
Liberarsi dal Trauma: Memorie del Corpo, Senso di Sicurezza e Somatizzazione
con Maria Silvana Patti — Psicoterapeuta EMDR, psicoterapia sensomotoria
DESCRIZIONE
Come il trauma toglie il senso di sicurezza e ci intrappola in un eterno presente. La psicoterapia sensomotoria e percorsi di guarigione su misura.
“Senza memoria e senza prospettiva viviamo in un eterno presente con incursioni traumatiche del passato.”
CAPITOLI
Senza memoria e senza prospettiva
La psicoterapia sensomotoria
Restituire il senso di sicurezza
Ogni percorso è unico
Trascrizione dell'episodio
Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.
Serena Malaspina: Benvenuti e benvenute in un nuovo episodio di Essere Serena Podcast. Oggi ho il piacere di parlare con Maria Silvana Patti. Benvenuta Maria Silvana.
Maria Silvana Patti: Grazie a te di avermi invitata.
Serena Malaspina: Allora, una piccola introduzione. Maria Silvana Patti è psicoterapeuta, terapeuta EMDR e certificata in psicoterapia senso motoria, responsabile del servizio di diagnosi e terapia del trauma psicologico dell'ARP e codirettrice scientifica del master in psicotraumatologia. Tra le varie cose ha anche tradotto e curato diversi testi di interesse psicotraumatologico tra i quali il corpo accusa il colpo di Bessel van der Kolk.
Serena Malaspina: Per chi mi segue e segue un po' anche altri episodi, è un libro che è stato citato spesso e che per me è stato proprio, diciamo, mi ha impattato molto nel mio percorso di crescita. E quindi volevo proprio chiederti, visto questo titolo, Il corpo accusa il colpo, come le esperienze che noi viviamo, specialmente appunto quelle possono essere vissute come traumatiche vanno a modificare il nostro corpo ma anche il nostro cervello, quello mi ricordo un capitolo in particolare che trattava questo tema e quindi un po' come il nostro corpo memorizza quello che viviamo e quali sono i principali cambiamenti che le persone possono esperienziare magari in età adulta.
Maria Silvana Patti: Allora, dunque, rinnovo intanto il ringraziamento per l'invito e ti ringrazio per questa domanda. Per rispondere alla quale devo fare necessariamente una premessa, spero di non essere troppo lunga, nel senso che dobbiamo un po' riprendere la definizione di cos'è il trauma, che di fatto è un'esperienza che è per qualità, gravità.
Maria Silvana Patti: travalica le capacità della persona di rispondere proprio perché vengono messi in scacco tutti i sistemi di previsione e quindi anche tutto ciò che ci consente di far fronte a qualcosa che minimamente prevediamo appunto nella vita e anche sottolineare che tutti gli eventi traumatici non sono tutti uguali questo è importante no perché senza
Maria Silvana Patti: voler fare proprio una lezione su questo. Bisogna ricordarsi che seppure le conseguenze, somato, psichico, emotive, possono essere importanti e invalidanti, cioè una cosa è essere stati esposti a eventi traumatici singoli, seppur gravi, e circoscritti, diciamo, per mano umana o meno, e invece un'altra cosa, scrive, lo descrive bene anche van der Kolk nel suo testo,
Maria Silvana Patti: e aver vissuto in un ambiente estremamente trascurante e maltrattante dove gli eventi traumatici si sono susseguiti in modo continuativo e cumulativo oppure avere sperimentato eventi gravi, traumatici, continuativi e cumulativi in età adulta come per esempio possono essere le guerre, gli stati di prigionia e aspetti di torture, aspetti di questo tipo.
Maria Silvana Patti: Quindi se pensiamo che l'evento traumatico è qualcosa che oltrepassa la nostra capacità di previsione e che mette sotto scacco la capacità, ecco in questo modo come ci modificano, che mette sotto scacco la capacità di sentirci presenti a noi stessi e attribuire un senso a ciò che accade, diventa poi anche importante quindi ai fini dello sviluppo psicopatologico la qualità, la quantità.
Maria Silvana Patti: e la gravità degli accadimenti. Quindi quello che noi dobbiamo sapere è che al momento del trauma, come sottolinea anche Judith Herman, che in parte è ripresa anche da van der Kolk, la persona è proprio resa inerme da una forza soverchiante. E se si tratta di forze della natura, noi parliamo di disastri, se però parliamo di eventi che appengono per mano umana, parliamo di atrocità.
Maria Silvana Patti: Quindi quello che dobbiamo sapere è che gli eventi traumatici sconvolgono i normali sistemi di tutela, quando si dice mettono in scacco il senso di sicurezza delle persone, quei sistemi stessi che danno all'essere umano un senso di controllo su se stesso, di relazione e di significato. E quindi, come confermano anche le evidenze neuroscientifiche, come van der Kolk dice nel suo libro,
Maria Silvana Patti: accade nel momento del trauma una disconnessione, quindi nel momento in cui abbiamo la percezione della minaccia e per motivi funzionali alla sopravvivenza questa disconnessione che può essere parziale e totale mette sotto scacco le aree superiori del cervello, quindi tutte quelle aree che mediano le cosiddette funzioni superiori, quindi la memoria, il pensiero, il linguaggio.
Maria Silvana Patti: e quindi perché questo deve consentire, cioè c'è un fine di sopravvivenza in tutto ciò, deve consentire al corpo di prepararsi ad agire e salvarsi dall'eventuale pericolo, dal pericolo percepito, dal pericolo reale. Dico eventuale o percepito perché poi se si sviluppa un disturbo post-traumatico accade la stessa risposta, lo stesso meccanismo, pur in assenza di un pericolo, diciamo, reale. Quindi
Maria Silvana Patti: Poiché le azioni, esempio, spesso al momento del trauma, azioni del coinvolgimento sociale, cioè quelle che riguardano la possibilità di poter chiedere aiuto, sono impraticabili, si ricorre ad azioni, diciamo, di ordine inferiore, di sopravvivenza, quindi azioni che chiamiamo di attacco fuga o di immobilizzazione o di resa totale all'altro.
Maria Silvana Patti: e queste azioni si accompagnano anche a variazioni della nostra attivazione fisiologica. Noi abbiamo sempre un'attivazione fisiologica durante la nostra giornata, ma di solito queste variazioni rientrano in uno standard per cui noi siamo in grado di, anche se siamo lievemente ansiosi come posso essere io in questo momento, siamo in grado di mantenere la relazione, di cercare un senso alle cose, di ragionare, ma
Maria Silvana Patti: in realtà al momento del trauma e al momento della messa in atto di difese di tipo attacco-fuga, rese e mobilizzazione, l'attivazione fisiologica eccede fuori dai bordi di un normale, di un intervallo ottimale. Quindi le persone vanno nel cosiddetto iperarousal, sono iperattivate con sintomi
Maria Silvana Patti: somatici evidenti, sono tesi, sono nervosi, sono tachicardici, ma oltre una tensione diciamo con la quale abbiamo a che fare nella vita quotidiana, oppure sono ipoattivati e spesso questo è diciamo lo stato più difficile a volte anche da maneggiare nel corso del trattamento, quindi sono molto stanchi, sono molto disconnessi, sono in uno stato di resa, di rassegnazione. Quindi
Maria Silvana Patti: Quello che possiamo vedere è che sostanzialmente le risposte al pericolo sono messe in atto dal corpo anche se sono mediate dalle aree del cervello cosiddette inferiori, quindi non dalla parte neocorticale ma dal sistema limbico e dal cervello rettiliano.
