Essere Serena
Copertina dell'episodio 52: Dire 'NO' senza senso di colpa: Scortesia, aspettative e scelta
EP 5241 min

Dire 'NO' senza senso di colpa: Scortesia, aspettative e scelta

con Ilaria AlbanoPsicoterapeuta

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DESCRIZIONE

Ripetiamo automatismi senza sapere di avere una scelta. Dire no è un atto di salute mentale, non di scortesia.

Molto spesso non siamo consapevoli di avere una scelta. Ripetiamo automatismi che ci portiamo dietro da anni.

CAPITOLI

  1. Automatismi inconsapevoli

  2. Scelta e consapevolezza

  3. Dire no come salute mentale

  4. Etichette e identità

  5. La cura come ritorno a sé

Trascrizione dell'episodio

Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.

Serena Malaspina: Ciao a tutti e tutte e bentornati su Essere Serena Podcast. In questo episodio proviamo a chiederci, ma se la vera cura non fosse un percorso verso la perfezione ma un ritorno a ciò che siamo, senza dover piacere a tutti, e ne parliamo con Ilaria Albano, psicologa, formatrice, speaker e autrice del libro Il Metodo Scortese. Benvenuta, Ilaria. Grazie per essere qui e per aver accettato l'invito.

Ilaria Albano: Ciao ciao a tutte le persone in ascolto, grazie a te per avermi invitata.

Serena Malaspina: Oggi andremo un po' a riflettere su come una scortesia sana possa diventare uno strumento di autenticità e aiutarci a superare l'idea di guarigione idealizzata, dandoci poi il permesso di non compiacere sempre e comunque. E quindi, Ilaria, partirei proprio un po' dal titolo del tuo libro, Il Metodo Scortese. Cosa significa per te essere "scortesi" nel senso più

Serena Malaspina: liberante del termine? e Soprattutto in un mondo che ci vuole sempre gentili, accomodanti e risolti.

Ilaria Albano: Ecco, allora, essere scortesi significa creare una rottura, dire di no, dire di no agli altri, al mondo, ma dire di no anche un po' a se stessi, andando un po' oltre certe nostre rigidità, cambiando proprio punto di vista, ribaltandolo magari se necessario. Soprattutto se siamo cresciuti credendo di dover essere sempre quelli bravi, quelli accomodanti, perfetti, sorridenti, per sentirci validi. A noi donne, purtroppo, capita spesso.

Ilaria Albano: Allora è arrivato il momento di essere scortesi. Non è ovviamente soltanto una questione delle donne. In generale penso che ognuno di noi cresca con certe regole. Ad esempio, spesso pensiamo di dover per forza essere perfetti, cioè che per prendere spazio nel mondo si debba prima essere risolti, come dicevi prima, o avere il controllo di tutto. Ecco, allora essere "scortesi" da questo punto di vista significa liberarsi dai propri schemi mentali, perché molto spesso sono questi a limitarci.

Ilaria Albano: E quindi poi autorizzarci a vivere magari una vita in base a ciò che vogliamo, anche se magari non corrisponde proprio a quello che ci dice la società o magari a quello che credevamo da piccoli. Ecco, possiamo essere scortesi anche proprio a quella nostra stessa mente.

Serena Malaspina: È molto interessante questo concetto, perché penso che molte persone, sentendo il termine "scortese", abbiano un'accezione un po' negativa, no? Come "scortesi uguale non buoni", o comunque qualcosa di piuttosto negativo. Ed è interessante visto in questa prospettiva di rottura, anche perché citavi le influenze che abbiamo imparato, no? Tante delle cose che crediamo, diciamo la maggior parte delle cose che crediamo, le abbiamo

Serena Malaspina: imparate da qualcuno, da qualcosa e alle volte diventano poi le narrazioni forse di noi che sono le più difficili da lasciare andare ma che in qualche modo dimentichiamo anche la loro origine forse, no? Quindi diventa ormai parte della nostra identità.

Ilaria Albano: Sì, infatti è un tema di identità. Noi molto spesso, anche solo nell'esplorare ciò che sentiamo, la confondiamo con una questione di identità, e quindi questo ci può bloccare ancora di più.

Serena Malaspina: Assolutamente. Un altro tema che mi viene un po' in mente rispetto anche a quelle che sono le narrazioni che abbiamo di noi stessi è che magari iniziamo a mettere in discussione quando magari iniziamo un percorso di terapia o comunque di crescita in generale, tante volte appunto si si fa fronte a quelle che sono le narrative di noi e anche a determinati magari atteggiamenti.

Serena Malaspina: o attitudini che magari vogliamo cambiare di noi. Mi viene in mente anche che ultimamente si parla molto di più di salute mentale, però a volte potrebbe essere percepita anche come qualcosa di un po' performativo, del tipo, con questa idea di guarigione idealizzata, ci sarà quel momento in cui tutto andrà bene, io sarò giusta o giusto così. E mi chiedo cosa ne pensi del concetto di...

Serena Malaspina: guarigione e qual è un po' il rischio di entrare un po' in questo loop di miglioramento costante.

Ilaria Albano: Beh sì, un po' questo. Noi stiamo sempre più confondendo la salute mentale con la performance. Ed è un bene che se ne parli, però penso anche che questa cosiddetta ondata di divulgazione ispirazionale ci porti a credere di dover essere sempre la nostra versione migliore, di avere tutto in equilibrio perfetto, di dover essere felici sempre.

