Essere Serena
Copertina dell'episodio 15: Tornare nel momento presente? Tecniche di grounding, tapping e ACT
EP 1536 min

Tornare nel momento presente? Tecniche di grounding, tapping e ACT

con Andrea BassaniniFacilitatore mindfulness e consapevolezza

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DESCRIZIONE

Strumenti pratici per tornare nel presente quando l'ansia ci trascina nel futuro o il rimuginio ci ancora al passato.

A volte per creare cambiamento serve prima un passo di regolazione, che trasforma quell'attivazione da 9 a 5-6. A quel punto puoi muoverti.

CAPITOLI

  1. Quando l'attivazione è troppo alta

  2. Grounding come passo precedente

  3. Tecniche di tapping

  4. ACT e flessibilità psicologica

  5. Il respiro come alleato

Trascrizione dell'episodio

Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.

Serena Malaspina: Ciao Andrea, benvenuto su Essere Serena Podcast e grazie per aver accettato l'invito.

Andrea Bassanini: Ciao Serena, grazie a te per avermi invitato e per l'opportunità.

Serena Malaspina: Allora, vorrei iniziare un po' riflettendo sul fatto che siamo di fatto in una società abbastanza distratta e molte volte non siamo connessi con il momento presente, anche per via di tutte le distrazioni, di tutte le cose che abbiamo da fare, eccetera. Quindi, parlando un po' di questo tema, entra in gioco il concetto del grounding, quindi un po' tornare nel presente a grandi linee. Io ti chiederei se ci puoi spiegare di che cosa si tratta effettivamente e quali sono anche un po' i meccanismi neurobiologici che sono sottostanti a queste pratiche.

Andrea Bassanini: Ok, sì, in effetti è proprio un concetto centrale, no? Come giustamente tu dicevi, noi siamo molto bravi a, diciamo così, sfuggire al momento presente, no? Cioè la nostra mente è fatta per portarci nel passato, tenerci nel passato, o al contrario per continuare a farci andare in avanti a programmare il futuro, anche se poi di fatto non sappiamo bene come programmarlo. E questo tema del grounding in realtà è un grande contenitore, nel senso che letteralmente possiamo tradurlo come messa a terra, no? Metterci a terra. A me piace pensarlo un po' come una possibilità che noi abbiamo di fare una specie di check-in: come quando arriviamo in aeroporto, è come dirci "eccoci qua, sono qui". E deriva da molte tradizioni diverse, anche non solo di psicoterapia, quindi è una modalità conosciuta agli esseri umani da tantissimo tempo.

Andrea Bassanini: Però nel nostro argomento, e quindi anche rispetto più a un lavoro legato alla psicoterapia e al lavoro personale, possiamo pensarlo proprio come un movimento di regolazione, un movimento soprattutto interno che ci permette di ritornare proprio a connetterci con il corpo, con il momento presente, con quello che sta accadendo in questo esatto momento. E per quanto detto così possa sembrare una cosa un po' teorica, in realtà coinvolge tantissimo il nostro sistema nervoso autonomo, che è proprio quella parte del nostro organismo che regola un po' la nostra attivazione, no? Immaginiamolo un po' come un freno e un acceleratore. E il corpo-mente sta bene quando va a velocità di crociera, mettiamola così.

Andrea Bassanini: Quando va troppo veloce, quindi a 200 all'ora, o quando va a 5 all'ora, sia da un punto di vista neurochimico che poi chiaramente da un punto di vista emotivo, c'è qualcosa che non torna. E lì si attiva quella che noi chiamiamo la iperattivazione o la ipoattivazione del nostro sistema interno. Il grounding ci aiuta proprio a frenare, se abbiamo bisogno di frenare, e ad accelerare, se abbiamo bisogno di accelerare.

Andrea Bassanini: Per poter arrivare appunto a questo stato, che è anche uno stato biochimico di equilibrio, che ci permette sostanzialmente di fare un sacco di cose preziose, diciamo così. Una è connetterci con noi, con quello che sentiamo, ma anche con l'altro, e quindi entrare realmente in connessione, quello che noi chiamiamo l'ingaggio sociale. Ma ci permette anche, ad esempio, di sentire, di avere consapevolezza di quello che sta accadendo dentro di noi, che pensieri ci stanno visitando, che sensazioni e sentimenti stiamo provando, e quindi di aumentare la nostra consapevolezza. E poi una terza cosa importante è che ci aiuta a recuperare, diciamo così, uso un termine usato da John Kabat-Zinn, che è una delle persone che ha sviluppato i primi programmi mindfulness: ci aiuta a riprendere i sensi.

Andrea Bassanini: Cioè a ricordarci che in realtà non siamo una mente che produce cose, ma che siamo un organismo, che siamo un organismo fatto di mente, corpo, energie interne, aspetti di spiritualità. Quindi, insomma, come piccola introduzione al grounding ti direi questo. Poi, come dicevo, ci sono tantissime tradizioni e viene usato anche in modi diversi.

