Essere Serena
Copertina dell'episodio 76: Chi Diventi Quando Nasce un Figlio? Maternità, Identità e Trasformazione con Nina Gigante
EP 7660 min

Chi Diventi Quando Nasce un Figlio? Maternità, Identità e Trasformazione con Nina Gigante

con Nina Gigante - Giornalista, integrative health coach e autrice di Supernova

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DESCRIZIONE

Nina Gigante racconta la matrescenza, il processo lungo e radicale con cui si diventa madri: una parola coniata negli anni Settanta e poi dimenticata, che ridà un nome a ciò che moltissime donne attraversano in silenzio. Si parla di ambivalenza come sentimento costitutivo, del quarto trimestre che in Occidente non guardiamo, della solitudine che nasce quando la nascita diventa un fatto privato, e di come tornare a costruire una rete di cura.

“La maternità è un verbo: è un farsi madri. Non è un ruolo, non è qualcosa che ti cala dall'alto come una luce divina.”

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CAPITOLI

  1. Matrescenza: la parola che mancava per dire chi diventi

  2. Perché la maternità è diventata un affare privato

  3. L'ambivalenza: amare tuo figlio e sentire che ti manchi

  4. Il dato di cui non si parla mai

  5. Il quarto trimestre e i 42 giorni che valgono 42 anni

  6. Dal villaggio al mercato: cosa resta della rete di cura

  7. Supernova: la carta del Mondo e il buio dentro la luce

  8. Microchimerismo: le cellule dei figli che restano in te

ARGOMENTI

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Trascrizione dell'episodio

Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.

Nina Gigante: una società in cui la prima causa di morte entro il primo anno di vita del bambino è il suicidio, è una società che non ha capito niente della maternità e che qualche cosa l'ha sbagliata.

Serena Malaspina: Quando nasce un bambino tutti gli sguardi vanno al bambino. Ma cosa succede alla donna che lo ha appena messo al mondo? Benvenuti su Essere Serena, sono Serena Malaspina e oggi parliamo della trasformazione più radicale, complessa e spesso ignorata nella vita di una donna, la nascita di una madre. ne parlo con Nina Gigante, giornalista integrative health coach specializzata in medicina orientale e autrice di Supernova, quando nasce una madre dei trasformazioni di cui nessuno ti ha mai parlato. Grazie Nina per essere qui!

Nina Gigante: Buongiorno e grazie Serena, grazie dell'invito.

Serena Malaspina: io ho avuto il piacere di divorarmi il libro appunto che hai scritto partirei proprio da un termine che viene utilizzato un po' fin dall'inizio che è il termine matrescenza. una parola che io personalmente non avevo mai sentito, che però è proprio quello che forse dovremmo conoscere maggiormente, in quanto donne ma in generale. chiederei un po' che cos'è e perché ci è mancata così tanto.

Nina Gigante: Allora come dici tu è proprio un po' l'asse portante del libro perché io mi sono accorta quando sono diventata madre e sono diventata madre abbastanza tardi, tu considera che per la medicina occidentale gravidanza tardiva, si chiama così con un termine orrendo peraltro se ci pensi, è la gravidanza che avviene dopo i 35 anni, io sono diventata mamma a 40. e la cosa di cui mi sono accorta è che io che per lavoro faccio la giornalista uso le parole come mio strumento, come cassetta degli attrezzi, come cura mia e del mondo all'improvviso una notte mi sono accorta di essere senza nel senso che io mi ero abitata per 40 anni sai quando diventi madre appunto a 40 anni ti conosci, hai una consapevolezza di te molto grande Peraltro per la prima volta nel mondo nel 2025, è il mondo occidentale, noi parliamo, diciamo, i dati sono sempre parziali anche se ci sembrano inclusivi, in realtà non lo sono così tanto. Comunque le madri over 40 hanno superato quelle under 25, quindi noi in generale arriviamo alla maternità. al divenire madri con una certa consapevolezza ma anche con un certo bagaglio di aspettative, un certo bagaglio di conoscenze magari interiorizzate. Io mi sono accorta in realtà, diventando madre una notte da sola con un bambino in braccio davanti al frigo, disperata, che in realtà io non avevo parole, non avevo parole per dire che cosa ero diventata perché mi sentivo una mamma, boh ero mamma da pochissimo, non sentivo ancora quest'identità come costitutiva di me, lo ero ma non lo ero, ero in una strana terra di mezzo in cui mi sembrava proprio di non avere più non soltanto appunto le parole per dirmi ma proprio le domande, lo sguardo per abitarmi e ho fatto quello che allora facevo molto più di adesso ho preso in mano il telefono. ho cominciato a scrollare compulsivamente, forse solo per allontanarmi da quei pensieri e da quella notte così difficile ho incontrato un podcast, e viva i ho aperto questo link e loro dicevano a certo punto dicevano you're not broken, you're becoming non sei rotta, non sei a pezzi come mi sentivo io peraltro, stai diventando e io detto ma sto diventando cosa? Ho cominciato a ascoltare e queste due donne dai due lati del mondo, perché una era in Australia e l'altra in America chiacchieravano di matrescenza e io come te ho detto ma cos'è? che cos'è questa roba? e ho cominciato ad ascoltare e ho capito che è un concetto, come dici tu, davvero prezioso davvero politico se io ti dico adolescenza tu sai di che cosa sto parlando un periodo di tempo lungo un momento della vita che varia da individuo a individuo in cui ci sono successe delle cose dentro e fuori che hanno stravolto il nostro mondo, è cambiato il nostro corpo, sono cambiati i nostri ormoni, è cambiata la nostra pelle, è cambiato il modo in cui ci relazioniamo a noi stesse e ci relazioniamo ai pari, si dice, e soprattutto a nessun bambino o a nessuna di noi. Noi chiederemmo di diventare donne in un attimo, invece alle madri è quello che si fa. Cioè alle madri si dice sei mamma e quindi da ora col parto tu sei tutto, sei una madre. In realtà la proposta teorica di quest'antropologa, che è un'antropologa degli anni settanta, Dana Louise Raphael, e lei si era proprio accorta di questo vuoto, che è un vuoto non solo di parole, è proprio un vuoto di concetto, di sguardo, di domanda. Noi diamo per scontato che si diventi madre in un attimo, di solito col parto, mentre la natura dei corpi e le società intorno al mondo, le tribù che lei aveva attraversato, essendo antropologa, in lungo e in largo, dicevano il contrario. Cioè le culture tradizionali riconoscevano che, appunto, diventare madre era un processo, un tempo variabile da donna a donna e che proprio come durante l'adolescenza c'era bisogno di qualcuno che accompagnasse questa transizione ecco perché matrescence, cioè una crasi lei propone tra motherhood e adolescence matrescenza così facendo immediatamente tu non ti senti più sbagliata semplicemente ti dici forse sono solo in matrescenza

Serena Malaspina: bellissimo perché rimanda la realtà di un processo. sento molto distante per ora dalla maternità, non è un concetto quale poi si legge molte volte fino a quando magari non ti avvicini o non ti ritrovi. Quindi per me è stato... molto avvicinarmi a questo tema e leggere il tuo libro e scoprire le teorie, i vari approcci, perché poi si parla di neuroscienza, antropologia, medicina orientale, cioè c'è un mix molto ben fatto che ti permette di il tema da prospettive anche diverse e nuove. E una cosa che mi ha colpito molto fra le tante è questo aspetto dell'aspettativa versus realtà. E l'ho riconosciuto molto in quanto, donne in generale, mi ritrovavo nonostante non stessi vivendo in prima persona matrescenza, in qualche modo sentivo benissimo quella sensazione. Non so cosa ne pensi a riguardo.

