Essere Serena
Copertina dell'episodio 49: Cosa ti rende infelice? Disconnessione, natura e cervello
EP 4954 min

Cosa ti rende infelice? Disconnessione, natura e cervello

con Andrea BariselliNeuroscienziato e autore

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DESCRIZIONE

La natura non è una foto su Instagram. Cosa succede nel cervello quando ci immergiamo in ambienti naturali e il gap tra vita digitale e naturale.

La natura è spesso una foto fighissima filtrata su Instagram. Poi porti la gente a camminarci in mezzo e si spaventa.

CAPITOLI

  1. La natura non è una foto filtrata

  2. Disconnessione e infelicità

  3. Il cervello in natura

  4. Biodiversità e collaborazione

  5. Riconnettersi al mondo reale

Trascrizione dell'episodio

Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.

Serena Malaspina: Ciao a tutti e tutte, bentornati su Essere Serena Podcast. Oggi ho il piacere di parlare con Andrea Bariselli, psicologo neuroscienziato, autore del podcast e dell'omonimo libro A Wild Mind. Un progetto di successo che esplora il legame tra neuroscienza e natura e quel filo invisibile che tiene insieme il modo in cui pensiamo, viviamo e ci sentiamo nel mondo. Benvenuto Andrea, grazie per essere qui.

Andrea Bariselli: Ciao a tutti, ciao Serena, buongiorno.

Serena Malaspina: Allora, in questa conversazione proveremo a esplorare il rapporto tra natura, ambiente, cervello e relazioni e per scoprire anche in che modo e perché il contatto con la natura ci può aiutare proprio a vivere meglio la nostra vita e diciamo anche a livello proprio scientifico sotto un certo aspetto. Quindi io partirei con una domanda molto generale Andrea per introdurre il tema. Perché si parla, è importante parlare di natura?

Serena Malaspina: quando si parla di salute mentale.

Andrea Bariselli: E' importante parlare di natura, credo, a prescindere, in un contesto iper velocizzato come il nostro, la natura di fondo non è altro che uno dei metodi e modi più semplici per riconnetterci e trovare quella che è nostra giusta dimensione. Noi abbiamo un organo che è il cervello che è estremamente adattivo e si è costruito e devoluto in un ambiente che era quello naturale, quello che accade fondamentalmente oggi, che nello stiamo portando.

Andrea Bariselli: con questo eccesso di stimoli alla quale siamo altri sottoposti tutti i giorni, ha ovviamente un livello di stress esageratamente altro, proprio veramente oltre il limite. Quello che accade quando noi siamo in natura è invece riuscire a ricalibrare perfettamente e trovarci in un ambiente che è assolutamente congruo con quelle che sono le nostre caratteristiche e ovviamente avere tutta una serie di benefici. Quindi a volte è quasi ridicolo quando ci diciamo che dovremmo tornare in natura, farlo o meno, perché quella di fondo è stata la nostra casa per la maggior parte del tempo.

Andrea Bariselli: più paradossale e dovremmo chiederci perché oggi ci troviamo in un ufficio in una casa chiusa questo questo sì

Serena Malaspina: Assolutamente, sì perché è come se in quanto diciamo esseri umani ci adattiamo a quello che per noi è la nostra normalità e quindi qua siamo abituati a vivere in posti chiusi, in uffici eccetera e sembra strano o aberrante quello che sarebbe la normalità se sotto un certo aspetto,

Andrea Bariselli: La scala temporale sotto la quale è avvenuto questo cambiamento è piuttosto corta, una scala evolutiva sono, diciamo, mediamente 50-60 anni di vita moderna che ci ha cambiato profondamente nel nostro stile. Tutto resto del tempo noi avevamo molto più contatto con quello che era l'ambiente naturale, però oggi pensiamo che sia normale vivere in maniera estremamente antropizzata o pieni di comfort come noi in qualche modo lo intendiamo.

Andrea Bariselli: forse perché ad un certo punto anche dal nostro cammino abbiamo confuso la felicità con la comodità e quindi adesso pensiamo che da tutti questi lusti e comfort che abbiamo derivi un sacco di serenità o felicità è una cosa che in realtà non è testimoniata da quello che sta accadendo nei nostri giorni.

Serena Malaspina: Certo, assolutamente. E ti chiederai poi appunto, visto che sei un neuroscienziato a livello proprio cerebrale, cioè quali sono i meccanismi anche generali, principali che si attivano o che non si attivano quando siamo in natura versus quando magari siamo in un ambiente più urbano o appunto con lo stress del lavoro quotidiano.

Andrea Bariselli: Beh, il cervello è neuroplastico, quindi in base alle sue sollecitazioni che arrivano dall'esterno lui cambia un po' la sua struttura, sì immediatamente ma anche nel medio lungo termine. La prima cosa che accade è davvero la riduzione degli stimoli, cioè la possibilità di poter viaggiare a un regime un pochino più basso, perché tutto quello che accade attorno è coerente con la sua capacità di poter sopportare una quantità adeguata di informazioni che arrivano dall'esterno.

Andrea Bariselli: Io faccio sempre questo esempio che è molto facile da comprendere che è il senso dell'udito. L'udito ha un senso passivo, io non posso scegliere cosa ascoltare. Il tuo cervello come il mio che si è performato ed evoluto in natura, essendo ancora attarrato completamente sulla sopravvivenza, è costretto a sentirti quello che gli sta attorno a 360 gradi. Anche un pericolo che arrivava dalle spalle, quindi tu non lo vedi ma lo senti. E questo ci mette in un senso di allerta. Un conto però se suona in una foresta e il senso di pericolo...

Andrea Bariselli: è fondamentale ma il pericolo arriva una volta ogni tanto e quindi tu sei sollecitato solo ovviamente per il tempo adeguato necessario quando sei in città, un attimo che sto andando a prenderla a metro o qualsiasi altro tipo di di situazione moderna il tuo cervello è bombardato costantemente quindi lo stato di peaking e di allerta è costantemente sopraelevato quindi questo è uno degli enormi problemi quando noi arriviamo in natura questa è in realtà la prima cosa che accade questo funnel come si dice di informazioni perché

Andrea Bariselli: improvvisamente tutto quello che accade intorno è ovviamente molto più morbido, molto più coerente con quello che siamo noi strutturati. il senso di sollievo è quasi immediato e che accorga questo il senso dell'udito, quindi avviene poi per tutta una serie di altre cose, anche dal punto di vista neurochimico, tutte le molecole che noi inaliamo all'interno di quello che è il bosco, quindi famiglie, cioè composti chiamati biogenici, esempio le famiglie dei terpeni, flavonoidi, oli essenziali che tu inali, che sono

Andrea Bariselli: queste molecole che le piante utilizzano per comunicare tra di loro. In realtà, noi siamo talmente abituati a questi profumi e da punto di vista neurochimico hanno un impatto così forte e positivo su di noi che il piacere è praticamente immediato. Pensa che alcune ricerche all'ETE, a qualche tempo fa, neanche moltissimo, dicono che dopo un'immersione nel verde, anche una banale passeggiata per intederci, quindi un'esposizione nel verde,

Andrea Bariselli: Queste molecole sono così pervasive e importanti per noi e radicate che a volte riusciamo a trovarne tracce nel torrente ematico, quindi nel nostro sangue, anche diverse settimane dopo. Questo ti fa capire? Sì. È come se vivessi un po' di rendita, cioè ti hai fatto così bene che te la porti a casa, te la porti dietro, questa cosa. Penso che chi vive invece è contatto col verde sempre.

Serena Malaspina: C'è un vantaggio come dire competitivo pazzesco, mi viene in mente perché tra l'altro io appunto adesso dicevo vivo a Berlino e sì città che sicuramente ha del verde però c'è tanto grigio anche e mi rendo proprio conto di quanto anche l'impatto

Serena Malaspina: C'è proprio della bellezza che si attorno, la bellezza proprio anche a livello estetico, che sia appunto un parco, qualcosa di naturale rispetto magari a un palazzo squadrato, E' proprio l'impatto che questa cosa ha sul benessere diciamo generale, no? Mi ne rendo conto quando per esempio vado in natura, la settimana appunto scorsa sono stata in Sardegna e io stavo benissimo lì dove ero, mentre qua devo impegnarmi sotto un certo aspetto, non so se suona strano, però...