Maria Silvana Patti: e quindi è a maggior ragione, diciamo, quando l'evento traumatico ha proprio avuto a che fare con una lesione violenta del corpo, le persone finiscono anche per vivere il corpo come estraneo, oppure fonte di ribrezzo, fonte di ripudio.
Maria Silvana Patti: Quindi il corpo, in altre parole, ricorda le esperienze traumatiche sotto forma anche di sintomi di tensioni, di sensazioni di stretta allo stomaco, ma anche di tic, di posture disfunzionali. È molto importante essere attenti alle posture nel nostro lavoro delle persone fino allo sviluppo di malattie. Diciamo che ci sono delle evidenze scientifiche.
Maria Silvana Patti: che sottolineano come persone che hanno avuto esperienze traumatiche e continuative nell'infanzia spesso sviluppano delle malattie di tipo autoimmune, cioè il corpo stesso non distingue più chi è amico e chi non lo è, diciamo per semplificare. Quindi il corpo ricorda senza la possibilità però di attribuire un senso alle cose ed è per questo
Maria Silvana Patti: che gli interventi somatici sono prima di tutto interventi di consapevolezza somatica e quindi sono volti a ripristinare quel senso di padronanza e di sicurezza sul corpo imparando a riconoscere non solo i sintomi ma anche quegli stati fisiologici ed emotivi che risultano disregolati per poter poi promuovere un'autoregolazione.
Maria Silvana Patti: e questo si può fare in vari modi, per esempio si può fare con interventi che rientrano per esempio nella terapia senso motoro ma anche in tantissimi altri approcci, non so se ho risposto.
Serena Malaspina: Sì, assolutamente. Adesso poi esploriamo anche i vari approcci. Avrei un paio di domande perché hai toccato tanti temi interessanti e magari le persone che li ascoltano per la prima volta non hanno magari troppo la conoscenza per capire certi aspetti. Ti chiederai ad esempio se ci puoi spiegare in maniera semplice. Hai citato il sistema limbico e il cervello rettiliano per una persona che magari non le ha mai sentite.
Serena Malaspina: come lo spiegheresti per farlo capire anche le varie parti del cervello appunto che vengono un po' impattate.
Maria Silvana Patti: Ma ormai devo dire che questo linguaggio, anche se non è ovviamente un linguaggio comune, è un linguaggio che sempre più viene usato anche al di fuori dell'ambito psicoterapeutico, ma sostanzialmente quello che possiamo dire è che il nostro cervello, quindi in iper semplificando, perché poi ovviamente le cose sono più complesse di così, il nostro cervello è
Maria Silvana Patti: è formato da tre strutture che si sono tre parti che si sono evolute in epoche diverse la cui parte più antica è il cervello rettiliano che regola i bisogni primari, la parte più istintuale delle persone, quella votata alla sopravvivenza di base.
Maria Silvana Patti: Il sistema limbico che fa in parte del cervello mammaliano antico e tutto quel sistema che media, in parte si dice anche che il sistema limbico sia il cervello emotivo, quello che regola le emozioni, quelle le emozioni diciamo un po' più complesse rispetto a quelle anche presenti nel cervello rettiliano e invece diciamo la parte neocorticale del cervello è quella parte.
Maria Silvana Patti: che è composta da strutture che emediano le funzioni superiori come ho detto prima. Quello che è importante capire è che quando c'è un trauma, come ho detto prima, l'esposizione agli eventi traumatici disconnette le aree superiori del cervello parzialmente ma anche in toto a volte.
Maria Silvana Patti: Questo vuol dire che la persona non è più in grado in quel momento di dare un senso a quello che accade e non è più in grado neanche di mettere in atto quello che a volte sembra essere, come dire, naturale in altri momenti, anche delle modalità che potrebbero anche metterlo in salvo, cioè in quel momento si attivano delle difese di sopravvivenza che non sempre possono essere adeguate al momento, ma in quel momento proprio perché
Maria Silvana Patti: il sistema di attribuzione di significato, le persone fanno delle azioni che sono sì delle azioni di sopravvivenza ma che a volte possono non essere adeguate e non sono poi del tutto auto tutelanti.
Serena Malaspina: Certo. No, perché poi mi viene in mente... Mi ricordo un grafico, un'immagine che rappresenta nel libro, che mi aveva colpito molto, era... Cioè, correggimi se sbaglio, però mi sembra che dicesse che il cervello, il sistema limbico, che appunto è il cervello più legato alle emozioni, non è in qualche modo... Cioè, non si ha diretto accesso tramite la parola, e che quindi molte volte uno può continuare a parlare, parlare, parlare, ma senza effettivamente accedere a dove è rimasta bloccata l'emozione, dove è il ricordo, anche dal punto di vista emotivo.
Maria Silvana Patti: o anche come dire il fatto di parlare di quello che è successo senza che ci sia stato un intervento di maggiore consapevolezza, somato emotiva rischia proprio perché poi c'è tutto un discorso da fare sulle memorie traumatiche, cioè le memorie traumatiche sono diverse dalla memoria
Maria Silvana Patti: autobiografica, quando noi raccontiamo un evento, questo è molto significativo, quando noi raccontiamo un evento della nostra vita che non è stato un evento traumatico, qualunque evento della nostra vita,
Maria Silvana Patti: Quello che succede è che magari lo raccontiamo non in modo fedele a quello che è successo, ma perché? Non perché stiamo dicendo delle bugie, ma perché nel momento in cui lo raccontiamo il nostro sistema di attribuzione semantica si è messo in moto e l'evento viene ricostruito con un senso che noi diamo con il passare del tempo.
Maria Silvana Patti: Gli eventi traumatici invece sono rimasti incastonati nella memoria, esistono come in isolamento, cioè la memoria traumatica rimane bloccata all'evento, quello che accade è che le persone traumatizzate rivivono l'evento più che riuscire a raccontarlo, quindi a usare la parola anche come mezzo di significazione di quello che è accaduto loro e quindi lo rivivono, cioè la memoria traumatica è una memoria riproduttiva, non è una memoria
Maria Silvana Patti: ricostruttiva e quindi il semplice parlare può avere in realtà un effetto ritraumatizzante per le persone che non hanno elaborato il trauma a un livello più senso motorio, a un livello diciamo più emotivo e più somatico e quindi è importante sapere questo che la memoria, allora, può succedere, possono succedere due cose in realtà la memoria o che le persone rivivono l'evento
Maria Silvana Patti: e quindi lo riportano in maniera identica con la stessa attivazione, però anche fisiologica, di quando sono stati esposti al trauma, oppure le persone hanno un'amnesia dell'evento traumatico, perché nel momento dell'esposizione magari hanno attivato delle difese di totale resa e di collasso che ha spento quasi tutte le aree della memoria della persona.
Serena Malaspina: Certo, e in particolare quando dicevi appunto di rivivere il trauma senza, cioè non dal punto di vista di memoria, ma più dal punto di vista proprio esperienziale, mi viene in mente, prima superiore, ho vissuto un trauma relazionale a livello di amicizia, insomma una situazione di bullismo.
