Essere Serena
Copertina dell'episodio 46: Impara ad accettarti per chi sei: Identità, rappresentazione e comunità queer
EP 4643 min

Impara ad accettarti per chi sei: Identità, rappresentazione e comunità queer

con Domenico ManciniPsicologo e divulgatore

Ascolta su SpotifyApple Podcasts

DESCRIZIONE

Identità sessuale, coming out e autenticità. Normalizzare senza semplificare e separare la propria voce da ciò che abbiamo assorbito.

Essere LGBTQIA+ non è un sintomo, ma nemmeno un alibi. C'è bisogno di normalizzare, ma anche di non semplificare.

CAPITOLI

  1. Non è un sintomo ma nemmeno un alibi

  2. Normalizzare senza semplificare

  3. Coming out e salute mentale

  4. Separare la propria voce dall'esterno

Trascrizione dell'episodio

Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.

Serena Malaspina: Ciao a tutti e tutte, bentornati su Essere Serena. Questo episodio nasce da una riflessione che mi ha colpito profondamente e nel mese del Pride tante persone della community mi hanno chiesto di affrontare per la prima volta in modo diretto il tema dell'identità sessuale, del coming out e del rapporto tra autenticità e salute mentale. Qualche settimana fa ho letto un post che diceva

Serena Malaspina: Essere LGBTQIA+ non è un sintomo ma nemmeno un alibi. In queste parole ho sentito qualcosa di importante. La necessità di normalizzare, certo, ma anche quella di non semplificare. Così ho contattato l'attore di quel post e oggi sono felice di avere con me Domenico Mancini, psicologo specializzando in psicoterapia, divulgatore sulla pagina Diari Clinici e voce sensibile e lucida su questi temi. Benvenuto Domenico, grazie per essere qui.

Domenico Mancini: Buonasera a tutti e tutte, grazie a te Serena per avermi scritto e per esserti interessata al post e anche un po' tutto il lavoro che c'è dietro la pagina di Diari Clinici, grazie veramente tanto.

Serena Malaspina: Niente grazie a te. Allora io partirei proprio dalla frase riportata in apertura di questo post e quindi ti chiederei cosa intendevi appunto davvero con questa frase, quindi che non è un sintomo ma nemmeno un alibi e perché è importante non ridurre appunto l'identità a qualcosa da curare ma nemmeno usarla come uno scudo per evitare di guardare cosa ci fa stare male.

Domenico Mancini: Allora, diciamo che la frase LGBTQIA+ non è un sintomo nemmeno un alibi diciamo che nasce un po' da un bisogno quello di spostare il discorso sulla salute mentale delle persone queer su un piano più complesso sfaccettato e anche, permettimi di dire, clinicamente maturo infatti in ambito clinico è stato per troppo tempo automatico a volte ancora lo è

Domenico Mancini: pensare all'identità LGBTQIA+ come a qualcosa che andasse spiegato, giustificato e a volte persino patologizzato. Non dimentichiamo che fino al 1973, e ricordiamo, l'omosessualità era inclusa nel DSM come disturbo mentale. E se oggi questo non è più il caso, resta comunque rischio di scivolare letture che, come dire, pur...

Domenico Mancini: senza essere patologizzanti di per sé in senso stretto, però tendono a trasformare l'identità queer in una sorta di spiegazione clinica implicita per le sofferenze psichiche. Dire che non è un sintomo vuol dire prima di tutto restituire dignità e valore intrinseco poi alla varietà dell'identità sessuale e di genere. L'orientamento sessuale, così come l'identità di genere, non sono manifestazioni di una psicopatologia.

Domenico Mancini: Sottostante, sono aspetti costitutivi dell'identità umana, questo ce lo dice anche l'American Psychological Association, con la stessa legittimità di qualsiasi altra dimensione identitaria. Questo è un punto che secondo me è essenziale e supportato anche da un'enormità di letteratura scientifica sia in ambito psicologico che sociologico, per esempio il lavoro di Meyer, di Goldfried, ma volevo aggiungere anche l'altra parte della frase.

Domenico Mancini: che in realtà ho visto che è quella che ha colpito un po' di più. Non è nemmeno un alibi. Che cosa intendo? Intanto dire che se da un lato dobbiamo assolutamente proteggere le persone queer dal rischio di patologizzazione, dall'altro lato, come clinici, dobbiamo mantenere uno sguardo rigoroso e rispettoso, soprattutto della complessità psichica di ogni individuo. Cioè non possiamo permetterci ad esempio di ridurre ogni disagio psicologico.

Domenico Mancini: o ogni pattern comportamentale di funzionare la semplice appartenenza a una minoranza. Come ci ricorda Meyer, che citavo prima, molte persone LGBT hanno un vissuto di minority stress, discriminazione, rifiuto familiare, esperienze traumatiche, esperienze negative avverse, tutto ciò influisce profondamente sul funzionamento psichico dell'individuo.

Domenico Mancini: sullo sviluppo di schemi cognitivi, sulle strategie di coping che mette in atto, il fronteggiamento nella sua quotidianità. Ma ci sono anche aree di vulnerabilità individuale, funzionamenti di personalità e, come direbbe qualcun altro, conflitti intrapsichici che meritano uno spazio di osservazione clinica autonomo. Se, quindi, patologizzare l'identità è un grave errore anche de-responsabilizzare.

Domenico Mancini: il paziente o evitare addirittura di esplorare alcune aree conflittuali perché tanto dipende tutto dal fatto che LGBTQIA+ sarebbe secondo me un errore clinico. Faccio un esempio: se una persona transgender mi porta un importante vissuto depressivo, come dire, non posso limitarmi a pensare che tutto dipenda solo dal rifiuto sociale, pur sapendo e sottolineo che il contesto gioca un ruolo importantissimo, posso

Domenico Mancini: Anzi, secondo me devo esplorare anche eventuali conflitti identitari, interni, dinamiche familiari precoci, vulnerabilità temperamentali, rappresentazioni di sé come individuo che possono necessitare di un lavoro clinico profondo. Ma questo non significa mettere in dubbio ciò che l'altro sente. Quindi questo ci tengo a sottolinearlo. In definitiva, quindi il messaggio che porto

Domenico Mancini: è l'identità LGBTQIA+ non è né il problema né la soluzione unica, è una cornice importante ma è il lavoro clinico vero. Quello che ha a che fare poi con il senso di sé, con la regolazione emotiva, con l'autocompassione, con la capacità di costruire legami, siamo esseri sociali e per questo quindi relazione, richiede sempre una lettura attenta, rispettosa ma anche complessa della persona e della sua interezza.