Andrea Bariselli: No, no, per nulla. Il tema che tu hai adesso tirato fuori del tema della bellezza secondo me è un tema centrale. Per paradosso noi siamo molto poco esposti alla bellezza quotidianamente. Viviamo ambienti che sono brutti, siamo in contesti sociali o lavorativi che sono oggettivamente brutti, nella maggior parte dei casi, o troppo stereotipati, insquadrati, eccetera. Per quanto biofiliche, ad esempio, possiamo inserire è una sorta di

Andrea Bariselli: scimmiottamento di quello che è di fondo l'ambiente, il contesto naturale. La grande difficoltà oggi è dove sta il punto di compromesso. Non tutti più possono stare ovviamente in natura, questo è evidente. Dal 2010 si dice che siamo diventati una specie antropica a tutti gli effetti, cioè più della metà della popolazione mondiale vive in un contesto antropico, antropizzato, quindi nelle città per intenderci. Il che poi ti fa capire qual è la tendenza? Siamo obiettivamente anche tantissimi

Andrea Bariselli: riuscire oggi a comprendere quanto questo possa essere discriminante per le nostre vite è fondamentale. La bellezza è qualcosa che va ricercata. Io credo che il senso di fascinazione, di gratitudine o di meraviglia che tu sperimenti in certi contesti naturali non lo puoi trovare da nessuna parte. La meraviglia, senso classico e senso attico, è il meraviglioso alla quale ti permesso, il miracoloso alla quale ti è permesso di assistere.

Andrea Bariselli: e quindi quando tu vedi certe cose nella natura anche dai piccoli dettagli fino ai grandi scenari ti rendi conto che c'è qualcosa che va al di là della nostra conoscenza un ordine, un'energia che va al di là della nostra comprensione. Ecco, un conto è se è un happening e quindi succede una volta in tanto un conto se noi ci rieduchiamo e riabituiamo a ritornare un pochino nella nostra essenza anche perché altrimenti si rischia davvero di perdere un po' anche il senso del perché siamo qui e questo spesso mi terrorizza molto di più.

Serena Malaspina: Assolutamente, questo senso di distacco, come se quella che è la nostra realtà di riferimento fosse l'unica realtà, E quasi si signora o si sottovaluta tutto quello che è lì e lì da sempre, sempre... Cioè, tante volte viene percepito come se non è toccabile sotto un certo aspetto, ma in realtà sotto un certo aspetto lo è purtroppo, Cioè, se guardiamo gli andamenti, insomma, climatici, climate change, tutte queste discussioni,

Serena Malaspina: e forse è la prima volta, anzi sicuramente è la prima volta nell'umanità, diciamo nell'evoluzione umana che c'è questa possibilità proprio di impatto dell'uomo anche negativa appunto su quello che è la natura.

Andrea Bariselli: Ma diciamo, è molto discusso, l'impronta antropica degli esseri umani c'è ormai da quasi paio di millenni abbondanti, però diciamo che quella più significativa arriva dagli anni 60 in poi con l'epoca industriale, l'era industriale e di fondo quello che è stata tutta la meccanicizzazione dei processi, da quando siamo entrati un po' nell'antropocene. L'antropocene si sta già in quello che è 63, 67 in maniera un po' anche

Andrea Bariselli: anche discussa. La cosa però sorprendente è che la scala temporale, quindi qui sì, la velocità è stata sballorditiva, dentro la quale è successo il fenomeno, ovviamente non aveva precedenti, quindi noi siamo la prima vera generazione che oggi ha la possibilità nell'arco di una vita umana, quindi nell'arco di una sola vita di un essere umano, di vedere cambiamenti su una scala così grande.

Andrea Bariselli: Quello che spaventa non è solo la velocità, quanto questo possa rendere ancora il posto che conosciamo abitabile. Questo è uno dei problemi principali. Credo che anche qui per trasporto forse la difficoltà più grande è far comprendere agli esseri umani e alle persone la portata di quello che sta accadendo, dove la maggior parte delle persone non ha un contatto virale con l'ambiente o la natura. Un albero è un albero, non ha un nome, non sa come si chiama, non sa...

Andrea Bariselli: di cosa vive, quale specie dà protezione, di quale areale appartiene, cotono, vi allarghiamo ancora di più. Il nostro problema grosso oggi è il contatto. Le persone oggi parlano di natura come se fosse una cosa altra, ma non esiste nemmeno la natura. C'è quello che sta fuori dalla casa e noi che siamo dentro. Anche noi siamo natura. E che abbiamo parlato di questa grande dicotomia, un po' figli anche dei social in senso generale, dove La natura spesso è una fotografia fighissima postata, filtrata su Instagram

Andrea Bariselli: poi porti la gente a camminarci in mezzo e magari si spaventa perché gli va mosca sul braccio o gli si sfrega una pianta sulla gamba. perché non capisce che non è così, diciamo, anestetizzata come la intendiamo noi, che non è nebuona ne cattiva, è lì semplicemente come tutte le cose. Questa grande spaccatura che noi abbiamo vissuto non esiste in nessuna altra specie di questo pianeta, nessuno vive così lontano dal proprio ambiente di riferimento dalla quale trae nutrimento, sopravvivenza. Noi ci dimentichiamo che siamo un

Andrea Bariselli: sistema biologico, quindi abbiamo una nostra biologia e fisiologia come qualsiasi creatura tu vedi intorno a te te, ha esigenze fisiologiche e biologiche, deve nutrizzi, dormire, mangiare, eccetera, come noi, e ovviamente un punto di riferimento che è l'ambiente alla quale si è adattato. Noi incredibilmente oggi ci basta avere una carta di credito, dei soldi o qualcosa, noi deleghiamo a qualcos'altro completamente la nostra sopravvivenza, abbiamo scollegato la nostra sopravvivenza alla nostra capacità di poterla procacciare.

Andrea Bariselli: e da un discorso allucinante, senso non ci si pensa più, ti basta avere un lavoro, fare alcune cose, al supermercato, aprire il rubinetto per avere dell'acqua, ma non è sempre stata così, quindi Credo che la parte più complessa sia proprio recuperare questo nostro contatto più radicale con le cose che popolano questo mondo.

Serena Malaspina: Assolutamente, adesso che appunto ho usato il termine contatto mi viene un po' in mente come forse in contraddizione col controllo che forse è po' quello che pensiamo di esercitare molto all'interno della nostra vita, parlavi appunto di acquisto, decisione di come spendere il nostro tempo, compra questo, cioè è molto legato a questa idea di io posso controllare tutto fondamentalmente quello che mi riguarda diciamo.

Serena Malaspina: E è forse un po' in contraddizione, non so cosa ne pensi, rispetto proprio al concetto di contatto, perché la natura ci rimanda sicuramente una potenza, potere, diciamo, natura, ma anche la vulnerabilità o comunque l'imperfezione, Che tante volte cerchiamo di filtrare, forse, nella nostra vita più quotidiana.

Andrea Bariselli: A noi piace la natura domesticata, controllata. Il nostro rapporto con il selvatico si è deteriorato tantissimo tempo fa. Anche solo il fatto di immaginare che vivano e popolano altre creature a questo pianeta, la gente esce di testa, cioè quando vedi un serpente o qualsiasi altra cosa, la gente si scandalizza perché non dovrebbe starci. Ci sono quelli che stirpano le erbace, che puliamo gli ambienti, eccetera. Che va bene, però è diventata una sorta di abitudine educativa, la nostra.

Andrea Bariselli: dove tutto è davvero molto neutralizzato. Mentre la natura è completamente libera, assolutamente democratica, che una cosa che mi piace tantissimo, c'è posto per chiunque in natura, non c'è giudizio, non c'è nessun tipo di preconcetto, mentre noi con tutte le nostre macchinazioni e sovrastrutture abbiamo creato un sistema che è completamente invece all'opposto. In natura nessuno si pone nessun tipo di domanda nemmeno sulle diversità. Questo è sballorditivo, davvero se ci pensi, di quanto...