Nina Gigante: Guarda hai detto due cose che per me sono preziose e sono state due delle stelle polari di supernova, ti spiego perché. La prima cosa... e che è un dato biografico ma ti fa capire perché quello che dici è assolutamente calzante non ho finora mai presentato Supernova con qualcuno che fosse diventato madre e l'ho fatto volutamente ho sempre solo cercato di parlare con persone che non fossero madri per due motivi uno perché l'errore che ho sempre fatto io cioè disinteressarmi della maternità delle madri di questo pezzo che però è un pezzo fondativo della società in cui siamo Noi abbiamo reso la maternità un affare privato, un affare delle madri, un affare delle famiglie e così facendo non solo sbagliamo ma lasciamo le donne sole è stato il grande errore probabilmente anche di parte del femminismo nel senso in qualche modo le donne sono state schiacciate e relegate nel ruolo di madre, nella funzione di madre, nella maternità con l'articolo determinativo e la maternità come istituzione mentre invece quello che io rivendico è l'esperienza della maternità cioè quello che in inglese si riesce a definire meglio la differenza tra motherhood l'istituzione, il monolite, la roba che ti arriva addosso, le aspettative che tu hai e che in quanto tali sono totalmente irrealistiche e quindi irraggiungibili e quindi ti schiacciano perché se hai uno standard insostenibile non ci arriverai mai se sei alta 1 metro e non lo so 10 in un mondo che fatto per persone di 2 metri tu a quella cosa non potrai arrivare mai e quindi questa è la prima cosa. E la seconda è che dentro questo relegare la maternità, la nascita a qualcosa di privato, abbiamo in realtà dimenticato di che cosa è fatta la nascita. La nascita non è mai stata qualcosa di individuale, la nascita è sempre stata qualcosa di collettivo, è un fatto politico in quanto sociale e quanto collettivo e l'errore è stato quello di pensare, mio in primis ed è per questo che sono felice di quello che che questa trasformazione forse boh non mi avrebbe mai riguardato, più che altro non mi interessava, invece il contrario, noi dobbiamo tornare a sederci tutte e tutti insieme, madri, non madri, donne senza figli, che non ne vogliono, donne che non hanno potuto avere donne che hanno altre forme di matrescenza e di maternità, donne in trasformazione, papà, zie, cugini, nonni, chiunque si voglia prendere del mettere al mondo il mondo per non lasciare coloro che lo desiderano sole. Perché il tema qui non è un tema proprio di desiderio, è un tema di tornare a permettere a chi lo vuole di abitare questa trasformazione che è una trasformazione radicale, identitaria, fatta del corpo ma anche della psiche, delle relazioni, del mondo. Noi tutto questo l'abbiamo dimenticato e abbiamo appunto di nuovo, come ti dico, reso questo un fatto privato ma non è mai stata, per citare Fenoglio, una questione privata, è una questione politica in quanto collettiva e pubblica.

Serena Malaspina: Assolutamente, perché poi altrimenti si creano divisioni dove alla fine tra virgolette, gestisci le cose sempre nel tuo nucleo di famiglia mononucleare o da sola o comunque sempre con questo aspetto molto farcela io, devo trovare io la soluzione, ho i mezzi per informarmi, per fare le cose, una prevalsa anche egoica ma anche indifensiva rispetto a una società che non ti fornisce gli strumenti di...

Nina Gigante: No certo, perché tu sei sola e dentro quella solitudine si insinua l'insicurezza di non saper fare, di non aver visto, Perché fino a poco tempo fa noi siamo state l'Europa delle levatrici, ok? E per di più... C'era un passaggio di consegne, tu da bambina vedevi nascere dei figli in casa, avevi dei cugini, delle zie, un mondo, vedevi nascere il figlio della vicina, sapevi che cosa voleva dire, adesso tutto questo non c'è più, quindi le donne arrivano alla matrescenza e al parto o all'adozione, dopo ne parliamo perché le cose... noi chiamiamo sempre la biologia come vessillo della maternità e in fondo la biologia c'è nel senso che è la trasformazione più radicale nel corpo di una donna o comunque di un corpo in generale. come dire, ci sono organi che si spostano e nasce una vita, nasce un essere umano dal tuo corpo, se la pensi tu dici ok è un romanzo, Invece quello che succede nella biologia però persino la biologia ci dice che se noi la guardassimo, perché noi i corpi femminili e in particolar modo il corpo delle donne che diventano madri non li abbiamo mai guardati e questo per me è un dato scandaloso, un dato che dovrebbe essere davvero sulle prime pagine di tutti i quotidiani perché noi non ci siamo mai interessati e la fatica costruire una cassetta degli attrezzi che tenesse conto di tutto, tenesse conto del fatto che appunto è una trasformazione corporea, biologica, fisiologica ma non è solo questo, niente nella nostra vita è solo biologia è sempre tutto mediato dalla cultura, dal racconto che abbiamo e quindi ti dicevo noi arriviamo al parto, arriviamo al madre senza un passaggio di consegne e siamo sole e siamo insicure e che cosa fai? Cerchi di costruire quello che puoi magari prendi social magari scrolli sui social e però i social sono anche contraddittori per cui tu leggi che devi svezzare tuo figlio con l'autosvezzamento no non farlo perché lo ammazzi e si strozza devi dormire a contatto col bambino no non farlo perché lo schiacci devi dirgli bravo per incentivare l'autostima no non farlo perché perché altrimenti cresce pensando che il valore sia dato dal fare non dall'essere è un incubo per le madri contemporanea allora è fare un respiro e dire 1 siamo sole proviamo a sederci tutte intorno a un tavolo come stiamo facendo adesso madri e non madri non mi importa 2 Non è che sei tu che non sai, è che la società che ha fallito le domande su di te è la società che ha fallito lo sguardo e soprattutto non è che a tutte hanno dato un libretto di istruzioni che a te non è stato dato, semplicemente sei in matrescenza, stai imparando e stai imparando te. prima di tutto, sta imparando chi sei diventata perché quello che abbiamo capito finalmente guardando dentro i corpi delle donne studi sono tutti recentissimi lo studio neuroscientifico più completo quello che segue una donna dal preconcepimento ai due anni del bambino è del 2024 si arena il 2024 per la scienza e niente è ieri pomeriggio perché? perché noi abbiamo un bias sui corpi delle donne fortissimo la salute femminile qualche cosa che la medicina non ha ancora capito nel senso primo studio che include il corpo femminile nei trial clinici americani è del 1996 cioè stiamo parlando di Niente per quanto riguarda la ricerca e ti dirò di più, il bias è doppio sul corpo materno perché noi non l'abbiamo mai guardata come un passaggio evolutivo un po' come la menopausa, è un altro discorso ma è lo stesso, noi guardiamo la maternità sempre solo come una funzione quindi ti scruto, ti indago, ti rovisto dati sanitari per nove mesi e poi ti abbandoni tanto la funzione è passata e soprattutto perché viene visto come un dato biologico cioè il corpo femminile è fatto per procreare uno non è così il corpo femminile è fatto anche volendo e possibilmente se desideri per procreare due soprattutto proprio perché c'è questa possibilità insita nel corpo femminile allora è naturale e se è naturale io non la guardo e quindi a nessuno è mai venuto in testa di dire guardiamo cosa succede nel dopo, guardiamo cosa succede in una donna che sta diventando madre, andiamo oltre la soglia del parto, il parto è un attimo ma io poi nel mio corpo, in tutto quello che succederà dopo, nelle mie relazioni, nella mia relazione dentro la famiglia, con il lavoro, con me stessa, con gli amici e con il bambino ci dovrò abitare per il resto dei boh 50 anni 60 anni 70 anni a seconda di quando sono diventata madre sai quanti libri tra quelli che si occupano di maternità di nascita sai qual è la percentuale dedicata al postpartum? 0,08% il postpartum nella vita di una mamma è un attimo ma poi c'è tutto il dopo. Il concetto di matrescenza dice esattamente questo, la matrescenza potenzialmente non finisce mai ecco perché tu stai in una transizione, stai in uno spazio in cui ti impari

