
Smetti di Rimandare la Tua Felicità: Ansia, Stress e Confronto Sociale con Rodolfo Vittori
con Rodolfo Vittori - Psicologo e psicoterapeuta, alpinista e scrittore
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Rodolfo Vittori parte da una frase che ci diciamo tutti, sarò felice quando, e mostra quanto costa rimandare la vita a un momento che non arriva mai. Si parla del confronto sui social, dove degli altri vediamo solo quello che scelgono di mostrare, della differenza fra ansia e paura, e di perché un cervello di trecentomila anni fa fatica in un mondo costruito così. In chiusura la sua metafora dell'orto.
“La salute mentale non è un gratta e vinci: è più un orto. Se te ne prendi cura ogni giorno, un po' alla volta, ti dà i frutti che ti servono.”
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CAPITOLI
Il costo di dire sarò felice quando
Accettare non è arrendersi
Il confronto sui social e il numero di Dunbar
Quanto pesa davvero la parte economica
Un cervello di trecentomila anni in un mondo nuovo
Ansia e paura non sono la stessa cosa
Zia Olga: cosa fare quando l'ansia suona alla porta
L'orto, non il gratta e vinci
ARGOMENTI
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Trascrizione dell'episodio
Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.
dott. Rodolfo Vittori: noi conosciamo la nostra vita dall'interno. quello che c'è dietro tutte le cose negative che ci degli altri vediamo il sorriso vediamo le vacanze quindi cominciamo a confrontarci con la vita degli altri però questa è partita La utile non dovrebbe essere sto meglio degli altri, la domanda utile dovrebbe bene io?
Serena Malaspina: Quante volte finisci la giornata con la sensazione che qualcosa non vada, non riesci a capire veramente che cosa, magari la tua vita ti sembra giusta per qualcun altro ma non del tutto per te. Benvenuti e benvenute su Essere Serena Podcast. Sono Serena Malaspina e oggi parliamo di una cosa che non si discute abbastanza, che star bene non significa avere una vita perfetta, ma smettere di combattere guerre inutili contro se stessi. Ho il piacere di parlarne con il dottor Rodolfo Vittori, psicologo e psicoterapeuta, alpinista, scrittore e fondatore della piattaforma Per il benessere, scienza del benessere. Grazie Rodolfo per essere qui.
dott. Rodolfo Vittori: Buongiorno, saluti a tutti quanti. Sono contento anche un po' emozionato di essere
Serena Malaspina: grazie mille come prima domanda io le chiederei proprio qual è il costo nascosto che paghiamo a non accettare la vita che abbiamo e pensare che dovremmo sempre avere qualcosa di diverso.
dott. Rodolfo Vittori: in realtà ci costa moltissimo, non vorrei dire che ci costa tutto ma ci costa moltissimo perché diceva John Lennon la vita è quella cosa che ti succede mentre stai facendo altro combattiamo costantemente contro la realtà, contro quella che è la nostra vita reale, cioè noi vorremmo avere qualcosa altro perché ci confrontiamo passano anni se non passano tutta la vita a sarò felice quando cambierà questa cosa e il quando secondo me è la parola più brutta del vocabolario, quando, cioè ci proietta in qualcosa che non c'è. Noi non ci rendiamo conto che abbiamo una bella vita che possiamo vivere, che è una vita comunque degna di essere una vita che è un dono, perché alla fine ci siamo arrivati, non tutti ci arrivano, no una volta almeno nella vita siamo arrivati i primi, giusto? Quando siamo stati concepiti noi siamo arrivati i primi. E quindi è questo dono splendido che però molto spesso noi confrontandoci soprattutto con quello che ci sta attorno e con degli obiettivi che magari sono dei falsi obiettivi ci fanno vedere che la nostra vita fa schifo. E quindi c'è questo quando, rimandare questa felicità ad un ipotetico domani. Ragazzino quando avrò il motorino, 14 anni sarò felice. Poi quando al liceo, quando avrò la morosa, sarò felice. Quando andrò all'università, finalmente uscirò da casa e sarò più libero e sarò felice. Poi l'università, quando mi laureerò... potrò finalmente essere indipendente, sarò felice, non avrò finito il mio percorso di studi, quando inizierò a lavorare sarò felice, quando farò carriera, quando sarò padre, quando sarò madre, quando sarò un nonno, quando sarò in pensione e dopo la fine quando morirò sarò felice. E quindi tendiamo a rimandare. Il problema è che però la vita nel frattempo scorre. E accettare quello che abbiamo non significa assolutamente arrendersi, ma significa partire dalla realtà invece che crearsi dei modelli che sono dei falsi se io mi rompo una gamba, posso imprecare tutto il giorno contro il destino, ma la gamba resta rotta. Se invece accetto che è rotta, magari posso cominciare a pensare come aggiustarla. E questo è il punto. principale, cioè quello che ci costa davvero questo rifiuto della realtà, questo rifiuto di quella che è la nostra vita. è chiaro che ognuno di noi ha delle difficoltà, ha dei problemi, eccetera. Il problema è che è importante guardare quei problemi, vedere quello che possiamo mettere a posto e quello che non possiamo mettere a posto lo dovremmo imparare ad accettarlo.