Domenico Mancini: da divulgatore anche sui social, la complessità molte volte si rischia di sintetizzarla e questo poi, anzi, questo spazio in realtà serve proprio per, per questo ti ringrazio, serve proprio per ritornare un po' nella complessità che spesso non è possibile spiegare.

Serena Malaspina: Assolutamente e trovo molto interessante appunto quello che ci hai spiegato e la vedo un po' come se fosse una sorta di continuum, da una parte c'è il sintomo dall'altra parte appunto c'è anche l'etichetta che è una persona a copertura quasi, che appunto ha tutto derivato da quello e si perde in entrambi i casi la persona dietro, è un po' quello che dicevi anche prima.

Domenico Mancini: Esatto, esatto, assolutamente. Sia in un verso che nell'altro. Non bisogna dimenticare assolutamente la persona in sé in quanto essere umano. Questo prima di tutto, assolutamente, sono d'accordissimo.

Serena Malaspina: Assolutamente. Mi viene poi in mente che comunque essendo in una società ancora molto eteronormativa, che ha questa visione del mondo che considera l'eterosessualità come l'unico orientamento sessuale normale o naturale, può essere difficile molte volte immaginare relazioni diverse da quelle che ci si aspetta, che vengono previste dalla società, dalle aspettative altrui o anche dalle aspettative interiorizzate. Quindi ti chiederei un po' cosa succede psicologicamente quando una persona queer non vede rappresentato, non ha visto mai rappresentato ciò a cui magari aspira ma non sa esattamente neanche a cosa aspirare tante volte, proprio per questa difficoltà nel ritrovarsi. Ti chiederei un po' un parere su questo tema.

Domenico Mancini: Guarda Serena credo che questa domanda tocchi un punto molto centrale anche molto profondo più di quanto possiamo immaginarlo in realtà. Quando parliamo di una società eteronormativa il problema non è solo il pregiudizio esplicito, il bullismo o la discriminazione manifesta che ovviamente esistono e fanno dei danni enormi ma c'è qualcosa di ancora anche

Domenico Mancini: Permettimi di dire un po' più sottile, che spesso lavora un po' dentro le persone in modo invisibile ed è il tema della rappresentazione. Cioè, se io non vedo rappresentata la mia identità, la mia possibilità di amare, di desiderare, di costruire relazioni, quello che succede in realtà, a livello emotivo, molto potente. Si parla proprio di annientamento simbolico, alcuni in letteratura.

Domenico Mancini: Se non vedo, mi capita, mi sta venendo in mente ora pensando a qualche vissuto che mi viene portato. Se non vedo me stesso in un film, in nessuna serie tv, in nessuna storia d'amore raccontata, inizio a sentire spesso in modo implicito che la mia esperienza ha quasi non diritto di esistere, cioè non è contemplata. Mi ricordo che mi veniva proprio detto

Domenico Mancini: parlando di vissuti emotivi infantili, io non avevo, cito testualmente, non avevo un modello possibile per quello che io provavo. Il nostro cervello specie nell'adolescenza poi funziona tantissimo anche per imitazione, per identificazione, per modellamento, ce lo dice Bandura. L'identità, soprattutto quella affettiva e relazionale, bisogno di essere vista anche per potersi strutturare.

Domenico Mancini: Quindi allora accade qualcosa di molto doloroso quando questo succede. Diciamo quello che è l'omofobia interiorizzata, oppure l'internalizzazione dello stigma. Cioè io comincio in realtà a pensare che forse sono io che sono sbagliato, sono io che sono inadeguato. Non tanto perché qualcuno me lo dice direttamente, anche se spesso purtroppo accade, ma perché non vedo attorno a me dei modelli di riferimento che in realtà mi dicono il contrario.

Domenico Mancini: Questo processo in realtà è stato molto studiato, per esempio nella letteratura, come dicevo prima, del minority stress. Negli ultimi anni, poi ci sono diverse meta-analisi, recentissime del 2023 se non sbaglio, che mostrano quanto lo stigma interiorizzato in realtà sia fortemente correlato a depressione, ansia e addirittura ideazione suicidaria nelle persone queer. E questo meccanismo non riguarda solo il singolo, ma anche la società in cui cresce. Assolutamente. Quindi quando

Domenico Mancini: L'unica narrazione che ricevi è che la coppia legittima è quella eterosessuale, sposata, con figli e tutto il resto al massimo compare come una... mi viene anche male a dire come eccezione o un'anomalia, allora anche la tua capacità di immaginazione diventa limitata. Io spesso dico che i pazienti LGBTQIA+ non devono solo accettare la propria identità, devono proprio inventarla.

Domenico Mancini: nel senso che spesso non hanno modelli da cui partire. Questo è molto, ma sottolineo, molto impegnativo dal punto di vista psicologico. Un'altra storia clinica che mi viene in mente è una ragazza di 20 anni, mi raccontava come crescendo ogni volta che guardava film o serie tv, vedeva solo storie d'amore etero e dentro di sé pensava roba del tipo, allora quello che provo io è strano, non è previsto, forse non esiste davvero.

Domenico Mancini: per anni ha interiorizzato questa idea. Poi, grazie ad un incontro scolastico, grazie ad un'associazione LGBTQIA+, e successivamente poi entrando anche in gruppi organizzati e forum, lei ha sentito che la sua esperienza, cioè che le esperienze degli altri, somigliavano alla sua esperienza. E quasi con stupore, mi ricordo che mi diceva, è stato come rendermi conto che la prima volta anche io

Domenico Mancini: posso vivere una relazione felice e normale. Questo cambio di sguardo ha avuto un impatto importante nella vita della persona. Si parla molto di role model positivi, hanno un impatto protettivo fondamentale. In terapia molte volte spesso si parte da qui, anche nella relazione terapeutica, nel creare delle relazioni dove si va a ricostruire rappresentazioni interne alternative.