Ilaria Albano: Che ansia. Cioè è come se dovessimo performare anche in ciò che sentiamo, in ciò che pensiamo. Dobbiamo avere tutto performante e perfetto, anche i pensieri e le emozioni. Dobbiamo essere felici sempre. Ecco, allora io, in risposta a questa positività forzata, tossica, se vogliamo chiamarla così, ricordo invece che si può fare anche un passo indietro, e permettiamoci semplicemente invece di sentire

Ilaria Albano: quello che abbiamo dentro, se magari non sentiamo only good vibes, o se magari tutto quello che vediamo non ci piace: non sempre ci può piacere, e non è patinato come ce lo presentano invece molto spesso. Ecco, io penso che per alcune persone anche solo ascoltarsi, imparare ad ascoltarsi davvero, può essere un gesto rivoluzionario.

Serena Malaspina: Assolutamente. E proprio questo aspetto performativo, sicuramente figlio dei social e della continua esposizione all'1% migliore delle persone, che sembra poi lo specchio completo della loro vita quando in realtà è stato editato, scelto appositamente. Però mi chiedo, a volte, e io mi ci sono ritrovata molto spesso, no? In quest'ottica un po' come se mancasse sempre qualcosa, no? Del tipo: scopri qualcosa, ci lavori e poi vedi che c'è qualcos'altro su cui devi lavorare. Quindi questa sensazione che mi aveva accompagnato, un po' di "mi manca qualcosa, non riesco effettivamente a raggiungere questa pienezza", quando in realtà c'è anche forse l'idea di riconoscere che siamo già pieni come siamo, non lo so.

Ilaria Albano: Sì, sai, c'è poi chi ci specula anche un bel po' sul senso di inadeguatezza, sul nostro "fare schifo", come lo chiamo io. Ok, faccio schifo, e allora che devo fare? Devo comprare di più, fare questo corso per diventare questa persona, e poi quando lo faccio non è ancora abbastanza. E quindi si fa molta leva sul nostro senso di non sentirci abbastanza, sul nostro senso di inadeguatezza, come lo chiamiamo noi psicologi.

Ilaria Albano: E devo dire che trovano molto terreno fertile, perché un po' l'andazzo è questo: in questo mare di informazioni, abbiamo accesso a tantissime informazioni, sembra sempre che non si faccia mai abbastanza, che non si sia mai abbastanza rispetto a tutto quello che potremmo essere. Questo ci fa stare male, quindi è tutto l'opposto, a mio parere, del concetto di salute mentale, della salute anche in generale.

Ilaria Albano: Quindi sì, forse è bene ritornare, fare un po' un passo indietro e capire bene io cosa sento.

Serena Malaspina: Certo, E su questo tema appunto secondo te qual è diciamo la differenza fra questa volontà di magari iniziare ad avere delle abitudini che ci possano far meglio, magari non so penso consumo più limitato di internet, oppure non so un'alimentazione che ci fa star bene, eccetera.

Serena Malaspina: distinguere, diciamo, quando sono delle azioni che ci fanno bene e sono mosse da qualcosa di positivo, versus quando poi magari andiamo nell'iperperformatività del "devo fare sempre di più o qualcosa in più", e sembra tipo una checklist, forse, che ci fa stare peggio.

Ilaria Albano: Allora, io penso che in realtà di base noi dobbiamo accettare, ma dobbiamo accettarlo nel profondo, di essere incompleti, di essere irrisolti, di essere imperfetti. Guarda, quello che succede è che spesso, prima di prendere spazio, crediamo di dover diventare prima una persona risolta, migliore. Però ecco, come faccio a diventare una persona migliore se non prendo spazio? È come se dicessimo "io quando mi sentirò in forma, allora

Ilaria Albano: inizierò a fare sport, inizierò a fare movimento". Noi molto spesso invertiamo le cose proprio a livello concettuale: "e quindi quando guarirò potrò finalmente permettermi di vivere", quindi di fare la vita che voglio, magari di imparare a mangiare bene, ad avere una buona routine, no? Ecco, noi davvero stiamo invertendo le cose, perché la guarigione, ad esempio, avviene proprio attraverso il nostro vivere. Va beh, non vi voglio fare esplodere il cervello con questi discorsi, però

Ilaria Albano: Ecco, vi dico una cosa che ricordo spesso anche ai miei pazienti e dei miei pazienti è che non si è mai risolti del tutto, no? Quindi noi non possiamo aspettare di sentirci risolti per autorizzarci a fare delle cose, a sperimentare, a capire qual è il nostro ritmo di vita, quello che più sentiamo nostro, quindi anche proprio a autorizzarci a sentire come dicevo prima.

Ilaria Albano: Io penso che solo permettendoci di prendere spazio anche nell'imprecisione, o magari nel saggio, nelle prove ed errori, poi riusciamo anche a vivere gradualmente, a stare di più nel mondo, a occupare spazio, e quindi poi anche un po' a guarire, se magari abbiamo delle difficoltà.

Serena Malaspina: Assolutamente e sempre diciamo ritornando a quel tema un po' dell'identità che poi appunto è legato a quello che anche stavi dicendo e che abbiamo detto prima.

Serena Malaspina: Mi chiedo anche, ora si parla molto di più di termini e terminologie come attaccamento ansioso, evitante, oppure c'è tutta una serie di ADHD, insomma varie tematiche legate alla salute mentale che sono più diffuse. Ma noto anche che a volte le persone si autodiagnosticano, diciamo, delle cose,

Serena Malaspina: si mettono delle etichette, molte volte senza una diagnosi reale, solo perché notano magari dei tratti. E mi chiedo quali sono i rischi di mettersi questa etichetta addosso, in un percorso, a livello individuale.