Serena Malaspina: è un tema veramente stratificato perché credo specialmente crescendo si posticipi un po' sempre l'idea che prima o poi mi sentirò bene ma idealizzando tante volte i poi, vedendo poi anche le altre persone come se abbiano un po' la verità in tasca, E questo è anche legato un po' tema del confronto, chiaramente con i social media. abbiamo avuto una rivoluzione per quanto riguarda il confronto con gli altri, abbiamo costantemente all'interno del nostro cellulare la possibilità di vedere le vite di chiunque. E questo confronto continuo è quasi un po' automatico. Mi chiedevo quanto effettivamente va a influenzare la nostra idea di quello che vorremmo per noi Come capiamo quello che ci fa star bene una società dove pensiamo che sia sempre un po' al di fuori di noi?
dott. Rodolfo Vittori: Allora, discorso del confronto, il confronto c'è sempre stato. Magari una volta al confronto c'era tra due cognate, chi aveva più bei fiori sul balcone di una rispetto all'altra, no? E quindi il confronto lo abbiamo sempre avuto. lei lo ha sottolineato correttamente, adesso, è particolare, perché possiamo, attraverso i social media, possiamo confrontarci col mondo, no? Col mondo Il problema è che noi però ci confrontiamo con delle fondamentalmente, o meglio, con una distorsione della realtà. Cioè noi conosciamo la nostra vita dall'interno. in teoria dovremmo conoscerla molto bene anche se in realtà non sempre tutti conoscono la propria vita comunque diciamo partiamo dal presupposto che conosciamo la nostra vita dall'interno bene mentre vediamo quella che gli altri vogliono mostrarci che se io ho un profilo instagram o facebook o tiktok o quello che voglio quelli che vedono il mio profilo vedono che sono sempre in vacanza, sono sempre che mi diverto, sono sempre che rido, e magari c'è gente che pubblica le foto delle vacanze che ha fatto due anni fa. e poi non ha più fatto vacanze in tutto il andiamo a confrontarci su qualcosa che noi non conosciamo nessuno pubblica che sta piangendo in un angolo perché gli è arrivata la bolletta e invece che 100 euro è diventata 400 non sa come pagarli nessuno fa un video in quel momento e lo pubblica e fa un bel reel, qua dovremmo andare un po al numero di Dunbar. Il numero di Dunbar, in comunicazione,, è la capacità cognitiva che una persona ha di mantenere delle relazioni. il numero di Dunbar corrisponde a 150. Però è un numero vecchio perché corrisponde a tanti anni fa quando non c'erano i social. Quindi una persona riusciva a mantenere massimo 150 relazioni. Era un po' la discussione che c'era il tavolo in osteria quando giocavano a carte, che parlavano di chi parlavano, di quei quattro che c'erano in paese. ma in realtà oggi con i social noi vediamo migliaia, milioni di vite. scrolliamo continuamente e vediamo che tutti stanno bene perché tutti mostrano ma noi stessi mostriamo quando stiamo bene e a questo dovremmo pensare però noi conosciamo quello che c'è dietro invece tutte le cose negative che ci sono e quindi cominciamo a confrontarci con la vita degli altri perché degli altri vediamo il sorriso vediamo le vacanze però questa è una è partita perché La utile non dovrebbe essere sto meglio degli altri, la domanda utile dovrebbe bene Che cosa posso fare io per stare bene? Poi qua toccarei un punto che un po' critico quanta importanza noi diamo alla parte economica della nostra Cioè in un paese occidentale ho bisogno anche io di pagare le tasse, di pagare le bollette, di pagare le rate della macchina, eccetera. E quindi conosco perfettamente il significato della necessità economica, però la sopravalutiamo. Perché molto spesso potremmo trovare ma il benessere, la serenità, potremmo trovarla magari riducendo determinati i nostri bisogni. E qua il problema è il confronto con gli altri, perché se vedo che gli altri sono andati a Formentera, a Ibiza, alle Canarie, alle Seychelles e io sono andato a Pescasseroli, allora lì è dura, Perché? Ma se io sono stato bene a non ho fatto debiti per andarci come magari ha fatto qualcuno per andare alle Seychelles, magari io ho un anno più sereno perché non dovrò pagare le rate per aver fatto una vacanza di dieci giorni che alla fine non mi ha dato nulla perché sono arrivato stressato dal fatto che devo pagare la vacanza. passo la mia settimana lì e già il mercoledì e giovedì penso che lunedì sarò a lavorare di quello che voglio dire è che ognuno di noi può guardare alle proprie possibilità e capire che cosa realmente serve per stare bene. Perché il benessere da un confronto esclusivamente economico. Ci sono parametri, tantissimi valori che sono molto più importanti. che magari qualcuno che ha la disponibilità economica e mostra le vacanze milionarie magari qualcosa che noi abbiamo non ce l'ha e quindi di questo dovremmo avere consapevolezza.
Serena Malaspina: sì, no, ha toccato anche un tema, cioè ha introdotto il tema economico che secondo me è molto importante perché è parte integrante della dinamica del confronto, specialmente sui social, perché se prima a livello proprio di società si era abituati anche un po' a essere in confronto con, diciamo, status economici simili, proprio per vicinanza, il vicinato, un confronto più limitato, vogliamo. Ora potenzialmente Instagram, posso di persone che hanno avuto percorsi totalmente diversi dai miei, provengono anche magari da ambienti, relazioni, eccetera, diverse. è come se mi sembrassero ugualmente accessibili quanto magari la mia vicina di casa che mette una vacanza che fatto e quindi io credo accessibilità a livello di confronto che viene sdoganata un po' idea del self-made man, che dipende tutto da te, che se vuoi puoi e quindi forse molte persone un po' si perdono nel rincorrere qualcosa che credono essere la soluzione però nel farlo appunto come se non tenessi in considerazione quello che ti fa star bene davvero e infatti ci sono tantissime persone che nel inseguire magari certe carriere eccetera non hanno magari neanche il tempo per vivere delle relazioni che le rendono felici prendersi del tempo per sé perché viene sempre prima qualcosa che risulta più importante nell'ottica del Quando succederà questa cosa allora vivrò una bella vita, ma è una cosa che poi un posticipo continuo forse.