Serena Malaspina: L'aspetto tratti all'interno del libro volte è quello anche dell'ambivalenza di questo processo, di questo percorso che è il vivere emozioni molto belle, molto di luce, proviamo un amore magari come mai prima, anzi sicuramente, sicuramente, però ecco.

Nina Gigante: Sì, lo è, lo è, una luce...

Serena Malaspina: Può essersi. E dall'altra parte, tutta la parte di insicurezza e paura, voler fuggire, le fatiche, quello che tendenzialmente molte volte c'è un giudizio che fa dire è sbagliato. E questo, ancora una volta, mi ha ricordato molto anche proprio il divenire in generale nella vita che in questo caso è ancora più marcato per tutti i vari cambiamenti e le modifiche radicali che per forza avrà la tua vita, il tuo corpo Quindi insomma è un concetto veramente interessante anche questo qua dell'ambivalenza.

Nina Gigante: questo è proprio cruciale perché questo è uno dei concetti più malinterpretati e ti direi tacitati della maternità cioè il voler l'amare tantissimo tuo figlio, pensare che sia la cosa più preziosa della tua vita contemporaneamente non con un MA ma con una congiunzione che tiene insieme anzi la lingua italiana non ce lo permette ma dovremmo proprio toglierla questa questa congiunzione e pensarli come una cosa sola contemporaneamente dire mi manca la mia vita di prima vorrei un'ora da sola vorrei dormire per una notte intera tornare non lo so a fare quello che facevo prima essere quella che ero prima questo perché? perché noi abbiamo malinterpretato la maternità e se tu pensi all'iconografia noi l'abbiamo sempre non è solo dei social e io sento un sacco di volte dire è colpa dei social e la maternità tutta a glitter e unicorni e rosa sì ma no i social sono uno specchio di quello che noi siamo non sono non sono altro da noi siamo noi e se tu ci pensi l'iconografia classica della maternità e la Madonna immersa in questo oro in questa tutta luce no? e invece io rivendico appunto ecco perché la supernova io rivendico il contrario cioè io rivendico il fatto che la matrescenza e la maternità sia nera sia anche nera e sia la luce più incredibile che tu hai mai visto ma sia anche il buio più profondo contemporaneamente non in due momenti nello stesso momento allora dire che l'ambivalenza è il sentimento costitutivo della maternità e della matrescenza ti rende infinitamente più libera perché tu non sei più schiava di nessun sentimento, non c'è niente che tu non possa dire perché, perché qual è il passo successivo? Sai qual è la prima causa di morte nelle madri? Il suicidio. Noi questa cosa non la diciamo mai e quando noi pensiamo alla morte, pensiamo alla morte per parto, cioè a cause naturali, quando invece una società in cui la prima causa di morte entro il primo anno di vita del bambino è il suicidio, è una società che non ha capito niente della maternità e che qualche cosa l'ha sbagliata. Quindi perché? Perché noi, se io ti dico che la maternità è tutta luce e tu hai tra le mani l'essere più prezioso della tua vita e tu sei in ospedale, e chiedi un aiuto e ti senti dire è signora di che si lamenta? ha tra le mani l'essere più prezioso della sua vita ma tu diresti mai io non sento niente io verso questo bambino non provo nulla e invece il mancato bonding cioè il fatto di partorire tuo figlio guardarlo e dire ok costruiamo questa relazione anche questo è normale se dobbiamo usare questo brutto termine è costitutivo della matrescenza è costitutivo della maternità Esistono donne, io per esempio, che partoriscono, guardano il loro figlio e dicono ehi ti stavo aspettando e poi invece ci sono persone come succede nelle relazioni d'amore, come qualsiasi relazione d'amore, che quella relazione la costruiscono. Ci sono donne che si sono sentite madri quando il bambino ha cominciato a parlare, ha potuto restituire loro ma non c'è un giusto o uno sbagliato, non è che il mio legame si sia attivato prima e quindi è meglio o è l'unico possibile ecco quello che io cerco di fare scavando dentro il corpo dentro le neuroscienze dentro la poesia dentro fisiologia dei corpi e dire tutte le esperienze di maternità sono fisiologiche e se guardiamo dentro il corpo questa è la fisiologia non quella che abbiamo raccontato una donna su 10 dice di non aver provato nulla e attenzione una donna su 10 è colei che si autorizza a dirlo che si sente abbastanza sicura e protetta per poter dire io verso questo bambino non sento niente chissà quante dentro questa cosa restano mute e zitte in silenzio in uno spazio di senso di colpa e di vergogna dentro cui poi germoglia il malessere perché i sentimenti che noi proviamo non è che se non li diciamo passano anzi no? diventano delle armature dentro cui soffochiamo e quindi l'ambivalenza è proprio centrale perché dire che questo è il sentimento della maternità non toglie niente all'amore che proviamo verso il nostro bambino noi dobbiamo rompere questa finzione che abbiamo costruito rendendo il sacrificio di noi l'abnegazione totale misura dell'amore non è misura di niente io amo mio figlio pazzamente e contemporaneamente mi manca quella che ero. Mi manca anche proprio il non avere strumenti per capire chi sto diventando, no? Quindi proviamo a farlo.