Serena Malaspina: e mi ricordo che negli anni, sebbene io avessi comunque iniziato il percorso di terapia, comunque commentava la mia consapevolezza, conoscenza sulle tematiche, mi è capitato anche a distanza di anni di ritrovarmi in situazioni nuove, totalmente diverse, ma dove il contesto mi ricordava probabilmente, comunque, cioè rivivevo di fatto la possibilità del rischio, nella relazione di gruppo per esempio, qualcosa del genere.
Serena Malaspina: e quindi queste reazioni mi ricordo proprio le reazioni corporee di paura anche in situazioni veramente normali e tranquille ma per me era come se fosse qualcosa di veramente pericoloso e mi sono resa proprio conto di come il mio corpo quasi stesse rivivendo qualcosa a livello proprio fisico forse.
Maria Silvana Patti: Ma questo succede, Serena, perché la memoria traumatica è veramente peculiare, proprio perché esiste in isolamento e non è stata soggetta, soprattutto quando non è stato elaborato ovviamente del tutto il trauma, come dire viene risollicitata da quelli che ormai nel linguaggio comune chiamiamo i trigger.
Maria Silvana Patti: cioè degli eventi, delle sollecitazioni nel presente che per qualche motivo ci riportano all'evento traumatico. trigger, il problema è vero, e che i trigger, queste sollecitazioni attivanti nella vita possono essere di qualsiasi tipo. Possono essere situazioni simili come quella che hai raccontato tu, cioè un gruppo di persone che ti riporta a quell'evento. Possono essere
Maria Silvana Patti: soprattutto come dire sollecitazioni di tipo somatosensoriale pure, cioè nel senso percettive, un odore, un'immagine, una sensazione tattile, possono essere frasi, possono essere anniversari, può essere anche il clima, cioè banalmente, cioè il clima fuori, il caldo o il freddo, che è lo stesso clima che ci riporta all'evento a cui siamo stati esposti, può essere di per il periodo dell'anno.
Maria Silvana Patti: può essere un trigger, una parola che ormai viene usata anche nel linguaggio adolescenziale per riferirsi ad altre cose, e una sollecitazione di quel momento vissuto in maniera vissuto e effettivamente traumatico nella vita delle persone.
Serena Malaspina: Un altro aspetto che mi viene in mente sulla base di questo evento in particolare nel mio caso e che ho affrontato con quella mia terapeuta era legato a come quell'evento che magari è successo più in età adulta, cioè adulta insomma, adolescenziale comunque non ero una bambina, in realtà avesse comunque una connessione sotto un certo aspetto
Serena Malaspina: con l'infanzia o cose che magari avevo, cioè il fatto di ritrovarmi in una certa situazione e aver reagito poi in un certo modo a questa situazione, abbiamo poi trovato dei collegamenti con cose, con credenze che erano state in realtà originate in infanzia. È una cosa che succede spesso, insomma, per capire un attimo.
Maria Silvana Patti: Ma direi di sì, nel senso che direi di sì perché? Perché nel momento in cui poi noi ci lavoriamo sulle cose che ci sono accadute e sul modo in cui abbiamo risposto e cominciamo a elaborare e ad attribuire dei significati, a parte che gli esseri umani sono dei grandi costruttori di significati anche laddove i significati non ci sono nello specifico, però...
Maria Silvana Patti: Quando si comincia a lavorare sulle cose che ci sono accadute, cosa succede? Il modo in cui noi rispondiamo nell'immediato è un modo, come abbiamo detto prima, da sopravvivenza. È possibile che anche persone con storie diverse rispondano allo stesso modo agli eventi traumatici, solo che dopo...
Maria Silvana Patti: Ovviamente le persone hanno a che fare, si ritrovano a ripensare a quello che è accaduto e a cercare dei significati, ma non solo. Di solito, come dire, se da una parte la risposta ai traumi, la risposta soprattutto di tipo fisiologico, essere simile, poi il modo in cui noi affrontiamo gli eventi
Maria Silvana Patti: ovviamente risente delle storie personali, cioè di quello che noi abbiamo vissuto ed è per quello che, qui apriamo anche un discorso che non so se era in programma affrontare, diciamo ed è per quello che negli approcci psicoterapici quello che si cerca di fare è non solo applicare la tecnica che ci sembra più adeguata in quel momento per la persona
Maria Silvana Patti: ma anche proprio scegliere l'intervento più mirato a quella persona, cioè non esistono, almeno questa è la mia idea, esistono tecniche elettive nella cura del trauma, esistono
Maria Silvana Patti: tanti interventi che noi possiamo usare, sui quali ci possiamo formare, ma poi è importantissimo scegliere l'intervento giusto per quello specifico paziente, non solo, io penso anche che si possono anche scegliere più interventi a seconda di dove si trova il paziente nella sua elaborazione del trauma, quindi in un certo momento usare un certo tipo di strategia.
Maria Silvana Patti: terapeutica o di intervento o di approccio terapeutico e in un altro momento un altro ancora. Perché? Perché noi siamo unici e questa cosa non è una frase fatta perché se uno ci pensa non è possibile che esistano delle storie che siano completamente ma neanche parzialmente sovrapponibili a quelle degli altri. Ognuno di noi ha una storia che è la sua, appunto. E quindi questo
Maria Silvana Patti: implica che anche il modo di affrontare le risposte agli eventi non solo non per forza traumatici oggi noi ci occupiamo dell'evento traumatico ma non solo dell'evento traumatico il modo di affrontare quindi di affrontarlo anche in terapia deve essere un modo unico e come si dice spesso cuscito addosso a quell'e specifico paziente a quella specifica persona
Serena Malaspina: E questo penso che sia appunto un reminder molto importante perché quello che notato io in generale è le persone si avvicinano appunto iniziano magari a notare certe cose vogliono lavorare su certe fiarite che magari hanno certi aspetti che tante volte poi si manifestano come cioè in età adulta e non si capisce bene da dove provengano e da lì inizia poi un po' un percorso di crescita e di ricerca continua no?
Serena Malaspina: Però molte persone a livello poi comune, quindi persona che ho un problema, voglio trovare una soluzione, cerco, insomma inizio un percorso di terapia, ma dire terapia è dire tutto e niente, nel senso dal punto di vista appunto della persona che non conosce diversi approcci e quindi è molto interessante invece capire che ci sono tanti approcci che adesso magari appunto esploriamo un po' insieme, però è importante capirlo perché altrimenti magari una persona prova
Serena Malaspina: percorso x che magari appunto solo perché trova magari la persona vicino a sé o viene suggerito qualcuno e poi pensa che sia l'unica soluzione possibile quindi magari inizia anche un percorso lo fa per anni e si ritrova dopo anni e queste testimonianze di persone che ho conosciuto
Serena Malaspina: che dicono non sono cambiato, non è cambiato niente, mi sento sempre uguale, sempre le stesse situazioni e quindi pensano che in qualche modo non funzioni. Quindi è molto interessante perché questa differenza e questa unicità anche a livello di esperienza e di match con i diversi approcci. Nel libro, in generale, nel Trattamento del Trauma, si parla di approcci top down.
Serena Malaspina: e bottom up e appunto ti chiederai se ci puoi spiegare un po' quali sono le differenze principali e come appunto vengono combinati.
Maria Silvana Patti: Ok, rispetto all'osservazione che facevi prima, no? Una persona sceglie un approccio e pensa che sia solo quello. Io penso che quello sia però non responsabilità della persona, ma del terapeuta, senso che il terapeuta responsabile non solo, come ho detto prima, deve pensare a un intervento che sia per quello specifico paziente, anche a seconda della sua formazione. È chiaro che non tutti possiamo saper fare, tutti.