dott. Rodolfo Vittori: Assolutamente, La domanda che dovremmo farci è anche questa, ma se io fossi in lui sarei veramente così felice? il confronto non avviene su piani molto diversi, cioè l'invidia raramente, uno invidia Bezos Musk, perché li vede talmente distanti e quindi quindi noi che invidiamo alla persona che ha lo yacht da 120 metri perché comunque è qualcosa di inarrivabile. Però magari noi cambiamo la macchina perché la ha cambiata il nostro vicino di casa e magari non avevamo bisogno di cambiare con la macchina. perché magari con la macchina poteva andare benissimo avanti altri 2-3 anni, anche 5 anni, ma noi la cambiamo perché il nostro vicino di casa l'ha cambiata, ma non perché siamo invidiosi il nostro vicino di casa, ma semplicemente perché altrimenti ci sentiremmo un po' Ed è qua che dobbiamo capire, perché quelle persone invece che hanno la consapevolezza dei propri bisogni reali, quelli vivono meglio, c'è una frase famosissima di Hemingway nel libro Il vecchio e il mare che dice è arrivato il momento in cui non devi chiederti che cosa ti servirebbe, devi chiederti cosa fare con quello che non puoi chiederti in questo momento che cosa mi servirebbe ora, perché ti metti in crisi e Dimmi. cosa puoi fare con quello che hai? E questa è la domanda che uno dovrebbe farsi. di dire la salute ce l'ho e magari tanti non ce l'hanno la salute vado in bagno e tiro l'acqua tanti non hanno l'acqua, apro il rubinetto e la bevo tanti non ce l'hanno che possono berla eccetera. Sono tante le cose che noi abbiamo che diamo completamente per scontate. I quattro bisogni primari che noi avevamo quando eravamo nel paleolitico erano mangiare, bere, dormire, procreare, fine. non c'erano altri bisogni, noi che si è cambiato il bisogno, cioè li creati. parliamo di un'altra cosa, è il marketing che ci vuole infelici, Perché l'infelice che la persona felice non consuma, non ha bisogno di consumare, di basta quello che ha, sta bene con quello che ha, siamo noi che pensiamo che se avessimo quella borsetta le nostre amiche ci... diventerebbero invidiosi io sarei contenta, no? Oppure se mi comprassi la potente del mio amico, sono tutte cose che uno dovrebbe cominciare a guardarsi dentro e ma in questa roba mi serve.
Serena Malaspina: è venuta in mente mentre stava frase di Marx che diceva che la religione è l'oppio dei popoli mi veniva in mente che forse la versione contemporanea è il consumismo è l'oppio dei popoli. Cioè l'idea un po' no? Che devi acquistare per valere, cioè come se ti mancasse forse sempre qualcosa
dott. Rodolfo Vittori: era un argomento che io non volevo trattare perché è chiaro che in un podcast come questo dobbiamo parlare delle cose generali, ma io posso darle una testimonianza mia personale in questo momento, io e mia moglie stiamo cambiando vita completamente. e noi abbiamo deciso acquistare un e girare il mondo. per fare questo ho disponibilità appartamento dove c'è il mio studio la mia casa stiamo vendendo stiamo Beh, io non le pur non essendo consumisti, né io né mia moglie, Lei non ha quante scatole, di cose inutili ma ho trovato delle cose comprate e mai allora uno dovrebbe lì cominciare a ragionare cominciare a dire ma sta roba mi serve veramente ha senso questo presi, ripeto il consumismo, ti dà l'impressione che se tu acquisti quell'auto nuova, sarai perché sai cosa ti succederà quando avrai l'auto nuova? che mentre quell'auto vecchia se anche te la graffiava non te ne fregava niente quando hai l'auto nuova sei terrorizzato di trovarla 5 anni dovrei pagare le rate no e magari se tu tenevi l'auto vecchia magari quelle rate potevano servirti per fare qualcos'altro cioè adesso voglio fare una battaglia su ma la consapevolezza di quello che effettivamente ci serve che cosa ci serve effettivamente per vivere per vivere per vivere degnamente
Serena Malaspina: Grazie per aver portato anche la sua esperienza perché quando mai una persona si accorge di quante cose effettivamente ha, non magari durante un trasloco o un cambio di vita. Sono cose che rimangono lì e in qualche modo poi diventano una normalità, porci attenzione già ti fa riflettere su qualcosa che dici, se la prossima volta devo comprare qualcosa mi serve o non mi serve? Perché lo sto acquistando, no? voglio prendere questa scelta. Cioè, sempre un po' un... lo sto facendo per me, lo sto facendo perché mi manca qualcosa e voglio magari colmarla tramite questo oggetto, questa scelta, eccetera, questa validazione, no? Cioè, prima lei ha citato il riconoscere quello che già abbiamo, in questo momento. Che è qualcosa che... Penso che per tante persone sia molto difficile, siamo sempre in quell'ottica del obiettivo, raggiungimento, qualcosa che ci manca, Cioè, non è facile abituarsi a farlo. secondo lei c'è qualche modo che può aiutarci a inserire un po' le abitudini nel notare le cose positive.