Serena Malaspina: Davvero forte anche questa visione appunto nel divenire, un percorso che non finisce con la nascita ma anzi tante volte quasi inizia un qualcosa di nuovo e ecco in un continuum un concetto molto interessante è stato quello del quarto trimestre. chiederei un po' di spiegarcelo perché appunto si ricollega a quello che già dicevi però molte volte non si conosce ma insomma bisognerai questo.

Nina Gigante: quasi mai ti direi perché se tu pensi che appunto nei corsi pre parto l'obiettivo principale è nella maggior parte dei casi non si può generalizzare è prepararti al parto peraltro anche là tutto di testa quando invece il parto è qualcosa di molto corporeo a che fare proprio con tutto il resto non è che se io ti racconto come funziona un motore poi tu sei quel motore no? sono due cose un po' diverse e di quarto trimestre in occidente noi non parliamo noi arriviamo a parlare forse un po' della cura del perineo e dell'allattamento poi abbiamo finito quello che noi cerchiamo di fare per le donne che diventano madri. Ma tutto questo, 1, la fisiologia del corpo non lo permette, perché? Perché noi nasciamo, io questa cosa l'ho scoperta studiando, perché non lo sapevo, io mi sono sempre chiesta ma perché la natura fa nascere un bambino con la famosa fontanella aperta? Perché nella parte più vulnerabile che ha gli mette un buco che al primo spigolo potenzialmente lo ammazza? C'è qualcosa di strano, il nostro corpo non fa mai niente contro di noi, quindi... Qual è il mistero? Il mistero è molto semplice, noi per l'evoluzione, per tirarci su, per essere bipedi a un certo punto, l'evoluzione ha dovuto scegliere tra rendere incompleta la nascita o far morire le donne di parto, perché avremmo avuto un bambino con un cervello talmente grande che non sarebbe passato dal canale del parto, quindi la natura che fa? anticipa la nascita, tant'è che il vitellino nasce e dopo 24 ore si tira su. Il nostro bambino ha bisogno di un anno e mezzo per camminare, per parlare, per essere indipendente ma questo che vuol dire? Vuol dire che il tuo sistema nervoso, il tuo corpo, la tua presenza non è un accessorio, non è ok, hai partorito, torna al lavoro il tuo lavoro è stare lì per lui la nascita è fatta in un modo tale che tu o il partner di riferimento, perché questo è un altro pezzo molto importante di quello che i corpi dicono devono stare lì e stare lì per il bambino proprio per la sopravvivenza del bambino ma anche per la costituzione di chi stai diventando tu questo che vuol dire? vuol dire che il quarto trimestre cioè l'immediato primo momento dopo la nascita è importantissimo in Ayurveda si dice 42 giorni per 42 anni cioè i 42 giorni in cui dopo il parto il modo in cui viene trattata la donna nei 42 giorni dopo il parto influenzerà la salute dei suoi 42 anni dopo e tutto, le culture tradizionali ma anche la nostra fino a poco tempo fa avevano in grandissima considerazione quello che succedeva dopo perché c'è una trasformazione incredibile tu da un punto di vista energetico ma anche fisico passi da un essere spalancata a un richiuderti se questo contenimento non c'è, se questa fase di richiusura, di calore, di protezione da un punto di vista collettivo non c'è, tu sei sola a fare una cosa che fisiologicamente non puoi fare perché è vero che le donne hanno sempre partorito quando ti dicono signora ma si è sempre partorito ma non si è mai partorito così aggiungo quando all'inizio in salita quando cioè tu subisci un parto non rispettato, sei vittima di violenza ostetrica vieni lasciata sola senza nessuno che ti dica ma lei come sta perché quando ti mandano a casa tu sai quanti grammi ha preso il tuo bambino dopo una poppata sai al centimetro come devi cambiare forse se te l'hanno detto il come devi disinfettare il cordone ombelicale ma non c'è nessuno che chieda a te ma tu come stai e invece tu hai appena affrontato una nascita altrettanto cruda altrettanto potente come quella che ha vissuto il tuo bambino e se lui è un essere che non può sopravvivere da solo anche tu lo sei però noi questa cosa alle madri non la diciamo mai anzi mettiamo loro la doppia colpa di dovercela fare da sole e di dover tornare in forma perché c'è questo mito pazzesco per cui le donne corrono c'è un'inchiesta del guardian incredibile sull'uso del GLP-1, del semaglutide, dei nuovi farmaci per dimagrire nel postpartum perché le donne sentono la pressione di dover abbandonare questa questa nuova forma, questo corpo che stanno abitando in cui non si riconoscono e attenzione non c'è niente di male nel non riconoscersi in un corpo e nel cercare di disomigliare a quella che sei sempre stata, il punto è la pressione esterna, punto è il non capire che quel corpo è un corpo in matrescenza e che dunque hai bisogno dei suoi tempi non c'è nessuna gara da fare, non c'è nessun abitino stretto alla Kate Middleton in cui tornare

Serena Malaspina: mentre parlavi mi venivano in mente donne che conosco che sono diventate madri, sui social, prima mettevano le foto del pancione e poi da un certo punto in poi le foto del bambino, della bambina e dei mesi che passavano. Quindi anche questo fa pensare, è come se ci fosse uno spostamento di focus, fin quando hai il pancione, fin quando poi arrivi al parto sei seguita,

Nina Gigante: il faro è su di te, la luce è su di te. Poi dopo è

Serena Malaspina: E so!

Nina Gigante: su il bambino e sei tu la prima a Come no? È giustissimo perché c'è una doppia, qui c'è una doppia lente attraverso come possiamo vedere quello che dici. La prima è che appunto il focus è il bambino, la salute del bambino come se tu non esistessi più ma sei nata anche tu. E la seconda cosa, io ho intervistato un'antropologa, Elisa Grandi Lei mi ha raccontato una cosa molto interessante a cui io per esempio non avevo pensato e cioè sai quando vedi appunto i pancioni ma poi soprattutto i baby shower il primo dentino del bambino, la prima pappa e il primo tutto lei mi diceva attenzione questo è semplicemente una società che ha perso i propri rituali e che li ha ricercati nell'unico modo in cui stiamo insieme perché noi non facciamo più battesimi non facciamo più festa in cortile con le persone che abitano al di là dei compleanni ma che abitano la nostra quotidianità e questo è un modo per presentare alla nostra società, poi tu sei una sociologa quindi queste cose le conosci, è un modo per presentare alla nostra società per sentirci parte di un gruppo di cui noi non ci sentiamo più perché noi siamo tutte sole. Io durante i messaggi che ho ricevuto su instagram quando sono diventata mamma quando poi ho fatto le prime dirette, le prime cose eccetera uno perché ero molto sola io e quindi ho cercato nei social la mia zattera di appartenenza, la mia tribù ma soprattutto le domande che mi arrivavano da fuori erano domande che a un occhio così se guardate distrattamente erano domande a cui avreste detto ma perché lo stai chiedendo a me? io non sono una pediatra, non sono un'esperta dell'età evolutiva perché me lo stai domandando? E invece io poi ho capito, cioè queste donne che mi chiedevano ma le cose più intime, più preziose, era il periodo del covid, se io consigliavo loro di vaccinare o meno il bambino, cioè delle cose enormi. In realtà Serena denunciavano solo un'enorme solitudine, per cui queste donne sentivano in me qualcuna che era lì ad ascoltarle a vederle qualcuna a cui poter fare delle domande ti ripeto anche davvero molto intime su se stesse che sentivano di non poter fare a nessuno attorno e per me questo è un po il cuore di tutto cioè torniamo a sederci torniamo a guardarci in faccia torniamo a parlare di questi temi torniamo a creare questo spazio protetto in cui le donne si sentano a casa nel portare le proprie istanze, ciascuno la propria. La maternità è un verbo, senso che è un farsi, è un farsi madri. Non è un essere madre, non è un'essenza, non è un ruolo, non è qualcosa che ti cala dall'alto come una luce divina. È un farsi, è corporeo, è relazionale, è fisico, è psichico. Dobbiamo starci però, dobbiamo stare dentro questo processo.