Andrea Bassanini: Però tendenzialmente credo che la cosa che ci possiamo portare a casa come comune denominatore è che fare grounding significa di fatto imparare ad autoregolare le nostre energie interne, no? Ed è fondamentale, perché diventa il primo passo per fare qualsiasi movimento interno di cambiamento.

Serena Malaspina: Certo, è molto interessante come concetto, e penso un po' a quello che dicevi prima, di quanto sia importante connettersi con se stessi anche per la connessione poi con l'altro, no? Perché uno magari non ci pensa, ma effettivamente non possiamo connetterci in maniera, come dire, sana e tranquilla con le altre persone se in primis non lo siamo con noi stessi, no?

Andrea Bassanini: Esattamente. E sì, è proprio così. In parte c'è anche una spiegazione evolutiva, nel senso che noi cresciamo dentro a relazioni, e quindi siamo proprio abituati a definirci grazie, tramite lo sguardo dell'altro, a scapito però dell'autoascolto, no? E della consapevolezza interna di tutto questo enorme panorama che è il nostro mondo interno.

Serena Malaspina: Certo, certo. Uno degli approcci, diciamo, terapeutici che trovo molto interessanti è l'ACT, ossia Acceptance and Commitment Therapy, e di fatto si basa un po' sul concetto dell'accettazione e un po' della dedizione, costanza, credo. Ma ti chiederei di approfondire un po', se ci puoi spiegare di cosa si tratta.

Andrea Bassanini: Sì, in effetti l'ACT è un tipo di psicoterapia che appunto prende questi concetti che stiamo iniziando ad accennare e che li trasforma poi in strategie, procedure e modalità. C'è una cosa, Serena, interessante dell'ACT da cui mi piace sempre partire, ed è questa: l'ACT parte da una posizione molto chiara e dice che il problema non è che noi proviamo cose sgradevoli, o che abbiamo pensieri spiacevoli, o che succedono sciagure nella vita. Il problema arriva nel momento in cui noi ci mettiamo in relazione con tutto questo spiacevole che accade dentro di noi in un modo che non funziona, in un modo che semplicemente non ci permette di stare bene, anzi aggiunge dolore, aggiunge fatica, aggiunge sofferenza.

Andrea Bassanini: E parto da questo perché in realtà poi parole come accettazione, dedizione, sono parole complicate da digerire. Quindi possiamo pensare all'ACT come a una forma di psicoterapia che sostanzialmente ci invita a fare due cose. Una, a rimanere presenti, a rimanere in contatto e quindi connessi con quello che ci sta accadendo, senza buttarlo subito nel mondo reale con un'azione reattiva, di solito, o con una chiusura automatica. E anche, però, un'altra cosa preziosa, che è quella di allenarci: l'ACT ci allena a chiederci cosa è importante per noi. Che persona vogliamo essere? Che qualità vogliamo mettere nel mondo? Cosa vogliamo nutrire? E offre una serie di abilità, pratiche, esercizi, cose da imparare, da allenare, che ci permettono di continuare a perseguire queste, potremmo chiamarle, aspirazioni o intenzioni, nonostante la presenza della fatica, delle emozioni spiacevoli e del dolore.

Andrea Bassanini: L'ACT non è una teoria filosofica, ma è anche supportata da tantissimi dati di ricerca. Ad oggi sono disponibili più di mille trial randomizzati, che sono, diciamo, il formato, il golden standard della ricerca scientifica, quindi la forma più alta di ricerca scientifica, ok? E quindi è, come dire, a tutti gli effetti una psicoterapia profondamente basata sull'evidenza e sulla psicologia sperimentale, in sostanza. Tra queste abilità di contatto con il momento presente, chiaramente nell'ACT si può attingere a tutto un mondo di esercizi, pratiche di grounding, come ad esempio il lavoro sul respiro, come delle piccole iniziali pratiche meditative, e anche altri tipi di regolazioni tipo il tapping, di cui magari parliamo più tardi. Insomma, tutta una serie di modalità che si possono apprendere e allenare prima in seduta e poi nella vita quotidiana.

Serena Malaspina: Certo, è molto interessante anche, diciamo, quest'idea che molte volte, cioè quest'illusione che molte volte magari le persone hanno, del "a me va male in questo momento perché ho tutta una serie di problemi, andrà bene quando non ci saranno più problemi".

Andrea Bassanini: Certo. Questa è una delle grosse trappole della felicità su cui tutti noi caschiamo, perché è naturale cascarci, insomma. Però è proprio vero: "non starò bene quando non starò male" in realtà difficilmente funziona. Forse può funzionare di più mettersi in una posizione del tipo "anche se in questo momento non sto bene, provo a fare del mio meglio per andare in una direzione di benessere", dove per benessere intendo non tanto stare bene, essere felici sempre, senza scorciature, ma provare a essere, con me e con l'altro e col mondo, la persona che vorrei. E questo si può allenare.

Serena Malaspina: Si può migliorare, esatto. Perché penso che molte persone, magari cadendo un po' in questa trappola, come dire... è proprio un po' dove metti la tua attenzione, anche, nel senso che alla fine, se ti vuoi concentrare su qualcosa di negativo, lo trovi sempre.