Ilaria Albano: Allora, in realtà non sono rischi semplici da gestire, se non abbiamo una certa consapevolezza. Allora, perché abbiamo così tanto bisogno, innanzitutto, di tutte queste etichette? Parliamo proprio del problema a monte, del problema di fondo. Ecco, io penso che tutto questo sia legato un po' alla nostra incapacità di stare nell'incertezza. Quindi abbiamo bisogno di dare un nome a tutto,

Ilaria Albano: e quindi vai di ADHD, narcisista, soprattutto quando dobbiamo parlare di qualcun altro. Questi sono i termini che oggi vanno più in voga, ma io penso che anche qualche anno fa cambiavano solo un po' le terminologie, però c'era sempre questo bisogno di dover dare un'etichetta. Ecco, io questo lo posso capire anche a livello clinico, nel senso che comunque la diagnosi, l'etichetta, ci aiuta a riconoscere la validità della nostra condizione, quindi va bene. Il problema è che...

Ilaria Albano: attenzione, perché noi non siamo solo la nostra diagnosi, è un tema identitario, come dicevi tu, cioè non è tutta lì la nostra identità. Quindi, ok, la diagnosi è importante per dare una validità al nostro vissuto, però ecco, la sfida è: proviamo a fare un passo un po' più in là, cioè proviamo a sentirci validi a prescindere dalla diagnosi che abbiamo o che non abbiamo. Possiamo imparare a riconoscere a noi stessi, o comunque agli altri,

Ilaria Albano: una certa validità, a prescindere che si abbia o meno quel certificato lì. Ecco, secondo me questa è un po' la sfida dei tempi, personale ma anche sociale, cioè non soltanto per il singolo ma anche proprio socialmente. Perché ecco, il problema è questo: se io non ho l'ADHD, ad esempio, però ho comunque difficoltà di concentrazione, va bene uguale? Cioè la nostra difficoltà è valida ugualmente, a prescindere se abbiamo o non abbiamo la diagnosi. Se noi deleghiamo, se spostiamo tutto

Ilaria Albano: tutto questo potere alla diagnosi, capita, ed è capitato, capita molto spesso in realtà ultimamente, che magari quando poi fai tutto il percorso diagnostico e alla fine questa diagnosi non ce l'hai, ti crolla un po' il mondo addosso. E quindi per questo io dico che bisogna fare prima un discorso di riconoscimento del proprio valore a prescindere, perché io posso anche non avere nessun tipo di diagnosi ma comunque

Ilaria Albano: avere delle difficoltà. Non cambia niente a livello di causalità, quindi la diagnosi ci serve solo a darci un contesto, una guida magari anche per un dopo, però tutto è valido a prescindere da quel tipo di certificato.

Serena Malaspina: Assolutamente, penso che sia un tema, quello delle etichette in generale, se vogliamo vederle anche sotto questo aspetto, che riguarda un po' la nostra società. Pensiamo al lavoro, all'educazione che abbiamo avuto, al posto da cui veniamo: molte volte attacchiamo queste etichette come a mettere delle validazioni esterne su chi siamo, no? Perché magari abbiamo paura di indagare, di avere l'incertezza di non sapere magari effettivamente chi siamo al 100%.

Ilaria Albano: Sì, è vero. E quello è un po' il tema sempre identitario, cioè quando noi mischiamo l'identità a delle cose che in qualche modo sono collegate ad altre, diventa tutto molto più complesso. In realtà potrebbe essere molto più semplice la nostra salute mentale se la scollegassimo dal dover dare delle definizioni su noi stessi. Qui stiamo parlando di diagnosi, però io mi scontro molto spesso anche con...

Ilaria Albano: banalmente le cose che generalmente ci diciamo da quando siamo piccoli, quindi "sono una persona forte di carattere", "sono una persona debole", tutto questo va un po' in contrasto con la nostra salute mentale, perché molto spesso ci limitiamo anche nella crescita, proprio perché "questa cosa non è da me e quindi non posso essere incoerente", no? L'essere incoerente

Ilaria Albano: mi renderebbe una persona forse debole, o comunque incoerente, magari con un'accezione negativa, non posso permettermelo, e quindi resto ingabbiata in certe situazioni anche se non mi fanno stare bene.

Serena Malaspina: Assolutamente, mentre parlavi mi veniva in mente anche, e lo noto in tante persone attorno a me, ma anche in primis, lo ho vissuto io, magari, quanto è più facile quando magari fai un percorso che è ben stabilito e ti identifichi con esso, quindi magari la tua identità diceva io sono questo e faccio questo.

Serena Malaspina: Quando magari poi esci un po' dalla tua comfort zone e ti riscopri a fare qualcosa che non hai mai fatto prima, eccetera, e hai la possibilità di errore, la difficoltà di rimanere in quell'incertezza, perché dici "adesso chi sono io se non ho la certezza?", no?

Ilaria Albano: E sì, molto spesso, ad esempio in terapia capita proprio, ci si scontra con questa domanda: ok, sono sempre stata una brava, andavo bene a scuola per esempio, tutte queste cose qui, a un certo punto mi scontro con un fallimento, anche piccolo, e non è solo un fallimento, crolla tutta la nostra identità, perché chi sono io se non sono più quella brava?

Ilaria Albano: Quindi la devi ampliare, devi includere un concetto che è quello della complessità dell'essere, perché tutti siamo complessi, non possiamo essere solo forti, solo deboli, solo bravi. E quindi includere tutta questa variabilità e anche un po' di incertezza effettivamente non è facilissimo, soprattutto in una società in cui magari ci sono dei messaggi

Ilaria Albano: che passano sempre in maniera molto urlata, molto polarizzata. Quindi devi essere quella bella o quella intelligente, non puoi essere entrambe le cose, per esempio, no? O tantissime altre, devi scegliere. In realtà noi siamo tantissime cose insieme, quindi possiamo anche permetterci di restare un po' nella molteplicità e accogliere tutte le nostre versioni, anche quelle peggiori, non per forza solo quella migliore, no?