Andrea Bariselli: il nostro sistema cognitivo non sia sempre un vantaggio evolutivo. Nessuno si fa le domande che ci facciamo noi, tutte le pipe mentali che si fanno di essere umani, credo che nessuno se le faccia in nessuna altra specie e questo ci ha portato a sviluppare, perché così, ci ha portato a sviluppare una serie anche di idee, di sentimenti verso noi stessi, verso alcuni della nostra specie che sono davvero i confini della realtà, che oggi diamo per normali, penso dalle religioni, conflitti di genere, di razza, eccetera.

Andrea Bariselli: nessuno oggi fa questo tipo di lavoro. Pensa solo, ed è una cosa che raccontiamo spesso nei gruppi che portiamo a fare esperienze con noi, quanto la canopia, che è il tetto che fondamentalmente le piante formano quando tu vai nel bosco, non c'è questo bellissimo tetto che le chiude, che si chiama canopia, ecco, è fondamentale e conservata da ogni costo. Perché? Perché di fondo preserva quella che è la parte inferiore del bosco, quindi il terreno, l'humus, dai raggi del sole che la brucerebbero. Sotto, grazie all'ombra,

Andrea Bariselli: C'è ovviamente tutta una vita che ferve, che cresce, che in qualche modo si permette di proliferare microorganismi, insetti, insetti decompositori, eccetera. La cosa che però il bosco fa, nonostante sia spesso in competizione fra specie, ogni specie cerca di qualche modo di prevalere sulle altre per avere più territorio, ma indipendentemente dal fatto che siano in lotta, una lotta lenta, tutte sanno che il bosco e la canopia va preservata ad ogni costo, indipendentemente dalla singola pianta o dalla singola specie, perché di fondo tutti li beneficiano.

Andrea Bariselli: E la lezione più grossa che arriva è che di fondo l'intelligenza unisce, non è che divide. Addirittura loro, anche fra specie differenti, a volte si passano delle sostanze, per questa ragione, tramite le radici, perché sanno che comunque io e te, anche se stiamo litigando e competendo per questo pezzettino, stiamo comunque contribuendo a mantenere questo grande sistema che protegge il spazio a tutti oltre a noi. E pensa che lezioni incredibili che danno, dopo quasi 400 milioni di anni di evoluzione vegetale, che sono tanti,

Andrea Bariselli: quando i sapiens, come noi, abbiamo circa 200.000 anni di evoluzione. Se dobbessimo prendere esempio da qualcuno, gli esempi positivi dovranno essere chi è riuscito a sopportare ben altre catastrofi, che è la crisi climatica che stiamo affrontando noi, ma grazie alla cooperazione. Questo è una delle cose che mi spaventa di più di questa nostra cecità, dove non riusciamo proprio...

Andrea Bariselli: a essere assolutamente in grado di comprendere qual è la portata delle nostre azioni e soprattutto del male che riusciamo a farci.

Serena Malaspina: Assolutamente. Ma secondo te perché avviene? Cioè nel senso perché questa differenza dove appunto viene a mancare qualcosa di sui generis sotto un certo aspetto che come dicevi, facevi l'esempio appunto di queste specie diverse che alla fine sì sono in contraddizione o comunque in lotta sotto un certo aspetto però hanno questo credo se vogliamo comune, questa missione comune, mentre nell'uomo questo non succede purtroppo e cioè è qualcosa

Serena Malaspina: proprio a livello cerebrale o è qualcosa secondo te sociale?

Andrea Bariselli: Allora, credo le piante lo fanno principalmente per una questione di opportunità di adattamento. Ogni specie cercano opportunità, quindi opportunità, adattabilità. Non credo, o almeno oggi non abbiamo quegli strumenti per capire o sapere se hanno la possibilità di sperimentare un pensiero superiore. Probabilmente sì per certi aspetti, ma questo è un altro capitolo. Però è un'ottima opportunità. Sanno che evolutivamente è molto più facile la prevenzione che non l'azione. Quindi da un punto di vista competitivo.

Andrea Bariselli: se io preservo tutto questo per me o per gli altri è comunque un bel vantaggio ed è un vantaggio assolutamente importante. Noi lanciamo sonde su Marte ma non riusciamo a fare pace col vicino di casa e questo a un certo punto credo dovremmo anche rassegnarci all'evidenza di quelle che sono i fatti. Noi siamo una piccola, anche essendo un pochino cinici su di noi, siamo un piccolissimo ramo all'interno di questo

Andrea Bariselli: Grande albero che è la vita, con tantissime manifestazioni estremamente variopinte, sono tanti tentativi evolutivi di cui c'è anche Homo sapiens. Se non arriverà da nessuna parte vuol dire che evolutivamente il nostro tipo di sviluppo non avrà nessun tipo di vantaggio. Anche essere bipedi, un cervello così grande, avere il senso della morte, il senso di autocoscienza, il senso di futuro, di proiezione, la freccia del tempo, queste cose. È tutto fighissimo, viene prodotto tonnellate di letterature, eccetera, ma evolutivamente...

Andrea Bariselli: eravamo completamente inedatti e credo che basta aprire un giornale di qualsiasi di questi giorni per avere una certa manifestazione di quanto a volte noi ci avvitiamo su noi stessi perché davvero è drammatico

Serena Malaspina: Assolutamente lo è. E mi viene in mente c'è un tema che c'è diciamo nella nostra società appunto iper connessa molto basata su questa idea di progresso velocità il tema del lavoro mi viene in mente nel lavoro e della realizzazione sotto quello che può essere intesa dalla nostra società no come secondo te questo aspetto diciamo

Serena Malaspina: Cioè come far combaciare la realizzazione umana in quanto tale per star bene, che molte volte viene connessa con queste idee di realizzazione lavorativo all'interno della società. Cosa ne pensi riguardo?

Andrea Bariselli: è una domanda difficilissima, no, è la domanda in senso generale

Andrea Bariselli: Credo che anche lì abbiamo confuso quello che è stato il lavoro come grande anestetico di quelle che sono le sofferenze della vita in senso generale. Siamo completamente dipendenti dal lavoro sia come stile di vita sia ovviamente tutta la società è interamente costruita sul sistema economico finanziario, tutta la società. Ti basta togliere in qualche modo questi grandi aspetti per non comprendere oggi più cosa sta accadendo. Se tu non vedi le leve...

Andrea Bariselli: meccaniche della monetizzazione o dell'economia dietro certe scelte politiche o belliche, che vediamo che in questo periodo non ti è chiaro perché ci stiano comportando così, cioè, vale, degli aspetti magari più religiosi. abbiamo proprio sostituito tutto quello che c'era prima in una vita con il lavoro che ha fago citato poi tutto, il tempo delle vite in senso generale, e oggi nessuno ha più la possibilità o nemmeno lo spazio per poter ripensare o dedicarsi a se stesso. Io credo che

Andrea Bariselli: tutti nella propria vita abbiano come obiettivo quello di fare qualche step evolutivo con i tempi, i modi, le modalità che uno preferisce ma uno deve a un certo punto fare dei passaggi in avanti di qualsiasi tipo che sia una propria vita, sull'apprevolezza di sé su quello che ha vissuto, suo rapporto che ha con gli altri, su quello che può fare però crescendo qualcosa deve migliorare, deve maturare e poi può succedere davvero in tanti modi chi lo fa più velocemente, chi meno, eccetera però quello è un grande obiettivo per chiunque

Andrea Bariselli: Questo è come se avesse un po' cristallizzato e messo nel freezer tanti di questi passaggi, di delle persone che hanno completamente dedicato il tempo della loro vita al lavoro o credono davvero che i problemi significativi di una vita siano legati proprio a questo e non ci rendiamo conto delle enorme possibilità o fetta che ci viene data come regalo ogni giorno. Noi adesso siamo qui vivi con del tempo a disposizione che ovviamente non è possibile sapere a quale sarà data di scadenza in un mondo che è meraviglioso, meraviglioso.