dott. Rodolfo Vittori: allora, una delle tecniche più famose e più utilizzate e secondo me molto più molto potenti è andare a scrivere un diario, tenere un diario. Lo chiamano il diario della gratitudine, cioè andare a vedere quelle cose belle che ci sono successe nel corso della giornata. Io dico ai miei pazienti, mettiti un quaderno e una penna sul comodino, la sera prima di spegnere la luce scrivi, analizza la tua giornata e vedi le cose belle che ti sono successe per le quali essere grato, le quali la vita è degna di essere vissuta. Qual è il problema? la nostra mente si concentra sempre sulle cose negative, noi ci focalizziamo sulle cose negative, ma non è sbagliato, è una questione evolutiva, cioè era chiaro che il nostro cervello doveva sempre farci notare quelli che erano i Pericoli che una volta erano rappresentati realmente da pericoli fisici. Noi abbiamo un cervello che si è formato 300 mila anni fa. E molti dicono, sì, ma si sarebbe voluto... No, è quello. Cioè, noi abbiamo il cervello che aveva il nostro progenitore paleolitico 300 mila anni fa. Noi siamo Homo sapiens. e quel cervello somiglia molto a quei cervelli evoluti che hanno da quando c'è l'Homo erectus, da quando si sono entrati in genere Homo, 300.000 anni fa eravamo nomadi raccoglitori e cacciatori quindi non coltivavamo non eravamo I pericoli erano rappresentati esclusivamente da pericoli reali il pericolo morire di freddo oppure rimanere disidrattati dal caldo il altro pericolo era quello di incontrare una bestia feroce. e lo stress quindi era indirizzato esclusivamente a questi tipi di reazioni di pericoli. Non avevano bollette da pagare, non avevano rate del mutuo, non avevano rate della macchina, non avevano il capo ufficio che li immobilizzava, non c'erano queste cose la nostra vita? Principalmente tra 10-15 mila anni fa col Neolitico, quando siamo diventati stanziali. E lì, diventando stanziali, chiaramente le comunità sono cominciate a diventare più grandi, perché prima c'erano questi nuclei di 20-25 persone che giravano il mondo e dopo hanno cominciato a vivere attorno ai fiumi, a cominciare a coltivare, a cominciare ad allevare. e lì è cambiato qualcosa. Ma 10.000 anni dal punto di vista evolutivo non sono niente. Se 300.000 anni fa è nato il nostro cervello vuol dire che ha cambiato stile di vita dopo 290.000 anni. Cioè ha vissuto 290.000 anni nello stesso modo e appena da 10.000 abbiamo cambiato modo di vivere. Ma se poi pensiamo come è stata l'evoluzione in questi 10.000 anni. visto che queste comunità cominciarono a diventare grandi, non poteva più la legge di natura. Tu trovavi una volta, in paleolitico, trovavi una che ti stava sulle scatole, un tuo nemico, lo uccidevi, lui uccideva a te e sta finita, finiva tutto lì. lì abbiamo cominciato a mettere le regole, abbiamo cominciato a mettere le gerarchie, sono nati faraoni, sono nati principi, sono nati nobili. E dopo sono nati soprattutto le religioni, le religioni sono nate con il preciso scopo di creare delle etiche, delle regole. E il nostro cervello fa già fatica a seguire determinate regole, perché per milioni di anni ha seguito le regole di natura. Per arrivare poi dove? Al passaggio fine del '700, primi dell'800, con l'avvento del vapore, ma il vero sblocco l'ha avuto la seconda rivoluzione industriale con l'energia elettrica. e lì abbiamo cominciato con le produzioni di massa, fino a momento, ma anche fino a 70 anni fa, perché io mi ricordo i miei nonni, i contadini, cioè, una volta l'uomo lavorava, viveva con i ritmi della viveva con i ritmi circadiani, i ritmi circadiani di cui parlano tutti adesso, sono ritmi che sono formati in milioni di anni e non solo un cento anni che te li Se tu sei fatto per produrre melatonina alle... 10 e mezza di sera, ok? Per produrre il cortisolo dalle 3 di mattina alle 5, 6 a seconda di quando viene sul sole, quello è il tuo ritmo che tu dovresti seguire. I contadini fino a poco tempo fa appunto seguivano quello, l'estate si alzavano alle 4, 5 di mattina andavano a dormire alle 10, 11 di sera perché c'era luce, lavoravano 14 ore al giorno nei campi, l'inverno andavano in letargo. perché di fatto andavano in letargo perché i campi erano fermi, non lavoravano, avevano al massimo due mucche da mungere e un po' di quattro galline da mangiare e fine. Vivevano con quello che avevano messo via durante l'estate e vivevano l'inverno. Quindi i ritmi erano completamente diversi nel momento in cui noi abbiamo cominciato con l'iperproduzione. e quindi la necessità di produrre tanto per dare benessere tra virgolette c'è un benessere materiale che per l'amore di dio c'è perché oggi noi non abbiamo problemi ad andare in giro per i campi a cercare le radici d'inverno no? No, andiamo di per cop o la Lidl e compriamo le fragole in febbraio ok? cioè diciamo un benessere materiale c'è stato effettivamente ma a che prezzo? a che prezzo? L'uomo non è fatto per lavorare di notte, per dire. Eppure tantissime persone lavorano a turni, lavorano di notte. Abbiamo inventato la sveglia. Prima della seconda rivoluzione industriale, cosa serviva la sveglia? A niente Si svegliava quando c'era il sole, dovete sapere quando c'era buio, fine. Per milioni di anni questo. E quindi questo cosa ci ha creato? Ci ha creato prima di tutto un innalzamento dello stress. Perché? perché chiaramente abbiamo dovuto confrontarci con situazioni che la nostra mente e il nostro corpo non conoscevano. ripeto io faccio sempre l'esempio del lavorare di notte, quando ci sono i maggiori gli infortuni in fabbrica di notte, uno direbbe ma saranno alle 4 o 5 di mattina quando sta finendo il turno, il turno va dalle 10 alle 6, alle 10 di sera alle 6 di uno ipotizza che l'incidente sia quello perché uno ha passato tutta la notte a lavorare e molto stanco la mattina, no gli incidenti vengono avvengono tra 10 e mezza mezzanotte, mulluna massimo, perché è il momento in cui il corpo produce melatonina, ok, la serotonina si trasforma in melatonina perché manca la luce e conseguentemente in quel momento il corpo si prepara a E' il del picco minimo di cortisolo. Tutti parlano contro il cortisolo in questo momento, l'ormone dello stress, certo, ma perché ne abbiamo tanto? Ma è un ormone fondamentale, ci serve per svegliarci la mattina, ci serve per rimanere Certo che non va bene avere cortisol o altro le due di notte, quello ci siamo creati un mondo per il il nostro cervello, la nostra struttura cerebrale non sono adatte assolutamente. e quindi oggi cosa può fare? Può solo adattarsi tramite lo stress prima di tutto l'ansia e poi tutti i disturbi psicosomatici, l'ipocondria, la depressione, eccetera, quei disturbi che, quindi un dico, perché prima non c'erano? Prima non c'erano forse perché funzionavamo meglio.