Serena Malaspina: mi colpisce molto aspetto che toccavi adesso anche della solitudine che immagino a maggior ragione si viva nel momento in cui entri in una fase ricolma di aspettative che continua ad accompagnarti e che ti fa anche sentire quel senso di colpa o quella vergogna che ti fa pensare proprio sono sbagliata, non sono in grado di, non sono capaci però questo non sono capace di e su questo riflettevo proprio l'altro giorno qualcosa che impariamo molto prima no? io credo matrescenza sia poi un po' finalmente si porta attenzione su un aspetto di un cambiamento così radicale che accomuna così tante donne però questo non sono capace, non sono all'altezza proprio ho vissuto poi in solitudine perché poi nella tua cerchia di persone tante volte e quello che dicevi secondo me è rappresentativo anche prima, cioè da fuori devo dare l'impressione che abbia tutto sotto controllo, l'iperindipendenza viene anche quasi glorificata quindi è una cosa che magari fin da quando si è più piccola si porta avanti no? e però questo porta ad un'estrema solitudine, sensazione poi di questo buio io era la prima volta che sono stata in terapia nel 2020 era 2020-2021 primo commento da parte di quella che è stata poi la mia terapeuta lei si era collegata che io ero tipo al buio, poi accendo la luce quindi ero molto no... più solare, E lei mi fa, sembra esserci un'ambivalenza, quasi una dicotomia fra questi due aspetti che non si integrano, Quindi un buio vissuto dentro in solitudine e una luce nel momento in cui si è in relazione. Ed era esattamente la mia modalità di essere, no? Proprio perché quel buio non riuscivo a permettermi neanche di condividerlo, perché mi vergognavo della vulnerabilità, della debolezza che pensavo che fosse attribuito a questo, E credo che sia un po', no? Anche questo aspetto di cui parlare. invece l'importanza di condividere, di creare spazi per normalizzare quelli che sono vissuti di tutti e tutte, soprattutto tutte

Nina Gigante: ogni fase di trasformazione se ci pensi, la matrescenza non è altro che una grande trasformazione, un bruco che diventa farfalla, ma per diventare farfalla è il bruco, sta nel bozzolo, sta nel buio, soffre, cioè nessuno ha mai chiesto davvero come sta il bruco lì dentro, noi ce lo immaginiamo come una cosa pacificata quando vediamo spuntare le peonie e diciamo che bellezza queste peonie, ma tu che ne sai del bocciolo? Che cosa che cosa ha passato per diventare peonia? Quello che noi abbiamo rimosso è questo, cioè lo stare ecco perché la supernova tu magari quando sei andata in terapia in quel momento eri in trasformazione ed eri una supernova una supernova è una stella ed è fatta delle stesse sostanze, di cui è fatta la mia pelle, la tua pelle e tutto quello che abbiamo intorno, perché gli atomi sono sempre quelli. Ma che cos'è? È una stella esplosa, che ridisegna la materia, cambia la propria forma, da fuori si vede una luce incredibile, il nucleo costitutivo è il buio più buio. Noi siamo delle supernove ogni volta che entriamo in una trasformazione radicale che riscrive noi stesse, che riscrive la materia, che riscrive pensieri, che riscrive il nostro modo di abitare le relazioni con gli altri. Provare a capirlo, provare a dirlo, provare a pensarci così, appunto, pensati supernova avrebbe detto Chiara Ferragni qualche anno fa, è proprio quello, cioè ti fa fare pace con quella che sei, perché non sei solo luce e non sei solo buio, ti aiuta anche ad abitare in momenti più bui, perché tu sai che sono costitutivi e ci sono e sono faticosi e sono dolorosi come ogni trasformazione ma io rivendico anche la parte gioiosa delle trasformazioni anche la divertente noi parliamo sempre solo di matrescenza, di maternità come grande fatica e il libro è pieno di tutte quelle cose che noi del mondo delle madri non vediamo la depressione postpartum, l'overload, l'ansia, la solitudine, abbiamo parlato a lungo in questo podcast ma c'è una parte bella, vivace, vitale empowerment direbbero in inghilterra cioè una parte costitutiva sai quante donne cambiano la propria vita, lasciano il proprio lavoro, cambiano nazione scoprono degli hobby che prima non avevano mai pensato con la matrescenza c'è un potenziale incredibile trasformativo gioioso vitale che noi lasciamo sempre da parte perché lo lasciamo da parte perché arriviamo talmente stremate perché la società come abbiamo detto non ci mette nelle condizioni di abitare questo desiderio trasformazione con gioia. La gioia che invece meriterebbe perché non dimentichiamo che c'è un essere umano che sta nascendo e senza di loro noi non ci saremmo come società. Cioè noi pensiamo sempre ai bambini come quando li tiriamo fuori per le nostre pensioni o no sempre in questi casi ma prima di tutto è una vita che nasce un essere umano questo discorso è un discorso molto politico perché noi abbiamo lasciato alle destre la famiglia, la nascita, la protezione di questa cosa e invece no! Io da donna profondamente di sinistra rivendico la gioia di creare una famiglia, di avere un bambino e quello che si chiama femminismo matricentrico, una cosa che noi abbiamo totalmente dimenticato perché, lo ripeto, le donne erano state costrette ad essere solo quello quindi, giustamente, hanno detto, che c'è, a me non importa e lo capisco però ora siamo in una fase in cui abbiamo, come dire abitato tante cose con grande fatica e grande rabbia stiamo cercando di rompere questo benedetto soffitto di cristallo come si dice sempre ancora ci vuole e ce ne vorrà però noi la maternità l'abbiamo abbandonata e facendo così abbiamo abbandonato le donne da destra e da sinistra le abbiamo lasciate sole a gestire un desiderio che in fondo boh è qualcosa di poco conto e invece è quello su cui si costituisce costruisce una collettività stare insieme.