Andrea Bariselli: Non esiste nell'universo un altro posto come la terra che ha il privilegio di avere i suoni e i colori. Non sappiamo se ne un altro. È l'unico paradiso vivente che noi abbiamo. Eppure abbiamo davvero scelto di passare tutta la nostra vita lavorando. Questo non vuol dire di smettere di lavorare. Potrebbe essere comunque un'idea e anche qui, apri e chiudo a parentesi, non sta scritto da nessuna parte che il destino di nessun romano è lavorare. Questa è una sorta di

Andrea Bariselli: concezione che per assodatto noi vediamo oggi per approvata ma non si è scritto da nessuna parte. E qui nasce e cresce e vive con la sua tempo e la sua vita tendenzemente come vuole o come vorrebbe poterlo fare. Però sai c'è questo grande oggi binario soprattutto occidentale dove nasci, vai a scuola, dopo la scuola fai l'università, chi la vuol fare dopo università trovi un bel lavoro, poi la famiglia che la vuol fare, hai i figli non ce li hai.

Andrea Bariselli: Sembrano un vestito che deve calzare per chiunque ma non esiste nessun vestito che va bene per qualsiasi Credo che i ragazzi di oggi, cui io dico spesso sono un grande fan, che sono totalmente disruptive e quindi hanno oggi smesso di credere a questa grande bugia o illusione che stata propinata per un sacco di anni stia iniziando a scardinare un sistema che di fondo andava avanti da troppo tempo. I primi grandi segnali si stanno vedendo di questa fragilità.

Andrea Bariselli: Questo non vuol dire che siamo arrivati a una soluzione, però io credo che nella vita sia molto più importante avere le giuste domande che non le risposte, anche perché le risposte continuano a cambiare. Le giuste domande invece sono quelle che ti muovono. Io spesso sono mosso da domande, magari non trovo una risposta, ma è impossibile avere le domande giuste se non hai nemmeno il tempo a disposizione per poterle pensare o rifletterci. Qui è lo spazio dove tutti devono muoversi o evolvere, altrimenti...

Andrea Bariselli: Se non serve appigliarti, rischio che te pigli un po' dappertutto e spesso si creano dei mostri. Questo insieme poi alla cultura letale del mondo del lavoro va a creare un'enorme sofferenza in tantissime persone che oggi stiamo vedendo, con degli ambienti che diventano poi malati, logorati.

Serena Malaspina: Assolutamente e proprio c'è sempre rispetto a questo tema lavoro in generale progresso tutto quello che è realizzazione rispetto a quello che è appunto l'aspettativa della nostra società mi viene in mente anche il concetto poi di competizione o comunque poi di contrasto tante volte proprio perché o è mio o è tuo no quindi se non non ce l'ho cioè si crea più contrasto che

Serena Malaspina: tante volte no? E quello che poi vediamo in mille modi diversi, insomma quello che succede all'interno del mondo, dell'economia e della politica forse.

Andrea Bariselli: Sì, finché vedremo l'altro come una sorta di ostacolo da scavalcare, un nemico da abbattere, è evidente che sarà così. Poi, sai, siamo diventati un po' anche bulimici delle relazioni. gente ormai per strada, non ti surede più nessuno. Vuoi perché non è un paesino dove la maggior parte delle persone vivono e quindi sei in qualche modo bombardato anche di umanità. Quindi, grandi città e...

Andrea Bariselli: un carnaio gigantesco di persone che si muovono, vanno, brulicano, consumano, entrano, escono, casino, cioè a un certo punto il tuo cervello deve spegnersi, disattivarsi e diventare completamente insensibile. Ecco, il problema principale che stiamo cercando di combattere oggi è proprio questa nostra totale disinteressamento, anche le notizie che tu senti. Lo diceva Goebbels, una persona morte, un omicidio, mille, una statistica.

Andrea Bariselli: Cioè, che a siamo abituati oggi e ci stiamo abituando oggi su questi grandi numeri, grandi massacri o grandi tragedie è proprio questo. Cioè il fatto di guardare e non dover distogliere lo sguardo. siamo invece disinteressati. Ci passano sotto così, lo ascolti, ti non ridici 10 secondi, provi con passione un tot e poi sei costretto a tornare alla tua vita e vado, il lavoro, devo andare in posta, eliminate, eccetera. Credo... Non siamo ancora vicini al fondo, ho questa sensazione.

Andrea Bariselli: però scrichioliamo ormai da troppo tempo. La natura è stata un'ottima soluzione, ottimo sollievo per tanti e lì più, addiradda il sollievo personale, credo che si possa ricavare lo spazio per pensare a rivedere le cose. Se non pensiamo, ognuno anche con le proprie idee, è difficile che noi compiamo oggi lo stessi tipo di gesto. E poi ancora di più abbiamo proprio bisogno di confrontarci.

Andrea Bariselli: Cioè di parlarne, di trovarci di persona soprattutto, quindi trovare momenti di ritrovo, anche poche persone, non grandi, folle, oceaniche. La gente ha bisogno di non sentirsi isolata, ha bisogno di discutere, di parlarne con altri, avere opinioni differenti, di aver voglia di divertire un bicchiere insieme a qualcuno e sapere, sentire che le tue stesse paure sono anche quelle di qualcun altro, che avete voglia di costruire qualcosa insieme. Ecco, questa energia, questo fervore è quello che dovremmo andare a ricalcare.

Serena Malaspina: Assolutamente, appunto citando poi quello che si ha i social, il digitale, che appunto ha da una parte sicuramente un lato molto pericoloso, che è quello appunto dell'indifferenza totale, iper, come dire, troppi stimoli, eccetera eccetera, ma dall'altro lato forse permette, credo, sì, nella prima, cioè la prima volta, diciamo, nella storia forse di connettersi anche così facilmente con persone così lontane anche fisicamente, no?

Serena Malaspina: e conoscere e scoprire informazioni che magari prima non erano accessibili semplicemente in determinati tipi di ambienti per certe persone.

Andrea Bariselli: totalmente, ma non è come si dice sempre, il mezzo in sé, cioè io credo che la portata che ha avuto il web in senso generale è epocale, come la rivoluzione industriale, come sarà con l'AI e altre cose. Mi stupisce e mi affascina questo fenomeno di ritorno che sto vedendo adesso su tanti mezzi che si consideravano in un qualche modo morti e sepolti della prima era anche di internet, per esempio penso alle newsletter, io mi sono iscritto a Substack un paio di mesi fa

Andrea Bariselli: ho più di 2.000 iscritti sul canale, è incredibile. A me piace scrivere, ovviamente, questo evidente long form, anche quando la gente mi caziava, diceva no, si scrive robe brevi, eccetera, io continuavo a scrivere anche in passato robe lunghe e la gente comunque le leggeva, ma perché credo uno vuole avere il tempo di fare di capire delle cose. Se tu hai bisogno di capire una persona, un concetto, un qualsiasi tipo di cose ti passano davanti nella vita, devi dedicargli tempo.

Andrea Bariselli: Inutile che faccio continuamente dei post mini short per attivare l'attenzione, poi questa ti va via in un secondo. Magari gli iscritti non saranno 500 mila come la Lucarelli in Italia, che è diventato un fenomeno su questa roba qui, tipo un milione e mezzo. Ma coi pochi te l'apri, ti arriva, te la leggi. Mi sembra una roba di vent'anni fa, non ci scommetteva più nessuno. Eppure guarda che ritorno incredibile c'è stato, è un fiorire bellissimo, dove la gente vuole scegliere propri contenuti, dedicare tempo, magari pagare una subscription.

Andrea Bariselli: mensile so quello che ho, che condivido questa cosa con altre persone, non mi interessa che mi riveda una testata giornalistica e questo è un altro grande passaggio di depolarizzazione dell'informazione del potere, ma di creare delle micro community di persone di nuovo che hanno voglia di poterlo fare. E questo è sorprendente, quando fatto il podcast la stessa cosa, fatto a casa su dei contenuti dove all'inizio non ci credeva nessuno, poi quando stato primo per un mese e mezzo, in Italia con la prima stagione, Eden con la seconda, ho fatto più due milioni di ascolti.