Serena Malaspina: Assolutamente, no è vero, mi chiedo, perché tu adesso hai detto bella o intelligente, no? Non entrambi e la penso appunto al femminile, ma nella tua esperienza pensi che questa, diciamo, pressione verso le etichette sia più maschile, più femminile o entrambi in maniera differente nella tua esperienza?

Ilaria Albano: Ma no, io penso, guarda, che sia molto trasversale. Ovviamente nella società in cui siamo a pagarne un po' di più le conseguenze sono le donne, per una questione ovviamente di dinamiche sociali. Però anche gli uomini sono vittime di questo sistema che, dal loro canto, li vuole sempre forti, sempre virili, non devono piangere mai gli uomini, no? E quindi ai bambini, quando sono piccoli, diciamo "non fare la femminuccia", no? Quindi sono tutte robe che anche loro si portano dietro e che causano

Ilaria Albano: tanta sofferenza, per cui è valida anche la loro condizione ed è anche oggetto di disagio. Quindi sì, è trasversale. Purtroppo queste polarizzazioni non servono veramente più a nessuno e sono quelle che alimentano anche un po' gli stereotipi, i pregiudizi. Insomma, diciamo che sì, è proprio il mio cavallo di battaglia, perché ci tengo tanto. Lo vivo sia nel lavoro, sia proprio a livello personale, sia...

Ilaria Albano: da un punto di vista individuale ma anche proprio sociale è importante cercare di ampliare un po' di più le prospettive.

Serena Malaspina: Assolutamente. E poi, secondo me, almeno nella mia esperienza, quando parlo con le mie amiche, molte volte c'è quasi una narrativa che ci si porta dietro, del tipo "le mie emozioni sono più femminili". Cioè, succede a volte proprio di identificarsi in un ruolo anche di debolezza rispetto magari al ragazzo che è super razionale, super sicuro, e quindi si dice "caspita, sono io in errore". E quando poi in realtà si inizia a entrare più in contatto e si trova il potere di riconoscere e validare le proprie emozioni e condividerle con l'altro, forse si permette anche all'altra persona di farsi delle domande e magari di mettere in discussione cose che pensava fossero la certezza assoluta.

Ilaria Albano: Sì, anche perché noi, non lo so, erroneamente abbiamo un po'... Non ti parlo del dualismo cartesiano perché forse non abbiamo tempo e non voglio neanche troppo annoiare. Però effettivamente il tema è questo: anche lì c'è la polarizzazione tra razionale ed emotivo, quando in realtà, se noi ascoltiamo bene le nostre emozioni, le nostre emozioni ci fanno fare la vita che vogliamo e ci fanno fare delle scelte giuste per noi. Ed è un paradosso, perché noi pensiamo che quando

Ilaria Albano: colloquialmente diciamo "sono una persona emotiva", sembra sempre con una connotazione negativa, cioè "ok, sei emotiva, quindi ti fai trascinare, non prendi decisioni sagge". E invece secondo me la saggezza sta proprio nell'ascoltare le proprie emozioni e capire dove ci vogliono portare, perché anche questo, insomma, è salute mentale.

Serena Malaspina: Assolutamente. Ed è molto interessante andare oltre queste narrative. Mi vengono in mente anche quelle credenze che ci portiamo dietro, del tipo "devo essere brava, devo essere di successo", qualsiasi cosa possa essere, "devo essere quel tipo di persona che sono magari sempre stata", perché anche quello è quello che mi permette di essere amata, magari perché ho proprio imparato quello.

Ilaria Albano: Sì, spesso colleghiamo il merito all'amore, al nostro valore, quindi "me lo devo guadagnare, me lo devo meritare", ma in realtà no, l'amore non si merita, così come il proprio valore personale non deve essere dimostrato attraverso la performance.

Serena Malaspina: Assolutamente. E anche per esempio ne stavo parlando proprio questa mattina con un'amica: di quanto, almeno nel mio caso, nella relazione in cui adesso sono da quasi cinque anni, pazzesco, va be', tantissimo, no? Mi sono resa conto, stavo riflettendo con lei, di quanto nella relazione, nel mio caso,

Serena Malaspina: ci sia stata molto una messa in discussione di determinati aspetti che avevo costruito un po' come muri, no? Iperindipendenza, i miei spazi, che in un certo senso me li sono costruiti col tempo, magari perché sono stati molto utili. Ma mi sono resa conto quanto all'interno della relazione, quando ti permetti di essere anche vulnerabile e accetti la vulnerabilità dell'altro, quindi in qualche modo entri in un luogo sicuro,

Serena Malaspina: quanto effettivamente cambi il rapporto con te stessa in primis. Tante volte magari arrivi a superare quell'idea di perfezionismo o di "devo essere in un certo modo per essere amata", perché magari capisci che puoi essere amata indipendentemente da quello che fai, solo per quello che sei. Non lo so se...

Ilaria Albano: Sì, questo è molto importante, secondo me è il tema attorno al quale ruotano anche molte di quelle che noi definiamo relazioni tossiche: il fatto che attraverso la relazione noi dobbiamo avere una validazione personale, una validazione dei nostri meriti, dei nostri riconoscimenti. E lì poi succede la catastrofe, no? Perché ovviamente l'altra persona semplicemente è lì, magari vuole soltanto prendersi un aperitivo con te, passare del tempo insieme, e invece noi...

Ilaria Albano: spostiamo addosso all'altro una serie di nostre tematiche personali, sperando di trovare conferme, validazione, e non ce ne andiamo finché non abbiamo quel tipo di riconoscimento. Ci passiamo gli anni e quindi perdiamo tanto tempo per delle cose che in realtà sono solo nostre. Sì, l'amore non si deve validare, non si deve meritare, cioè devi essere semplicemente felice di stare e di condividere

Ilaria Albano: il tuo lato migliore ma anche il tuo lato peggiore con chi hai accanto. Quindi buono che ci sia questo nella tua vita.

