
Vorresti più autostima? Insicurezza, comparazione e cambiamento
con Roberta Milanese — Psicologa, psicoterapeuta, coach e scrittrice
DESCRIZIONE
Come la comparazione erode l'autostima, soprattutto al femminile. Roberta spiega le variabili su cui ci accaniam e strategie concrete per rafforzare l'autostima.
“Nel mondo femminile ci sono molte più variabili su cui ci si può accanire. L'insicurezza è democratica, ma forse un po' più declinata al femminile.”
CAPITOLI
La comparazione che erode
Insicurezza al maschile e al femminile
Le variabili su cui ci accaniam
Strategie quotidiane per l'autostima
Trascrizione dell'episodio
Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.
Serena Malaspina: Ciao Roberta, benvenuta e grazie per aver accettato l'invito.
Roberta Milanese: Ciao Serena, grazie a te per averlo fatto.
Serena Malaspina: Allora, io vorrei iniziare con, diciamo, parlare con te di un tema che penso sia molto molto sentito, soprattutto tra le mie amiche o le ragazze che comunque sento giornalmente, che è la tematica del non sentirsi, diciamo, abbastanza. E nel tuo libro, L'ingannevole paura di non essere all'altezza, in particolare parli di epidemia di insicurezza. Ci puoi spiegare per favore cosa intendi con questo concetto?
Roberta Milanese: Senti questo è un concetto che mi è arrivato lavorando non solo in clinica con i pazienti perché io sono psicoterapeuta ma anche in formazione e anche in ambito più coaching quindi con persone veramente di valore e spesso anche di successo che nonostante che la loro vita gli abbia dato e li continui a dare delle prove di capacità non si sentono mai abbastanza, non si sentono all'altezza o possono essere anche ragazze.
Roberta Milanese: che magari sono capaci, intelligenti, bravi, attraenti, ma non si sentono mai quella abbastanza che vorrebbero essere e quindi mi è venuta proprio l'immagine dell'epidemia perché in maniera molto trasversale, indipendentemente dal contesto, dalla situazione, dall'età, dal sesso, avevo proprio la sensazione di essere circondata da persone che non avrebbero avuto particolari motivi per essere insicure ma invece lo erano e quindi ho detto beh questo è un
Roberta Milanese: un'epidemia, il libro è stato scritto prima del Covid, forse dopo non avrei usato questa parola però in quel momento mi è proprio voluto da dire è un'epidemia, cioè c'è un contagio di questa cosa, no? E allora ho detto forse è arrivato il momento invece di scrivere qualche cosa, il libro è nato proprio da questa osservazione di diffusione del fenomeno.
Serena Malaspina: E cosa pensi che sia, diciamo, qual è la motivazione alla base di questa epidemia appunto di cui parli?
Roberta Milanese: Ma senti, allora, senza voler andare alla ricerca di cause, che poi potrebbero portarci a fare viaggi un po' illusori, io credo che ci sia un aspetto sociale particolare. Cioè, noi viviamo nell'era della performance, nell'era in cui dobbiamo sempre performare bene, dove performare non è più solo al lavoro, è in generale. Quindi ci sentiamo come se ci venisse richiesto
Roberta Milanese: al top quindi io devo essere al top nel mio lavoro ma devo essere anche la mamma perfetta, la moglie perfetta, devo fare le vacanze perfette, i figli perfetti e perché poi abbiamo anche queste vetrine che internet ci sta permettendo e come tutti gli strumenti ha la sua doppia faccia, ora noi possiamo parlare, registrare, comunicare grazie a questo però è diventato anche qualche
Roberta Milanese: fa essere esposti continuamente al giudizio degli altri e quindi il social soprattutto diventano degli amplificatori del bisogno di sentirsi confermati, di sentirsi all'altezza e quindi io devo postare il ristorante più più bello, la serata più romantica perché sono costantemente in prestazione e credo che questa cosa molto amplificata
Roberta Milanese: meccanismo che amplifica sempre di più un senso di inadeguatezza, ma anche perché un tempo noi ci confrontavamo con chi avevamo vicino, quindi se io avevo vicino un collega o un'amica particolarmente brillante, attraente, potevo sentirmi non all'altezza. Ora ci confrontiamo con tutto il mondo ma non con quello reale, con quello mostrato ed è una sorta di escalation perché io metto su facebook le mie foto più belle, i miei momenti più belli, anche magari non sono belli ma ti
Roberta Milanese: e tu li vedi ci credi e allora mi metti i tuoi e facciamo un escalation in cui nessuno finisce più per sentirsi all'altezza di quello che gli altri mostrano che loro stessi non ci si sentono. È diventato proprio un escalation che ci sta però poi facendo sentire inadeguati, quindi credo che questo meccanismo riverberi molto in sicurezza.