Andrea Bassanini: Certo, ma questo perché in parte è nella natura delle cose, no? Almeno, diciamo, il 50% del mondo è fatto anche di spiacevole, di emozioni difficili. E proprio l'ACT è una delle psicoterapie che ha introdotto questo tema della lotta: del usare tutte le nostre energie, mettere a budget tutte le nostre energie per risolvere il dolore, quando in realtà non è qualcosa da risolvere, ma anzi forse è qualcosa da comprendere e anche da curare, nel senso proprio di prendersene cura.

Serena Malaspina: Certo, sì sì. Prima citavi, fra le varie tecniche di autoregolazione, il respiro, che viene anche un po' definito come l'ancora, no? Per tornare nel momento presente. E rispetto un po' alle pratiche di breathwork, quindi appunto gli esercizi di respirazione, ti chiederei di spiegarci come agiscono effettivamente sul corpo e sulla mente.

Andrea Bassanini: Sì, guarda, intanto anche lì, di nuovo, breathwork così come grounding sono questi contenitori enormi, no? Diciamo che semplicemente il breathwork è appunto un allenamento al respiro controllato, nel senso che ci sono delle modalità di respiro che agevolano alcuni stati e altri meno, e quindi è pienamente un esercizio di regolazione. Cioè possiamo imparare, ad esempio, a fare dei tipi di respiri che tendono ad attivare, ad esempio respiri veloci o inspirazioni molto forti, così come tipi di respirazioni invece che hanno una funzione calmante, che quindi fanno da freno nel momento in cui siamo molto attivati. C'è un tipo di esercizio di respiro molto famoso che si chiama respiro box, che in pratica è appunto un respiro diviso in quattro, per cui inspiro in 4-5 secondi, trattengo il respiro 4-5 secondi, espiro 4-5 secondi, trattengo 4-5 secondi.

Andrea Bassanini: Solo per fare un esempio. Però mette, diciamo così, il corpo e anche la chimica del corpo nelle condizioni migliori per poter funzionare. Intendo che modifica il battito cardiaco, modifica l'attività dei visceri, la pressione sanguigna, i movimenti degli occhi, mette l'organismo biologico del corpo nelle condizioni migliori per connettersi, e per connettersi in sicurezza nel presente.

Andrea Bassanini: Ti direi questo. È chiaro che tutto questo lavoro di regolazione non è risolutivo, cioè non è una psicoterapia, ok? Però sicuramente ci mette nelle condizioni. È un po' come se fosse, a volte, un antecedente. Prova a immaginarti di dover affrontare una cosa che mi attiva tantissimo, mi agita tantissimo, 9 su 10, 10 su 10.

Serena Malaspina: Certo, certo.

Andrea Bassanini: Tutti noi abbiamo occasioni, no? I trigger che hanno questo impatto su di noi. Finché la mia attivazione rimane 9-10 non ho proprio la capacità di poter scegliere, di rimanere consapevole, di muovermi in un modo scelto dentro quella situazione. E allora, a volte, per creare quei movimenti di cambiamento è necessario un passo precedente, che alcuni chiamano stabilizzazione, alcuni chiamano psicoeducazione, alcuni chiamano regolazione, che trasforma quel trigger, quindi quell'aggancio con quella situazione, da 9 e 10 lo porta a 5 e 6; e se è 5 e 6, a quel punto posso attivarmi per muovermi in una direzione desiderata.

Serena Malaspina: Sì, appunto, perché nel momento in cui poi c'è questa attivazione, tutto quello che riguarda ragionamento, come dire, logico, razionale, o comunque conscio, viene un po' a mancare.

Andrea Bassanini: Assolutamente, si spegne proprio questa connessione tra il sistema nervoso autonomo e la corteccia, che è quella che ci fa in un certo senso svolgere le nostre funzioni più alte, più elevate, quindi pianificare, scegliere, ragionare, riflettere, eccetera, proprio perché il corpo si mette in una posizione di sopravvivenza. E quindi, come tutti i mammiferi, anche noi o attacchiamo o fuggiamo o ci congeliamo, o troviamo modalità creative di gestire questo impatto emotivo, che sono sempre legate all'attacco, alla fuga o al congelamento. È un po' come dire che se io sono davanti a un predatore non sto a ragionare sul mondo e sui sistemi, o su cosa mangerò a cena stasera: penso a salvarmi la pelle. E noi abbiamo dei predatori che a volte sono nella realtà fisica, ma spesso i nostri predatori in realtà sono predatori interni, sono pensieri, paure, timori, vecchi dolori, vecchie ferite, che quindi in qualche modo ci perseguitano perché sono sempre dentro di noi.

Serena Malaspina: Assolutamente. Ma questi, diciamo, predatori percepiti, che tante volte, appunto, magari non esistono nella realtà, possono esistere, come dicevi, tramite percezioni o vecchie ferite, ma anche scenari ipotetici futuri, paure.