Serena Malaspina: Sì, sono contenta, dopo tanti traumi, ma diciamo così. Però mi viene in mente anche un po' il tema, forse, della responsabilità. Prima avevamo parlato di etichette e adesso magari di questa proiezione che possiamo fare sulle altre persone, del "quella persona mi farà star bene, mi farà sentire amata", eccetera. C'è un po' sempre il tema della responsabilità, perché se ho l'etichetta, se ho una persona esterna, loro sono responsabili di me, quindi posso dire "vabbè, ma io sono ansiosa, ma io sono quella persona narcisista". E invece forse questo impedisce di vedere la complessità dell'esperienza umana, di chi siamo.

Ilaria Albano: Certo, sì, anche perché, voglio dire, le etichette diagnostiche non servono soltanto per avere una scusa, un alibi: l'etichetta diagnostica ci serve poi per capire in che modo io voglio poter andare in un'altra direzione e cambiare la mia prospettiva. E quindi è molto importante, ok, sì, "ho l'attaccamento evitante", per esempio, va bene, però questo non significa...

Ilaria Albano: che debba essere una condanna per chi mi è accanto o per me stessa, ma che con questa consapevolezza posso partire per lavorarci e per cercare comunque di godere al massimo e di rendere funzionale anche la mia vita relazionale.

Serena Malaspina: Certo, questo aspetto di entrare un po' più in contatto con quelle che sono le parti più vere di noi, anche più imperfette sotto un certo aspetto, perché chiaramente l'idea di perfezione è un po' questa idealizzazione, è un processo che avviene a livello più individuale, a livello più relazionale in entrambi.

Ilaria Albano: Beh, sì, noi siamo animali sociali e quindi ci creiamo anche attraverso l'altro, quindi è impossibile. Sai, molto spesso si dice "devo essere autonoma e indipendente, mi devo bastare da sola". E in realtà no, non è vero, nel senso che noi ci creiamo anche attraverso le relazioni, miglioriamo, cresciamo, quindi è molto importante tenere a mente anche questo, no? Perché è solo così che riusciamo anche a

Ilaria Albano: scoprirci e scoprire qual è la nostra autenticità, come riusciamo a stare anche all'interno di una relazione, Quindi sì, è tutto collegato, cioè non possiamo vivere in una bolla e pensare solo alla nostra crescita personale.

Serena Malaspina: E rispetto a quell'aspetto, ripartendo dal tema della scortesia: le persone che magari si sentono totalmente lontane dal concetto di scortesia, perché dicono "sono stata abituata a essere una brava persona, una brava ragazza, sempre così, la mia identità è molto legata a quello", quali possono essere delle riflessioni, delle domande che ci si può iniziare a fare per capire effettivamente

Serena Malaspina: per rompere un po' quegli schemi dove magari siamo un po' bloccati, se vogliamo.

Ilaria Albano: Beh, allora, un po' forse lo dicevo anche prima, secondo me è una cosa molto banale, ma che forse non facciamo troppo spesso che sottovalutiamo, cioè è qualcosa che secondo me è fondamentale, e cioè chiediamoci come stiamo, cioè come stiamo, cosa sentiamo, perché molto spesso, ricollegandoci a quello che dicevamo prima, molto spesso abbiamo paura di ascoltarci perché pensiamo che tutto quello che troviamo dentro di noi ci debba definire.

Ilaria Albano: Quindi se proviamo tristezza non siamo persone tristi. Se per una volta abbiamo preso una sbandata pazzesca, ecco, non siamo persone deboli o di poco carattere. Non tutto quello che sentiamo deve dirci chi siamo. Quindi se abbandoniamo questa sorta di protagonismo che abbiamo, riusciamo a capire semplicemente come siamo. Quindi se ci emancipiamo da tutto questo, dal

Ilaria Albano: dover capire come siamo fatti, se siamo forti o deboli di carattere, chi se ne frega. Se ci emancipiamo da tutto questo riusciamo a muoverci davvero liberi nei nostri contesti, anche in base a ciò che sentiamo, a quello che pensiamo essere giusto per noi in quel momento, e anche un po' fregandoci di quell'immagine

Ilaria Albano: che abbiamo, di quello che ci hanno detto. Molto spesso succede che magari, quando iniziamo a essere persone autentiche, a comportarci anche come persone autentiche, sì, possono succedere dei cambiamenti anche attorno a noi, quindi le persone possono notare che magari non siamo più quelli di una volta, ci dicono "sei cambiata", oppure magari non performiamo più sempre, possiamo creare delle rotture, del disappunto.

Ilaria Albano: E quindi sì, magari ci possono anche dire che siamo scortesi se facciamo valere le nostre idee. Ecco, per noi questo non deve essere altro che un complimento, cioè una conferma dei nostri valori e del nostro essere autentici. Quindi, alla fine io penso che sia l'autenticità la nostra versione migliore, no? La migliore versione a cui si possa aspirare, perché tutto il resto poi lo decidono invece gli altri.

Serena Malaspina: Certo, e sì, molto interessante quello che hai detto perché appunto quando chiaramente si rompe quello che magari è un pattern, un'abitudine anche appunto a livello identitario, Quindi ci si inizia a comportare magari in maniera diversa, magari non tutte le persone che si hanno attorno crescendo possono diciamo accettare, no? Penso anche al concetto di mettere dei confini, no?

Serena Malaspina: Quante volte magari può succedere di iniziare a mettere dei confini, e le persone con cui li mettiamo non per forza reagiscono, diciamo, bene, no? Però quello non è un errore, forse, no?