Serena Malaspina: quindi mi fa molto piacere che abbia introdotto questo aspetto strutturale, che comunque è importantissimo, cioè è importante per anche... sotto un certo aspetto quanto siamo piccoli, Perché io credo che siamo un po' abituati a pensare ai nostri problemi, nostri realtà come se fossero giganti, Le nostre vite come se fossero, no? Tutto. Però rimetterlo un po' in prospettiva anche a livello di anni, un po' come diceva, ci fa capire quanto effettivamente la nostra vita è un soffio, no? Nel passa molto veloce e quello che conta, E effettivamente riuscire a viverla anche bene con tutti gli alti e bassi che ci sono, prendersi del tempo per osservare quello che è natura ma dal punto di vista, quello che c'è sempre stato, che continua a esistere, ci preesiste e esisterà dopo di noi probabilmente, chi lo sa, però nel ci fa rimettere un po' in prospettiva quelle che sono le preoccupazioni. che poi diventano la nostra realtà, perché se io ho la tendenza a preoccuparmi per quello che potrebbe succedere a casa mia, fuori casa mia, nel mondo, perché quello è anche un tema, C'è l'esposizione comunque a quelle che sono problematiche, paure, che non dipendono neanche da noi, non è che devo chiudere il gas io, no? Ci sono cose che in qualche modo ci paralizzano forse, Proprio facendo riferimento a questo aspetto e del nostro cervello che... insomma non vede troppo la differenza forse.
dott. Rodolfo Vittori: Guardi, adesso ho toccato un tasto, una delle cose dico sempre ai miei pazienti ansiosi è non guardate più i telegiornali, i talk show, eccetera, guardate i bei film romantici, stor comedie, eccetera, perché può sembrare qualunquismo, ma in realtà è autodifesa. Perché noi non possiamo cambiare quegli eventi, ma non possiamo proprio al mio paziente, dico tu non guardare i telegiornali perché tanto tu a Putin non lo convinci a non andare in Ucraina, a Zelensky non lo convinci a sottomettersi a Putin, a Trump, non lo convinci a fare quello che... Ok? Tu non hai nessun potere. tu guardando quello che ti dicono costantemente in televisione sei bombardato da situazioni negative che alzano i tuoi livelli di stress e alzano tuoi livelli di ansia l'ansia è un'emozione, lo stress è una reazione, stress è una... risposta che è fisiologica a quelle che sono le richieste ambientali e vive in una parte del nostro cervello, quella dove c'è sistema nervoso autonomo, è la parte che è inconscia ed è involontaria. Quindi noi lo stress non possiamo controllare, possiamo dire ne voglio di più, ne voglio di meno, c'è quello che lui pensa di essere. Quando c'è una situazione di pericolo, lo stress si alza perché pensa di avere la tigre davanti, la famosa tigre con i denti a sciabola. dall'altra parte l'ansia invece è un'emozione che si trova in una parte completamente diversa del cervello che ci dà e anticipatoria è fondamentale nell'evoluzione l'ansia perché l'ansia è quella... noi eravamo l'animale uno degli animali più deboli che ci sono in natura perché noi non sappiamo correre cioè, sì, sappiamo correre, ma in realtà se ci mettiamo tra noi non serve che pardo Basta l'orso, basta un lupo, basta un cane, gatto! Non sappiamo nuotare, sì certo sappiamo nuotare, ma già una sardina nuota meglio di noi, figuriamoci uno squalo, quindi... Non sappiamo volare, questo proprio... no? Non lo sappiamo fare. siamo deboli, eppure comandiamo, eppure dominiamo il mondo. Una delle cose che ci ha permesso di fare questo stata l'ansia, perché l'ansia ci permetteva di prevedere dei pericoli. Se io giravo per la savanna e avevo una visuale a 30 km di distanza di tutto quello che poteva esserci dei pericoli, dopo un certo punto dovevo passare in un bosco perché dovevo andare a cercare da mangiare, eccetera, si alzava l'ansia, si alzava l'ansia perché metteva l'ansia, metteva, attivava attraverso lo stress, attivava tutte le funzioni sensitive, cioè Noi ansia abbiamo una midriasi, cioè la pupilla si dilata per fare entrare più luce, sentiamo i rumori più deboli, infatti quando uno è ansioso, il periodo in cui è ansioso, gli dà fastidio tutti i rumori, Perché tutti i rumori si sentono molto più forti. L'olfatto si attiva, quindi sentiamo più gli odori, no? Il gusto, cioè tutte le sensazioni vengono attivate, perché? perché se c'era una tigre nascosta da qualche parte eravamo pronti a sentirla scappare o a combattere e questo è stato utile perché ci ha permesso di prevenire determinati problemi cioè anche se la tigra lì dentro non c'era ma io ero pronto ad affrontarla noi che andavo dentro tranquillo poi arrivò alla tigra ed ero morto Questo sistema è un sistema d'allarme sostanzialmente. Il problema è che oggi si attiva per perché il 99% delle cose che l'ansia prevede non si avvereranno mai. Non ci saranno mai. L'ansia mi dà per certo e per sicuro determinate cose che invece non sono vere. Una persona che ha un attacco di panico è convinta di morire. la caratteristica principale dell'attacco di panico è io fra qualche minuto sono morto panico se uno l'ha mai avuto in vita sua sa perfettamente quello che è perché tu sei convinto che tra un minuto, tra qualche secondo, sarai morto questa è la tua convinzione, invece in realtà sei super protetto perché in quel momento c'è una quantità di adrenalina che circola che non ti succederà proprio niente però la sensazione è quella quindi l'ansia è qualcosa di estremamente utile solo che è come se fosse un allarme starato come un allarme che anche se passa un gatto suona e il problema qual stress si alza quando pensiamo di essere in pericolo L'ansia si alza quando pensiamo di essere in pericolo e quindi cosa fa? Attiva lo stress. Lo stress si alza, però lo stress si alza e dice, porca miseria, guarda che c'è ansia. Non voglio dire che c'è qualcosa che sta per succedere e si alza anche lui. E così l'ansia riguarda lo stress e dice, porca miseria, guarda che è alto, mi alza anche io. E così andiamo su fino ad un attacco di panico e quindi dobbiamo rompere questo circuito come? Principalmente abbassando lo stress. Poi possiamo andare a lavorare sull'ansia e sono due tipi di lavori completamente diversi. Qua possiamo fare un lavoro psicoterapeutico, andare a capire quali sono le tue paure, è stata la tua storia evolutiva, ti... arrivare alla maestra che ti dava le bacchettate per le mani se non facevi bene i compiti, eccetera. Dall'altra parte, invece, questo è molto più tecnico. Se io lavoro... 18 ore al giorno, io dopo che ho finito il mio turno di lavoro vado a distruggermi in palestra perché sono frustrato e perché voglio diventare campione del mondo master di qualcosa, cioè alzo lo stress, quindi qua bisogna lavorare sul proprio stile di vita, cioè per lo stress bisogna lavorare sul proprio stile di vita, sull'ansia invece bisogna lavorare su altri altri fattori.