Andrea Bassanini: Paure per il futuro, o cose magari che già mi sono successe nel passato e che non sono state digerite, non sono state elaborate, per usare una parola che usiamo noi tecnicamente, e quindi di fatto rimangono come se rimanessero attive. E ti dirò di più: a volte può succedere che, ad esempio, un predatore possa essere un suono, o una faccia, un'espressione del viso, oppure un tono di voce. Sono dei trigger dei sensi, ad esempio. È un esempio banale, però: se uno ha collegato, associato nella propria storia personale un rumore forte a un'esperienza profondamente dolorosa, può tendere a rispondere in modo molto attivato di fronte a un rumore forte. O a un tono di voce, o un'espressione del viso, o una sensazione fisica, un batticuore.

Serena Malaspina: Molto interessante, perché è un po' quello che dicevi anche prima, che siamo esseri con appunto i cinque sensi, no? Che tante volte ce li dimentichiamo, però di fatto sono tutti attivi.

Andrea Bassanini: Davvero. Sono proprio, come dicono nella psicologia buddista, insomma, nella tradizione buddista, sono proprio delle porte, no? Sono porte di ingresso che ci interconnettono col mondo che abbiamo intorno a noi. E così come la mente e i pensieri fanno da grilletto, anche gli altri cinque sensi possono assolutamente fare da grilletto allo stesso modo.

Serena Malaspina: Rispetto alle situazioni... prima dicevi che alcuni tipi di respirazione magari ti aiutano a, diciamo, calmarti e altri ad attivarti, sulla base un po' dello stato in cui sei. Ma quindi, nel caso in cui una persona magari dovesse avere dell'ansia per un esame, o anche una preoccupazione eccetera, e quindi questo stato di attivazione, è consigliabile... no, il contrario del respiro magari, che dicevi prima, molto forte e, non so, più veloce?

Andrea Bassanini: Sì, guarda, quello è proprio un esempio di un corpo-mente che sta andando molto velocemente. Tanti pensieri, batticuore, respiro, fiato corto, agitazione, sudore: quindi è un corpo che è in allarme, in iperattivazione. E se noi guardiamo quella iperattivazione e la giriamo, vediamo qual è il bisogno; perché se sta andando troppo veloce, il bisogno sarà di abbassare le energie del corpo.

Andrea Bassanini: E allora, ad esempio, un respiro... provare a rallentare un po' il respiro, a buttare fuori l'aria con la bocca, a cercare di portare il respiro nell'addome, quindi a fare una respirazione bassa, tende ad abbassare la componente fisica dell'agitazione, dell'ansia, che sappiamo essere una componente molto importante. Così come, ad esempio, quando sono fermo sul divano e non riesco ad alzarmi, impigrito e sconfortato, e magari anche in preda a qualche piccolo sintomo depressivo, l'attivazione del corpo, anche con un respiro vigoroso, può essere il gancio, diciamo così, il "là" per ricominciare a riattivare il corpo. E il breathwork fa proprio questo lavoro, che viene a sostegno delle energie del corpo da un punto di vista molto neurochimico, direi, proprio neurobiologico, così come anche, ad esempio, alcuni tipi di tapping, cioè di picchiettamenti sul corpo, che hanno proprio questa funzione di regolare l'attivazione somatica, come la chiamiamo noi, quindi la qualità delle energie fisiche.

Serena Malaspina: E su questo tema, appunto, mi piacerebbe molto approfondire questo del tapping, che poi viene definito anche EFT, Emotional Freedom Technique. È praticamente... io l'ho scoperto in realtà negli ultimi mesi, però lo trovo molto interessante, perché di fatto, un po' per spiegarlo per chi non lo conosce — poi lo spiegherai ovviamente meglio tu — si tratta di andare a picchiettare delle parti del viso, del corpo, accompagnandole, diciamo, con delle autoaffermazioni. Quindi lascio a te la spiegazione più approfondita.

Andrea Bassanini: In effetti è una cosa buffa: noi, in tanti anni di lavoro, rimane la cosa più buffa che io faccio ancora. Però effettivamente è proprio questo: si basa sull'idea che noi possiamo regolare l'attivazione del corpo mentre siamo in contatto, mentre rievochiamo ad esempio memorie difficili, emozioni difficili, sentimenti difficili, e mentre introduciamo delle affermazioni, diciamo così, funzionali, nutrienti, sane per noi. Di fatto il protocollo di base è molto semplice: mettiamo insieme questi tre ingredienti in contemporanea, quindi il picchiettamento, proprio il tapping, mentre ci esponiamo, con il ricordo, con l'attenzione, con le parole, ad esempio a un momento difficile o a una memoria difficile, e piano piano invitiamo la persona a riformulare quel vissuto, quell'evento, quella memoria, con delle affermazioni di autodialogo più basate sull'accettazione, sulla gentilezza, sulla cura di sé.