Serena Malaspina: Certo, mi viene in mente adesso che parlavi appunto dei social e del, diciamo, mostrare sempre l'aspetto performante, no? Quindi tutto deve essere bello, tutto deve essere appunto di piacere anche agli altri. E quindi l'idea che avevo letto recentemente in un libro, il concetto della messa in paragone dei nostri difetti con i pregi altrui, no? Che è un po' quello che succede alla fine sui social, perché noi sappiamo il, diciamo, il dietro le quinte della nostra vita, però vediamo solo il bello delle vite degli altri.
Roberta Milanese: Certo, bello, bellissima l'immagine di paragonare i nostri difetti con i pregi altrui, è vero? Con gli apparenti pregi altrui, peraltro.
Serena Malaspina: Esatto, esatto, selezionati e che rimangono diciamo in formato social, però è un tema interessante perché poi sembra che tutti abbiano le vite perfette, ma in realtà poi molte volte parlandoci scopri che in realtà una persona può non stare bene in un certo momento, può vivere un momento difficile, però è difficile che ne parli sui social, no? E quindi c'è questa immagine sempre molto patinata.
Roberta Milanese: Assolutamente, questo ci inganna continuamente.
Serena Malaspina: Certo. E invece per quanto riguarda appunto questa situazione che stiamo vivendo da quando c'è stato l'avvento dei social, quindi della società contemporanea, quali sono le principali conseguenze psicologiche di questa esposizione continua degli standard realistici?
Roberta Milanese: senti, allora questo può veramente andare in tutte le direzioni perché passiamo da chi tutto sommato riesce a avere una sua vita senza particolari invalidazioni o disturbi però
Roberta Milanese: fatica, la persona che magari continua a fare le sue cose, riesce a avere la sua realizzazione personale, professionale, ma si sente sempre un po' in difetto, tipico la sindrome dell'impostore, no? Apparentemente tutto funziona ma io mi sento che...
Roberta Milanese: non è merito mio, prima o poi scopriranno che non sono così bravo, così eccezionale, fino però ad arrivare invece a quando queste insicurezze danno origine a disturbi, cioè e lì possiamo andare ai più svariati, tutto quello che non fa sentire all'altezza può poi sconfinare e sfociare in disturbi ansiosi, quindi può essere ansia da prestazione, possono essere disturbi anche fobici,
Roberta Milanese: espormi al giudizio degli altri, di sentirmi costantemente rifiutato, può finire in disturbi del comportamento alimentare nel momento in cui mi accanisco su quella che dovrebbe essere la mia immagine estetica rispetto a quello che dovrei essere, i canoni che ci vengono proposti. Quindi la cosa per me interessante che mi ha proprio spinto a analizzare questi fenomeni è che alla
Roberta Milanese: questo bisogno di essere adeguati o meglio un adeguato che poi viene interpretato come perfetto, perché nessuno vuole essere adeguato, noi diciamo inadeguato ma il nostro adeguato è perfetto e quindi penso a ragazze veramente attraenti in forma che si tormentano per un millimetro di pancina o che nessuno vede se non loro o a persone brillanti che però non sono stati perfetti.
Roberta Milanese: in una presentazione si tormentano, quindi può veramente dare esiti dal disturbo più invalidante che blocca la persona e paralizza la sua vita, come magari il ragazzo che si chiude in casa a giocare ai videogiochi non esce più perché non si sente in grado di affrontare la realtà e rimane nell'ambito che lo fa sentire protetto, cioè nel videogioco sono un vincente, nel resto della vita non mi sento in grado, quindi fino a questi fenomeni
Roberta Milanese: sta bene poi magari dentro ha un po' di tormento quindi è a macchia d'olio possiamo trovare gli effetti
Serena Malaspina: Ma nel tuo lavoro invece, in questi anni, ti è capitato più di riscontrarlo in ragazze o ragazzi, uomini o donne o più o meno in maniera equilibrata?