Andrea Bariselli: Tutti si dicivano come hai fatto. Ad oggi non lo so nemmeno oggi, no? Però ho qualche idea, ma ho capito che era proprio questo senso di condivisione. Ho parlato di fallimenti, di difficoltà, dato voce a quello che io sentivo senza vergognarmi, senza filtri, quindi parlando anche delle cose che sentivo. E questo ha permesso a molti di identificarsi, di sentirsi in qualche modo normali, quindi non ho fatto niente di speciale.

Andrea Bariselli: semplicemente provare a dare voce a una generazione che sentiva alcune cose. Ecco, io credo che in quello spazio lì oggi si stino assestando tante cose e quello che spingo tutti a fare è quello di parlarsi, di confrontarsi, di brigare, di trovare i canali giusti. Lì davvero c'è ancora tanto. Ecco lì ti torna un po' anche la speranza perché altrimenti quando senti parlare di esseri umani vedi solo comunque cose negative, informazioni che ti arrivano dai media e sembra che non ci sia più nulla da fare.

Andrea Bariselli: e io non voglio vendere la paura che non ci sia più niente da fare, io credo costantemente che ogni giorno c'è un pezzettino di qualcosa di positivo che noi possiamo fare.

Serena Malaspina: Assolutamente, perché poi quando siamo spaventati non possiamo agire e connetterci veramente, proprio anche a livello, nel senso dalla sistema nervosa eccetera, non possiamo connetterci nel momento in cui siamo spaventati, quindi c'è questo delle notizie, diventa anche una sorta di preservazione individuale, quando sei costantemente, per forza, io ho dovuto smettere di sentire le notizie perché ero in uno stato di attivazione perenne.

Serena Malaspina: So, sono consapevole alle mie idee e ne parlo tranquillamente nel senso che porto avanti i miei valori e la mia, come dire, la mineticità, però allo stesso tempo non entro in quel meccanismo nel quale è molto facile anche con i social, no? Quindi anche proprio, come dicevi, le micro community e il ritrovarsi, quindi utilizzare il social in maniera attiva, no? Non passiva al scrolling, no? Che diciamo come, insomma, è diverso.

Andrea Bariselli: sì. Cioè non è più il punto di arrivo, è stato per la destinazione, come è stato per tanti tempi, ma è il mezzo, il ritorno di essere un mezzo. Io passo delle informazioni da lì, ma per andare al trovo, per ritrovare altre cose, per fare altre cose. C'è stata una sorta di shifting. Sulle informazioni sono totalmente d'accordo con te. Io credo ormai da un anno, forse quasi un anno e mezzo, che al mattino ho smesso completamente di leggere le informazioni. Io scrivendo un po' per il corriere, dove, eccetera.

Andrea Bariselli: sono abbonato, arrivano comunque la mattina tutti i giornali, prima leggevo tutti, facevo una giornata di merda perché ovviamente le leggi tutto subito, male, parti, depresso, e mi sono reso conto che mi inquinavano, mi avvelenavano la giornata, avvelenavano i miei pensieri, partivo magari con tutte le cose che avevo letto, le preoccupazioni. Ho completamente smesso, bypassato, questo buco di ignoranza che io voglio vivere, quindi non voglio nemmeno saperlo, tanto comunque l'informazione ti arriva lo stesso.

Andrea Bariselli: magari la leggo più tardi, metà giornata, scrollo magari qualche pagina che seguo di solito, eccetera, non voglio fin da subito partire con quel tipo di sensazione, il che non vuol dire di fregartene, anche qui come dicono bene i buddhisti non puoi curarti di tutta la sofferenza del mondo, tu puoi curarti della tua in primis, partire bene tu su questo e poi eventualmente aiutare anche gli altri, ma non puoi fare il contrario.

Serena Malaspina: Assolutamente, quella della responsabilità individuale sotto un certo aspetto del proprio benessere, qualcosa che molte volte viene anche dimenticato, che passa in secondo piano con quest'idea del, io mi sento più umano, più empatica a occuparmi dei bisogni o dei problemi delle altre persone, ma in quell'ottica dove poi ti dimentichi di te e poi in realtà nel tuo non sei in grado di connetterti veramente con le persone o fare delle azioni che partano proprio da uno stato di presenza, forse.

Andrea Bariselli: Esattamente, esattamente così.

Serena Malaspina: sì, sì, sì. No, è un concetto molto interessante. Tra l'altro mi ricordo che era novembre 2023 e tra l'altro tutta la situazione a casa era appena iniziata, diciamo dal punto di vista generale, cioè mediatico, e io ho con il maestro, insomma, lo Yogi che avevo, io ho proprio chiesto ma come faccio? Cioè io ero proprio inquinata tantissimo perché sentivo le notizie, guardavo, dicevo come è possibile che succeda questa cosa? Come faccia?

Serena Malaspina: fregarmene o comunque non fregarmene, però come faccio a distaccarmi? Lui mi aveva fatto tutto un discorso proprio legato a quello che hai detto te, partendo da tutti questi concetti di presenza e azione, eccetera, e di quanto il nostro cervello chiaramente, se inizi la giornata guardando le notizie, ti influenza emotivamente, quindi hai tutta la giornata dove ti sentirai male, dove non riuscirai a connetterti, eccetera, eccetera. Quindi è...

Serena Malaspina: veramente secondo me è questione molto importante e da staccare quest'idea di mi sento una persona migliore se mi informo, tra virgolette, che è una cosa che dite molte volte forse, no?

Andrea Bariselli: No... Pensa quanta... Cioè, a me è curiosissimo sempre questo fenomeno e me lo chiedo osservandolo, mi domando, mi interrogo davvero di cosa sono capaci certi esseri umani, quanta sofferenza, rancore o rabbia tu devi poter coltivare per poter fare certe cose e non è la prima volta nella storia, ne abbiamo fatto ovviamente, ne abbiamo un'ampia collezione e di questo non ce ne vergogniamo mai.

Andrea Bariselli: Ma mi incuriosisce, mi stupisce se davvero in noi c'è questa vena comunque di malvagità che è evidente in alcuni frangenti, se cova in ognuno di noi, perché parte comunque della nostra natura, perché se siamo fratelli di tutti, e sorelli ovviamente, lo siamo anche di quelli che compiono certi gesti. Quindi è lì che va un po' il pensiero di oggi, cioè come siamo arrivati a tutto questo, e se davvero la radice del potere è sempre così pervasiva e se...

Andrea Bariselli: noi continuiamo a ridolatare il mondo del lavoro e l'economia in senso stretto che poi fomentano e soffrono costantemente su questo fuoco se siamo ancora nella strada giusta, nella direzione giusta. E questa è la grande domanda che dovremmo porci, perché il lavoro come l'abbiamo inteso oggi, il potere accumulato, centrato, i multinazionali, via dicendo, non ha fatto altro che creare disuguaglianze, non ha fatto altro che creare in qualche modo un sacco di buchi anche all'interno della nostra società. Sfido chiunque oggi si trovi e abbia vent'anni, venticinque, qual益 è,

Andrea Bariselli: a dover ripercorre la stessa strada e farlo con la stessa voglia. Io farei la stessa roba, mi comprerai un van che ho, farei altre cose, ma l'unica roba che non rifarei è ripercorre una strada che sicuramente non ha portato niente di buono. E mi meraviglia che chi obbligi abbia 50, 60 anni o giù di lì non capisca il perché i ragazzi di oggi scelgono di sottrarsi a quella che è una dinamica che ovviamente è stata mortifera. Questo è veramente allucinante.

Serena Malaspina: Assolutamente, molto interessante vedere poi l'evoluzione delle generazioni più nuove, sotto un certo aspetto sono i nativi digitali, quindi ci sono anche tutta una serie di dinamiche alle quali forse sono più esposte rispetto alle generazioni precedenti. Quindi da una parte secondo me sarà interessante anche vedere proprio la facilità con cui si utilizzano determinati mezzi, che lì la sfida è farlo...

Serena Malaspina: utilizzarlo come mezzo e non come fine e appunto staccarsi da quelle che sono magari delle... ma secondo me anche per il fattore semplicemente di rappresentazione mediatica e cultura, Cioè comunque è la prima volta dove si è isposti così tanti a possibilità diverse e si mette in discussione quella che è diciamo quello che è lo status quo, no? Mentre precedentemente erano pochissime le persone che magari pensavano le alternative, no? Che viaggiavano, anche vedevano cose diverse, che...