Andrea Bassanini: Sembra che questa combinazione, diciamo così, di uno stimolo calmante per il corpo, che quindi va ad attivare e regolare il sistema limbico, che è la nostra centralina dell'attivazione, mentre usiamo le parole per avvicinarci al dolore — quindi c'è un aspetto di esposizione nel tapping, che viene molto utilizzato — di fatto sgancia questo collegamento tra l'evento difficile e la mia reazione emotiva forte. Tra l'altro, stanno venendo fuori tanti studi sul tapping: adesso ci sono circa 300 articoli pubblicati. Te ne cito solo uno, perché credo sia interessante per noi e anche per chi ci ascolta. È uno studio che è stato fatto di misurazione del cortisolo salivare, che sappiamo essere uno degli ormoni che promuovono in noi quello che viene chiamato distress, quindi non lo stress utile che ci aiuta nelle performance, ma lo stress che esaurisce l'energia del corpo. E hanno visto che in un'ora di tapping — questo è stato fatto nel 2012, poi è stato replicato nel 2020 come studio — in un'ora di tapping, quindi di questi picchiettamenti, hanno misurato fino a una riduzione del cortisolo salivare del 43%, che è tanto. La diminuzione del cortisolo poi, noi come sentimento come la percepiamo? La percepiamo come un maggior senso di agio e di calma, e quindi, collegandomi a quello che dicevo prima, ha una maggior possibilità di rimanere consapevoli e presenti a quello che ci sta succedendo.

Andrea Bassanini: Ora, il tapping, soprattutto il clinical EFT, quindi Emotional Freedom Techniques clinico, ha sia una funzione di autoregolazione — per cui semplicemente, appunto, facendo tapping su alcuni punti del corpo, manda un segnale calmante sostanzialmente al sistema nervoso autonomo — ma viene anche utilizzato come strumento per l'elaborazione di episodi traumatici o storie evolutive complicate da un punto di vista emotivo. Chiaramente questo secondo utilizzo è fatto insieme a un practitioner, non può essere fatto da solo, anche se il clinical EFT nasce come tecnica d'autoaiuto, per cui uno, se impara la procedura di base, può utilizzarla nel quotidiano per lavorare un po' sulle proprie energie interne, sulla regolazione della propria energia.

Serena Malaspina: Adesso, mentre parlavi, mi veniva in mente... cioè, diciamo che questo lato, questo effetto che può avere appunto l'EFT, di andare a rielaborare la propria percezione rispetto a un trauma del passato... che ovviamente non è che vai a rimuovere il ricordo, è più il carico emotivo, no, sul ricordo, forse.

Andrea Bassanini: Esatto. Questa cosa, Serena, è molto importante, perché spesso le persone poi pensano che sia inutile stare nel passato, perché non si può cambiare il passato, no? E questo, per quanto sia molto comprensibile e anche molto logico, è anche vero che poi, nel lavoro di terapia, in realtà si fa altro: cioè si fa proprio quello che dicevi adesso, si cerca di rilasciare la carica emotiva, l'impatto emotivo che quell'evento, quegli eventi hanno su di me nel presente.

Andrea Bassanini: Quindi, quanto suona, diciamo così, sgradevole il mio disagio ora, anche se non sta succedendo adesso. E questo confondere il passato col presente, che crea un impatto molto pesante e a volte molto gravoso per le persone... non è il fatto che sia successo qualcosa, ma il fatto che ancora adesso mi influenza così tanto, no? E mi sequestra. E noi lavoriamo sul sequestro, non su quello che è successo. Il tapping, in particolare, lavora proprio sul rilascio somatico, cioè sulla memoria che il corpo ha di quello che è accaduto.

Serena Malaspina: È un concetto, diciamo, più bottom-up, no, giusto? Cioè... — no, scusa. Dicevo che questo concetto di bottom-up l'ho scoperto — appunto, partire un po' anche dal corpo, dal somatico — l'ho scoperto per la prima volta leggendo, qualche anno fa, "Il corpo accusa il colpo" di van der Kolk. E per me è stato tipo rivoluzionario, perché non l'avevo mai sentito nominare e non avevo preso in considerazione l'importanza del corpo, anche rispetto alla guarigione, se vogliamo, comunque alla rielaborazione di tutto quello che può essere stato vissuto come trauma.

Andrea Bassanini: Sì, magari ti stupirà, però anche nel mondo della psicoterapia non è una cosa antichissima la scoperta del corpo in terapia; è qualcosa che noi, anche adesso, terapeuti della mia generazione, siamo i primi, diciamo, che stanno realmente cercando di integrare il corpo all'interno delle psicoterapie. A noi capita spesso, a Milano, nel nostro centro, di fare un lavoro proprio di psicoterapia insieme a osteopati, insegnanti di yoga, proprio con questo chiaro ed esplicito rimando al fatto che non solo corpo e mente sono collegati, ma a volte alcune cose le può curare la parola, altre volte è il corpo che ha bisogno di rilasciare l'impatto biologico proprio che ha avuto quello che è successo, no? In effetti è qualcosa che non è ancora del tutto digerito dalle persone, no? Magari molti lo intuiscono, sembra una buona idea, sembra una cosa ovvia, ma poi in realtà vederlo nella realtà concreta del cambiamento e delle psicoterapie di tutti i giorni è veramente molto interessante.

