Essere Serena
Copertina dell'episodio 51: Perché pensi "non ce la farò mai"? Autosabotaggio, procrastinazione e paura
EP 5148 min

Perché pensi "non ce la farò mai"? Autosabotaggio, procrastinazione e paura

con Davide AlgeriPsicologo, psicoterapeuta, business coach e autore

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DESCRIZIONE

L'autostima si costruisce attraverso l'esperienza, non prima. Meccanismi dell'autosabotaggio, il sabotatore interno e strategie per sbloccarsi.

L'autostima viene prima o dopo l'esperienza? La maggior parte risponde prima. In realtà è il contrario: si costruisce attraverso l'esperienza.

CAPITOLI

  1. L'autostima viene dopo l'esperienza

  2. Il sabotatore interno

  3. Voce critica vs voce guida

  4. Procrastinazione come protezione

  5. Strategie per sbloccarsi

Trascrizione dell'episodio

Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.

Serena Malaspina: Ciao a tutti e tutte e bentornati su Essere Serena Podcast. In questo episodio parliamo di come riconoscere e superare l'autosabotaggio, quella voce interiore che mina la nostra fiducia e ci spinge a rinunciare a obiettivi e sogni. E lo faremo insieme a Davide Algeri, psicologo, psicoterapeuta, business coach e autore di numerosi libri dedicati alla crescita personale e al benessere psicologico. Benvenuto Davide, grazie per essere qui.

Davide Algeri: Grazie Serena e buongiorno a tutti gli ascoltatori.

Serena Malaspina: Allora Davide, tra le tue pubblicazioni c'è il libro non ce la farò mai come risolvere rapidamente problemi di autosabotaggio che offre strumenti concreti per rafforzare l'autostima e affrontare le sfide quotidiane con più fiducia. Partirei un po' dalla base per introdurre il concetto. Ti chiederei appunto, ci sono molte persone che pensano magari "non sono in grado" o "non mi merito", ma non sempre hanno

Serena Malaspina: chiaro cosa significa davvero autosabotarsi, o lo immaginano magari come più grave rispetto a quello che effettivamente vivono. Quindi ti chiederei un po' come definiresti l'autosabotaggio in modo semplice e comprensibile a tutti.

Davide Algeri: Ok, allora Serena, l'autosabotaggio fondamentalmente possiamo identificarlo come un nemico interno, un nemico interno che ci spinge a rinunciare a tutti i nostri sogni, ai nostri desideri. Diciamo che è un po' come camminare con il freno a mano tirato senza accorgersene, nel senso che molto spesso

Davide Algeri: è un meccanismo inconsapevole, o meglio, subconscio, nel senso che in qualche modo lo sentiamo presente, ma non ci rendiamo conto nel momento in cui agisce. Quindi non è né completamente inconscio, né è conscio, quindi non è a livello dell'io e della consapevolezza, ma agisce a metà.

Davide Algeri: E questo meccanismo, questo sabotatore interno spesso ci convince a fare il contrario, ad andare contro noi stessi attraverso delle frasi negative, delle critiche della serie "tanto andrà male, tanto non riuscirai, tanto ti criticheranno, non sei capace" e via dicendo.

Davide Algeri: andando a convincerci, perché diventa una sorta di lavaggio del cervello che facciamo noi stessi in un certo modo. E quindi questo ci impedisce, come anticipavo prima e come anticipavi anche tu, di raggiungere quelli che sono i nostri obiettivi, fondamentalmente. È abbastanza subdolo, lo direi.

Serena Malaspina: Certo, agisce in quello spazio che non ci è veramente chiaro, no? A volte, come dicevi, agisce un po' a metà. E una cosa che ho notato anch'io sono le varie narrazioni che forse può prendere, lo scudo che si crea. Perché, per esempio, mi è successo poco tempo fa, sto scrivendo un libro e in qualche modo ero lì che dicevo...

Serena Malaspina: "No, però forse non sono pronta, forse dovrei farlo più avanti, o forse non ho niente di interessante da dire". Cioè, sempre mille frasi diverse, oppure "ho troppo altro da fare, quindi non ho tempo". E per me sembrava tipo una scusante, tra virgolette, legittima, non pensavo fosse autosabotaggio. Quando poi ho iniziato a capire un po' di più sul tema, insomma, ho detto: aspetta un attimo, prende quindi delle narrazioni diverse, forse.