Domenico Mancini: Non basta dire al paziente accettati così come sei. Prima bisogna aiutarlo a vedere che intanto esistono delle possibilità reali di vivere relazioni sane, desideri legittimi, famiglie possibili e quando lo si fa lavorando su più livelli, decostruendo i pensieri negativi automatici, esplorando la storia personale e familiare, anche su... Prendo in maniera impropria il termine suggerendo...

Domenico Mancini: attivamente contesti in cui incontrare modelli positivi, associazioni, gruppi, letture, film, personaggi pubblici che molte volte rappresentano anche in modo affermativo la diversità e questo aiuta tantissimo, Serena. Ecco, se dovessi sintetizzare quindi, per non essere troppo lungo, in un messaggio per chi ci ascolta la mancanza di rappresentazione non è mai un dettaglio neutro.

Domenico Mancini: alcune volte è silenzioso, un'invisibilità che lavora poi nel profondo, scava, scava, scava, ma possiamo contrastarla, cioè possiamo costruire nuovi modelli, nuovi spazi di visibilità e anche di appartenenza e questo è un momento molto florido, per quanto difficile, ma comunque l'associazionismo sta ritornando, anche in questo mi sento di dire

Domenico Mancini: spero sempre un associazionismo sempre più aperto mentalmente, non rigido a volta, ma questo dà tanta speranza, anche letteralmente una nuova narrazione poi su se stessi. Quindi sì, mi sento proprio di dire questo.

Serena Malaspina: Scusa Domenico, perdonami un secondo devo semplicemente staccare una cosa perché qua ho visto che avevo messo il time limit alle 10 di tutti i social quindi devo toglierlo perché c'è tutta le cose, se no mi blocca tutto scusami, mi sono resa conto adesso. Allora aspetta, screen time dove sta qua, leviamolo che se no mi blocca tutto. No perché c'è letteralmente non funziona. Allora downtime, questo qua eccolo via.

Domenico Mancini: Vai vai vai!

Serena Malaspina: fuori, off. Non l'ho visto che sia, ha fatto tipo un rumore, no, è iniziato a sudare freddo. Fantastico discorso. Allora, hai toccato sicuramente tanti temi interessanti. Ti chiederei un po' se ci sono anche dei primi passi che possono, diciamo, aiutare le persone che sono attualmente in un percorso di terapia, che vogliono iniziarlo, ma anche che in questo momento magari non possono. Quindi in qualche modo comunque gli serve qualche tipo di informazione. Quali possono essere i primi passi appunto o delle best practice per iniziare o anche solo riflettere su come separare quella che è la propria voce da ciò che abbiamo assorbito dall'esterno. Ci sono magari dei tratti comuni, sono... Capisco che chiaramente dipende da persona a persona, da caso a caso, però magari qualche aspetto che ti senti magari di consigliare.

Domenico Mancini: Guarda, questa è una bellissima domanda perché mi ricordo del lavoro fatto con una ragazza trans, è stato proprio su questo. Il solo fatto di venire in un contesto di supporto psicologico all'interno di un'associazione qui su Roma, già

Domenico Mancini: per questo era un problema, perché mi riaggancio a quello che dicevo prima, uno degli aspetti fondanti poi su cui lavorare l'omofobia interiorizzata, quella voce interiore che ti sussurra, è meglio se non parli, se non ti mostri o non essere troppo visibile. Questo porta nel tempo, anche dopo, magari il coming out, dire, a forme di vergogna,

Domenico Mancini: e di umiliazione e anche di confusione volendo. Quindi rispondo a questa domanda pensando proprio a quello che si è fatto.

Domenico Mancini: La prima cosa secondo me è distinguere la propria voce da quella esterna. Qui si apre, secondo me, una parte fondamentale del lavoro clinico e personale. Entrare in contatto con i pensieri interni, quindi sarebbe utile chiedersi chi parla in me, una voce che mi dice non essere troppo visibile, qualcosa che viene da me, da quello che desidero, da chi sono davvero. Imparare a usare anche un

Domenico Mancini: una psicoterapia affermativa, questo lo dico anche come clinico. Cioè, se è dimostrato, per esempio, la CBT, il modello che sposo, dimostrato efficace i lavori della dottoressa Montano, per esempio, nel trattare la vergogna e sintomi depressivi. Cercare attivamente contesti che rispecchiano la propria identità. Cioè, quando anche prima diciamo l'associazionismo, gruppi LGBTQIA+,

Domenico Mancini: con operatori nella stessa comunità, letture, ci sono tantissime, e qui su Roma Cinema Queer, testimonianze autentiche, questo aiuta tantissimo, tutto questo diventa anche un feedback positivo che ti ritorna, una voce, no, una controvoce, nel ridurre vergogna, e anche quella voce che contrasta a quella interiore negativa.

Domenico Mancini: E lavorare poi sulle tracce culturali e familiari. Se la voce interiore è alimentata da un background religioso o cattolico, si può esplorare come distinguere per esempio la propria spiritualità dalle interpretazioni dogmatiche. Non si tratta per esempio di rinnegare la fede, questo per esempio lo dice benissimo Lingiardi, le linee guida che sono uscite qualche anno fa.

Domenico Mancini: ma di decostruire gli schemi autoritari che l'hanno usata per alimentare il senso di colpa, la vergogna. Sperimentare l'autocompassione, ci sono tanti modelli, per esempio anche nuovi, della compassion con Nicola Petrocchi, esempio, imparare a trattarsi con empatia, riconoscendo che gli errori, le paure, i momenti di negazione non significano che sono un difetto, sono sbagliato.