Serena Malaspina: Un altro aspetto che mi ricordo sempre dal libro: parlava di quanto in realtà certe volte con la sola parola non si possa accedere a determinate memorie, che magari sono state rimosse o sono rimaste anche nel corpo, se vogliamo, e di quanto appunto sia importante, in alcuni casi a maggior ragione, accedere proprio tramite il lato somatico, quindi tramite il corpo, perché altrimenti il pensiero non ci arriva.

Andrea Bassanini: Tramite proprio le memorie del corpo, esattamente. Anche perché, nel momento in cui quegli eventi sono successi, è possibile che la mente verbale fosse scollegata, e quindi di fatto è come se parli in mandarino a una persona che parla in spagnolo, no? Semplicemente non si capisce. Il corpo ha il suo linguaggio, ha il suo modo di esprimersi, e per fortuna stiamo trovando sempre di più delle modalità fatte nel linguaggio del corpo, con il vocabolario del corpo, per poterlo appunto, per potercene prendere cura.

Serena Malaspina: E oltre al tapping, quando parlavi dei benefici, degli effetti del tapping, mi veniva in mente un po' anche l'EMDR, giusto?

Andrea Bassanini: Sì, in qualche modo, diciamo che l'EMDR è stata, ed è ancora adesso, la modalità più studiata, più diffusa, che lavora proprio su questo tipo di rilascio delle memorie. Diciamo che il clinical EFT fa parte di quella grande famiglia di cui fa parte anche l'EMDR, che alcuni chiamano cognitive and somatic therapies, quindi terapie cognitive e somatiche, proprio per ricordarci di questo doppio canale, diciamo, no? Che è fatto dalle parole — l'uso delle parole in senso terapeutico — e dal rilascio e dal lavoro sul corpo. Sì, è un po' di quella famiglia, insomma.

Serena Malaspina: Certo. Perché, appunto, in entrambi i casi... cioè, prima dicevi che nel tapping si picchiettano alcuni punti; ma questi punti sono scelti e derivano da che cosa?

Andrea Bassanini: Allora, sono dei punti che derivano dalla visione della medicina tradizionale cinese, per cui non viene utilizzata la stimolazione bilaterale come nell'EMDR, ma viene usata la stimolazione di questi punti, che sono tutti punti che passano sui meridiani. E ci sono diverse ricerche che ci dicono che quei punti, rispetto ad altri, sembra che abbiano un effetto più regolatorio.

Andrea Bassanini: E quindi, per ora, diciamo così, la procedura è su quella. Ti dicevo che, appunto, è nata come tecnica d'autoaiuto, quindi nella sua base il tapping è molto semplice da iniziare a provare. Intorno a quella ci sono oltre una quarantina di protocolli, di procedure, che implicano anche l'uso dei movimenti oculari, come viene fatto nell'EMDR, e tutta una serie di altre procedure specifiche, che non sto adesso a citare, che hanno a che fare con l'elaborazione degli episodi traumatici o di storie evolutive traumatiche. Però di base è semplicemente una possibilità che il corpo ha di autoregolare la propria attivazione, e quindi entra a pieno titolo nel mondo di questo grande contenitore che viene chiamato grounding, o radicamento, messa a terra. Autoregolazione.

Serena Malaspina: Io ti chiederei proprio se hai qualche suggerimento, qualche pratica particolare, semplice, da suggerire a tutte le persone che magari, appunto, o già sono in un percorso terapeutico e vorrebbero integrarlo — perché non è assolutamente detto che già lo stiano facendo con questo approccio — oppure magari lo vorrebbero fare in futuro, ma che già, magari, per sperimentare questi piccoli benefici nel day by day, nei momenti magari di un po' di stress o di mancanza di energia.

Andrea Bassanini: Certo, guarda, inizio da una cosa molto banale, però lo faccio apposta, perché vorrei che anche chi ci ascolta, tra virgolette, non avesse scuse, non so come dire. Cioè, è vero che fare il corso, il percorso, la cosa super arzigogolata e strutturata è un'ottima cosa, però è anche vero che è bene puntare a cose fattibili, come dire, nel provare a modificare le cose.

Andrea Bassanini: Inviterei tutti a partire da cose semplicissime, cioè a partire proprio da com'è la propria giornata, così com'è, e a guardarla bene; e nel guardarla bene ci si potrà accorgere che ci sono tantissimi spazi durante il giorno — a me piace chiamarle le "intercapedini" della giornata — tipo quando siamo in coda, quando siamo in metro, quando stiamo aspettando di pesare i pomodori al supermercato, quando siamo in attesa di essere chiamati per un esame, quando stiamo camminando da un punto A a un punto B, no? Cioè, sono tantissimi momenti di transizione che di solito riempiamo con cose che non hanno una grande funzione nutriente per noi, e neanche di beneficio. Quelli possono essere dei momenti anche solo per, appunto, accorgerci... non so, portare l'attenzione ai piedi per terra, a sentire come stiamo respirando, ma anche, ancora più semplicemente, a chiederci "come stai in questo momento? come ti senti? come sono le energie interne? com'è il meteo interno?", come dico spesso quando conduco i gruppi. Com'è il meteo interno. Quindi cose molto molto piccole, che però in realtà possono fare la differenza, perché iniziano a metterci nella posizione grazie alla quale possiamo usare la nostra giornata come un campo di esperimenti.