Serena Malaspina: questo aspetto anche più politico è veramente da ricordarsi, Perché è vero che proprio in risposta quasi, reazione comunque a danni di essere relegata ad un ruolo, vanno... esattamente nella direzione opposta, no? Quasi con rifiuto,

Nina Gigante: Certo, però la matrescenza è irreversibile, quindi è chiaro che se ha questo pessimo ufficio stampa, che sta avendo da un po' di anni, è chiaro che le donne scelgono di non farlo. Non c'è giudizio da questo punto di vista. Io ero una di quelle che pensava che, boh, sì, probabilmente non sarei mai diventata mamma, ma poi ho sentito questo desiderio e mi credi, ci è voluto tanto coraggio nell'abitarlo prima di me stessa, perché io mi dicevo, ma boh, ma io vero. veramente lo voglio un figlio ma no io non sono una di quelle che crede nella famiglia tutti questi valori a me che importa e invece poi con coraggio ho abitato questo desiderio l'etimologia di desiderio è stupenda perché vuol dire proprio questo andare desiderare cioè quando non ci sono stelle quando la rotta è buia quando i marinai non si avventurerebbero ecco il desiderio andare verso qualche cosa che è sconsiderato che non ha side, si dussidera non ha stelle ed è qualche cosa verso cui vai anche se sai che la rotta è incerta, se sai che è buio, anche se sai che non hai gli auspici divini ad aiutarti, ma il desiderio è talmente profondo, potente, incarnato, che tu ci vai lo stesso. Quello che noi dobbiamo fare politicamente per me è questo, cioè il cuore politico di Supernova è questo tornare a permettere a coloro che lo vogliono, a uomini e donne che lo desiderano di abitare questo spazio di trasformazione, tornare a riapprovare di questa cosa perché... Il tempo biologico non è negoziabile, ma il tempo sociale sì, e noi invece abbiamo spinto sempre più se e quando potrò permettermi questo desiderio. Sai, i dati italiani che sono usciti pochissimo fa dicono il contrario rispetto a quello che noi di solito raccontiamo. Noi diciamo sempre le donne italiane non vogliono figli e invece se tu guardi i dati di questo rapporto bellissimo che Save the Children fa ogni anno in occasione della festa della mamma, che non a caso si chiama equilibriste, quindi come dal risorto, le donne italiane desiderano i figli addirittura nella fascia delle giovanissime 18-25 c'è un dato altissimo l'81% dicono io vorrei un figlio ma poi se tu chiedi loro subito dopo ma lo farai nei prossimi tre anni assolutamente no quindi non è una mancanza di desiderio, è sbagliata la domanda, noi ci chiediamo sempre perché le donne italiane non vogliono i figli è il contrario e perché le donne italiane non sono nelle condizioni di farli. Allora la rivendicazione politica e femminista di questo libro è esattamente questo torniamo a occuparci tutte e tutti di matrescenza in modo tale che coloro che vogliono abitare questo desiderio possano farlo senza essere lasciate sole da tutte quante noi

Serena Malaspina: interessante questo questo fattore anche dell'età perché io mi ci ritrovo nel senso sono dopo in realtà è 25 però generale penso che negli ultimi anni abbia iniziato a percepire molto di più la discussione semplicemente attorno al tema però molte volte è più legata quasi a una preoccupazione quando se ne parla fra donne in generale fra persone perché si pensa all'aspetto di gestione economica si pensa all'aspetto di età c'è anche questo che hai detto che hai avuto un figlio a 40 anni tanta paura rispetto proprio al fattore del se non lo fai entro allora poi dopo non hai possibilità. Cioè anche questo aspetto, quindi pensi che devi metterti una sorta di deadline, però allo stesso tempo intanto la precarietà dal punto di vista lavorativo e le scelte dove ti stabilizzi. comunque è una scelta irreversibile in un mondo dove il fattore della reversibilità è qualcosa che accomuna tantissime le... cose della nostra vita, dal lavoro, alle relazioni, eccetera. E invece quasi anche un po' una paura, forse, di fare la scelta sbagliata, dici lì poi non puoi tornare indietro. Ed essendo poi abituate ad approcciarci molto in questo termine anche previsione, si sposta il focus tante volte più sulla paura.

Nina Gigante: esattamente così ma chi non avrebbe paura no? Noi siamo e anche un bagno di realtà, però io credo fare figli come qualsiasi desiderio sia anche un po' un invito ad avventurarsi in un territorio in cui non ci sono stelle ma tu senti che quella cosa la devi abitare comunque tu hai cambiato nazione come me tante volte non tutte le volte avevi calcolato tutto al millimetro se tu pensi le grandi rivoluzioni della tua vita sono anche state un po appunto sconsiderate proprio in senso etimologico del termine sono state anche un po una scommessa abitata dal tuo istinto, tua pancia, da quella che sentivi che era giusto per te che non vuol dire adesso non considerare le cose perché appunto mettere al mondo un figlio come dicevamo riscrive tutto e c'è un tema ovviamente di sostenibilità nel senso che soprattutto poi nel primo figlio nel secondo figlio le società si reggono io ho intervistato una demografa su questo, sono le società in cui le famiglie hanno due figli, c'è un ricambio generazionale, noi ne facciamo uno. Quindi se arriviamo a farlo peraltro. Quindi qual è il problema? Il problema è che appunto se tu aspetti che tutto sia perfetto e sistemato e calcolabile probabilmente nessuna nessun grande cambiamento nella tua vita lo farai mai. Quello che io vorrei fare è tornare un po' a rivendicare il valore anche proprio corporeo delle scelte nel senso che mi sono detta ma io davvero ho bisogno di tutti questi dati per validare qualche cosa che in fondo le donne sanno già cioè che la matrescenza non è un istante noi abbiamo un po' questa tendenza a infantilizzarci, a infantilizzare il sentire corporeo e invece validarlo soltanto quando ci sono dei dati scientifici a supporto come dire un piano di fattibilità davanti a noi però probabilmente i desideri quelli grandi non vanno realizzati solo così no? ma non anche realizzati a partire se è io che tu siamo due abbiamo studiato terapia somatica e sappiamo quanto il corpo in realtà abbia una propria voce, abbia una forza e poi sta a noi ascoltarla con questo pezzettino pure no? però questo è un pezzettino appunto

Serena Malaspina: Hai ragione, è il pezzettino che tante volte

Nina Gigante: un po' Si allarga un po' il ragazzo diciamo.

Serena Malaspina: poi rispetto anche a questo tema del rientrare in contatto con sé, col proprio sentire, col proprio corpo, prima parlavi dell'iconografia, mi ha colpito vedere la copertina del libro bellissima tra l'altro è la carta del mondo, dei tarocchi una certa dose di scetticismo nei confronti di Tarocchi per tanti anni, come in generale verso il mondo spirituale, anche in opposizione ai miei genitori, tutta una serie di cose, fa parte del percorso.