Maria Silvana Patti: e anche questo ce lo dobbiamo dire però ha maggior ragione e come dire sta anche al terapeuta indirizzare la persona verso un percorso che sia veramente fatto apposta per lui da una parte e dall'altra io credo che pur avendo a disposizione tanti approcci la cosa fondamentale poi è che l'intervento terapeutico di un certo tipo si sviluppi non solo
Maria Silvana Patti: dentro a un percorso in cui c'è un ragionamento clinico da parte del terapeuta ma dentro a una situazione in cui la cosa fondamentale sia costruire una buona alleanza e una buona relazione terapeutica perché visto che parliamo di traumi ha maggior ragione ma con tutti i pazienti il trauma ha che fare spesso con gravissime lesioni della fiducia quindi il primo intervento nella
Maria Silvana Patti: dei traumi è sicuramente la costruzione di alleanza fiducia e di sicurezza, ecco di messa in sicurezza come si dice, credo che in questo il terapeuta deve essere fortemente responsabile, non solo in questo ma poi anche nella scelta di quello che può essere l'intervento più adeguato a quel paziente, quindi possiamo anche inviare i pazienti.
Maria Silvana Patti: tutti, che ci dobbiamo tenere tutti, cioè nel senso che a volte i pazienti hanno bisogno di un approccio che non è proprio il nostro ed è molto onesto indirizzarlo verso un tipo di percorso che noi non possiamo garantirne. E per quanto riguarda l'altra domanda, sul significato degli approcci top down e bottom up, diciamo che questa definizione
Maria Silvana Patti: riguarda il modo in cui noi elaboriamo le informazioni presenti nell'ambiente, quindi attraverso una modalità dall'alto verso il basso, quindi attraverso il pensiero esecutivo, la consapevolezza, la razionalità, che sono tutte poi funzioni che mediano il linguaggio, hanno a che fare con ciò che si può verbalizzare.
Maria Silvana Patti: e i processi bottom-up, quindi dal basso verso l'alto, sono processi più automatici, carichi emotivamente, associativi, inseriti in un'esperienza immediata e connessi con la sensorialità corporea. Quindi, in psicoterapia, per intenderci gli approcci top-down, sono quelli che principalmente riguardano classicamente quelle che si chiamano le cure, le terapie della parola.
Maria Silvana Patti: Quindi, classicamente, è una terapia top down, che ne so, la psicoanalisi, gli approcci psicodinamici, gli approcci cognitivisti, cognitivi, gli approcci sistemici, relazionali, sono tutti approcci top down.
Maria Silvana Patti: Gli approcci invece bottom up sono quelli approcci che privilegiano un percorso di consapevolezza somatica come per esempio la psicoterapia senso motoria, alcune tecniche come il biofeedback, la bioenergetica, ma noi ci dobbiamo ricordare una cosa però perché noi spesso diciamo con il trauma
Maria Silvana Patti: le terapie della parola non funzionano. Io non sono molto d'accordo su questo, io credo che funzioni, no? Ma che è una, sì, è una questione di timing, che proprio per tutto quello che abbiamo spiegato, no? Sul trauma e sull'effetto del trauma, sulla disconnessione delle aree superiori del cervello al momento del trauma, credo che è possibile che noi si abbia bisogno di intervenire sul trauma.
Maria Silvana Patti: attraverso delle modalità bottom up per poi ripristinare, in realtà anche negli approcci bottom up come la psicoterapia senza motoria per intenderci, l'obiettivo è sempre quello di ripristinare un controllo top down, cioè quello di ripristinare la capacità di rendere verbalizzabile ciò che c'è accaduto.
Maria Silvana Patti: la capacità di stare nel presente, la capacità di dare significato. Quindi è una via di accesso diversa all'elaborazione del trauma ed è più funzionale, la via bottom-up per tutto quello che abbiamo detto, ma poi niente esclude che il proseguio del percorso, una volta che noi abbiamo elaborato il trauma, abbiamo dato un senso, l'abbiamo integrato, possa proseguire con un tipo di approccio che sia top-down.
Serena Malaspina: Certo, appunto hai parlato di terapia psico... scusa, no, aspetta, somatica, no, senso motoria, scusa. Hai parlato quindi di terapia senso motoria, di biofeedback e di bioenergetica, no, e bioenergetica, ma...
Maria Silvana Patti: Senso, senso motoria.
Maria Silvana Patti: anche per esempio, sì, anche la bioenergetica.
Serena Malaspina: Ci potresti spiegare in qualche parola di come si svolge giusto per rendere magari l'idea di come potrebbe essere una seduta?
Maria Silvana Patti: Dunque, è difficile, questa è una parte difficilissima perché tutte le terapie basate sul corpo sono difficili da spiegare a parole. Prendiamo ad esempio la psicoterapia senso motorio perché è quella in cui sono più ferrata avendo fatto tutto il percorso. Il come funziona? Funziona a partire, diciamo, di solito le sedute di psicoterapia senso motorio.
Maria Silvana Patti: partono dall'inquadramento di un evento, perché è successo alla persona, e dall'inquadramento di un pezzo di quell'evento in uno stato, anche qui è importantissima questa cosa all'interno della psicoterapia, in uno stato di mindfulness, quindi di capacità di osservare il corpo e quello che ci accade.
Maria Silvana Patti: diciamo che entra dalle sensazioni corporee, se la psicoterapia senso motoria ha due, diciamo tre, diciamo campi di applicazione nel trauma, nei disturbi dell'attaccamento, nell'attaccamento traumatico. Per quanto riguarda la psicoterapia senso motoria del trauma, quello che fa la psicoterapia senso motoria è cercare di far ripristinare al paziente quelle difese
Maria Silvana Patti: e che non ha saputo mettere in atto nel momento del trauma. Per dirla alla Janet, è riuscito il paziente a mettere in atto nessun tipo di atto di trionfo, quindi di padroneggiamento sull'evento e quindi, attraverso delle tecniche che qui non potremo sicuramente avere il tempo di spiegare, che sono per esempio quello che si chiama il sequenziamento senso motorio, essere in mindfulness a osservare momento per momento cosa accade.
Maria Silvana Patti: in una parte del corpo che viene attivata da quell'evento traumatico su cui si è deciso di lavorare, ripristina la fluidità del movimento o il senso che noi possiamo dare all'evento che è rimasto incastonato nel corpo. Oppure attraverso
Maria Silvana Patti: quello che si chiama il ripristino della difesa attiva che prevede comunque l'osservazione corporea della sensazione, della sensazione anche nel linguaggio della sensazione, questo è molto importante è uscito da poco, non voglio fare pubblicità, è uscito da poco il kit per la pratica senso motoria che sono delle carte
Maria Silvana Patti: che sono tendenzialmente delle carte che mirano a sviluppare delle risorse somatiche nelle persone, dove è spiegato, sono delle carte in cui c'è da una parte una spiegazione, dall'altra la pratica associata alla spiegazione che riguarda dei temi specifici, E spiegano di volta in volta come fare ad osservare nel corpo il tema proposto dalla carta stessa.