Domenico Mancini: C'è un termine che non mi viene difettoso, ecco, non sono difettoso, non sei tu il problema, è una ferita culturale da cui guarire. Qui entrano strumenti di self-compassion, spesso integrati anche nelle pratiche queer affermative. Ecco, secondo me un lavoro clinico concreto, ma anche come primo passo, per ritornare a quello che mi chiedevi, per chi non può, per esempio,

Domenico Mancini: inoltrarsi in una terapia, posso dire che ci sono tante associazioni che realtà, cioè il circolo Mario Mieli qui a Roma, il Gay Center, la Gay Help Line, ci sono tante... la Gay Help Line per esempio lavora su tutto il territorio nazionale, magari questo non si conosce, non si sa spesso, però ci sono tante possibilità da poter accedere anche gratuitamente, questi sono veramente

Domenico Mancini: tutti centri o comunque realtà che le Arcigay, tutte queste realtà, ora non me ne vogliono tutte quelle che non nomino, sicuramente sono tutte realtà a cui afferirsi e bussare la porta per fare relazione, per creare relazione, costruire relazioni, ma anche per far sì che qualcuno

Domenico Mancini: qualcuno per cui tendere la mano c'è. Quindi ci sono professionisti, io ho collaborato qualche anno, ci sono professionisti pronti su ogni livello, anche legale, anche ci sono case famiglia, c'è la possibilità. Alcune volte bisogna aspettare, alcune volte bisogna attendere, si fa anche un processo legato alle difficoltà sia di tipo economiche.

Domenico Mancini: ma anche di tipo proprio legale. Oppure ci sono, parlo delle terapie in questo caso, sono tantissimi centri, per esempio anche quello della mia scuola, sono tantissimi centri che calmierano i prezzi in base all'ISEE o fanno psicoterapia solidale, quindi sono seguiti da specializzanti e supervisionati da senior. Quindi in realtà

Domenico Mancini: anche utilizzare anche i social da questo punto di vista. Cioè, anche a noi professionisti, tantissimi professionisti che seguo colleghe e colleghi si occupano di questo. Scriveteci, vi indirizziamo, non per forza la presa in carico nostra, personale, ma magari sia in questo tipo di informazione che altrimenti non sarebbe possibile.

Domenico Mancini: Invece così si riesce. Come dire, il bello dell'informazione e del digitale è anche questo qui.

Serena Malaspina: Assolutamente, assolutamente Domenico. Beh, grazie intanto per tutti questi spunti. Appunto, è il bello diciamo di tutta la parte digitale, è la possibilità di connettersi più facilmente a nuove voci, ad associazioni, realtà che operano che magari fino a prima non si sapeva proprio, non si arrivava, no? E quindi adesso è più probabile magari essere... ricevere con l'informazione che permetta di avvicinarsi a determinati tipi di realtà che magari semplicemente appunto per un gap informativo non si conoscevano e quindi questo è un bellissimo messaggio e molto molto importante quindi riporterò magari i link sotto così poi le persone possono andare a rinforzare.

Domenico Mancini: Certo, mi va di aggiungere una cosa, Serena, che queste ovviamente sono realtà che vanno supportate, perché spesso e volte non hanno i fondi necessari per mettere su tutto e quindi vanno avanti attraverso dei progetti europei o dei progetti comunali su Roma, quindi è importante sostenerli anche da questo punto di vista perché molte volte anche avere su una sede

Domenico Mancini: comporta dei costi e anche se poi all'interno ci sono professionisti che lavorano su base volontaria però c'è poi tutto un comparto generale che va sostenuto quindi mi andava proprio di dire questo perché poi c'è anche l'altra parte della medaglia dove purtroppo sempre meno vengono finanziati i progetti da questo punto di vista però capisco bene che con questo aprirei un altro polverone.

Serena Malaspina: Però no, fatto bene a sottolinearlo, comunque una realizzazione, una riflessione molto importante su queste realtà, sull'importanza di supportare, per avere degli spazi di condivisione, di rappresentazione e di aiuto, anche perché magari non si può permettere altri tipi di realtà, perché comunque così è. Questo tema molto molto interessante e mi veniva poi in mente un altro aspetto che non so bene come formulare però ci sono molte persone che magari nell'arco della loro adolescenza o vita in generale magari hanno periodi dove sperimentano, si ritrovano appunto a farsi tante domande no mi piace anche... cioè proprio domande come dire basilari del tipo mi piacciono le donne, mi piacciono gli uomini, non si sa, è un tema che mi viene in mente parlando anche con amiche così è la differenza tra persone che, tra virgolette, navigano e indagano queste domande, queste sensazioni, questi dubbi che hanno in maniera tranquilla, no? Cioè nel senso, livello di esplorazione. E magari ci sono altre persone che forse hanno molto di più una paura di un'etichetta, di mettersi un'etichetta addosso e quindi forse c'è proprio una sorta di repressione iniziale senza neanche andare a indagare qualcosa che una persona si sente. È qualcosa che effettivamente ti è capitato di trovare, non so se c'è della letteratura a riguardo però è un tema che in qualche modo ha senso, perché io non ho sentito parlare molto però appunto mi chiedo quale differenze si creino tra l'esplorare in maniera più naturale, più tranquilla e appunto invece persone che percepiscono più rigidità, no? E paura forse.

Domenico Mancini: Guarda, io credo che la differenza sostanziale sia nel contesto culturale e familiare nel quale si è vissuti, sai? Credo che questo rappresenti o meno rappresenti la normalizzazione del proprio essere, del proprio sentire. Questo capita non solo

Domenico Mancini: e per quanto riguarda l'aspetto sia identitario o di orientamento sessuale. Rappresenta anche molte volte il semplice sentire. Quante volte mi capita di sentire persone che hanno appreso una loro vita che è sbagliato sentirsi tristi e quindi cercano in tutti modi di evitare la tristezza. Ma perché? Perché questa roba qui l'hanno appresa a casa, l'hanno appresa nel loro contesto.

Domenico Mancini: familiare e nell'ambiente culturale, esempio, perché magari si è formata la regola se sono una persona triste, se gli altri mi vedono tristi allora sono sbagliato, come se gli altri mi vedano o se, come dicevo prima, se mi sento, se voglio, non so, volevo proprio prendere un esempio calzante.