Roberta Milanese: Guarda ti direi che è assolutamente democratico, può assumere forme un po' diverse, nel senso che è più frequente che nelle donne si manifesti anche sull'insicurezza, sulla desiderabilità estetica quando nell'ambito maschile questo può esserci ma più legato magari a situazioni fisiche particolari, che so magari il ragazzo molto basso che allora soffre di questo aspetto
Roberta Milanese: estetico che generalmente viene considerato un po' limitante da loro nella desiderabilità, mentre nel mondo femminile ci sono molte più variabili su cui io posso accanirmi, quindi tutto l'aspetto fisico da tutti i punti di vista e in di più anche quello invece più di prestazione. Quindi direi democratico
Roberta Milanese: forse un po' più declinato al femminile, ma qui non mi è chiaro, come molto spesso la ricerca sottolinea, se è perché lo soffrono veramente di più le donne o perché le donne sono più disposte a mettersi in gioco e venirne a parlare.
Roberta Milanese: perché sulla richiesta di aiuto c'è molto meno di un tempo, però la tendenza è che sempre per problemi culturali per gli uomini a volte si è considerato segno di debolezza andare a chiedere un aiuto psicologico.
Roberta Milanese: Quindi mi è difficile dire se questo sbilanciamento che vedo sia una questione reale o se sia in realtà perché gli uomini sono meno inclini anche ad ammettere di avere certe paure. Però tendenzialmente mi verrebbe da dire che può riguardare chiunque, tutte le età e entrambi i sessi.
Serena Malaspina: interessante perché a priori avrei detto più nei confronti delle ragazze, cioè più provato dalle ragazze però effettivamente è un buon punto il fatto che magari è più facile che se ne parli, che insomma che ci si apra sulla tematica rispetto magari a determinati ragazzi o uomini, quindi è molto interessante. Rispetto a una frase che hai scritto nel tuo libro, l'autostima non si eredita, si costruisce. Ci puoi riportare qualche esempio che diciamo
Roberta Milanese: Allora guarda questo per me è una di quelle premesse fondamentali perché a volte le persone insicure guardano quelle sicure dal loro punto di vista ovviamente perché poi magari se ci parlassero scoprirebbero che non sono così sicure come se gli altri avessero questo dono che gli è arrivato dal cielo sono nate sicure e in realtà nessuno nasce sicuro perché o meglio se qualcuno nasce
Roberta Milanese: ciatrice se non metto gli sci e imparo a sciare. Quindi chi nasce e si sente sicuro è di solito una persona estremamente disturbata. Per sentirci sicuri di qualche cosa noi dobbiamo mettere alla prova le nostre capacità, le nostre risorse in quello. Noi ci sentiamo sicuri di camminare perché abbiamo imparato a camminare, noi diventiamo sicuri a guidare la macchina dopo tanto tempo che la guidiamo e questo vale per tutto.
Roberta Milanese: Io mi sento sicura delle mie capacità se le metto in gioco.
Roberta Milanese: L'esempio più tipico che mi viene in mente sono le persone che hanno paura di fallire e quindi rimangono sempre un po' dietro le quinte. Io a queste persone dico che è come se loro pensassero se non vincono un gioco. Cioè io mi metto in gioco solo sulle prove in cui mi sento già sicuro di me, in cui sono sicuro di vincere. È come se un saltatore in alto lasciasse sempre l'asticella un po' bassa, così dice ce la faccio.
Roberta Milanese: non falliscono mai ma dentro di sé sanno che non si stanno mettendo veramente la prova e quindi questo evitare di mettersi alla prova gli conferma che non sono in grado.
Roberta Milanese: ma oltretutto se io non alzo mai la mia asticella alla fine le mie abilità non le sviluppo davvero cioè immagino uno sportivo no? cioè se tu i muscoli non li eserciti alla fine puoi avere in potenza tutte le abilità del mondo ma alla fine atrofizzi anche il muscolo quindi chi ha paura del fallimento alla fine finisce per diventare sempre più in sicuro per non sviluppare le capacità
Roberta Milanese: mettersi in gioco e realizza proprio quello che teme. Quindi chi vuole costruirsi l'autostima, deve iniziare ad alzare la sua asticella e imparare che il fallimento non è un gioco.
Roberta Milanese: non esiste come categoria di per sé, fallimento è il modo in cui noi impariamo. L'altro giorno ho sentito un'intervista al tennis da Sinner che ha detto una cosa che mi ha proprio folgorato, molto bella, gli chiedevano le opinioni rispetto a una partita che avrebbe dovuto giocare e lui ha risposto, o vinco o imparo.