Maria Silvana Patti: a cercare appunto un modo praticandolo in mindfulness per trasformare anche quello che era stato come dire qualcosa che si era bloccato nel corpo in una risorsa quindi come funziona credo che non sia chiarissimo da spiegare non è immediatamente chiaro alle persone perché è proprio qualcosa che si deve fare cioè uno dei motivi
Maria Silvana Patti: della terapia al senso motoria e appunto che è soltanto quando facciamo che capiamo delle cose quindi bisognerebbe farlo però ci sono dei modi per documentarsi questo kit è come dire può essere usato da chiunque quello che si raccomanda è di avere comunque un terapeuta di riferimento o di aver fatto delle terapie
Maria Silvana Patti: o di essere attualmente in terapia o di essersi precedentemente curati, soprattutto per i traumi, perché riguarda le risorse somatiche in particolare.
Serena Malaspina: Certo, quindi se ho capito bene, sulla base un po' anche delle risposte fisiche al trauma che possono essere prima, diciamo, attacco-fuga, il congelamento o anche appunto un altro che viene identificato, per lo meno che ho letto in letteratura, era anche il fawn, quindi anche l'accomodamento che potrebbe, cioè insomma, ci sono varie tipologie, cioè quindi sulla base dell'esperienza poi personale.
Serena Malaspina: una predisposizione magari là o l'altra. La mia domanda è quindi andando a lavorare sul senso motorio. Ci sono, perché io stavo leggendo un libro di Peter Levine dove si parlava proprio, cioè c'era una suddivisione sulla base appunto di queste risposte e delle azioni che possono permettere a seconda, per creare una sorta di categoria anche se
Serena Malaspina: chiaramente poi non è mai 100%, però comunque ci sono dei modi che possono aiutare certe persone che hanno una certa predisposizione e altri che possono aiutare altre. E' effettivamente così anche in questo chitto comunque nel tuo lavoro.
Maria Silvana Patti: Sì, insomma, il kit non è così specifico per quanto riguarda invece l'intervento sui traumi in psicoterapia senso motoria, assolutamente sì. Dipende ovviamente dall'episodio che il paziente decide di lavorare e dipende da che tipo di difese si sono messe in atto in quell'episodio specifico, perché a volte i pazienti hanno
Maria Silvana Patti: più eventi traumatici e hanno risposto agli eventi traumatici in maniera diversa, cioè non sempre hanno messo in atto lo stesso tipo di difesa di sopravvivenza, E quindi dipende anche da quello che porta il paziente, però assolutamente sì la tua considerazione è assolutamente corretta.
Serena Malaspina: E poi ti chiederai, visto che si parla appunto, prima dicevi della disconnessione anche dalle sensazioni del proprio corpo, dal corpo che è appunto una delle caratteristiche che si ripete un po', che si ritrova nelle persone che hanno vissuto esperienze traumatiche, quali, cioè ci sono delle pratiche che possono aiutare a ricostruire appunto una connessione più sicura?
Serena Malaspina: con il corpo anche al di fuori dell'ambito terapeutico, dico proprio in generale, nella vita di tutti i giorni al di là del lavoro singolo.
Maria Silvana Patti: Ma dunque sicuramente quello che dobbiamo sapere e che abbiamo forse anche già detto varie volte in questa nostra conversazione, no? che il trauma, la prima cosa che fa è defraudare, come dice sempre la Hermann, che è una studiosa a cui sono particolarmente affezionata, no? Defraudare la vittima del proprio
Maria Silvana Patti: senso di sicurezza, cioè in primis di padronanza di sicurezza nel corpo, sull'ambiente, sui pensieri e questo come dire è un aspetto fondamentale per gli esseri umani perché come si costruisce il senso di sicurezza? Perché noi ci sentiamo al sicuro? Perché se siamo stati fortunati abbiamo avuto la possibilità di sviluppare una base sicura a partire da un attaccamento
Maria Silvana Patti: sufficientemente sintonizzato con i nostri care giver, con le nostre figure di accudimento e sappiamo quanto sia indispensabile questo aspetto relazionale per gli esseri umani. Dobbiamo tenere in mente, questa forse è una cosa forte che sto dicendo, per come dire...
Maria Silvana Patti: gli esiti della esposizione al trauma più negativi sono per esempio per i bambini che hanno avuto traumi accumulativi nell'infanzia, gli esiti più negativi sono quelli associati alla totale assenza di attaccamento, quindi quello che si chiama gravissima trascuratezza o in inglese al neglect, quindi come dire è meglio una relazione maltrattante che non l'assenza di relazione.
Maria Silvana Patti: per ritornare al discorso della sicurezza. La sicurezza è una questione anche, noi sviluppiamo il nostro senso di sicurezza nel corpo perché abbiamo fruito di una relazione che ha favorito questo sviluppo del senso di sicurezza, quindi anche il senso di sicurezza è una questione relazionale. Quindi l'attaccamento
Maria Silvana Patti: quando è basato su quel tipo di sintonizzazione, quindi è un attaccamento che prevede un accudimento sintonizzato ed empatico, garantisce la protezione dai momenti di pericolo e promuove lo sviluppo emotivo e nonché poi nel tempo quello cognitivo. la figura come fa a sviluppare questo senso di sicurezza in prima battuta?
Maria Silvana Patti: la figura di accudimento attraverso un accudimento di tipo fisico, somatico, il nostro senso di sé si sviluppa a partire da quel senso fisico di sé, quindi attraverso le carezze, attraverso il contatto, noi impariamo banalmente che abbiamo un corpo, abbiamo dei confini, attraverso un abbraccio, impariamo non solo come dire a sentire il calore e l'affetto,
Maria Silvana Patti: e la tenerezza, ma impariamo anche a sentirci contenuti, cioè tutti questi significati che poi vengono colorati con gli aspetti emotivi e cognitivi, con l'attribuzione di senso, si sviluppano a partire dall'accudimento fisico, dall'accudimento somatico, quindi è la base, cioè il primo senso di sicurezza a che fare con uno scambio fisico.
Maria Silvana Patti: il fatto che noi sentiamo la sicurezza ha a che fare, lo so come dice Porges, il senso di sicurezza è un codice d'amore di tipo neurale e quindi necessariamente anche di tipo fisico e quindi ritornare alla nostra base sicura, quindi avere un buon senso di sicurezza ci serve per calmarci, per curarci, per crescere. Quindi
Maria Silvana Patti: Come abbiamo detto, la prima acquisizione, la prima idea di essere al sicuro passa attraverso una sicurezza fisica, che sono gli abbracci, un tocco caldo, sintonizzato, che non solo hanno il potere di rassicurare, ma anche di calmare, quindi di regolare le emozioni e pian piano, durante la crescita, anche di riconoscerle e di farci percepire nostri confini corporei, dove finisco io.
Maria Silvana Patti: dove inizia l'altro e quindi diciamo che per ripristinare questa consapevolezza corporea che a me spesso si perde quando siamo esposti a eventi traumatici è possibile ricorrere a non solo a una terapia però nella quotidianità come dicevi tu anche a delle tecniche che sembrano banalini ma che è possibile che hanno un grande effetto che è possibile sviluppare.
Maria Silvana Patti: per esempio questo perché? Perché così noi ritroviamo la consapevolezza e la saggezza del nostro corpo attraverso che cosa? Il grounding, il radicamento. Il grounding è una delle tecniche che peraltro fa parte della bioenergetica, esempio, quindi la capacità di sentire il pavimento sotto i piedi, di sentirci ben radicati, di sentire gli appoggi.