Domenico Mancini: Semplicemente se mi piace un uomo e sono un uomo, l'altro mi vede strano o l'altro mi percepisce come inetto, inadeguato, sbagliato, difettoso, no? Quello che dicevo prima. Nel tempo io interiorizzerò questa credenza e molte volte capita poi che si basi la propria vita in realtà

Domenico Mancini: sul non detto, sul nascondersi, perché il timore della vergogna del proprio valore personale, del proprio sé è sempre minacciato e quindi si è in eterna allerta, cioè questa attenzione selettiva a chissà se pubblico questa cosa allora gli altri potranno accorgersi che o non mi faccio vedere mano nella mano in pubblico oppure

Domenico Mancini: non metto le cose rosa perché gli altri potrebbero pensare, quindi qualsiasi tipo di stimolo che potrebbe elicitare nell'altro il pensiero malevolo o giudicante nei miei confronti comporta poi una modificazione delle mie condotte e del mio comportamento, a tal punto da anestetizzare o anche ad annullare, volendo essere anche un po' più esagerato, quelli che sono

Domenico Mancini: la mia identità, mio orientamento sessuale, a costruire una vita basata anche su scelte che non sento mie, su stili di vita che non mi appartengono, per poi arrivare a decidere per un nonnulla, per un evento, magari luttuoso, viene in mente, un evento luttuoso di dire

Domenico Mancini: L'imprevedibilità della vita mi sta dicendo vivi te stesso, te stessa come meglio credi e da cambiare però anche questo è un processo, un processo che si è messo magari a tacere e credo, ritornando alla domanda che mi facevi, che la differenza sia veramente nell'ambiente, nel contesto culturale che fa apprendere poi delle regole di vita

Domenico Mancini: delle credenze che risultano essere poi nel tempo disfunzionali ma disfunzionali perché scelgo di non scegliermi.

Serena Malaspina: Assolutamente, scelgo di non scegliermi. Penso che sia una frase molto di impatto e molto rappresentativo, effettivamente, forse appunto ci sono... cioè si dice tanto impara ad amarti, no? Però ci sono delle persone che effettivamente, sulla base delle proprie esperienze non riescono, cioè non hanno mai imparato effettivamente a farlo. Pensano che l'amore dipenda anche da...

Domenico Mancini: Mamma mia! Esatto, esatto

Serena Malaspina: dalla validazione appunto esterna se si è in un certo modo forse.

Domenico Mancini: Assolutamente, Serena, le relazioni diventano decisive perché dire devi imparare ad amarti spesso rischia di sembrare anche una frase un po' vuota, soprattutto per chi non ha mai avuto un'esperienza concreta su che cosa significa essere amati in modo sano e incondizionato rischia di suonare anche quasi frustrante se posso.

Domenico Mancini: Perché se non hai mai visto che nessuno farlo con te, se non hai mai sperimentato un contesto dove l'amore per se stessi veniva modellato, ma da dove si comincia? Io credo che proprio da qui poi sia il cuore del lavoro anche terapeutico e spesso anche il cuore della vita in realtà. Perché l'amore per sé non nasce come un'idea teorica, nasce da piccoli gesti, da esperienze concrete, ripetute nel tempo.

Domenico Mancini: di rinforzo positivo, che lentamente poi costituiscono dentro di te una nuova narrazione. Non possiamo pretendere di amarci semplicemente perché decidiamo di farlo. Amati, bacchetta magica. Possiamo fare, cominciare ad agire gesti di cura anche minimi, gradualmente, sedimentando un senso di valore personale. Questo per esempio, la compassion aiuta tantissimo.

Domenico Mancini: dei modelli terapeutici che per esempio ne sposò molto il pensiero, perché si parte dalle risorse personali, da quello che ho, per imparare sempre di più e rinforzare quella che è la cura personale. Spesso e bisogna prima imparare a prendersi cura di se stessi per poi cominciare a rinforzare quei piccoli gesti. E questo, forse lo diciamo anche prima, nasciamo

Domenico Mancini: all'interno di un contesto relazionale e questo lo impariamo attraverso anche gli altri. Cioè lo impariamo quando qualcuno ci guarda con rispetto, con cura, anche quando noi non siamo ancora in grado di farlo. Molte volte la prima confusione che arriva in terapia è, oddio, ma tu, gli primi test relazionali magari che si possono fare in terapia, Oddio, ma tu veramente non ti stai comportando.

Domenico Mancini: come ho imparato che gli altri si comportano. Cioè veramente non mi stai guardando con giudizio e sembra strano, sembra strano, la persona è sorpresa e molte volte anche spaventata. Spaventata perché quella modalità non la conosce e quindi sì, credo che l'amore per sé, l'amor proprio, sì, ma anche attraverso gli altri, assolutamente.

Serena Malaspina: Sì, hai detto l'ultima frase, questo tema della relazione anche terapeutica o comunque appunto alle volte la prima relazione sicura nella quale la persona si ritrova, soprattutto a condividere determinati aspetti di sé. E il discorso del quando non si è avuto la possibilità prima di farlo, di condividere certi dati di sé proprio per questa paura di... Questa vergogna interiorizzata, questa paura di essere giudicati, non amati e esclusi sotto un certo aspetto, è veramente quello che poi crea la rivoluzione nel momento in cui si normalizza chi si è di fatto,

Domenico Mancini: Esatto, a proposito anche di terapia di affermazione, perché ricordiamoci quando prima citavo del 1973 io e di questo posso dire che

Domenico Mancini: mi imbarazzo rispetto alla categoria e quindi dico qualora dovesse accadere segnalate agli albi di appartenenza all'ordine che fino a poco tempo fa le prime terapie di pazienti che hanno per esempio all'oggi 20-25 anni portate in terapia ai 12-13 anni.

Domenico Mancini: si sono trovati di fronte a... altro che terapia d'affermazione, terapia riparativa. Questo anche ci tengo attraverso anche questo canale di informazione affinché ci ricordiamo che a tutelare il paziente, non solo il professionista, ma anche il paziente sono i vari ordini.