Roberta Milanese: meraviglioso, perché questo è come noi dovremmo riuscire a vivere quelli che chiamiamo fallimenti. D'altra parte, come diceva Lao Tzu, è fallito solo chi non ci prova, solo chi rinuncia. Quindi se vogliamo costruirci la sicurezza nelle nostre risorse, iniziamo a fare.
Serena Malaspina: è una tematica che poi mi viene in mente anche un po' il concetto del perfezionismo, di quest'idea di dover fare tutto in maniera perfetta, se no è sbagliato, in realtà poi ti porta anche alla procrastinazione immagino.
Roberta Milanese: Assolutamente, all'evitamento e alla procrastinazione. Ti faccio un altro esempio su un altro ambito in cui noi possiamo costruire l'autostima. Pensa a quella che è la paura di non piacere agli altri. Ora c'è questo termine inglese, il people pleasing, quindi bisogno di compiacere. Allora lì
Roberta Milanese: apparentemente tu hai persone che sono sempre disponibili, non dicono mai di no, per l'appunto compiacenti, che possono anche avere un grande successo relazionale perché sono persone molto carine, molto disponibili. Se però parli con loro, questo successo relazionale non lo vivono come tale, perché loro non si sentono di essere apprezzate, amate, volute per quello che sono, ma solo per quello che fanno. E quindi sono in una situazione paradossale
Roberta Milanese: a piacere agli altri perché si impegnano, fanno e meno si sentono desiderabili. Vogliono sentirsi desiderabili? Davvero? Devono iniziare a correre il rischio di mostrarsi per quello che sono, correre il rischio di dire qualche piccolo no, perché solo se io mi mostro per quello che sono davvero, anche con i miei limiti, le mie debolezze, io posso scoprire che gli altri mi vogliono e mi apprezzano ed è lì che divento sicuro di me.
Roberta Milanese: Quindi questo è ancora di più l'esempio di quando un successo diventa disastroso, perché funziona apparentemente, ma dentro io mi sento che anzi, se smettesse di fare quella che compiace agli altri, gli altri non me vorrebbero.
Serena Malaspina: Verissimo, e mi viene in mente sempre rispetto un po' a questo tema, anche rispetto magari alle carriere che uno poi sceglie, no? Che tante volte sono il risultato del volere di qualcun altro e quindi magari vai avanti e raggiungi i traguardi, in realtà poi ti senti distaccato da te stesso perché magari non è quello che vuoi fare.
Roberta Milanese: No, non era quello che volevi fare, non ti sei stato in sintonia con quelli che erano in tua desiderata, hai voluto andare incontro con piacere a altri e questo è uno dei grandi drammi molto spesso nei ragazzi che finiscono poi per trovarsi in una carriera in cui staranno tutta la vita ma che non hanno scelto perché era la loro.
Serena Malaspina: Mi ricordo che in Quarta Superiore avevo, a letteratura, avevamo letto la carriola di Pirandello, che è un concetto proprio dove parlava di questo avvocato di successo, che a un certo punto vede questa targa, dei suoi raggiungimenti e si sente distaccato perché in realtà non era la carriera che volevo. E mi ricordo che mi era rimasto particolarmente impresso perché ho detto io non voglio fare così, però effettivamente è molto comune se uno non si ascolta e ascolta poi il volere altrui.
Serena Malaspina: quindi effettivamente...
Roberta Milanese: Infatti quando arrivano ragazzi che magari devono scegliere cosa fare, molte volte anche inimicandomi un po' i genitori, senza ovviamente lanciarli su obiettivi illusori, però io rimango sempre dell'idea che se uno fa quello che gli piace, gli diventerà bravo e allora riuscirà a trovare un lavoro. Ovvio, certi lavori magari sono un po' più complicati, però vale la pena provarci.
Roberta Milanese: No, se uno comincia a rinunciare a 20 anni, a 40 cosa fa? Cioè, è una tristezza infinita.
Serena Malaspina: Verissimo. E invece, allora, se dovessi suggerire delle piccole strategie molto pratiche per una persona che vuole iniziare a lavorare sulla propria autostima, cosa consiglieresti?
Roberta Milanese: Allora senti, diciamo tre ambiti generali che si applicano a tutte le tipologie. Prima cosa, evitare di evitare quello che la vita ti propone, cioè affronta le sfide che ti arrivano.