Ilaria Albano: Sì. Beh, no, certo, è anche proprio una questione di consapevolezza e dei propri valori. Da un lato è anche giusto che io non venga apprezzata da chi non ha i miei stessi valori, è proprio quella la conferma. Così come, se c'è chi non capisce cosa significa mettere i confini, vuol dire che forse

Ilaria Albano: non accetta il mio modo di stare al mondo. Ci sono persone che magari vogliono solo che si giochi al loro gioco, ok, magari l'ho fatto per anni, adesso dico "ok, io ti introduco due o tre regole se vogliamo continuare ad avere una relazione insieme, o comunque in generale". E se queste regole però non vengono accettate, sì, si crea la rottura, lo scontro, però anche questo è

Ilaria Albano: un esercizio di consapevolezza. Forse non è che le persone vogliono stare accanto a noi, vogliono semplicemente stare accanto a noi perché assecondiamo certe loro regole, quindi è bene saperlo subito.

Serena Malaspina: Penso anche a quanto è diverso il tipo di relazione che si ha nel momento in cui magari una persona non ha messo mai confini all'interno delle proprie relazioni, a un certo punto magari fa un percorso e inizia a capire dove servono e li prova a mettere.

Serena Malaspina: quanto in realtà si rende conto, nel momento in cui poi riconosce quelle relazioni dove può avere i propri confini e non sono travalicati, versus le relazioni che magari ha avuto, anche da tanti anni, che però non avevano questi confini, no? E ti rendi conto di quanto sei molto più autentico all'interno di quelle dove hai confini, perché c'è rispetto reciproco ed è qualcosa che ti aiuta a essere molto...

Serena Malaspina: più centrato forse anche con te stesso.

Ilaria Albano: Penso che sia questa poi la chiave della salute mentale, che non significa fare sempre quello che si vuole, sarebbe bellissimo ma purtroppo non è possibile, però è essere consapevoli di avere una scelta. Noi molto spesso non siamo consapevoli di avere una scelta, diamo in automatico, ripetiamo certi automatismi che ci portiamo dietro da anni, perché era semplicemente quello l'unico posto libero da occupare e quindi noi ok, l'abbiamo occupato.

Ilaria Albano: Poi ci rendiamo conto che sì, ok, io ho diverse possibilità di scelta, posso rendere più comodo il mio posto, posso fare un altro tipo di proposta, o posso magari lasciare la sala, per esempio, no? Se effettivamente quella è la mia unica opzione. Anche scegliere, in alcuni casi, magari il compromesso tra quello che voglio io e quello che vuole l'altra persona, è anch'essa una scelta. Quindi anche se ufficialmente, magari agli occhi degli altri, non sempre riusciamo a risultare delle persone forti e determinate,

Ilaria Albano: chi se ne frega, sono sempre delle etichette che non ci devono definire in qualche modo. L'importante è esercitare con la consapevolezza e anche con proprio il senso del mondo, della realtà, perché appunto non sempre si può fare davvero tutto quello che vogliamo e quindi fare questo lavoro di consapevolezza, scelta, integrazione tra le varie parti.

Ilaria Albano: è un grande processo insomma che poi è la base della salute mentale, è fondamentale questo aspetto di scelta, noi molto spesso non scegliamo niente.

Serena Malaspina: Certo e penso anche un po' ai ruoli che magari abbiamo ci siamo cuciti addosso no magari appunto sono vittima o qualsiasi cosa possa essere all'interno della propria vita.

Ilaria Albano: Sì, vittima e carnefice, ecco. Ognuno si trova il ruolo che ha, e quindi se non siamo bravi a riconoscere tutti questi processi, perdiamo la vita nel voler trovare conferme a quella che è la nostra idea, la nostra etichetta. Il problema è che molto spesso l'unico modo per trovare conferme è stare in situazioni che poi ci fanno star male.

Ilaria Albano: Perché paradossalmente il nostro cervello preferisce avere ragione piuttosto che star bene. Quindi se una realtà faticosa, dolorosa, però mi conferma quella che è la mia idea mentale su me stessa e sugli altri, ho più difficoltà ad abbandonarla. Quindi per quello dobbiamo essere scortesi anche col nostro modo di pensare, perché altrimenti ci ritroviamo molto spesso incastrati in queste dinamiche.

Serena Malaspina: Certo, è interessante visto da questo punto di vista, perché dici la scortesia anche nei nostri stessi confronti, dell'evitare di farci ritornare in determinati tipi di narrative che non ci fanno più bene, o che ci siamo resi conto che ci limitano, ma che sono in qualche modo familiari, no? E quindi in qualche modo ci finiamo lo stesso.

Ilaria Albano: Sì, sono familiari perché io penso che magari questa sia la volta buona per cambiare, per rivalermi su quel contesto. Però molto spesso dobbiamo anche un po' accettare la nostra impotenza nel cambiare certe cose, perché prima la accettiamo, prima investiamo le nostre energie su quello che è davvero il nostro potere, lasciando andare tutto ciò che invece non dipende da noi.

Serena Malaspina: Certo, ma all'interno di quelle relazioni, si può finire in situazioni magari che si ripetono, si ripetono, si ripetono, quest'idea di posso cambiarla, ma c'è secondo te qualche riflessione, domanda, realizzazione che si può avere per capire quando è il momento di fermarsi anche in quelle situazioni specialmente dove sembra poi un loop infinito?