Domenico Mancini: e gli albi a cui il paziente afferisce. Quindi c'è possibilità di dire questo professionista sta sbagliando.

Serena Malaspina: Assolutamente. Esatto.

Domenico Mancini: Anche perché i danni confermano, inoltre la prima cosa si conferma la credenza che dell'adulto o del professionista non posso fidarmi come prima cosa. E la seconda cosa è che chi riveste un ruolo nella società garante della salute mentale in realtà

Domenico Mancini: mi sta facendo più danno che altro, quindi ci tengo a sottolineare pure questo. Esatto, cioè non bisogna scavare molto, io mi chiedo spesso quando si dice terapeuta alleato, la prima parola che mi viene in mente è autenticità, cioè nel senso che l'essere autentico, molte volte con i pazienti

Serena Malaspina: Assolutamente, anche perché ho sentito le storie appunto contemporanee, quindi...

Domenico Mancini: che in un timing giusto ripaga l'autenticità, nel senso quello che sto sentendo io in questo momento rispetto a quello che mi stai portando. Molte volte mi sono ritrovato a dire mi sento messo al muro da questa affermazione. No, ovviamente sempre nel timing giusto della terapia, quando si capisce che l'altro può accogliere questo tipo di intervento, però

Domenico Mancini: Non basta... Guarda, Serena, e con questo non voglio farne una critica, per carità. Però secondo me, quando parlo di autenticità, non basta solo vestirsi di simboli arcobaleno, ma bisogna essere consapevoli, informati e pronti a mettersi in gioco e in discussione. Leggendo le linee guida, i primi capitoli, le linee guida che citavo prima di Lingiardi,

Domenico Mancini: La prima cosa che è stata fatta è stata inviarla tramite l'ordine a noi psicologi come prima cosa. Questo perché avviene? Mi sono chiesto ma come mai? Perché non siamo informati? In realtà all'università si parlava poco di questo e se ne parla secondo me ancora poco. Quindi come spesso i colleghi che magari si occupano dei disturbi alimentari per dire.

Domenico Mancini: occuparsi di una specifica corte di popolazione di pazienti significa che io devo essere pronto a maneggiare con cura quello che mi arriva cioè non posso fantasticare nel mondo clinico non posso fantasticare perché rischio di fare del male e quindi in questo senso sicuramente la preparazione, l'autenticità

Domenico Mancini: informarsi molte capisco magari c'è chi dice sì ma è dinamico come concetto bene proprio perché dinamico come concetto ci si informa perché o lì dove non si è informati si chiede scusa della poca informazione e magari un atteggiamento anche in questo autentico guarda magari questo aspetto qui

Domenico Mancini: non lo conosco, vediamolo insieme. Il paziente in questo può essere anche fonte di informazione, a me è capitato. Secondo me questa capacità poi di riparare è fondamentale per mantenere fiducia e sicurezza. Essere alleati comporta anche dei rischi sottili, molte volte insidiosi. Il primo è patologizzare senza vederlo magari. Quindi anche oggi, come dicevo prima,

Domenico Mancini: potrebbe capitare che un terapeuta attribuisca a questioni di identità quello che realtà ha che fare con altri ambiti, ansia, depressione, disfunzioni relazionali. Come dicevo prima, studi confermano che in passato si tendeva molto a ridurre ogni sofferenza alla dimensione sessuale, ma anche perché, anche come scienza no? È scienza culturale e proviene da alcuni modelli teorici

Domenico Mancini: nel passato che hanno anche inglobato molto la storia della psicologia. Anziché lavorare poi su quali sono i reali modi interiori, si colpevolizzava sull'identità, dire. Il secondo rischio secondo me, e questo ci tengo anche a sottolinearlo, perché poi in realtà come essere umani, facendo parte, l'altro rischio è iper affermare, ovvero dire sempre va bene, va tutto bene.

Domenico Mancini: senza contatto reale, è ok. Se è gay va benissimo, continua pure bene. L'intenzione è positivissima. Ma questo però può sfociare anche in una sorta di... Mi viene in mente un termine che avevo letto adesione epidermica, cioè di pelle proprio... Cioè accettiamo l'identità come etichetta ma non entriamo nella complessità della storia e non ascoltiamo le sofferenze, i dubbi.

Domenico Mancini: le intersezioni razziali, religiosi, familiari, le sfide reali che il singolo vive quotidianamente. E credo che è proprio qui che l'affermazione rischia poi di diventare, come dire, una scorciatoia, una sicurezza formale che non genera autentico cambiamento. Ecco. E poi, altra cosa, un altro rischio possono essere le microaggressioni e le dinamiche interna al setting terapeutico. Quindi...

Domenico Mancini: credo che bisogna stare molto molto attenti. Quindi, volendo un attimo fare un sunto, creare uno spazio materiale simbolico inclusivo, anche conoscere quelli che sono i pronomi, la segnaletica queer, le risorse visibili della persona, essere sempre educato e aggiornato, come dicevo prima, formazione continua, lettura, consapevolezza delle tematiche specifiche.

Domenico Mancini: adottare uno stile relazionale collaborativo che chiedo, curo, non imposto. Ti va se parliamo di questo per dire, ma questo in realtà è proprio di relazione terapeutica in generale. E secondo me puoi evitare le due trappole che dicevo prima, patologizzare e iperaffermare e monitorare quelle che sono poi le microaggressioni e i bias, i silenzi inattesi, lavorarci su, insomma, secondo me.

Domenico Mancini: Questo ripaga tantissimo poi nell'affermazione in terapia.

Serena Malaspina: Certo, davvero, insomma, hai veramente toccato tematiche molto interessanti e molto utili e anche da ricordare per la persona, proprio per l'individuo anche rispetto ai propri, tra virgolette, diritti, doveri anche in quanto persona, no? Che è qualcosa di molto utile, che molte volte secondo me viene messo, viene quasi dimenticato nell'idea di trovare qualcuno che no, questa redenzione esterna, qualcuno che ci aiuterà e ci salverà, no, però è comunque, cioè nella relazione, veramente la relazione centrale, però non è de-responsabilizzante appunto, no? Si aspetta molto.