Serena Malaspina: in generale era magari più un conformismo che forse adesso è messo in discussione e appunto si vedrà come si svilupperà però possiamo essere positivi sotto un certo aspetto almeno.

Andrea Bariselli: Sì sì, il lato diciamo complesso e oscuro dei social è questa difficoltà relazionale, cioè per quanto tu possa sentire il contatto di chi ti commenta, mette like, eccetera, su quello che tu fai non è la stessa cosa evidentemente. E per quello che oggi questi spazi di confronto e in qualche modo anche di contatto con le persone risultano fondamentali. Però mentre si svolgerà anche tutto, anche lontano dei social, e questo ci può stare, io non sono

Andrea Bariselli: nostalgico scompariranno come potrebbero chiudere domani mattina certe piattaforme da Instagram in poi a TikTok, perché di fondo sono delle aziende quindi potrebbero in qualche modo prendere delle decisioni controcorrente e questo cambierebbe radicalmente poi le scelte di tanti.

Serena Malaspina: Assolutamente, assolutamente. Quindi si può passare dall'online all'offline, è qualcosa che poi ti porta veramente più in contatto, Cioè, quindi anche con quello che è appunto il tema della natura, della realtà appunto umana e appunto nel senso ambientale, eccetera. E proprio appunto su questo tema, appunto il tema della connessione, quindi è qualcosa di cui parli spesso.

Serena Malaspina: Secondo te, le persone magari che ci ascoltano, quali possono essere dei modi, diciamo, in una società appunto molto individualista, o dove molte volte sembra di non avere la possibilità o il tempo proprio per connettersi sotto un certo aspetto per alcune persone? Cioè, come si può ripensare un po' questa, cioè la propria vita per creare più connessione?

Andrea Bariselli: Tu intendi con le altre persone, cioè trovare gli spazi di contatto.

Serena Malaspina: Sì, direi con le altre persone, che un po' parte del... cioè che sia la natura, natura appunto ambientale, ma natura ambiente, insomma ambiente e persone, ecco.

Andrea Bariselli: C'è un grande denominatore comune che è sempre il tempo. Come tutte le cose va dedicato tempo, come se fosse una pianta che deve crescere, che ha bisogno di acqua, uguale. Che tu voglia stare in natura, che tu voglia parlare con altre persone, eccetera. Il consiglio più facile è fallo. Nel senso trova il tempo, sono convinto che qualcuno con cui chiacchierare ognuno lo trovi sempre in qualsiasi poi contesto. Ma soprattutto, anziché star qua a farci mille domande, tornando sempre i buddhisti che abbiamo citato più volte oggi.

Andrea Bariselli: Tutte le volte che fai una domanda, loro ti dicono, non lo so, fallo e basta, senza pensarci. Cioè hai voglia di fartene passeggiate, vuoi andarne al vero? Vai. Vuoi parlare con qualcuno, trovare un contesto? Vai e parla, ci prendi mano il telefono, manda lì un messaggio, trovatevi, bevetevi un caffè. Insomma, è tutto lì. È tutto lì. A volte ci facciamo davvero delle domande incredibili, enormi, su qualcosa che dovrebbe essere assolutamente più naturale, più scontato, più facile. Chiunque ha bisogno di raccontarsi, chiunque.

Andrea Bariselli: Qualsiasi persona tu incontri ha il tremendo bisogno di raccontare o testimoniare quella che ha la sua vita, sempre, a qualsiasi età, qualsiasi livello. Quindi se tu voglio di parlare o di ascoltare qualcuno, di confrontarvi, al 100 % qualcuno te lo trovi. Che sia un amico, un amico, una persona anche uno sconosciuto, al bar, hai fatto degli incontri incredibili nella mia vita girando il mondo e continuerò a farli, spero. Però è proprio questo, questa è la parte affascinante degli esseri umani. Io vedo nelle persone chiamate normali, quindi in chiunque noi,

Andrea Bariselli: delle storie pazzesche, incredibili. A volte ti incontri delle persone o magari le hai vicine e di loro sei pochissimo. La cosa più bella in assoluto è invece scoprire qualcosa di loro, loro vita, delle cose che hanno fatto, di cosa desiderano, di cosa vorrebbero fare, in che momento della loro vita si trovano. Lì trovi lo spazio di condivisione, perché lì improvvisamente scopri che anche lui è come te, che le paure che ha lui sono come le tue e che in un momento nella tua vita vi siete rassomigliati e che forse capiterà anche a te o ti è già capitato.

Andrea Bariselli: E tutto lì, davvero. E se forse facendo questo, cambi un po' lo sguardo e l'occhio con cui guardi chi ti passa vicino, le persone che stanno vicino a te.

Serena Malaspina: Assolutamente, mi viene in mente proprio come appunto essendo molto spesso abituati a mostrare solo un aspetto di noi, quello magari più sotto controllo, più performativo eccetera, perlomeno crescendo, molte volte siamo abituati a quello. Nella mia esperienza, anche quando ho iniziato a parlare delle mie vulnerabilità, ci ho creato delle connessioni che

Serena Malaspina: probabilmente non ho mai avuto precedentemente proprio perché certi aspetti, quelli più vulnerabili di cui mi vergognavo, comunque temevo di condividere per tutta una serie di paure, sono stati in realtà il fattore più di connessione appunto, che ha permesso più di connettermi perché le persone si ritrovano e tante volte proprio il concetto di autenticità secondo me, quando ti permetti di essere autentico è come se creassi un precedente anche per le persone attorno a te, che si crea un circolo virtuoso se vogliamo.

Andrea Bariselli: Questo detto che mi piace tantissimo è che in tempi bui come questi, ed è proprio vero, tutte le persone che reggono una lanterna e una lucina prima o poi si trovano nel buio. Il fatto di ritrovare quelli come te, che hanno la loro lucina in mano e aspettano di trovare un altro che abbia la lucina accesa, una sorta di piccola lanterna, è una metafora proprio bella. Perché li incontri, Se tu la accendi, qualcun altro che ce l'ha accesa la trovi. Però devi far vedere che anche la tua sia accesa, altrimenti la cosa non funziona.

Serena Malaspina: Assolutamente, è bellissimo. Cioè, è molto vera e mi piace molto come immagine. E rispetto appunto a questo tema che secondo me certe persone appunto si raccontano che tu hai detto appunto fallo, in realtà è molto semplice, Tutto che appunto noi ci creiamo macro, no? Spiegazioni, dubbi, paranoia, eccetera, in realtà è molto molto semplice. Ci sono dei meccanismi che però a livello

Serena Malaspina: appunto di sistema nervoso cerebrale ogni tanto ci bloccano, penso per esempio a tutte le questioni di incertezza o appunto paura che in qualche modo ci impediscono di compiere quelle azioni che sarebbero semplicissime, cioè ci sono certi aspetti che possono bloccare, come facciamo ad affrontare quelle che sembrano delle paure insormontabili o non lo so se ha senso la domanda però mi metto dal punto di vista di certe...

Serena Malaspina: che veramente c'è una sorta di rigida nella visione di quella che è la possibilità che hanno, ecco.

Andrea Bariselli: diciamo che il paragone o il paragonarci, confrontarsi in questo senso quindi misurativo è la radice della maggior parte dell'infelicità degli esseri umani finché io continuo a paragonarmi a qualcosa la mia infelicità sarà sempre esagerata perché di fondo uno non capisce la propria unicità quando uno realizza che indipendentemente da quello che accade nel suo momento della sua vita eccetera lui va già bene così com'è

Andrea Bariselli: va comunque bene così come è, quello è uno dei passaggi più importanti e più significativi che uno può fare. Credo che anche qui il giudizio che uno sperimenta dato la teoria della mente, cioè quello che io penso che lui pensi di me se io dico, faccio questa cosa, se mi vesto così, se faccio quell'altro, o se dico quali sono i miei gusti, o via dicendo, sia qualcosa che deriva sempre dal paragone, dal confronto. E più ci giriamo intorno, più questa cosa diventa limpida, chiara. Quando uno smette di fare paragoni, pensa che lui comunque nella sua vita

Andrea Bariselli: si trova bene a proprio agio, allora sì. È chiaro che il contesto sociale nella quale noi viviamo ci spinge costantemente a paragonarci, è molto performativo, l'abbiamo detto anche prima, lavorativo, sociale, lo status, lo stato economico, eccetera, lo status estetico, abbiamo vissuto gli anni 80, 90, della perfezione, siamo ancora negli anni comunque del botox e dell'acido dialuronico, quindi nel senso funziona ancora tutto così, è pieno di gente gonfiata.