Nina Gigante: Bene.

Serena Malaspina: Però ho partecipato a questo cerchio di passaggio da 2025 a 2026 e la carta che mi era uscita era quella del mondo che io non conoscevo allora ho solo visto questa carta e ci hanno chiesto di familiarizzare con la carta e io ero lì tipo che sentivo una certa frustrazione perché non conoscendo il significato, cioè quindi mi ha fatto poi pensare no a quanto la conoscenza quasi sia una forma di controllo, a volte, famiglia...

Nina Gigante: senza i quasi

Serena Malaspina: E quindi ho familiarizzato poi con questa carta inizialmente mi creava una certa resistenza per il fattore che fosse nuda quasi, Cioè comunque dicevo ma perché è nuda in non so, mi creava quasi del disagio e tutto questo mi ha fatto poi riflettere perché mi triggera in qualche modo il fatto che lei sia nuda e in qualche modo al centro. E quindi poi dopo da lì ho scoperto il significato, l'ho scoperto proprio come allineamento sotto un certo aspetto è una carta comunque molto potente dal punto di vista di significato e quindi ti chiederei un po' perché hai scelto questa rappresentazione?

Nina Gigante: perché appunto come dicevi tu è una carta estremamente potente il mondo è come dire la fine del percorso, è il ventunesimo degli arcani maggiori quindi è Il compimento è come dire la fine del viaggio dell'eroe se la vuoi mettere così e dell'ultimo degli arcani maggiori e penso io che appunto la matrescenza possa essere proprio questo cioè un modo di stare dentro un compimento di qualche cosa che però avviene, qualche cosa che viene protetto in qualche modo e che noi dobbiamo tornare anzi facciamo così a sentire come protetto e in più come ti dicevo per me quest'immagine era perfetta perché teneva insieme appunto questa grande questo che è il mondo che in fondo è l'iconografia classica della mandorla della vagina si dice la mandorla nei testi per non poter nominare uno degli organi come se fosse un problema e poi appunto c'è questo grande nero, questa donna nera con questa luce nelle mani e tutto per me dice tutto senza bisogno di spiegazioni questo tarocco 21, simbolo di protezione, di concepimento, di... come conclusione di un processo che è in divenire, capito? E' come se contemporaneamente quell'ambivalenza di cui parlavamo prima fosse il tarocco, cioè qualcosa che è completo ma che è completo nel farsi, nel diventare, nel trasformarsi, non è qualcosa di statico, immutabile e fisso, anzi è un punto d'arrivo che è contemporaneamente l'inizio di un'altra cosa.

Serena Malaspina: sì, proprio in divenire. Cioè questo termine quello appunto, meglio rappresenta forse, Cioè, e che poi, se ci pensiamo, noi siamo costantemente in divenire, no? cioè siamo abituati più a cristallizzare identità, ruoli, etichette. Però fondamentalmente è l'abitare, no? È il costante divenire dell'abitare, dell'abitarsi e dello scoprirsi, anche a livello proprio biologico. e continuiamo a cambiare.

Nina Gigante: Mentre parli mi fai venire una cosa in mente che ha un nome bellissimo a me sembra sempre che parli di galassie lontanissime che è il fenomeno del microchimerismo il microchimerismo è sostanzialmente la prova provata del fatto che la nostra identità non sia statica ma è continuamente porosa cioè è continuamente permeata dalle relazioni e del resto pensa a te stessa tu non sei quella che sei per così un'idea platonica di te o un che si è calata, un software che ti sia installato dentro. Non funzioniamo così, noi funzioniamo, la mia identità è quella che è in base alle relazioni che io ho abitato, da quando ero piccolissima, dal grembo materno fino alle interazioni che ho nella mia vita adulta. E tu pensa che biologicamente, visto che dicevi, citavi questo termine, noi siamo fatti così, nel senso che nei nostri corpi abitano le cellule dei nostri bambini e noi contemporaneamente ovviamente abbiamo ricevuto le nostre cellule dalle mamme ma queste cellule migrano nel corpo materno dal feto nel corpo materno e diventano quello che siamo sono state trovate cellule maschili nei corpi delle donne addirittura di 94 anni quindi segno che la matrescenza non finisce che le cellule di questi bambini erano diventate le cellule delle madri ma non cellule inerti non che stavano lì a non fare niente si sono specializzate nei nostri tessuti come li abbiamo viste per la presenza di cromosoma y, il cromosoma maschile che nei corpi femminili non può esserci se non in presenza di una gravidanza e questo secondo me è molto bello anche per coloro che affrontano un aborto spontaneo nel senso che queste tracce di questi bambini di fatto abiteranno in questa nostra, noi siamo galassie alcune stelle sono più luminose, meno, alcune stelle sono più evidenti, altre meno, ma ci sono tracce di tutte le relazioni che abbiamo avuto dentro di noi, inclusa quella con i nostri bambini.

Serena Malaspina: lo conoscevo questo aspetto come dicevi prima, a volte abbiamo bisogno nella nostra società in particolare della scienza che in qualche modo dobbiamo passarci,

Nina Gigante: Dovremmo imparare Serena a dare più credito al nostro sentire, nostro corpo e

Serena Malaspina: a giungerla.

Nina Gigante: tornare ad abitare questo spazio corporeo meno infantilizzazione perché noi donne veniamo sempre infantilizzate e ridotte, per cui il nostro sentire che è un sentire molto corporeo, un sentire ciclico ma corporeo incarnato fisico è sempre qualche cosa che poi ha bisogno della validazione appunto maschile, scientifica, del dato, maschile nel senso proprio di femminile maschile e del sapere più che del sentire, infatti forse probabilmente dovremmo tornare a affidarci di quello che sentiamo.

Serena Malaspina: sono completamente d'accordo e rispetto poi a questo mi mi riviene in mente l'immagine che era stata citata un po' prima del creare spazi, creare confronto fra donne, per donne chiaramente inclusivi Però è importante parlarci fra noi proprio perché non siamo tante volte abituati a farlo, soprattutto nella vulnerabilità, nelle difficoltà che poi vengono vissute a livello individuale. E rispetto a questo tema, visto che è uscito come centrale, sicuramente il fattore della rete di cura, ti chiederei, per non finire nel pessimismo e nel fatto che ha manca una rete, sbagliato tutto Secondo te a livello proprio attivo, Quali sono gli aspetti più da attenzionare rispetto a questo tema della rete di cura?