Serena Malaspina: me è stato molto interessante quando avevo scoperto l'atlante delle emozioni, che appunto online avevo visto appunto tutte le varie sfaccettature di ogni emozione, no? Ed è qualcosa purtroppo con cui non sono cresciuta e tantissime altre persone ci si ritrova quasi da adulti a scoprire un po' le emozioni al di là del, non so, tristezza, gioia, ok, però tutte le varie sfaccettature, no? E quando... Ho visto per la prima volta che l'ansia è una delle manifestazioni legate alla paura. adesso siamo abituati molto a sentire l'ansia che quasi diventa identitaria tante volte. io sono una persona ansiosa, ma io ho l'ansia. Come se diventasse un'etichetta che una persona quasi si mette addosso, non dico in maniera protettiva, ma in maniera identitaria, come se non riuscissi a vederti senza. e quindi penso che sia anche molto interessante, in qualche modo vedersi capace di provarle un po' tutte tendenzialmente
dott. Rodolfo Vittori: e la paura. Sono due emozioni diverse. La paura è un'emozione primaria. Noi ne abbiamo sei di emozioni la rabbia, la gioia, la tristezza, lo stupore e il disgusto. Si chiamano primarie non perché sono più importanti delle altre, ma perché le abbiamo da quando siamo nati, quindi ci arrivano geneticamente nel patrimonio genetico, e dal fatto che non sono condizionate dall'ambiente sociale. Cioè, se io prendo un italiano, un inglese, un cinese, un giapponese, un etiope, un eschimese, la rabbia è identica, la paura è identica e la vediamo dalle espressioni facciali ok? e sono riconoscibili, le espressioni facciali sono riconoscibili perché le abbiamo geneticamente, perché se uno è incazzato con noi lo vediamo che incazzato con noi e scappiamo ok? è una protezione anche quella l'ansia invece è un'emozione secondaria ok? Infatti molti popoli è diversa nei vari popoli perché è condizionata da quella che la storia, da quella che è il condizionamento. Altre emozioni secondarie, prendiamo la tenerezza. La tenerezza di un italiano verso i propri figli, il proprio compagno, la propria compagna, eccetera, è diversa da quella per esempio di un islamico o da quella di un cinese. Ma non perché siamo più bravi, più belli, più figli noi, no. Semplicemente perché siamo diversi, perché abbiamo delle esperienze diverse e viviamo in società che si sono evolute in maniera diversa. Quindi le emozioni secondarie sono queste. La differenza enorme tra ansia e paura. Allora, le due emozioni sono identiche. nel senso che le reazioni di ansia e di paura sono assolutamente identiche. La differenza fondamentale è che la paura scatta nel momento in cui c'è un pericolo reale. Io c'ho uno che è un cane, un rottweiler, vivono per strada, viene e mi ringhia, mi viene avanti, quella è paura. L'ansia è invece un'anticipazione di qualcosa che potrebbe succedere ma nella maggior parte dei casi non succederà che mi crea paura, cioè mi crea una emozione esattamente come la paura, cioè io ho paura di qualcosa che però non è Se uno ha avuto un trauma in autostrada, perché ha avuto un incidente, ha avuto un quasi incidente, eccetera, e non vuole guidare più in autostrada, l'ansia gli dice tu se entri in autostrada avrai un io la tratto come se fosse mia zia, la chiamo zia Olga la mia ansia. Cioè, non che io l'ansia, tutti abbiamo l'ansia. Cioè, dopo non abbiamo il disturbo d'ansia, ma l'ansia è normale. l'ansia è maledetta perché ti racconta delle nessuno soffre l'ansia per paura che gli cade un meteorite sulla casa o per paura di uscire che mi rapiscono gli alieni. Certe psicosi, sì, ma nelle situazioni di neurosi, normali, delle persone comuni, non c'è questa ansia. L'ansia c'è essere buttato sotto da un autobus, potrei trovare delle persone cattive che mi picchiano, perché potrei andare al lavoro e mi licenziano su tutte cose che succedono. Gli aerei cadono, le automobili hanno incidenti. gli autobus cadono giù del cavalcavia, i treni deragliano, cioè ci sono... ma quante? l'ansia te la dà per certa, l'ansia ti dà per certo, adesso prenderai il treno e il treno deraglierà, oppure andrai sul treno, non potrai fermarlo e starai male e nessuno potrà, classico questo, e nessuno potrà soccorrerti perché il treno non si ferma o l'aereo non si ferma. Qual è il motivo per cui dovrei stare male? E invece l'ansia te lo dà per certo e quindi è lì che bisogna lavorare e capire e lì ripeto il primo modo per lavorare è proprio quello di abbassare i livelli di stress perché se abbasso si riescono ad abbassare i livelli di stress anche i livelli di ansia molto spesso sempre si abbassano.
Serena Malaspina: Questo aspetto qui temporale anche a livello proprio schematico molto molto interessante, che la paura agisce nel qui e ora e l'ansia prevede, credo che nell'esperienza poi di chi vive appunto l'ansia, che è appunto una cosa che viviamo un po' È talmente tanto legata alla razionalità, vediamo, noi la percepiamo come se fosse ovvia nel tipo io quando ero bambina ho vissuto esperienze di esclusione sociale allora per me ogni volta che vado in un gruppo mia ansia mi dice verrà esclusa ma per me è ovvia quella cosa no? All'inizio
dott. Rodolfo Vittori: Certo.