Andrea Bariselli: di ragazzine che già oggi si ritoccano anche da ragazzine, al di là del giudizio che io posso avere o altri possano avere è proprio uno spaccato sociale di essere conformato di sentirti adeguato, di usare dei stratagemmi per poterlo fare poi che uno lo veda come immagine di secolo è altro discorso è curioso però che il tipo di cambiamento che fa è sempre conforme a un certo tipo di aspettativa sociale o un certo tipo di aspettativa di approvazione quella è la parte che ci ha fregato quella è parte davvero complessa

Andrea Bariselli: quando tu arrivi senza nessun tipo di pregiudizio tu nei loro confronti e non di sensi di adeguatezza verso i tuoi, beh, allora le cose funzionano. Comunque, io mi sento così già come sono, mi sento eternamente grato e fortunato già per le cose che ho e anche per il fatto di essere vivo. Poi, come mi presenterò, come arriverò, qualosera un altro discorso. è chiaro, uno deve trovarsi bene con se stesso.

Serena Malaspina: Certo, penso anche appunto aile sto io sto bene come sto, cioè tante volte entriamo forse in un loop di starò bene quando no? Quindi questo diciamo circolo invece vizioso del posso sempre migliorare qualcosa no? Che poi è legato anche nel mondo dell'estetica che porta tutta una serie di cose ma anche proprio a livello personale anche nel proprio percorso no? E invece è molto importante riconoscere quello che viviamo ora in questo momento e tantissime le cose che abbiamo.

Serena Malaspina: magari tot'anni fa, cioè sempre così, tot'anni fa magari non ne immaginavamo neanche, però molte volte se ci focalizziamo poi sul futuro ipotetico perdiamo quel, cioè come se avessimo dei paraocchi forse nel vivere la nostra vita.

Andrea Bariselli: Guardami, vi inventate questa cosa mentre stavi parlando poco prima dell'estate, sotto fare un talk a Milano per un istituto finanziario, a me se posso fare il nome, piuttosto grosso in centro Milano, sul tema che per me era incredibile della mental health in senso generale. E se ci pensi fino a anno fa, 4-5 anni fa, era impensabile che per loro si potesse parlare in modo aperto di quello che è il disagio, della difficoltà psicologica.

Andrea Bariselli: C'era il claim, era il token inglese perché la banca ormai è una banca ormai internazionale, era it's ok to not to be ok. Va bene, posso dirle se oggi le cose non funzionano, se non riesco a raggiungere gli obiettivi che mi sono dati, se non ho centrato i goal, tutto il resto che l'azienda mi ha fornito e io sono completamente in burnout, sono completamente bruciato e possiamo anche dircelo.

Andrea Bariselli: È talmente banale questa cosa che ci stiamo raccontando adesso che è incredibile davvero che sia stato fatto un evento di una settimana dove sono andato a parlare anche io sul tema della resilienza che poi questa cosa è po' anni 80 ma va bene per cercare di sdoganarlo, no? Per raccontare questa cosa e dirci che a un certo punto uno può arrivare esaurito, che non puoi più essere adeguato, che anche se ti vesti benissimo in suites e quello che vuoi per andare al lavoro comunque dentro sei logorato e non sei adeguato.

Andrea Bariselli: Se parte così è tutto già difficile, ma ti senti costretto in un dovere di averti adeguare ad uno standard. E qui torna tutto il discorso di cui prima, quanto io sono adeso al sistema, il lavoro e viceversa. Però è un ottimo segnale, ci vuol dire che probabilmente è talmente ampia oggi questa crepa, è talmente significativa questa spaccatura e così tante persone sono in difficoltà che hanno dovuto fare un evento di questo genere. Il che è un segnale anche dei tempi, ma è un segnale interessante.

Andrea Bariselli: inquietante da un lato ma interessante perché dice che finalmente uno può dire che non è più adeguato e non si sente bene e non è in qualche modo nella possibilità di poter fare certe cose

Serena Malaspina: assolutamente, che poi è una realtà appunto comune a tantissimi, quindi non è neanche una, cioè è forse, ma anche la fragilità sotto un certo aspetto e anche la forza allo stesso tempo, perché cioè è proprio un concetto di siamo molteplici dentro di noi, È solo che siamo stati abituati forse a estremizzare o comunque una parte e nascondere l'altra e poi le shadow in qualche modo saltano fuori, Cioè il tempo se poi...

Serena Malaspina: con ritmi, con distacco, eccetera eccetera, probabilmente ha raggiunto un po' pinto alla pressione sotto un certo aspetto, che a un certo punto lo vediamo. Ora c'è proprio l'urgenza anche in ambienti dove magari prima appunto non si sarebbe mai pensato. Però sì, sicuramente c'è interessante, esatto, perché secondo me non si può tornare indietro quando si inizia a sradicare determinati tipi di tematiche.

Andrea Bariselli: No, no, però è un sistema che ormai è già finito, c'è anche il mondo che come lo intendevamo prima, il mondo dei fossili, delle big corporation, le multinazionali eccetera che oggi erano ancora in mano dei redini del mondo, questo è innegabile. Ma una data di scadenza, queste guerre in stile 900 che tu vedi, quei carro armati, i missili, questa roba qua.

Andrea Bariselli: è drammatico, l'unica consolazione che ho è che è una sorta di ultimo vagito di un mondo che ormai è completamente scomparso, come i dinosauri certe persone, cioè scopriamo che un signore oggi di 70 anni che magari lavora in una grande corporation è un ragazzo di 20, li metti vicini è difficile dire che appartengono alla stessa specie sono veramente agli antipodi e i 50-40 anni che li separano sono una vista anche culturale ed è inevitabile che tra i due chi è più futuro in tasca è quello che ne ha 20 quindi

Andrea Bariselli: Da questo punto di vista se devo proprio vedere in che direzione andrà il mondo è evidente che io guardo chi più futuro in tasca e questo per me è davvero una grande fonte di serenità perché tutto insomma sono sicuro che le cose cambieranno da questo punto di vista.

Serena Malaspina: Assolutamente, ed è bello vedere appunto con questa overview, Anche proprio a livello evoluzionistico della specie insomma, del umano, perché ti fa rendere conto di quanto siamo veramente un granellino nell'infinito, di fatto. Quindi ti toglie anche tutta la responsabilità che molte volte l'ego si porta del devo risolvere questa cosa, devo far questo, devo far la... Cioè, questa cappa, no? Che invece in realtà, rivedendola da questa prospettiva...

Serena Malaspina: si rendi conto di essere veramente nulla e tutto allo stesso tempo, Però di che c'è qualcosa di molto molto più grande di noi.

Andrea Bariselli: Io l'unica cosa che ho sperimentato dopo che ho compito 40 anni è quella di... no, due cose in realtà, uno di non fare più niente di fretta perché tanto non ha senso io sono nato poi col mito del lavoro delle grandi città ho vissuto la fascinazione delle grandi città ho vissuto tanti anni all'estero un come tu, come tanti e quindi io di fretta adesso non voglio fare più niente e due

Andrea Bariselli: che non voglio più procrastinare le cose che mi interessa e mi piacerebbe fare e posso permettermi di farle. Perché davvero ti passa sotto in un attimo, ti giri e ti svegli che hai più di 40 anni, come è capitato a me, te ne sei ancora 20, sei ancora scemo come quando ne avevi 20, però non ce li hai più, anagraficamente almeno, e non sai quello che ti può capitare. Davvero non sai quello che ti può capitare, ma non è per togliere la terra sotto i piedi, ma perché questo è il destino un po' efimero delle vite umane ed è quello che le rende anche belle e imprevedibili.