Domenico Mancini: Esatto, esatto. Sono pienamente d'accordo.

Serena Malaspina: Ti chiederei poi infine sul tema del coming out cosa significa fare coming out per una persona, come possono cambiare appunto le situazioni. Cioè ci sono situazioni dove non voglio dire consigliato o non consigliato, ma ci sono appunto immagino una serie di situazioni veramente diverse sulla base del proprio contesto, propria famiglia, le proprie relazioni. Ti chiederei una riflessione su questo tema.

Domenico Mancini: Guarda ci pensavo prima quando facevo riferimento, io vengo da un contesto di paese e poi dal 2018 spostato nella capitale, quindi credo che da questo punto di vista ho potuto vedere un po' veramente

Domenico Mancini: il range molto elevato di possibilità che un individuo può avere. Quando prima, per esempio, citavo, che ne so, spazi culturali, spazi queer, che siano anche, leggevo qualche il cinema, roba di questo genere, ovviamente in una situazione come Roma, come Milano, come città, questo è molto più semplice, situazione come

Domenico Mancini: come piccoli paesi, contesti piccoli, magari dove la religione ha portato a sperimentare un senso di colpa molto intenso. Sai, se devi vivere la propria identità non è molto semplice. Non è difficile capire perché. Se ti insegnano sin da bambino che ciò che sei, come dicevo prima, è difettato,

Domenico Mancini: Quando inizi ad accettarti, ti senti come una cattiva persona e il senso di responsabilità arriva e arriva anche forte. La colpa deontologica si tocca con mano, quindi non è solo un'idea astratta, è un conflitto emotivo concreto, radicato.

Domenico Mancini: schiaccia l'identità secondo me tra due forze positive, da un lato c'è il desiderio di essere autentica o autentico dall'altro la paura di essere moralmente sbagliato. Credo che anche in questo caso

Domenico Mancini: La terapia può essere una importante, crearsi uno spazio sicuro in cui valga la pena di prendersi del tempo, molte volte anche solo concedersi in pianto, restare in silenzio in quel rapporto con la colpa.

Domenico Mancini: qualcosa che va a rispettare anche la profondità di quella ferita che proviene magari da un contesto ambientale, come ti dicevo prima, che credo che sia una variabile che gioca un ruolo importantissimo, una ferita profonda, squarciante all'interno dell'individuo. Quindi, secondo me, dicevo prima, uno dei passaggi importanti poi da fare in terapia è distinguere tra quelli che sono i messaggi esterni.

Domenico Mancini: e il valore autentico personale del singolo individuo. L'identità, dicevo prima, bisogni personali non sono un peccato. È possibile mantenere o ricostruire anche da questo punto di vista una spiritualità diversa, magari più inclusiva.

Domenico Mancini: Non so, credo che anche in questo caso il rischio di colpevolizzazione e responsabilizzazione siano molto molto alti. Il compito è tenere ferma la tensione tra dignità e lavoro sulla ferita. Rimuovere la vergogna, quando dico rimuovere la vergogna significa che leviamo come emozione la vergogna, la vergogna è un'emozione sociale.

Domenico Mancini: ma dare dignità alla persona in questo senso, né non stare né per allerta su quelle che sono come dicevo prima le possibili minacce alla propria immagine o al proprio valore personale e costruire poi delle relazioni anche in questo caso mi sento dire relazioni

Domenico Mancini: sane ma che ti guardino con cura e con rispetto. Leggevo al proposito di questo, il senso di colpa è un qualche cosa che mi piace molto come tema, che dicevo voglio ritrovare la frase, in realtà ce l'ho sempre a portata di mano, la prendo subito. Ecco, quando la tua identità si scontra con un forte senso di colpa, sappi che non è colpa tua. È un lascito culturale, ma si può guarire. Si può imparare a vedere la propria bellezza, la propria forza e la propria dignità con strumenti, con cura e attraverso la comunità. Puoi trasformare la colpa in un'occasione di maturazione, non per giustificarti, né per sentirti innocente.

Domenico Mancini: ma per vivere autenticamente, spiritualmente e pienamente.

Serena Malaspina: Bellissima, bellissima. Centrale, direi. Centrale perché poi quello del senso di colpa è veramente un tema che per chiunque in qualche, per qualsiasi situazione si sia sentito sbagliato, che sia per esperienze traumatiche, per la propria identità, possono essere veramente tantissime intersezionali, no? Proprio l'intersezionalità.

Domenico Mancini: Assolutamente.

Domenico Mancini: Ma assolutamente, basta aver fatto l'esperienza, faccio il coming out e mamma mi dice a causa tua sto soffrendo.

Domenico Mancini: sei fonte della mia sofferenza.

Domenico Mancini: Vivrò basando la mia vita proteggendo mamma.

Domenico Mancini: e sentendomi in colpa perché sono io la causa della sofferenza della persona che più amo.

Serena Malaspina: Certo, un tema davvero interessante e molto profondo, immagino che appunto è un percorso come dicevi, molte volte appunto dipende da tantissimi fattori che non sono sotto il nostro controllo, anche appunto la famiglia, l'ambiente da cui proveniamo, il paese, il posto della città, ma anche l'Italia o un altro stato dove magari... Cambia tantissimo, l'Italia comunque è un paese cattolico, insomma, culturalmente cattolico, quindi ci sono tutta una serie di influenze. Quindi è molto interessante, per me è stato molto interessante anche il tema proprio generalmente della relazione con la sessualità, per esempio di amici brasiliani o del Sud America. Ci sono... Cambia tanto, ma proprio culturalmente è molto interessante perché ti fa mettere le cose in prospettiva del tipo, nota la cultura e l'influenza che ha.

Domenico Mancini: Guarda, io mi ricordo che quando ho preso il mio piano di studi alla triennale mi chiesi ma come mai devo studiare antropologia culturale? È stato uno degli esami più belli che abbia fatto. Già solo pensare anche alla salute mentale, così come qualche cosa che qui è considerato strambo non lo è per gli sciamani. Già questo ti aiuta tantissimo ad aprirti e a vivere anche il tema della sessualità ancora di più con una visione a 360 gradi assolutamente.