Ilaria Albano: Beh, guarda, io penso sempre che sia innanzitutto un riconoscimento di questa dinamica, che molto spesso agiamo in maniera inconsapevole, quindi come una sorta di automatismo. E quindi diciamo "cavolo, ma perché li trovo sempre io?", quante volte lo diciamo. In realtà non è il problema che li troviamo noi, perché quello, a livello statistico, è molto probabile per tutte le persone, anche per chi magari non ha un problema di quel tipo di dinamica. Il problema è che probabilmente noi ci restiamo un po' di più

Ilaria Albano: con certi tipi di relazioni, certi tipi di persone, perché abbiamo l'urgenza di risolvere quella nostra dinamica. E allora magari, se io non ho quella problematica, vedo che non c'è storia, allora dico "ok, bene, me ne vado", cambio, ci perdo tre mesi, sei mesi. Se invece vado a toccare un mio nervo scoperto, in qualche modo,

Ilaria Albano: Allora lì ci sto, ci passo tanto tempo, perché è una cosa mia personale. Ecco, oltre a riconoscere la situazione, è molto importante riconoscere e accettare la causa persa, perché purtroppo noi non possiamo vincere su tutto, anzi molto spesso l'unico modo per salvarci a livello mentale è abbandonare la partita. Perdere, se magari lo vogliamo vedere dal punto di vista dell'altro, chi se ne frega, cioè noi dobbiamo salvarci, quindi...

Ilaria Albano: va bene, possiamo anche in qualche modo abbandonare un po' l'orgoglio se è questo quello che ci serve. Molto spesso invece per orgoglio restiamo in situazioni, perché vogliamo avere l'ultima parola, perché vogliamo averla vinta, vogliamo fare gli splendidi o le splendide, è la verità che poi perdiamo, perdiamo tempo, perdiamo energie, perdiamo autostima, perché comunque è frustrante.

Ilaria Albano: E quindi sì, insomma, è un bel casino, il mondo delle relazioni. Guarda, non è per niente facile né da vivere né, ovviamente, da cercare di accompagnare, perché ci cadiamo tutti, ecco, non è che noi psicologi siamo esonerati da questi discorsi. Però è molto importante imparare a riconoscere e ad abbandonare le cause perse. Qui c'è proprio il fulcro di tutto.

Serena Malaspina: Assolutamente. Prima parlavi di orgoglio, e l'orgoglio è un tema che così tanto possiamo riconoscere, no? Universalmente, cioè ognuno un po' lo prova sotto mille forme diverse. Quanto può essere veramente attribuito a cose totalmente diverse? Cioè, per una persona l'orgoglio può essere rimanere e lottare all'interno della situazione, anche se è una causa persa in qualche modo. Per altre persone l'orgoglio è

Serena Malaspina: non attaccarsi mai alla situazione, quindi magari rimanere iperindipendente o qualsiasi cosa possa essere. È interessante questo aspetto.

Ilaria Albano: Esatto. Sì, guarda, noi molto spesso scambiamo l'ostinazione per la determinazione, quindi pensiamo che sia una cosa bella, "perché io sono una persona determinata, allora insisto", però alcune volte è un'ostinazione. Quindi attenzione alle parole che usiamo per definirci, cerchiamo di ampliare un po' il punto di vista.

Serena Malaspina: Assolutamente, sempre un po' quel tema delle etichette, che a volte possono essere anche protezione, forse, se le viviamo come tali, no? Diciamo "sì, l'orgoglio mi piace", quasi come a dire "alla fine sono una persona orgogliosa", però magari è diverso.

Ilaria Albano: E sì, certo, attenzione a queste etichette, perché possono fare tanti danni.

Serena Malaspina: Maneggiare con cura. E infine ti chiederei se, appunto per chi ci ascolta, se hai una pratica, una frase, domanda guida, diciamo, da cui possiamo partire per provare a prenderci un po' cura di noi in maniera più onesta, appunto. Ne hai già citate alcune, non so se hai qualcosa che ti va di lasciare, appunto.

Ilaria Albano: Ma guarda, in realtà io resto sempre dell'idea che sia molto importante sentire, sentire ciò che si sente ma anche il proprio corpo, ad esempio camminare, attivarsi, cioè cercare proprio di mettersi in gioco, di coinvolgersi e fare, senza sentirsi necessariamente pronti per iniziare qualcosa, buttarsi in qualche modo. Io direi questo. Non ho una frase, devo dirti che in realtà

Ilaria Albano: anche il mio progetto è partito dal basso, io in realtà ho cambiato tantissimi contesti nella mia vita, ho vissuto in tante città, ho fatto anche tanti lavori, quindi ho più che altro costruito la mia ispirazione a partire un po' dalla vita dei miei pazienti, dei miei amici, o magari da quella persona che ho conosciuto in un bar e mai più rivista. Secondo me l'idea è che se ti apri al mondo non serve per forza ispirarsi a grandi pensatori, perché in ogni storia, in ogni vita,

Ilaria Albano: secondo me c'è qualcosa di geniale e anche di utile, però dobbiamo essere disposti a vederlo. Quindi sì, forse dovremmo anche aprirci un po' di più nei confronti degli altri.

Serena Malaspina: Molto bello che è appunto l'opposto, abbiamo citato prima un po' l'idea di guarigione idealizzata, di perfezionismo, che molte volte avviene appunto a livello iperindividuale, appunto che devo farlo io prima di aprirmi al mondo, no? È invece un po' l'opposto di quello che comunque dicevi, che è comunque importante entrare, aprirsi, essere un po' anche in una situazione forse di discomfort alle volte, no?

Ilaria Albano: Sì, certo. Per me non lo è stato, perché magari, ecco, forse il mio cervello funziona un po' al contrario, però effettivamente sì, cioè non avere punti di riferimento, cambiare molto spesso, mi ha permesso ogni volta di essere quasi una tela bianca in ogni relazione, in ogni situazione, e quindi anche di sperimentarmi e di scoprire dei lati di me stessa che sicuramente non avrei potuto scoprire se fossi rimasta un po' intrappolata in alcuni...

Ilaria Albano: comfort o comunque alcune etichette. Quindi sì, è molto importante imparare facendo. Quindi diamoci la possibilità di essere, provare ad essere persone diverse. Sperimentiamo, magari cambiamo idea, possiamo ritornare alla nostra versione precedente. Quindi nessuna scelta, poche scelte in realtà nella vita sono definitive. Permettiamoci anche di sperimentare un po' di più.