Andrea Bariselli: e quindi se hai la possibilità di fare qualcosa oggi, falla, che sia ti piace farci un giro in bicicletta, c'è una roba che vuoi fare, parlare con una persona, eccetera. Il momento ideale adesso non ce n'è un altro. Magari domani non avrai più la possibilità, magari questa persona va... insomma, noi abbiamo delle finestre temporali nella vita che poi purtroppo col tempo tendono a chiudersi. E alcune si chiudono purtroppo troppo in fretta. E soprattutto quelle con le persone si chiudono troppo in fretta. Questo è un grande peccato, e siccome uno...

Andrea Bariselli: non vuole vivere di rimpianti, perché è cosa più difficile poi da sopportare, probabilmente queste finestre vanno tenute aperte o continuino sfruttate quando c'è l'occasione. Lì allora uno può trovare una grande fonte di serenità, perché di fondo ha fatto le cose che si sentiva di fare, ci sono giuste o sbagliate, queste in contavano molto poco.

Serena Malaspina: Assolutamente, mi viene in mente una frase di Jep Gambardella del film, la grande bellezza che dice, più consistente scoperta che fatto è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare anche, no? Quindi si collega su... Gran film, esatto, E no, mi si...

Andrea Bariselli: totalmente. Totalmente. Sì sì, gran film. Gran film. E altro gran film su questo tema, che secondo me è sempre liberatorio, è Perfect Days, che uscito l'anno scorso.

Andrea Bariselli: una poesia stupendo. Poi si è trovata in Giappone l'anno scorso, proprio quando stava uscendo il film, quindi me lo ero visto proprio a ridosso, ero a Tokyo. Bello, ma quel tipo di bello che a me piace, quel tipo di bello senza estetica, cioè nel senso non c'era nulla poi di così straordinario, ma il senso di pienezza e di rallentamento e anche di adeguatezza per la propria vita con tutti i rimpianti, poi cioè un tema molto bello molto forte.

Andrea Bariselli: e il tipo di risposta che tanti magari stanno cercando. Ecco, quello io mi ci rivedo molto. Filmone.

Serena Malaspina: Sto d'accordo. Un filmone assolutamente. C'è proprio un'esperienza sotto un certo aspetto. Bellissimo, bellissimo. No, diciamo che sono veramente due film pazzesche, quindi invitiamo per chi non li avesse visti perché sono appunto un'esperienza entrambi secondo me.

Andrea Bariselli: Filmo. Tutto, ha vinto per questi film.

Serena Malaspina: Andrea, già hai dato una serie di informazioni finali, legate la tua esperienza con realizzazioni che hai fatte che sono molto belle e condivisibili. Chiuderei con il piccolo format che faccio sempre di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. La prima è qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale?

Andrea Bariselli: curare l'orto.

Serena Malaspina: La seconda è qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio?

Andrea Bariselli: uscire a correre.

Serena Malaspina: E l'ultima, quale pensiero, insegnamento e citazione ti ha ispirato maggiormente nel tuo percorso?

Andrea Bariselli: cazzo questa è difficile

Andrea Bariselli: è una cosa che imparato, credo, negli ultimi mesi la non-azione il fatto di non andare incontro alle cose ma di aspettare, aspettare che le cose ti accadano per me, che ero sempre stato molto proattivo, la lezione che voluto imparare negli ultimi mesi è stata quella di aspettare che sia, come dice questo mio amico, l'universo, portarti qualche messaggio se tu sei nella vibrazione giusta ti arrivano proprio le cose che tu stavi cercando il fatto di non-azione per me è stata una grandissima rivelazione

Serena Malaspina: Wow, bellissima, bellissima chiusura diciamo. E tra l'altro sto leggendo un libro proprio su questo tema ed è interessantissimo perché è contrario all'idea di azione verso, mai più tipo, fermati e diciamo, bellissimo. Andrea, io ti ringrazio tantissimo, è stato veramente una chiacchierata, un episodio ricco di riflessioni, spunti e che ha preso una direzione

Serena Malaspina: direi come un fiume me lo immagino, che è indivenire. Grazie mille per aver condiviso il tuo sapere con noi e per il lavoro che stai facendo, è fantastico. Grazie.

Andrea Bariselli: Grazie a te è stato un grandissimo piacere, grazie!

Andrea Bariselli: 📌 keywords, summary, takeaways

Andrea Bariselli: Keywords

Andrea Bariselli: natura, neuroscienza, salute mentale, bellezza, contatto, antropocene, vulnerabilità, lavoro, social media, connessione

Andrea Bariselli: Summary

Andrea Bariselli: In questo episodio del podcast, Serena e Andrea Bariselli esplorano il legame tra natura, neuroscienza e salute mentale. Andrea spiega come il contatto con la natura possa migliorare il nostro benessere psicologico, evidenziando i meccanismi cerebrali coinvolti. Si discute anche dell'importanza della bellezza, del distacco dalla natura e dell'impatto antropico sulla nostra vita. Inoltre, si affrontano temi come il lavoro, la competizione sociale e il potere dei social media nel creare connessioni. Infine, si riflette sulla responsabilità individuale e sull'importanza di vivere nel presente.

Andrea Bariselli: Takeaways

Andrea Bariselli: La natura è fondamentale per il nostro benessere mentale.

Andrea Bariselli: Il cervello si adatta all'ambiente in cui vive.

Andrea Bariselli: La bellezza della natura è spesso trascurata nella vita quotidiana.

Andrea Bariselli: Viviamo in un'epoca di forte antropizzazione.

Andrea Bariselli: Il contatto con la natura può ridurre lo stress.

Andrea Bariselli: La vulnerabilità è una parte importante della nostra umanità.

Andrea Bariselli: Il lavoro può diventare un anestetico per le sofferenze.

Andrea Bariselli: Le giuste domande sono più importanti delle risposte.

Andrea Bariselli: La fragilità può essere una forza.

Andrea Bariselli: Non possiamo vivere di rimpianti e dobbiamo agire ora.

Andrea Bariselli: Titles

Andrea Bariselli: Riconnettersi con la Natura: Un Viaggio nella Neuroscienza

Andrea Bariselli: La Bellezza della Natura e il Benessere Mentale

Andrea Bariselli: Sound bites

Andrea Bariselli: "La natura è la nostra casa."

Andrea Bariselli: "Il cervello è neuroplastico."

Andrea Bariselli: "Le giuste domande muovono."

Andrea Bariselli: Chapters

Andrea Bariselli: 00:00 Introduzione al Legame tra Natura e Neuroscienza

Andrea Bariselli: 02:49 L'Importanza della Natura per la Salute Mentale

Andrea Bariselli: 05:39 Meccanismi Cerebrali e Benefici del Contatto con la Natura

Andrea Bariselli: 08:37 La Bellezza della Natura e il Distacco dalla Realtà

Andrea Bariselli: 10:33 L'Impatto Antropico e la Perdita di Contatto con la Natura

Andrea Bariselli: 14:10 Controllo vs Contatto: La Relazione con la Natura

Andrea Bariselli: 17:01 Lavoro e Realizzazione: Un'Illusione della Società Moderna

Andrea Bariselli: 19:39 La Necessità di Riflessione e Connessione Umana

Andrea Bariselli: 22:42 Competizione e Relazioni nella Società Contemporanea

Andrea Bariselli: 25:27 Il Ruolo dei Social Media e delle Micro Community

Andrea Bariselli: 29:43 Il Potere dell'Informazione e la Responsabilità Individuale

Andrea Bariselli: 34:15 Generazioni a Confronto: Nativi Digitali e Connessione

Andrea Bariselli: 36:26 Trovare Tempo per le Relazioni e la Presenza

Andrea Bariselli: 40:09 La Libertà di Essere Se Stessi e l'Autenticità

Andrea Bariselli: 45:02 Riflessioni sulla Fragilità e la Forza Umana

Andrea Bariselli: 47:59 Vivere Senza Rimpianti: L'Importanza del Momento Presente

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