Roberta Milanese: se ovviamente sono nel tuo ambito di interesse, ok? Quindi evitare di scappare, evitare di chiedere aiuto agli altri perché molto spesso non ci sentiamo sicuri, allora o addirittura deleghiamo, fai tu, o cadiamo nell'altra parte di farci sempre consigliare. Mentre l'idea è, mi metto in gioco a piccoli passi, non è che alzo l'asticella al top, me la alzo progressivamente, accetto le prove che la vita mi pone,
Roberta Milanese: in sicuro e vado avanti. Ti faccio un esempio carino che ritrovo sempre quando un giovane entra nel mondo del lavoro, no? È stato studente fino a giorno prima e mi dice io ho un problema perché io ho paura di non essere in grado di svolgere il lavoro e io gli rispondo no tu sei sano, non è che hai un problema, come puoi essere sicuro di fare qualche cosa che non hai mai fatto?
Roberta Milanese: Tu fino ad ora sai come si fa lo studente, ti è venuto bene, sei arrivato al top, ora è una nuova sfida, quindi la sicurezza ti arriverà iniziando a farlo. E questo molte volte è una scoperta, perché a volte abbiamo la premessa che noi dovremo prima sentirci sicuri e poi fare, ma noi non abbiamo mai imparato così, come fai a sentirti sicuro prima? Quindi accettare che mi sento un po' insicuro, inizio a fare e facendo divento sicuro.
Roberta Milanese: La seconda suggerimento è accettiamo definitivamente che non possiamo piacere a tutti. È impossibile. Il mondo è così vario che è impossibile piacere a tutti. Se cerchiamo di piacere a tutti, finiamo per fare il camaleonte che cambia colore in continuazione e alla fine perde il proprio colore.
Roberta Milanese: io, tante persone che non sanno più chi sono loro, cosa vogliono, cosa gli piace. Iniziamo a scegliere le persone che piacciono a noi e allora lì è ovvio che ci interessa piacere a queste persone, ma se sono le persone che piacciono a noi, difficilmente non piaceremo loro perché saranno persone con cui abbiamo sintonia.
Roberta Milanese: ma non possiamo piacere a tutti. Stop, mettiamocela via, anzi anche una buona cosa, perché piacere a tutti tante persone che ad esempio a me non piacciono, se io gli piacesse mi direi forse un problema. Il terzo suggerimento ha a che fare con quello che hai accennato tu prima Serena, il perfezionismo.
Roberta Milanese: e te lo dico da un perfezionista pentita, ok? come gli alcoolisti anonimi io sono una perfezionista pentita, cioè c'è un momento in cui uno deve accettare che non si può essere perfetti, che se cerchi di diventare perfetto rischi anzi di non eccellere, nel mio libro l'ho chiamato la perfezione nemica dell'eccellenza, cioè io voglio cercare di eccellere in quello che faccio ma per quanto possa eccellere non sarò mai perfetta.
Roberta Milanese: e scoprire anzi che in virtù delle nostre imperfezioni piacciamo anche di più perché se pensiamo alle persone che ci sembrano perfette non è che proprio ci stanno così simpatiche quindi un po' imperfetto è bello direi questi sono i tre consigli e quindi iniziare a accettare e dimostrare piccole imperfezioni di produrre lavori non del tutto perfetti, di dire qualche cosa anche se non sono del tutto sicura
Serena Malaspina: Certo.
Roberta Milanese: accettare le nostre piccole perfezioni che ci guidano all'eccellenza.
Serena Malaspina: è interessante perché molte volte nella nostra mente abbiamo questi, cioè come se fossero opposti, no? Eccellenza, cioè perfezione eccellenza come se fossero sinonimi, in realtà sono il contrario.
Roberta Milanese: sono opposti, sono opposti, perché la perfezione molto spesso irrigidisce e se io voglio fare qualche cosa perfettamente, perdo anche quella spontaneità che rende eccellenti, perché l'eccellenza è andare oltre e metterci anche noi con tutto noi stesso, che è imperfetto per definizione.