Serena Malaspina: specialmente era ovvia come cosa quindi è interessante perché le persone quasi non la vogliono mettere in discussione perché sembra la realtà appunto. e quindi dici all'ascolto evitare quella situazione.
dott. Rodolfo Vittori: Sì, è l'ansia che mi deriva da qualcosa del passato, cioè tendo a riproporre in futuro qualcosa che mi è accaduto nel passato, ma anche tendo a inventarmi, perché io l'ansia tendo a dire che è eccesso di futuro. Quando penso troppo al futuro, mi viene l'ansia perché la mente cerca di proteggermi, cerca di proteggermi e quindi non vuol farmi fare tutto quello che c'è potenzialmente pericoloso. L'ansia funziona così perché il primo scopo della nostra mente è mantenerci vivi, secondo è farci procreare, perché noi dobbiamo vivere e procreare in modo da continuare la specie, questa è la natura che lo dice. Quindi il primo scopo della mente è quello di mantenerci vivi. Cosa fa per mantenerci vivi? C deve allontanare dai pericoli. Che cosa deve fare per allontanarci dai pericoli? Deve farci vedere i pericoli molto più grandi di quello che sono. E quindi arrivano le distorsioni cognitive, quindi no, quello che diceva lei, cioè io vedo qualcosa che in realtà non c'è. Io vedo qualcosa che potrebbe succedere e che mi blocca, ma che probabilmente non succederà mai. O comunque se dovesse succedere lo affronterò nel momento in cui succederà. lo affronterò nel qui e ora, come abbiamo detto, quando succederà. Invece io mi preoccupo, me ne occupo prima, mi preoccupo, mi occupo prima che succeda e non posso fare niente perché è come un giocatore di scacchi, no? Che guarda avanti 15 mosse, sono rimasto impressionato. gli scacchisti sono capaci di, anche scacchisti a livelli che mondiali, sono capaci di interpretare 15 mosse, ma 15 mosse significa che ogni mossa c'è una marea di variabili, quindi diventa milioni di variabili, dopo loro escludono quello che è impossibile, quindi rimangono poche variabili, ma sono pochi cervelli che riescono a fare quelle cose lì. Ma il nostro cervello è continuamente lì che ci propone scenari, no? E non sono scenari belli, Sono tutti scenari negativi. Allora, quello che mi domando è questo. Sì, ok, la vita è un Perché l'unica cosa di cui siamo certi nel momento in cui nasciamo è che moriremo un giorno. Quella è l'unica cosa c'è. Ma l'unica, Non ce ne sono proprio altre. Ma un giorno, Tra oggi e quel momento lì vivo. Allora io devo occuparmi di quello... mi succederà o devo occuparmi di quello che mi sta Ok? E questo è importante, cioè cambiare, fare lo switch in questi termini, cioè occuparmi di quello che realmente succede, poi se succederà qualcosa d'altro ce ne occuperemo nel momento in cui succederà. non sto dicendo che sia facile assolutamente, sono il primo io che quando ho qualche problema magari tendo a crearmi mille soluzioni, non dormire di notte perché non so uscire dal problema, però ci sono delle tecniche che mi permettono anche di tranquillizzarmi, di calmarmi e dirmi che nel momento in cui il problema ci sarà lo affronterai. Prima parlavo della zia Olga, perché io la considero una zia, una zia che non si è mai sposata quindi ha solo i nipoti non ha figli quindi ha solo i nipoti Da piccola praticamente mi ha tenuto come se fosse mia mamma, mi portava in giro, mi portava con la carrozzina, solo con tutto quanto. Dopo ha cominciato a proteggermi perché ero il suo nipote preferito e magari quando succedeva qualcosa a scuola mi aiutava con la mamma, col papà. Quando ho avuto le prime morosette era mia complice, diceva che andavo da lei mentre lei sapeva che andava da eccetera, eccetera. E lei è diventata anziana. Anziana vive da sola è pedante e tutto quanto no e ogni tanto venne a casa mia mi suona il campanello e entra dentro cosa lei non mi racconta cose belle le ogni volta che viene mi dice hai visto Mario che è morto povero col cancro hai visto quell'altro che le è venuto il cancro e che adesso sta facendo chemioterapia hai visto quei due che si sono separati hanno divorziato poveri adesso come farà lei che senza soldi non ti viene a dire ci sarà la festa del paese fra un me... ma cosa fai? la mandi via a calci? la insulti? la lasci fuori dalla porta? lei continua a suonare se la lasci fuori dalla porta? e si incazza lei perché dice, perché sa che sei in casa e dice ma guarda come mi tratta questo col bene che io gli voglio e che gli ho sempre voluto, guarda come mi tratta allora la zia Olga bisogna farla entrare? bisogna chiedere cosa vuole? come mai e dopo possiamo offrire un caffè o un tè e diciamo però zia sono pieno di lavoro fin qua adesso dimmi tutto quello che vuoi dirmi no? ti ascolto e dopo però ci salutiamo, ci abbracciamo, ci salutiamo allora è contenta be' d'accordo ci dice tutte quelle quattro robe che doveva dirci e se ne va se noi continuiamo a cercare di ostacolarla è finita sarà sempre peggio
Serena Malaspina: un po' diciamo quando si prova a resistere del tipo evitarlo per non sentirlo ma in realtà l'azione poi è peggiore dal punto di vista dell'essere latente e quindi magari continua anche quando sei in un momento dove non c'entra assolutamente niente quindi non ti prendi un momento per magari sentire e ascoltare la zia, ma la zia è come se ti parlasse sempre
dott. Rodolfo Vittori: Sì, esatto.