Serena Malaspina: Molto bello. E adesso Ilaria chiuderei con il format di chiusura di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. La prima è qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale?

Ilaria Albano: Camminare. A me piace molto camminare soprattutto in città, quindi amo molto gli simoli che ti possono offrire le città, le strade, le persone, le insegne, quindi questo mi ricarica molto.

Serena Malaspina: La seconda è qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio.

Ilaria Albano: Ecco, allora, la cosa che io trovo paradossalmente più utile è non provare a sentirmi meglio, nel senso che se sono triste, arrabbiata, per quanto la mia prima reazione possa essere quella di voler mandare via subito questa emozione, in realtà provo a ricordarmi di stare nell'emozione. Quindi basta anche semplicemente il tempo di una canzone. A me funziona molto con la musica, quindi quando sono un po' giù magari trovo utile ascoltare i Cure, o magari anche Calcutta per esempio,

Ilaria Albano: E quindi ecco celebro l'emozione, così spero che forse vada via un po' prima.

Serena Malaspina: Mi ritrovo tantissimo, cioè, uguale con le canzoni, ma anche tipo le serie tv: mi sono guardata Zerocalcare un paio di settimane fa che stavo in down totale e mi ha proprio... cioè, per dire, no, comunque...

Ilaria Albano: Sì, nell'arte c'è un po' tutto, no? Tutto il nostro repertorio emotivo, quindi è bello esplorarlo e anche riscoprire, riscoprire cose nuove.

Serena Malaspina: Bellissimo. E l'ultima è, magari appunto l'hai già citato un po' cose prima però, quale pensiero, insegnamento, citazione ti ha ispirato maggiormente nel tuo percorso?

Ilaria Albano: Ecco, allora qui ho avuto difficoltà perché non ho un unico pensiero, come ti ho già detto prima, però io trovo che le storie, le storie siano sempre molto rivelatorie, no? Quindi, di ogni storia che incontri, io penso che ci sia qualcosa di geniale, l'ho anche scritto nel mio libro, quindi dobbiamo essere disposti a vedere tutto quello che c'è anche fuori dalla nostra mente, ma soprattutto anche quello che c'è dentro, perché penso che sia comunque anche un...

Ilaria Albano: un buon ambiente anche per divertirsi e stimolarsi.

Serena Malaspina: Assolutamente. Ti ringrazio tantissimo, Ilaria, per aver condiviso il tuo sapere con noi e anche la tua esperienza. Grazie. Invito anche chi ci sta ascoltando. Potete trovare i link al profilo di Ilaria e al suo libro in descrizione. Grazie mille.

Ilaria Albano: Grazie, grazie a te per tutto.

Ilaria Albano: Grazie a te, grazie a tutte le persone in ascolto, è stato molto bello e piacevole fare questa chiacchierata.

Ilaria Albano: 📌 Keywords, summary, takeaways

Ilaria Albano: Keywords

Ilaria Albano: scortesia, autenticità, salute mentale, identità, etichette, relazioni, vulnerabilità, emozioni, responsabilità, consapevolezza

Ilaria Albano: Summary

Ilaria Albano: In questo episodio del podcast, Serena e Ilaria Albano esplorano il concetto di 'scortesia' come strumento di autenticità e liberazione dalle aspettative sociali. Si discute della rottura degli schemi mentali, della guarigione idealizzata e dell'importanza di accettare la propria vulnerabilità. Viene messo in discussione il valore delle etichette diagnostiche e si sottolinea l'importanza delle relazioni e dei confini. Infine, si offre una riflessione su come le emozioni e la consapevolezza possano guidarci verso una vita più autentica.

Ilaria Albano: Takeaways

Ilaria Albano: • Essere scortesi può liberare dalle aspettative sociali.

Ilaria Albano: • La salute mentale non è sempre una questione di performance.

Ilaria Albano: • Le etichette diagnostiche non devono definire la nostra identità.

Ilaria Albano: • Accettare la vulnerabilità è fondamentale per la crescita personale.

Ilaria Albano: • Le relazioni richiedono confini per essere sane.

Ilaria Albano: • La guarigione avviene attraverso l'autenticità.

Ilaria Albano: • Le emozioni devono essere ascoltate e validate.

Ilaria Albano: • L'amore non si merita, è un diritto.

Ilaria Albano: • La consapevolezza è la chiave per la salute mentale.

Ilaria Albano: • Dobbiamo essere disposti a vedere oltre le nostre etichette.

Ilaria Albano: Sound bites

Ilaria Albano: "Non siamo mai risolti del tutto."

Ilaria Albano: "Le etichette non devono definirci."

Ilaria Albano: "L'amore non si merita."

Ilaria Albano: Chapters

Ilaria Albano: 00:00 Il Ritorno a Se Stessi

Ilaria Albano: 02:58 La Scortesia come Strumento di Autenticità

Ilaria Albano: 05:53 Guarigione e Salute Mentale

Ilaria Albano: 08:52 Identità e Etichette

Ilaria Albano: 11:27 La Complessità dell'Essere

Ilaria Albano: 14:39 Relazioni e Vulnerabilità

Ilaria Albano: 21:39 L'importanza delle etichette e della consapevolezza

Ilaria Albano: 24:41 Autenticità e relazioni: la crescita attraverso gli altri

Ilaria Albano: 28:21 Confini e relazioni: il valore della consapevolezza

Ilaria Albano: 32:23 Riconoscere le dinamiche relazionali e le cause perse

Ilaria Albano: 36:34 Sperimentare e aprirsi al mondo: la chiave del benessere

Ilaria Albano: 39:06 Pratiche quotidiane per il benessere mentale

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