Maria Silvana Patti: oppure tutte quelle cose che hanno a che fare con l'autotocco, la possibilità di auto-abbracciarsi, con l'autocontatto, tecniche di consapevolezza dei confini corporei relazionali, per esempio, che aiutano sia ad avvicinarsi agli altri, perché chi ha subito dei traumi perde la capacità di avvicinarsi agli altri in modo sicuro, però...
Maria Silvana Patti: mettere confini significa anche mettere la giusta distanza, cioè non permettere all'altro di invaderci. Quando tu dici accomodamento nel grounding è compresa questo aspetto di ipercompiacenza a volte verso l'altro o per paura o perché magari pensiamo che se non facciamo in questo modo non avremo più quella relazione lì. Ecco, quindi tutte delle tecniche che hanno a che fare.
Maria Silvana Patti: con una centratura corporea che si può recuperare attraverso l'auto abbraccio, l'auto tocco, il radicamento, tutto ciò che prevede un contatto.
Serena Malaspina: Ma quindi anche se una persona magari nella prima fase di vita non ha sviluppato questo senso di sicurezza per tutta una serie di motivi, magari anche ha avuto una famiglia come dire positiva o percepita come tale nel senso che magari si facevano i Natali assieme, si ricevano regali, che ne so, però magari mancava questo aspetto più di contatto, di diciamo connessione, no?
Serena Malaspina: Nel momento in cui una persona magari non l'ha ricevuto, è possibile comunque da adulto andarci a lavorare sempre?
Maria Silvana Patti: Ma allora, io da terapeuta ti devo assolutamente rispondere di sì, ma questo non lo dico solo io, ma lo dicono scienziati neurobiologi relazionali, perché adesso la neurobiologia relazionale ci dà tante indicazioni in questo senso.
Maria Silvana Patti: che dicono che appunto la psicoterapia ma anche le buone relazioni, diciamo gli incontri che possiamo fare dopo nella vita possono darci la possibilità certamente non di costruire quel senso di sicurezza che non abbiamo potuto costruire, però di costruirlo, senso di sicurezza nella nostra
Maria Silvana Patti: nel nostro presente e che ci aiuta anche nel nostro futuro. A volte la costruzione del senso di sicurezza passa anche attraverso la consapevolezza che ciò che mi è successo non dice chi sono io, ciò che mi è successo mi è successo. Certo, è importante averne memoria, ma perché, come sappiamo, nella vita delle persone...
Maria Silvana Patti: la memoria è importante per dare senso al presente ma anche per alimentare una prospettiva, cioè senza memoria e senza prospettiva viviamo come pazienti traumatizzati che vivono in un eterno presente con incursioni traumatiche del passato senza poter mai avere la possibilità di investire in un futuro e quindi questo quello che fa la psicoterapia, ridare
Maria Silvana Patti: ridare alle persone il senso di sicurezza perduto o aiutarle a costruirne uno, diciamo, nuovo per se stessi. Quindi sicuramente sì, è possibile, non è immediato, non è magico, è frutto anche di un grande lavoro e anche a volte di lavoro, di lavori faticosi che si fanno con i pazienti. Io con i pazienti chiamo tanto il lavoro sporco, tocca sempre farlo al paziente poi.
Maria Silvana Patti: alla fin fine, diciamo così. Quindi sì, certamente questo è promosso dagli interventi psicoterapici. Stavo riflettendo sul fatto che poi quello che noi andiamo a ripristinare o a costruire è comunque un aspetto, se noi ci pensiamo...
Maria Silvana Patti: veramente illusorio nella vita delle persone, cioè quella base sicura che noi abbiamo è qualcosa di illusorio, cioè non esiste in realtà, è solo una sensazione, una percezione, nessuno ci può dire che noi sicuramente siamo sicuro, ma il fatto di poterla avere dentro ci aiuta proprio a gestire le insicurezze della vita. Una volta avevamo coniato uno slogan in un seminario che avevamo fatto che è
Maria Silvana Patti: bisogna imparare a sentirsi al sicuro per poter affrontare il fatto che nella vita forse sicuri non sia mai di fatto.
Serena Malaspina: Assolutamente, assolutamente, appunto è più una questione di sensazione che perché altrimenti uno può avere attorno la situazione oggettiva più sicura di sempre, ma se uno non si sente, non ha la sensazione dentro di sentirsi a sicuro, cambiando anche infiniti contesti, in realtà il problema si ripresenta continuamente, giusto?
Maria Silvana Patti: Assolutamente, ma poi vale anche al contrario, cioè come dire, noi per sentirci al sicuro non possiamo mai agire sull'esterno, dobbiamo sempre agire su di noi e anche questo ci dà la possibilità di distinguere ciò che è veramente pericoloso da ciò che non lo è, perché il rischio è o che percepiamo tutto come pericoloso e in questo diciamo che le responsabilità sono molteplici.
Maria Silvana Patti: sia possibile dirlo sia rispetto a certe narrazioni anche di tipo politico ma anche a certi assetti che si hanno anche luoghi in cui si dovrebbe stare al sicuro e avere il piacere che ne so di apprendere come la scuola
Maria Silvana Patti: Quando l'apprendimento è minaccioso, noi perdiamo anche lì. Cioè non è che serve proprio un trauma estremo per sentirsi minacciati da qualcosa e per perdere quel senso di sicurezza che rende la vita degna di essere vissuta. Cioè che rende la vita quel momento in cui abbiamo la gioia di stare insieme, di apprendere, di crescere, di creare e di immaginare.
Maria Silvana Patti: Se un piccolo bambino o uno studente della scuola ha sempre l'incubo che deve performare al massimo, se no non va bene. Anche questa è una minaccia al suo senso di sicurezza, il che poi comporta che si funziona quando c'è una minaccia, non proprio in un assetto per cui siamo in grado di dare senso alle cose, siamo sempre in una tensione che non ci consente.
Maria Silvana Patti: essere concentrati per esempio, cioè molte persone che non riescono a concentrarsi non è che proprio hanno delle patologie specifiche, alcuni sì, ma alcuni è perché nel momento in cui studiano, mettiamo visto che abbiamo aperto questo argomento, non si sentono sufficientemente al sicuro da dedicare le proprie energie esclusivamente all'apprendimento, ma devono pararsi che ne so da minacce
Maria Silvana Patti: anche internalizzate, devo fare bene perché se no nessuno mi vuole bene, devo fare bene, devo prendere un bel voto perché se no non andrò mai bene nel futuro, non avrò mai un buon lavoro, cioè tutte queste credenze che sviluppiamo e che sicuramente non ci rendono, non ci mettono nella condizione di...
Maria Silvana Patti: di sentirci in sicurezza e di fare tutte quelle cose che ci aiutano a crescere e a svilupparci.
Serena Malaspina: Assolutamente, e cioè su questo tema della società della performance, che parte appunto dall'ambito scolastico, se vogliamo, col voto, con il devo dimostrare di valere tramite X e Y, quindi diventa quasi una continua ricerca di validazione esterna, ma anche poi nel mondo del lavoro, molte volte, dipende chiaramente dal lavoro al lavoro, comunque il messaggio che ti arriva è
Serena Malaspina: tu sei il tuo lavoro, tu vali se magari arrivi a una certa cifra, guadagni in un certo modo, hai una certa popolarità o qualsiasi cosa possa essere, e una persona quindi poi è più veramente in quella modalità di ricerca esterna senza poi entrare in contatto con quello che sente, E molte volte, mi ricordo che appunto avevo letto anche questo appunto di Gabor Matté nel mito della normalità dove parlava appunto del
Serena Malaspina: della società, cioè dell'impatto della società e di quanto certi tratti che vengono promossi come di valore, normalizzati dalla società, come lavorare 12 ore al giorno o non pensare a niente, non avere altri interessi al default, qualsiasi cosa possa essere, però certi tratti che vengono promossi dalla società iper produttiva e della performance, quanto poi vada ad agire anche sul livello di salute.