Serena Malaspina: molto interessante questa metafora, mi piace molto. Le chiederei infine: una persona che ha ascoltato l'episodio, questa chiacchierata, e magari si ritrova in tante dinamiche, magari ha già fatto dei percorsi di terapia, magari li vuole fare, indipendentemente proprio livello di consapevolezza dei propri meccanismi, le chiederei, con la sua lunga esperienza, se ci sono delle riflessioni che secondo lei è importante coltivare quotidianamente per cercare proprio di riuscire a vivere meglio quella che è la propria vita senza cadere un po' in quelle dinamiche di cui abbiamo un po' parlato.
dott. Rodolfo Vittori: allora non possiamo dare una ricetta che vada bene per tutti,
Serena Malaspina: Certo.
dott. Rodolfo Vittori: anche la terapia, se esiste la terapia è perché sono abiti su misura. Io quando parlo della terapia dico sempre che la terapia, una volta dicevo che era un percorso, adesso dico che è un pellegrinaggio, no? C'è il monaco e il discepolo che vanno, che fanno pellegrinaggio. camminano tutti e il monaco non porta il discepolo sulle spalle, e magari gli dai dei consigli, però ognuno dei due si porta il proprio sacco, proprio zaino e tutti e due hanno la stessa direzione, questa è un po' la psicoterapia per me, camminare assieme verso un obiettivo, ok? e quindi possiamo farlo solo indipendentemente, non si possono dare. Poi ci sono delle regole invece sicuramente che valgono per tutti. Allora la prima cosa per me è quella di abbassare i livelli di stress e quindi e quindi iniziare proprio dalle piccole cose imparare a camminare io consiglio a tutti di camminare 40-60 minuti al giorno camminare, non andare a correre, non fare nordic walking no, sono tutte cose che mi peggiorano lo stress io devo dare al mio corpo la sensazione di quello che aveva quando il cervello è stato costruito l'uomo camminava 30 km al giorno, noi forse forse forse camminiamo 1 e mezzo al giorno Quindi camminare è fondamentale perché ci riconnettiamo praticamente tutto tutto il nostro corpo con la mente. Il corpo non è comandato dalla mente come si pensava un tempo ma c'è un'informazione circolare tra mente e corpo eccetera e quindi ci sono dei continui feedback e questo è importantissimo. È importantissimo imparare a respirare correttamente perché noi disimpariamo se noi vediamo un bambino in culla respirare vedremo che si alza solo la pancia, il torace non esiste, cioè si alza solo la pancia poi lo portiamo all'asilo nido e già dopo qualche tempo che va all'asilo nido, che quindi lo svegliamo di mattina quando lui vorrebbe dormire lo portiamo in un ambiente che è lì con tanti bambini però e non alla mamma e non sto dicendo che l'asilo nido non vada bene perché con la società che abbiamo è fondamentale però bisogna essere consapevoli che purtroppo non è il modo di vivere che uno dovrebbe avere. già in asilo nido, già in asilo, un bambino inizia a respirare di torace, che è il sintomo principale dello stress. Perché vuol dire che siamo attivati, perché tutta la respirazione toracica è regolata dal sistema nervoso simpatico, mentre la respirazione diaframmatica è regolata dal nervo vago, che è il nervo principale della... del sistema nervoso autonomo parasimpatico, quello della calma del rilassamento. Quindi imparare a respirare cosa significa? Significa prendersi dei momenti durante la giornata per se stessi per iniziare a respirare e imparare a respirare nuovamente utilizzando il diaframma. Non è semplice, ci sono delle tecniche nei libri e anche nei video si trova quando si vuole ed è importantissimo. ridurre il tempo sui social sulla base di quello che abbiamo detto sarebbe corretto soprattutto di sera, soprattutto di sera perché le luci blu sono quelle che ti rovinano il sonno cioè stare davanti alla televisione davanti a uno schermo di un computer monitor un tablet o un telefonino e mettono luci blu, luce blu dice al nostro cervello e giorno e quindi riduce la produzione di melatonina, anche se sono ribate quelle ore lì e quindi la persona poi fatica ad addormentarsi o ha un perché poi quando dormo male poi sto male tutta la giornata mi affatico ancora di più eccetera eccetera eccetera Passare più tempo con le persone che ci fanno stare bene e meno con le persone tossiche. E ne abbiamo, le persone tossiche attorno. Attenzione! E qua dovremmo del mettere confini, capire realmente che ci conchistiamo bene e stare con le persone con cui stiamo bene. Perché la salute mentale non è un gratta e vinci. non dobbiamo strisciare sto bene o sto male no più un orto se l'orto te ne prendi cura ogni giorno pianino poco la volta no ok questo orto ci dà tutti gli ortaggi e i frutti che ci servono questo è, prendersi cura di noi stessi, è una cosa molto molto
Serena Malaspina: Mi piace questa, in chiusura, questa metafora dell'orto perché l'orto effettivamente tante volte le persone non sono abituate a, magari non l'hanno mai fatto, io mi ricordo solo mio nonno che aveva l'orto, ma credo che sia proprio un'esperienza che ti faccia capire la pazienza anche che ci vuole. nelle piccole azioni che magari non siamo abituati perché siamo costantemente in movimento in maniera opposta, E decidendo, tra virgolette, noi quali sono i tempi che non sono i tempi della natura e quindi anche i nostri, ma pensiamo di adattarci a dei tempi che sono in realtà costrutti forse,
dott. Rodolfo Vittori: esatto
Serena Malaspina: molto bello. E per chiudere, le farei l'ultimo format appunto di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. La prima è qual è la sua piccola pratica quotidiana che l'aiuta a prendersi cura del suo benessere mentale.
dott. Rodolfo Vittori: camminare nella natura.
Serena Malaspina: La seconda è qual è una cosa non ovvia ma utile che le capita di fare quando vuole sentirsi meglio.
dott. Rodolfo Vittori: che io mi dico ogni tanto quando il carico eccetera mi dico non devo risolvere tutta la mia vita oggi mi basta affrontare quello che mi sta succedendo adesso affronto questo e basta affronto una cosa per... diciamo così affrontiamo le cose step by step una cosa per volta
Serena Malaspina: L'ultima, quale pensiero insegnamento e citazione l'ha ispirata maggiormente nel suo percorso?
dott. Rodolfo Vittori: siamo nati per essere felici ma troppo spesso ci distraiamo. Non devi distrarti, pensare, devi impegnarti ad essere felici.
Serena Malaspina: Bellissima chiusura. Io la ringrazio veramente di cuore per questa bellissima chiacchierata che ha spaziato in tante anche discipline e approcci che secondo me rendono bene il tema di cui abbiamo trattato, come imparare a tornare, a rimanere, ad apprezzare quella che è la nostra vita e quindi la ringrazio davvero tanto per aver condiviso questo sapere con
dott. Rodolfo Vittori: Grazie Serena e le auguro di essere come il suo tutti.