Nina Gigante: Allora è vero come dici tu che appunto manca una rete di cura si è passati un po' dal villaggio al mercato, Quindi si è passati a questo famoso detto africano serve un villaggio per crescere un bambino, al fatto che il mercato si sia infilato laddove appunto questo villaggio manca e quindi anche nelle culture tradizionali come la Corea che aveva un postpartum incredibile, una cultura tradizionale e un postpartum incredibile. Adesso esistono questi postpartum motel da 12.000 dollari a settimana in cui chi può va a godere di quelle che erano appunto le diciamo così coccole tradizionali alla madre che era appena nata quindi cibi nutrienti massaggi nel senso massaggi terapeutici noi sappiamo che il tocco è assolutamente terapeutico tantissime culture e qualcuno che oltre ad accudire il bambino a prendersene cura si prenda cura di te. Però sai sarebbe facile giudicare questa cosa. Io non sono giudicante di mio ma soprattutto cerco sempre di chiedermi qual è il bisogno dietro. Il bisogno è quello che i corpi continuano ad avere, non importa come noi abbiamo costruito la società appunto in modo molecolare e solitario, i corpi continuano ad aver bisogno di qualcuno che sia lì per loro. Qual è il tema? Imparare innanzitutto a poter chiedere aiuto perché abbiamo detto siamo in matrescenza quindi possiamo dire di non farcela da sole, imparare a valorizzare le figure che già ci sono, penso per esempio alle doule, che fanno un lavoro straordinario di accompagnamento, di contenimento, di presenza, di presenza amorevole per te non soltanto per il bambino e poi come altro proprio quello che stiamo facendo noi oggi cioè metterci insieme due donne in due fasi diverse del proprio sviluppo evolutivo due fasi diverse della propria vita, due fasi diverse tu dicevi giustamente io non sono madre in questo momento non è un tema che avrei affrontato e però sei qua con me da un'ora abbiamo letto un libro abbiamo conversato abbiamo provato a non lasciare sole appunto coloro che vogliono diventare madri e forse chissà anche te un domani qualora tu volessi abitare questo desiderio e proprio per me tornare ad abitare lo spazio della scelta tornare a dire alle donne puoi scegliere non sei da sola proviamo a farcela tutta insieme siamo state sole troppo a lungo

Serena Malaspina: No, è proprio il messaggio secondo me più potente dell'andare oltre quello che è poi l'etichetta che tante volte finiamo per metterci in fasi diverse se entriamo in certi desideri o in altri desideri, ma il discorso è molto più collettivo e comunitario di come viene vissuto molto spesso e soprattutto lo deve essere, lo deve diventare proprio cioè in contrasto a quella dimensione del penso di essere l'unica al mondo a vivere qualsiasi, cioè cambia la frase dopo e penso che le conosciamo tutte, no?

Nina Gigante: Esatto, soprattutto tornare secondo me essere titolare dei propri desideri qualsiasi esso sia in qualsiasi trasformazione della vita. Cioè noi dobbiamo veramente tornare a sentirci e sentendoci capire qual è la trasformazione che io sento di abitare in questo momento e sono tutte valide. vita femminile e comunque una vita femminile plurale è sempre un verbo perché la maternità è un verbo ci si fa ma è sempre plurale ed è sempre soggettivo è strano è un meccanismo strano per cui è collettivo però anche soprattutto individuale nel senso che la vita è tua, il desiderio è tuo non c'è qualcuno che da fuori possa dirti è giusto o è sbagliato è sbagliato per te o è giusto per te

Serena Malaspina: L'ultimissimissima domanda che mi viene in mente sulla base di quello che dicevi adesso penso che una delle paure un po' possa essere si maternità, il centro di attenzione più su qualcun altro che poi dipende da te, bambino o la bambina prima di iniziare a registrare tu mi stavi dicendo divenire madre sei riscoperta e hai lavorato tantissimo poi su di te, su cose che pensavi di aver già sistemato Cioè ti chiederai un attimo in chiusura a questo

Nina Gigante: La maternità due cose soprattutto. La prima è in un mondo in cui noi molto spesso utilizziamo la fuga come meccanismo di salvezza, come armatura che abbiamo costruito di fronte a nostri traumi. La maternità ti costringe a stare. Ti costringe a stare lì con il bambino ma soprattutto con te stessa. E la seconda cosa che fa è che riattiva le tue ferite di adolescente e soprattutto ancora di infante. però in qualche modo ti costringe a guardarle negli occhi e a risolverle perché non hai altro strumento che attraversarle e quindi la grande fatica non è tanto imparare tutte le cose nuove con cui a che fare, non lo so, prima di partorire pensi che boh saprò a cambiare un pannolino, boh saprò a lattare quelle cose in qualche modo riesci a fare la grande fatica e ricostruire te stessa mettere le mani dentro te stessa, dentro la tua materia viva e soprattutto dover trovare il coraggio per affrontare queste cose che probabilmente pensavi di aver risolto e invece la maternità ti ripresenta ma te le ripresenta in un modo molto bello appunto per risolverle finalmente

Serena Malaspina: volevo finire con di tre domande a

Nina Gigante: Vai.

Serena Malaspina: cui rispondere con una parola o una frase. prima è qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale.

Nina Gigante: Allora leggere una poesia una lettrice di supernova mi ha portato un libro di haiku femminili, e al mattino, con una tazza di caffè... e un haiku così è proprio uno spazio piccolo lo spazio di qualche respiro però come dire allarga la mia cassa toracica il tempo per me stessa

Serena Malaspina: in tuo spazio. La seconda è qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio?

Nina Gigante: doccia assolutamente perché la doccia come qualsiasi cosa che abbia attiva questo benedetto pezzettino che fra te è molto connesso alla matrescenza, l'ho scoperto che è il default mode network quindi qualsiasi cosa noi facciamo senza pensare Agatha Christie diceva che lei lavava i piatti per risolvere i misteri stare a contatto col corpo, col caldo, con l'acqua fare qualche cosa che non richieda il fare, non richieda il pensiero ristruttura la mente e quindi io quando devo pensare più che andare a fare una passeggiata anche al parco sotto casa faccio una doccia e risolvo i misteri della mia vita

Serena Malaspina: E l'ultimo, quale pensiero, insegnamento e citazione ti ha ispirato maggiormente nel tuo percorso?

Nina Gigante: Allora sono tante, due cose che mi vengono in mente adesso sono healing is act of communion che è una frase di bell hooks cioè la guarigione è un'atto di comunione lei prima dice la guarigione non è mai stata un evento solitario e come abbiamo detto lei dice raramente se ma si guarisce nella solitudine e poi dice healing is an act of communion e poi l'altra invece è una frase di Candra che per me è preziosa per qualsiasi trasformazione io sia è una poesia che dice c'è un punto esatto al centro del petto dovevano avere gli uccelli e sussurrano non più qui non ancora là se ci pensi è esattamente quello che noi abitiamo in ogni matrescenza della nostra vita ogni volta che dobbiamo abitare lo spazio insieme del non essere non più qui e non ancora lì.

Serena Malaspina: che fantastica chiusura Nina, io ti ringrazio di cuore, è stato bellissimo

Nina Gigante: siamo fatte insieme madri di noi stessi. Grazie di cuore Serena per lo spazio

Serena Malaspina: Esatto. Grazie.

Nina Gigante: preziosissimo che hai creato oltre che per oggi.