Serena Malaspina: della persona e di benessere mentale, emotivo, fisico e quindi è molto interessante perché è quasi come un se io faccio, se io riesco a fare allora valgo.
Maria Silvana Patti: Assolutamente, questo è un argomento che a me sta molto a cuore perché osservo anche la proliferazione per esempio, senza essere sempre critici, però la proliferazione per esempio di talent show in cui si premia tantissimo il risultato che si deve raggiungere in poco tempo perché anche questo è un'altra cosa che si apre, cioè un altro discorso.
Maria Silvana Patti: ma soprattutto l'esposizione continua al giudizio, Ci sono, cioè si è esposti a dei giudici che ti danno, diciamo, in qualche modo il loro voto, la loro approvazione. Però questi talent hanno molto successo perché in una società come quella che abbiamo definito della performance, se l'unico modo per essere visto è...
Maria Silvana Patti: il valore che qualcuno mi dà in termini di voto a seconda della performance che io faccio è come una servitù volontaria, vado a cercare quelle situazioni in cui vengo giudicato pur facendomi paura ma perché quelle sono le situazioni che mi rimandano il valore di me in rispetto a quanto bene faccio una cosa.
Maria Silvana Patti: diciamo pericolosissima per il benessere, perché spesso diciamo che, lasciamo stare il talent che ho messo qui sul tavolo, spesso quello che arriva alle persone è che il risultato è la cosa fondamentale, non il processo di costruzione, non il processo di crescita da dove
Maria Silvana Patti: il risultato è eventualmente una conseguenza di un cammino che si è fatto, di un momento in cui si è costruito qualcosa. Quindi puntiamo al risultato. Il risultato però per darci sostanza deve essere ottenuto subito e questo è assolutamente impossibile perché in tutti i processi di apprendimento, non solo quello scolastico, ma compreso
Maria Silvana Patti: se vogliamo chiamare apprendimento che non lo è, ma compreso il processo di cambiamento terapeutico implica un tempo che è necessario tenere a mente, ma non è un tempo vuoto nel senso che in tutti i processi noi facciamo dei passi.
Maria Silvana Patti: e quei passi sono già dei micro cambiamenti, non dobbiamo per forza avere in mente il risultato finale per sentirci soddisfatti di noi stessi, ma apprezzare i piccoli cambiamenti che possono avvenire all'interno che ne so del mio impegno sportivo, del mio impegno scolastico, mio impegno, non lo so, del suonare uno strumento o nel mio processo di terapia.
Maria Silvana Patti: ma questo è fondamentale perché sennò come facciamo a far sentire le persone accoglienti verso se stessi insomma il benessere passa attraverso la capacità noi diciamo bisogna essere accoglienti verso se stessi però non è una frase fatta c'è una cosa difficile essere accoglienti verso se stessi e bisogna che noi sviluppiamo questo aspetto attraverso la possibilità e attraverso una cultura della
Maria Silvana Patti: costruzione delle cose, del piccolo passo e del passo dietro l'altro che contempla però anche delle deviazioni ogni tanto e nel percorso che ci consente di ritornare dove a volte il risultato, io dico che non è importante perché magari il risultato che ce l'avamo prefissi diventa un altro in corso d'opera, magari diventa un altro che ci rispecchia ancora di più.
Serena Malaspina: Esatto, che proprio tante volte lo si scopre nel momento in cui si smette di ricercare quello che si pensava fosse giusto o che c'è stato, diciamo, trasmesso come giusto da raggiungere. Quindi uno magari si impegna, fa fatica e la soffre anche per raggiungere qualcosa che in realtà non è magari neanche quello che vuole tante volte.
Maria Silvana Patti: Esatto, ho scoperto che non è quello che vuole, magari pensavano fosse, invece non lo è. Ecco, però questo è possibile se noi riusciamo ad apprezzare il nostro percorso, cioè se siamo dentro, se siamo presenti a noi stessi quando apprendiamo, quando siamo dentro a tutti tipi di processi che ci portano allo sviluppo, alla crescita personale.
Serena Malaspina: Certo, no, dicevo prima di accogliersi, anche la compassione, perché compassione appunto in italiano suona sempre un po' strano, nel senso comune, perché magari è un po' più legato al cristianesimo, insomma alla religione. Invece comunque questo tema di riuscire ad essere più gentili, sotto un certo aspetto, con se stessi, ed è qualcosa che molte volte appunto...
Serena Malaspina: siamo abituati a essere magari rigidi e proprio invece a riconoscere i piccoli passi. Infatti, questo tema di chi magari, per quelle persone che magari cercano di più l'approvazione o appunto la validazione esterna, hai qualche, insomma, consiglio in generale o reminder che possa aiutarli a...
Serena Malaspina: ritrovare la gioia di vivere la propria vita senza temere il giudizio altrui e le aspettative altrui.
Maria Silvana Patti: Allora, dirsi che noi non siamo sensibili, cioè tutti noi siamo sensibili al giudizio degli altri, La differenza sta nell'esserne condizionati completamente al tenerne conto ma a aver sviluppato una capacità, per come dire, di... e una consapevolezza di sé che, mai, può iscrivere quel giudizio in qualcosa che possiamo prendere in considerazione ma che non diventa...
Maria Silvana Patti: come dire la nostra condanna, che non diventa una specie di verdetto sentenza sulla nostra vita. Ecco, io credo che l'aspetto fondamentale che abbiamo detto sia quello, cioè avere presente che quanto sia importante il processo e il percorso e non il risultato, e anche sviluppare quella cosa che si chiama tenerezza verso se stesi, cioè l'accoglienza fatta anche di tenerezza, che vuol dire
Maria Silvana Patti: posso anche considerare che mi ci vuole più tempo magari a imparare qualcosa, magari qualcosa mi riesce nell'immediato e qualcosa no e poi io dico sempre questo anche ai miei pazienti, anche quelli adolescenti, sì ma non è che proprio dobbiamo imparare a fare proprio tutto, cioè nel senso nella emulare a volte gli altri poi ci dimentichiamo di sviluppare quello che a noi piace, no?
Maria Silvana Patti: Allora io credo che bisogna anche imparare a capire qual è la nostra motivazione all'apprendimento che non deve mai coincidere con il fatto che tutti lo fanno, no? Perché a me magari non interessa, no? E sviluppare propri interessi, darsi del tempo.
Maria Silvana Patti: Non so che altri consigli dare, perché poi magari anche darsi del tempo, imparare a darsi del tempo, a capire quello che ci piace, che ci interessa, anche quello è frutto di un percorso, magari anche di un percorso terapeutico. Però tenere a mente sempre questo, che è molto importante, sapere non che nella vita le difficoltà non ci devono essere.