Serena Malaspina: rispetto al secondo punto che hai detto mi viene in mente anche diciamo le persone che abbiamo attorno e il fatto appunto che non possiamo piacere a tutti e quanto però importante secondo te anche ricordarsi di persone che non buttano giù la nostra autostima perché può anche succedere in certi ambienti no
Roberta Milanese: Certo, ma sai allora in certi ambienti noi non possiamo sceglierci le persone che ci troviamo accanto, pensavo all'ambiente di lavoro quindi lì il punto è se io non posso scegliere devo imparare a gestirle e quindi se io ho nell'ambiente lavorativo qualche uno che mi squalifica devo imparare a lasciarmi scivolare addosso le squalifiche se sono immotivate e che a volte noi siamo anche un po' troppo sensibili a critiche che magari ci potrebbero far migliorare
Roberta Milanese: nella vita personale è un altro tema perché a volte si creano delle alchimie malefiche invece che beneficie fra una persona in sicuro e una persona molto squalificante. La persona molto squalificante che di solito a sua volta è in sicura non tiene sotto controllo l'altra squalificandola e la persona che viene squalificata rimane un po' intrappolata nella relazione però qui scivoliamo
Roberta Milanese: ma tendenzialmente devo dire, cioè noi troveremo sempre qualche d'uno che magari ci squalifica, dobbiamo saper distinguere se possiamo prendere del buono in quello che ci dice oppure diventare impermeabili, ce lo lasciamo scivolare.
Serena Malaspina: Certo, certo, certo. Infatti è molto importante anche trovare tecniche e arrivare a questa realizzazione perché in certi campi effettivamente non puoi, cioè non puoi evitarlo di fatto, no? Quindi...
Roberta Milanese: Esatto, in ambito lavorativo devi imparare a gestirlo, devi imparare a gestirlo e a volte anche modificando il modo in cui noi ci poniamo con l'altro che ci squalifica cambia la relazione perché a volte noi non siamo consapevoli di star giocando un ruolo relazionale e siccome la comunicazione è sempre circolare se io comincio a modificare il modo in cui io comunico con l'altra persona molto spesso l'altra persona cambia il modo di comunicare con me.
Serena Malaspina: Certo. E rispetto appunto al libro che hai scritto in generale anche in questa chiacchierata, secondo te qual è il messaggio chiave che una persona che ha poca autostima, comunque deve imparare come costruirla, deve ricevere? Cioè può ricevere per iniziare a ragionare sul tema.
Roberta Milanese: Allora innanzitutto la premessa che nessuno nace sicuro e la sicurezza ce la costruiamo quindi tutta questa popolazione di insicuri deve togliersi da questa posizione a volte un po' arrendevole o vittimistica, ma io sono insicuro. Se sei insicuro è perché senza accorgerti te ne stai facendo qualche cosa che ti rende insicuro.
Roberta Milanese: Quindi la premessa è puoi farci qualche cosa e poi il fatto che puoi farci qualche cosa iniziando a lavorare sui tuoi meccanismi disfunzionali, quelli che noi chiamiamo le tentate soluzioni, che so a secondo tutti evito di mettermi alla prova, evito di espormi per la paura del giudizio, sono voglio essere perfetto, cominciando a modificare quello che noi facciamo nell'illusione che ci serve a essere sicuri ma che in realtà ci mangia
Roberta Milanese: noi possiamo costruirci la nostra sicurezza.
Roberta Milanese: Io ricordo un signore di 83 anni che è venuto un giorno in terapia e mi ha detto io sono stato in sicuro tutta la vita ora voglio diventare sicuro. È stato meraviglioso perché lui a 83 anni ha deciso che ora voleva l'autostima quindi non è mai troppo tardi, lavoriamoci, noi abbiamo potere e responsabilità sulla nostra vita, non possiamo delegarlo ad altri, non possiamo
Roberta Milanese: colpevolizzanti, mia madre, mio padre, cioè noi siamo frutto della nostra storia, nessuno lo mette in dubbio, alcuni hanno anche una storia terribile e nessuno gliela può cambiare, però se siamo adulti siamo qui ed ora abbiamo noi la responsabilità e il potere di cambiare la nostra vita.
Serena Malaspina: E questo racchiude un concetto veramente centrale, perché molte volte ci si focalizza su... quasi ci si vede come vittime degli eventi, del passato, della persona che ci tratta male. Ed effettivamente questa idea di riappropiarsi del proprio potere, di definire la nostra vita, tramite ovviamente lavorare sui meccanismi disfunzionali, creare un ambiente positivo, però è veramente chiave, perché tante volte uno pensa, ah no, sono nato così, quindi non c'è niente da fare.
Roberta Milanese: Sì, sì, sì, è proprio il delitto perché per quanto uno possa aver avuto una storia di vita sfortunata, e ci sono molte persone che povere l'hanno avuto, abbiamo sempre il potere di decidere cosa fare con quello che c'è stato fatto.