Serena Malaspina: Centrale infatti no, capisco benissimo perché ho fatto sociologia triennale quindi questa prospettiva anche antropologia eccetera le ho studiate ed penso appunto come dicevi, ho citato tante volte la famiglia, la cultura, la comunità e l'individuo non può essere considerato come, come dire, un eremita che non ha alcun tipo di influenza, ci sono tutte queste influenze che sono importantissime da considerare sempre.

Domenico Mancini: Assolutamente d'accordo.

Serena Malaspina: Domenico, guarda, io chiuderei questa bellissima intervista con un format di chiusura di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. La prima è qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale?

Domenico Mancini: respiro consapevole, una pratica mindfulness mi aiuta tanto

Serena Malaspina: La seconda è qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio.

Domenico Mancini: uscire mentalmente dal risolvere, per permettermi di sentire.

Serena Malaspina: Bellissima. E l'ultima è quale pensiero, insegnamento, citazione ti ha ispirato maggiormente nel tuo percorso. Hai citato anche quella di prima che secondo me era già potentissima, però insomma chiedo in generale.

Domenico Mancini: Guarda, ti dico ciò che è stato presente su tutte le mie tesi o qualsiasi lavoro che ho fatto. is real only when shared. La felicità è reale solo se condivisa. È uno dei miei film preferiti. Into the Wild.

Serena Malaspina: Esatto, perché mi ricordava qualcosa, bellissima e verissima. È legato anche a appunto, a questo episodio su identità, accettazione, ma anche relazione, ma anche soprattutto relazione, direi, no? Perché appunto nel riconoscersi, nell'amarsi, tramite anche l'altro e l'importanza del creare un ambiente, nell'avere un ambiente attorno che ci faccia sentire al sicuro con chi siamo, accettati per chi siamo. Quindi Domenico, ti ringrazio tantissimo e veramente grazie, insomma, grazie a chi ci ascolterà e grazie a te per aver condiviso questo tuo sapere con noi, è un episodio veramente molto interessante, molto necessario. Grazie ancora.

Domenico Mancini: Assolutamente. Grazie a te Serena, grazie a te.

Serena Malaspina: Bene!

Domenico Mancini: 📌 Keywords - Summary - Takeaways

Domenico Mancini: Keywords

Domenico Mancini: identità sessuale, salute mentale, LGBTQIA+, coming out, rappresentazione, terapia, autocompassione, supporto, comunità, stigma

Domenico Mancini: Summary

Domenico Mancini: In questo episodio, Serena Malaspina e Domenico Mancini esplorano il complesso tema dell'identità sessuale e della salute mentale, con particolare attenzione alla comunità LGBTQIA+. Si discute dell'importanza della rappresentazione, del coming out e delle sfide psicologiche che le persone queer affrontano. Mancini sottolinea la necessità di un approccio clinico che non patologizzi l'identità, ma che riconosca la complessità delle esperienze individuali. Viene anche evidenziato il ruolo cruciale della terapia e del supporto comunitario nel promuovere il benessere mentale e l'autocompassione.

Domenico Mancini: Takeaways

Domenico Mancini: Essere LGBTQIA+ non è un sintomo né un alibi.

Domenico Mancini: La rappresentazione è fondamentale per l'identità.

Domenico Mancini: La mancanza di rappresentazione può portare a interiorizzazione dello stigma.

Domenico Mancini: Il coming out è un processo complesso e personale.

Domenico Mancini: La terapia deve rispettare la complessità dell'individuo.

Domenico Mancini: L'amore per sé si costruisce attraverso esperienze positive.

Domenico Mancini: La vergogna è un'emozione da rimuovere, non un'identità.

Domenico Mancini: Il supporto comunitario è essenziale per il benessere.

Domenico Mancini: La cultura influisce profondamente sull'identità e sul coming out.

Domenico Mancini: La felicità è reale solo se condivisa.

Domenico Mancini: Sound bites

Domenico Mancini: "Essere LGBTQIA+ non è un sintomo."

Domenico Mancini: "Il coming out è un processo complesso."

Domenico Mancini: "La felicità è reale solo se condivisa."

Domenico Mancini: Chapters

Domenico Mancini: 00:00 Introduzione all'Identità Sessuale e Salute Mentale

Domenico Mancini: 03:06 La Complessità dell'Identità LGBTQIA+

Domenico Mancini: 05:51 Rappresentazione e Riconoscimento

Domenico Mancini: 08:36 Il Ruolo della Società e della Cultura

Domenico Mancini: 11:49 Primi Passi per la Consapevolezza

Domenico Mancini: 14:30 Affrontare l'Omofobia Interiorizzata

Domenico Mancini: 17:08 Supporto e Risorse per la Comunità

Domenico Mancini: 19:46 Esplorazione dell'Identità e delle Relazioni

Domenico Mancini: 22:48 Conclusioni e Messaggi di Speranza

Domenico Mancini: 29:24 L'importanza dell'amore per se stessi

Domenico Mancini: 32:11 Relazioni e terapia: il potere della connessione

Domenico Mancini: 34:16 Autenticità e responsabilità nel contesto terapeutico

Domenico Mancini: 41:26 Il coming out: sfide e contesti diversi

Domenico Mancini: 46:00 Colpa e identità: un percorso di guarigione

Domenico Mancini: 49:20 Pratiche quotidiane per il benessere mentale

ARGOMENTI

identitàLGBTQIA+coming outaccettazioneautenticitàrappresentazionecomunità queerPridesalute mentale

CONDIVIDI

WhatsAppFacebookXEmail

EPISODI CORRELATI

EP 77

Smetti di Rimandare la Tua Felicità: Ansia, Stress e Confronto Sociale con Rodolfo Vittori

EP 76

Chi Diventi Quando Nasce un Figlio? Maternità, Identità e Trasformazione con Nina Gigante

EP 75

Ti Stai Perdendo (per) Amore? Confini, Libertà e Paura dei Legami con Massimo Giusti

Tutti gli episodi