Maria Silvana Patti: perché le difficoltà nella vita ci sono, cioè ci raccontiamo delle favole se pensiamo che tutto debba essere facile, Le difficoltà, i momenti di smarrimento o situazioni difficili che ci troviamo a vivere, il problema non è che la difficoltà non ci deve essere, il problema è sapere o sviluppare la consapevolezza che possiamo affrontarla e con la
Maria Silvana Patti: I nostri modi e i nostri tempi non quelli degli altri perché ognuno a proposito dell'unicità ognuno c'ha il suo modo e anche imparare a chiedere aiuto perché no c'è nel senso il chiedere aiuto è una delle difese più evolute dell'essere umano tant'è che noi diciamo che è traumatizzante tutto ciò che non consente un coinvolgimento sociale allora
Maria Silvana Patti: il coinvolgimento sociale, le persone di cui ci fidiamo, non è che per forza abbiamo di in terapia, ma le persone di cui ci fidiamo, gli amici fidati, un adulto che può essere un riferimento magari per i ragazzi può aiutare a contemplare questo aspetto della tenerezza verso di sé, del processo di un passo dietro l'altro, quando si dice la pazienza. Ma la pazienza, questo cioè vuol dire
Maria Silvana Patti: contemplare che ci sono dei tempi di evoluzione. Questo per gli adolescenti è un po' più difficile per la loro età, però io credo che è anche il modo per superare le crisi adolescentiali a volte, il poter sperimentare che c'è un non ancora e che io ci devo stare dentro questo non ancora per crescere.
Maria Silvana Patti: Ogni tanto anche gli adulti sono adolescenti, Perché tante volte noi non toglieriamo il non ancora, abbiamo bisogno di avere tutto subito, però è interessante e importante invece poterci avere a che fare con il non ancora.
Serena Malaspina: Ma secondo me è un consiglio, un reminder importante per tante età diverse, perché molte volte anche da uno più adulto pensa di aver imparato a gestire certe cose, ma si ritrova in... Dipende da tantissimi fattori. Quindi in realtà per me è un reminder perfetto, specialmente poi quando succedono cose nella vita che sono difficili emotivamente e allo stesso tempo... si sta lavorando a qualcosa e quindi il mettere insieme la parte più lavorativa e la parte più emotiva è qualcosa dove serve tanto, insomma, accudimento interno. Quindi, no, bellissimo, bellissimo. Maria Silvana, io vorrei chiudere con un format di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. Allora, la...
Serena Malaspina: La prima è qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale.
Maria Silvana Patti: non sono quella delle pratiche ripetute, quello che cerco di fare è tenere a mente la pratica del radicamento quando mi accorgo che vado fuori dalla mia finestra di tolleranza e camminare, cioè camminare non per fare 10.000 passi che ci consigliano ma camminare con consapevolezza, ecco sì, questo è quello che cerco di fare nella quotidianità, non sempre mi riesce però cerco di farlo.
Serena Malaspina: La seconda è qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio.
Maria Silvana Patti: Dunque, non so se è ovvia, non lo so, però io cerco di fare quelle cose che vi ho detto prima, cerco di mettermi in contatto con me stessa attraverso delle tecniche molto semplici, quindi sicuramente l'autocontatto, sicuramente la centratura, che forse non ve l'ho spiegata, però è come dire, il toccare con le proprie mani dei punti come può essere la pancia, può essere la parte alta del torace per ripristinare il contatto con me stessa. Ecco questo mi sembra una cosa che aiuti, a me aiuta tanto.
Serena Malaspina: e l'ultima, quale pensiero, insegnamento, citazione ti ha ispirato maggiormente nel tuo percorso?
Maria Silvana Patti: Allora, è una frase a cui tengo molto ed è la frase di un poeta educatore, è mio conterraneo, siciliano, si chiama Danilo Dolci, che dice che ciascuno cresce solo se è sognato. Quindi il sognare la persona, il bambino, dà una grandissima mano alla sua evoluzione, sua crescita e io credo che questo possa servire anche in modo autoriferito, cioè sognare noi stessi è la versione migliore di noi ma non in termini di performance, forse ci aiuta nella nostra crescita perché si cresce sempre, non si cresce solo da bambini.
Serena Malaspina: Bellissima. Maria Silvana, io ti ringrazio tantissimo. È stato un episodio ricco di informazioni, ricco di sapere e quindi ti ringrazio molto per aver condiviso il tuo sapere con noi. Grazie mille.
Maria Silvana Patti: Grazie, grazie tantissimo a te per questa opportunità e veramente anche per me è stato un'occasione di scambio importante.
Serena Malaspina: perfetto
Maria Silvana Patti: 📌 summary, keywords,takeaways
Maria Silvana Patti: Keywords
Maria Silvana Patti: trauma, psicoterapia, memoria traumatica, approcci terapeutici, consapevolezza, radicamento, sicurezza, salute mentale, crescita personale, relazioni
Maria Silvana Patti: Summary
Maria Silvana Patti: In questo episodio del podcast, Serena Malaspina e Maria Silvana Patti esplorano il tema del trauma e della psicoterapia, discutendo le definizioni di trauma, il suo impatto sul corpo e sulla mente, e le diverse modalità terapeutiche per affrontarlo. Maria Silvana condivide la sua esperienza e le tecniche di consapevolezza e radicamento, sottolineando l'importanza di costruire un senso di sicurezza e di affrontare le difficoltà della vita con pazienza e tenerezza verso se stessi.
Maria Silvana Patti: Takeaways
Maria Silvana Patti: • Il trauma modifica il nostro corpo e cervello.
Maria Silvana Patti: • Esistono diversi tipi di trauma, ognuno con impatti unici.
Maria Silvana Patti: • La memoria traumatica è bloccata e non ricostruita.
Maria Silvana Patti: • Le tecniche somatiche aiutano a ripristinare la consapevolezza corporea.
Maria Silvana Patti: • Il radicamento è fondamentale per la sicurezza personale.
Maria Silvana Patti: • Le relazioni sicure sono essenziali per il benessere.
Maria Silvana Patti: • Il processo di apprendimento richiede tempo e pazienza.
Maria Silvana Patti: • Il giudizio esterno può influenzare la nostra autovalutazione.
Maria Silvana Patti: • Sognare noi stessi è cruciale per la crescita personale.
Maria Silvana Patti: • La terapia deve essere personalizzata per ogni individuo.
Maria Silvana Patti: Sound bites
Maria Silvana Patti: "Il corpo memorizza quello che viviamo."
Maria Silvana Patti: "La memoria traumatica è una memoria riproduttiva."
Maria Silvana Patti: "La tenerezza verso se stessi è fondamentale."
Maria Silvana Patti: Chapters
Maria Silvana Patti: 00:00 Introduzione a Maria Silvana Patti e al Trauma
Maria Silvana Patti: 02:52 Definizione e Impatto del Trauma
Maria Silvana Patti: 05:36 Memoria Traumatica e Risposte Fisiologiche
Maria Silvana Patti: 08:56 Il Ruolo del Corpo nel Trauma
Maria Silvana Patti: 11:51 Approcci Terapeutici al Trauma
Maria Silvana Patti: 23:17 Differenze tra Approcci Top-Down e Bottom-Up
Maria Silvana Patti: 28:47 Psicoterapia Senso-Motoria e Tecniche Correlate
Maria Silvana Patti: 33:07 Terapia e Senso Motorio
Maria Silvana Patti: 36:11 Connessione Corporea e Sicurezza
Maria Silvana Patti: 42:54 Costruire un Senso di Sicurezza
Maria Silvana Patti: 50:30 Società della Performance e Benessere
Maria Silvana Patti: 55:58 Accoglienza e Compassione verso Se Stessi
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