Serena Malaspina: Tante volte anche... cioè è qualcosa di molto potente che può avere anche un grande impatto, infatti ci sono molte persone che poi hanno creato, insomma, impatto positivo tramite magari delle storie molto difficili.
Roberta Milanese: Esatto, cioè possono poi diventare le persone che aiutano ancora di più gli altri perché in virtù della loro sofferenza hanno sviluppato delle capacità, delle qualità che diventano poi di aiuto agli altri che soffrono e questo per me è quello che chiamavano in oriente trasformare il veleno in medicina o le lacrime in perle.
Roberta Milanese: cioè trasformo qualche cosa di mio di brutto in qualche cosa che è un bel dono per gli altri e per me questo è il punto di arrivo più bello di qualunque percorso personale di crescita o di terapia anche.
Serena Malaspina: Bellissima quest'immagine, non la conoscevo, mi sono venuti brividi. Bellissimo. Allora io vorrei chiudere questa questa chiacchierata con un format di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. Allora la prima è qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale?
Roberta Milanese: La meditazione.
Serena Malaspina: Wow! Infatti, molto molto utile. Qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio?
Roberta Milanese: imparare qualcosa di nuovo.
Serena Malaspina: L'ultima.
Roberta Milanese: La parabola dei talenti di Gesù Cristo nel Vangelo.
Serena Malaspina: Non la conosco!
Roberta Milanese: la dobbiamo andare a leggere
Serena Malaspina: Andiamo alla call to action finale. Perfetto, allora, insomma, Roberta, ti ringrazio di cuore, penso che questa chiacchierata veramente servirà a molte persone perché hai toccato le tematiche che sono importanti da acquisire e far proprie. Quindi, grazie, grazie di cuore.
Roberta Milanese: Sono contenta, grazie a te Serena, grazie.
Serena Malaspina: Perfetto! Che bello! Chiudo qui solo stop, ok?
Serena Malaspina: 📌 keywords, summary ecc
Serena Malaspina: Keywords
Serena Malaspina: insicurezza, autostima, social media, psicologia, performance, perfezionismo, crescita personale, benessere mentale, strategie, empowerment
Serena Malaspina: Summary
Serena Malaspina: In questa conversazione, Roberta Milanese esplora il tema dell'insicurezza e dell'autostima, analizzando l'epidemia di insicurezza che affligge molte persone, in particolare a causa dell'influenza dei social media. Discutendo delle conseguenze psicologiche di questa esposizione continua agli standard irrealistici, Roberta offre strategie pratiche per costruire l'autostima e sottolinea l'importanza di affrontare le sfide e accettare le imperfezioni. Il messaggio chiave è che ognuno ha il potere di trasformare la propria vita e costruire la propria sicurezza.
Serena Malaspina: Takeaways
Serena Malaspina: • L'insicurezza è un'epidemia che colpisce molte persone.
Serena Malaspina: • I social media amplificano il bisogno di sentirsi all'altezza.
Serena Malaspina: • La costruzione dell'autostima è un processo attivo.
Serena Malaspina: • Il fallimento è un'opportunità di apprendimento.
Serena Malaspina: • Non possiamo piacere a tutti, e va bene così.
Serena Malaspina: • La perfezione può ostacolare l'eccellenza.
Serena Malaspina: • Affrontare le sfide è fondamentale per la crescita personale.
Serena Malaspina: • Non è mai troppo tardi per lavorare su se stessi.
Serena Malaspina: • Possiamo trasformare le esperienze negative in opportunità positive.
Serena Malaspina: • La meditazione e l'apprendimento continuo sono pratiche utili per il benessere.
Serena Malaspina: Sound bites
Serena Malaspina: "Nessuno nasce sicuro."
Serena Malaspina: "Non è mai troppo tardi."
Serena Malaspina: "La meditazione."
Serena Malaspina: Chapters
Serena Malaspina: 00:00 L'epidemia di insicurezza
Serena Malaspina: 04:57 Le conseguenze psicologiche dei social
Serena Malaspina: 09:34 Costruire l'autostima
Serena Malaspina: 14:36 Strategie pratiche per migliorare l'autostima
Serena Malaspina: 19:28 Il potere di trasformare la sofferenza
Serena Malaspina: 24:12 Conclusioni e messaggi chiave
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