Andrea Bassanini: "Fammi vedere un po' com'è": se inizio una riunione, prima della riunione mi prendo 3-4 respiri; quando sto aspettando mia figlia fuori da scuola, invece che guardare il telefono sento i piedi a terra. E questo veramente può fare un'enorme differenza. Partirei da questo, e anche dall'invitare tutti a tenere conto che l'unico modo per portare questi cambiamenti nella vita di tutti i giorni è di apprezzare i piccoli impegni, cioè le piccole cose che noi riusciamo a fare, perché sono dei disabituatori, e li mettiamo dentro nella quotidianità. Disabituano gli automatismi, i nostri piloti automatici, e quindi creano delle crepe. E queste crepe in realtà sono possibilità.

Serena Malaspina: Bello. Quindi, tipo, per esempio, se io in una pausa, prima di pagare al supermercato... — ok, è andato via, no, è che è passata l'ambulanza — però, dicevo...

Andrea Bassanini: Ad esempio: metti che hai quattro persone davanti alla cassa, hai comprato già tutte le tue cose, che fai di solito? Io, ad esempio, guardo il cellulare o sbuffo; di solito faccio questo, non so, tu fai qualcos'altro, no? Ok, ecco: e beh, lì magari posso... ho davanti 3-4 minuti, e 3-4 minuti sono dai 20 ai 30 respiri. E se li spacchetti ancora di più, sono 50-60 inspirazioni o espirazioni. Sono tantissime, no? Quelle 50-60 inspirazioni le posso fare portando attenzione al respiro, sentendo il corpo che sta respirando. E già questo inserisce un'abitudine, no? Cioè, è un pezzettino di esperienza che andiamo a raccogliere, è un gettone di esperienza, no? E poi i cambiamenti li troviamo già lì, già pronti.

Serena Malaspina: Certo, perché poi è proprio un accumulo di piccole novità, diciamo. Non è che il cambiamento...

Andrea Bassanini: È proprio simile. Esattamente, proprio come dicevano gli psicologi sperimentali degli anni '50: sono misure ripetute. Sono misure ripetute, e quelle misure ripetute in realtà creano un'abitudine. Non so se ti rappresenta quel proverbio, un antico proverbio cinese, poi ripreso anche da Lao Tzu, che dice che dall'intenzione germoglia l'atto, dall'atto germoglia l'abitudine, dall'abitudine germoglia il carattere, e dal carattere si sviluppa il destino. Parte dall'intenzione, dall'intenzione di fare un atto, e un atto è una cosa che a volte impiega due secondi, il tempo di un respiro, letteralmente.

Serena Malaspina: Bellissimo. Ripartiamo dalla facilità, diciamo, dalla semplicità di un respiro, quindi.

Andrea Bassanini: Sì, perché sennò poi spesso le persone non hanno fiducia di poter cambiare, credono che il loro modo di funzionare sia un destino, in qualche modo. Invece non è vero: certo, ci vuole disciplina, momenti di fatica, impegno e tutto, ma non è un destino. Quindi ci si può disabituare, diciamo così, o, come diceva un collega che si chiama Dawson Church, si può "perdere l'abitudine di essere se stessi".

Serena Malaspina: Bellissimo, questo non lo conoscevo. Andrea, io chiuderei questa bellissima intervista con un format di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase.

Andrea Bassanini: Vai!

Serena Malaspina: Allora, la prima è: qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale?

Andrea Bassanini: Allora, io faccio... la mattina presto, oppure prima di dover fare una cosa difficile, tipo essere intervistato da te per un podcast, che mi mette molta ansia... prendo qualche minuto in cui semplicemente mi prendo 10 respiri, in cui dedico meglio che posso tutta la mia attenzione a quei respiri. Partecipo coi respiri. E dopo di questo mi chiedo cosa vorrei portare, cosa voglio nutrire in quello che sto per fare, che persona vorrei essere in quello che sto per fare. Tempo totale, penso, tre minuti, due minuti, però fatto proprio in prossimità delle cose difficili; appunto, muove lo sguardo, come dicevi prima, mi predispone in una posizione, anche in un'attitudine interna. Scusa, più di una frase.

Serena Malaspina: Beh, però è bellissimo, quindi ti ringrazio. La seconda è: qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio?

