ispirazione, molti spunti di riflessione per le persone, e quindi grazie per tutto quello che fai.
Norma Rossetti: Grazie, mi sono un po' persa, quindi non so, spero che riuscirai a fare un montaggio sano. Però grazie a te, veramente, per lo spazio. Ti prego, non mi chiamare "la signora dei sex toys", se riesci — è veramente una cosa che... ma poi non lo so neanche, cioè io... però vabbè.
Serena Malaspina: Sì, promesso! Grazie!
Serena Malaspina: 📌 Keywords, summary, takeaways
Serena Malaspina: Keywords
Serena Malaspina: My Secret Case, sessualità, attivismo, imprenditoria, educazione sessuale, benessere, autoerotismo, community, tabù, empowerment femminile
Serena Malaspina: Summary
Serena Malaspina: In questa conversazione, Norma discute la fondazione di My Secret Case, un'azienda che promuove una visione femminile della sessualità e del benessere. Parla dell'importanza dell'attivismo nell'imprenditoria, del ruolo cruciale della community e dell'educazione sessuale. Norma esplora anche il concetto di autoerotismo come strumento di emancipazione e benessere, sottolineando la necessità di abbattere tabù culturali e promuovere una sessualità sana e consapevole.
Serena Malaspina: Takeaways
Serena Malaspina: • Mancava un punto di vista femminile nel mercato dei sex toys.
Serena Malaspina: • L'educazione sessuale deve essere accessibile a tutti.
Serena Malaspina: • L'imprenditoria può essere un mezzo per il cambiamento sociale.
Serena Malaspina: • Ogni scelta che facciamo è una scelta politica.
Serena Malaspina: • La community è fondamentale per il successo di un'impresa.
Serena Malaspina: • L'educazione è essenziale per una sessualità sana.
Serena Malaspina: • L'autoerotismo è un atto di emancipazione per le donne.
Serena Malaspina: • Le nuove generazioni hanno il compito di trasformare la cultura.
Serena Malaspina: • La bellezza deve essere al centro di ogni progetto.
Serena Malaspina: • La resilienza è fondamentale per affrontare le sfide imprenditoriali.
Serena Malaspina: Sound bites
Serena Malaspina: "Ogni scelta è una scelta politica."
Serena Malaspina: "Il corpo è un luogo di piacere."
Serena Malaspina: "Ci sono cose che si sanno e basta."
Serena Malaspina: Chapters
Serena Malaspina: 00:00 Introduzione e motivazione per la fondazione di My Secret Case
Serena Malaspina: 01:19 Superamento del tabù e l'importanza dell'educazione sessuale
Serena Malaspina: 06:27 Il percorso di Norma: dalla fotografia all'imprenditoria
Serena Malaspina: 09:42 L'imprenditoria come forma di attivismo e cambiamento sociale
Serena Malaspina: 11:27 L'importanza della politica nelle scelte imprenditoriali
Serena Malaspina: 13:55 La community di My Secret Case e l'educazione sessuale
Serena Malaspina: 19:54 Abbatimento dei tabù e cambiamento culturale
Serena Malaspina: 21:26 L'impatto dei mezzi di comunicazione e dell'istruzione sulla cultura
Serena Malaspina: 22:38 L'autoerotismo come strumento di emancipazione e scoperta del piacere
Serena Malaspina: 25:30 Il ruolo dell'autoerotismo nella gentilezza del tocco e nell'importanza del consenso
Serena Malaspina: 29:22 La trasformazione culturale e l'importanza di normalizzare l'autoerotismo
Serena Malaspina: 34:11 La creazione come strumento di cura del benessere mentale
Serena Malaspina: 35:06 La fiammella interiore e la resilienza nel percorso imprenditoriale
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