Andrea Bassanini: Allora, mi tolgo le scarpe, mi sdraio per terra, proprio a cadavere. Un'altra cosa che faccio è che guardo il bianco, perché il colore bianco ha un effetto regolatore. Non so bene perché, ma ce l'ha. Quindi tendo a cercare il bianco, il colore bianco. Oppure, a volte, odoro la cannella, i bastoncini di cannella, credo perché mi ricorda un odore della mia famiglia, insomma qualcosa che ha a che fare con la mia storia familiare, anche se non so bene per quale motivo; ma il corpo ha le sue ragioni, e appunto l'olfatto ha le sue ragioni. E poi un'altra cosa che arriva, diciamo, dalla mia esperienza con le pratiche contemplative, con le pratiche di meditazione: stringo l'attenzione sulla punta del naso. È proprio una delle basi delle respirazioni concentrative, quindi sento proprio il respiro all'interno delle narici, proprio all'ingresso delle narici.

Serena Malaspina: Perfetto, molto bello. Speriamo che, insomma... basta, alla fine, proprio questa concentrazione sulla...

Andrea Bassanini: Proprio sull'ingresso dell'aria, se lo fate per qualche minuto.

Serena Malaspina: E l'ultima è: quale pensiero, insegnamento o citazione ti ha ispirato maggiormente nel tuo percorso?

Andrea Bassanini: Allora, questa... tu devi sapere che io ho un rapporto molto intimo con le citazioni, con gli aforismi, con le poesie, nel senso che le uso tantissimo sia come lavoro personale, sia con le persone che ho la possibilità di aiutare, insomma, di seguire. Allora, una sicuramente è che "stare bene significa saper tremare e vibrare con le cose". È una prima cosa che sto imparando, che continuo a imparare, insomma, che stare bene vuol dire sentire che vibro con le cose che accadono. E legata a questa — che è un po' quello che dicevo prima, che ho preso anche dalla mia formazione ACT — è che il benessere non significa evitare le scocciature, evitare le emozioni spiacevoli, bensì trovare un modo per conversare con questo spiacevole che sia il meno faticoso possibile, diciamo così. Anche su questo sto imparando, continuo a imparare, ma ci provo. Ed è anche quello che cerco un po' di trasmettere.

Serena Malaspina: 1% alla volta. Certo. Andrea, io ti ringrazio tantissimo, si percepisce proprio la tua presenza e la tua calma, quindi grazie per le tue parole e per la tua saggezza.

Andrea Bassanini: Grazie a te. Grazie a te, Serena. E spero sia stato d'aiuto per qualcuno, insomma, che abbia contribuito anche a dare qualche piccolo stimolo a qualcuno; e ne sono grato. Grazie a te, Serena.

Serena Malaspina: 📌 summary, takeaways ecc

Serena Malaspina: Keywords

Serena Malaspina: grounding, ACT, terapia, respiro, tapping, benessere, consapevolezza, emozioni, psicoterapia, regolazione

Serena Malaspina: Summary

Serena Malaspina: In questo episodio del podcast, Andrea Bassanini discute l'importanza del grounding e delle tecniche di regolazione emotiva come l'ACT, il breathwork e il tapping. Viene esplorato come la nostra società distratta influisca sulla nostra connessione con noi stessi e con gli altri, e come pratiche quotidiane possano migliorare il nostro benessere mentale. Bassanini offre anche suggerimenti pratici per integrare queste tecniche nella vita di tutti i giorni.

Serena Malaspina: Takeaways

Serena Malaspina: • Siamo in una società distratta che ci allontana dal presente.

Serena Malaspina: • Il grounding aiuta a riconnetterci con il nostro corpo e il momento presente.

Serena Malaspina: • L'ACT ci insegna a rimanere presenti e a chiederci cosa è importante per noi.

Serena Malaspina: • Il respiro controllato può regolare le nostre emozioni e stati d'animo.

Serena Malaspina: • Il tapping è una tecnica efficace per la liberazione emotiva.

Serena Malaspina: • Il corpo ha una memoria somatica che influisce sul nostro benessere.

Serena Malaspina: • Le piccole pratiche quotidiane possono portare a grandi cambiamenti.

Serena Malaspina: • La consapevolezza delle nostre energie interne è fondamentale per il cambiamento.

Serena Malaspina: • Dall'intenzione germoglia l'atto, e le abitudini si formano nel tempo.

Serena Malaspina: • Si può disabituare a essere se stessi e creare nuove abitudini.

Serena Malaspina: Sound bites

Serena Malaspina: "Il grounding è un grande contenitore."

Serena Malaspina: "L'ACT ci invita a rimanere presenti."

Serena Malaspina: "Dall'intenzione germoglia l'atto."

Serena Malaspina: Chapters

Serena Malaspina: 00:00 Introduzione e il concetto di grounding

Serena Malaspina: 04:38 L'ACT: rimanere presenti e perseguire le aspirazioni

Serena Malaspina: 08:51 Il respiro e il breathwork come strumenti di autoregolazione

Serena Malaspina: 22:25 Rielaborare i traumi del passato con l'EFT

Serena Malaspina: 25:27 Integrare il corpo nella terapia per una guarigione completa

Serena Malaspina: 27:13 Il tapping e l'EMDR per rilasciare le memorie del corpo

Serena Malaspina: 29:49 Pratiche semplici per prendersi cura del benessere mentale

ARGOMENTI

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