Davide Algeri: Sì, diciamo che riesce a cogliere quelli che sono i nostri punti deboli e va a manipolarli, un po' come fa un manipolatore, solo che in questo caso avviene tutto internamente a noi, nella nostra mente e siccome i pensieri non riusciamo a prenderli, a catturarli, riescono in modo efficace a farci

Davide Algeri: ad arrenderci di fronte a quelli che sono i nostri obiettivi, come nel caso tuo, andando a darci delle scusanti per giustificare questo comportamento di rassegnazione, di rinuncia in un certo modo.

Serena Malaspina: E un altro tema che mi viene in mente adesso mentre parlavi è la differenza tra quella tendenza che le persone col tempo imparano, diciamo, ad auto-accudirsi, sotto un certo aspetto a non essere magari troppo rigidi con sé, versus l'autosabotaggio. Quindi per esempio, rispetto all'esempio che portavo prima, io pensavo che fosse un preservarmi, sotto un certo aspetto, dicendo "vabbè,

Serena Malaspina: non voglio aggiungere troppo", però in realtà in fondo io la cosa la volevo fare. E quindi secondo me a volte, non so cosa ne pensi, si crea una linea sottile fra l'evitare e invece il preservarsi.

Davide Algeri: La discriminante sta nel fatto che se è un comportamento che si ripete frequentemente, allora molto probabilmente è una forma di autosabotaggio. Se invece è un'eccezione, è probabile che sia un prendersi cura come dicevi tu. Dipende tutto dalla frequenza con cui si manifesta ad esempio la procrastinazione. La procrastinazione è uno dei sintomi tipici di chi tende all'autosabotaggio.

Davide Algeri: Quindi se noi siamo portati a procrastinare in maniera continuativa e reiterata, probabilmente ci stiamo autosabotando. Ma poi di fatto se vediamo un po' in generale il nostro comportamento ci rendiamo conto se effettivamente siamo persone che si autosabotano o se alla fine ci prendiamo cura di noi. La cartina di tornasole è l'autostima, di fatto.

Serena Malaspina: Certo, certo. E rispetto a questo tema penso che molte volte si creda che certe persone siano nate con un'autostima grandissima e altre invece siano semplicemente insicure, quindi un po' come una questione identitaria, Come se la sicurezza forse appunto una dota innata. Io ti chiederei, perché appunto nel tuo libro invece sostieni che sia qualcosa che possa essere costruito e allenato nel tempo, ti chiederei un po' di spiegarci perché.

Davide Algeri: Sì, allora come tu accennavi c'è questa falsa credenza che molte persone nascono con l'autostima. In realtà non è così, nel senso che l'autostima è come se fosse una lingua, una lingua che noi dobbiamo imparare a parlare. All'inizio, come dire, se noi non conosciamo ad esempio l'inglese non possiamo pensare di parlare inglese. È la stessa cosa funziona con l'autostima.

Davide Algeri: Infatti una domanda che spesso pongo, e l'ho posta anche all'interno del mio libro, alle persone che seguo è: ma l'autostima viene prima o dopo l'esperienza? La maggior parte delle persone risponde "prima", in realtà no, è il contrario, nel senso che l'autostima è qualcosa che si costruisce sulla base dell'esperienza. In che senso?

Davide Algeri: Nel senso che ogni esperienza ci dà delle informazioni. Ogni volta che facciamo un'esperienza, traiamo dall'esperienza delle informazioni. Queste informazioni vengono conservate nella nostra memoria, in una sorta di database. Immaginiamo proprio un file Excel, un qualcosa che un po' tutti conoscono. Ogni riga...

Davide Algeri: In ogni riga ci sono delle informazioni. Quindi se ad esempio prendiamo l'ambito del lavoro, il mio lavoro da psicologo, la prima volta che ho visto il mio primo paziente mi tremavano le gambe, oggi tremano le persone che vengono qua da me, essenzialmente perché ho fatto tante esperienze e quindi ho acquisito un'autostima, nel senso che mi sono ritrovato in diverse situazioni

Davide Algeri: diverse situazioni che ho affrontato, che mi sono state presentate, da cui ho tratto informazioni. Queste informazioni il mio cervello le ha conservate all'interno del database e le ha categorizzate. E quindi che succede? Che quando mi ritrovo davanti delle persone che hanno problemi simili a altre persone che ho visto in passato, a quel punto recupero le informazioni e le utilizza per

Davide Algeri: controllare l'ambiente, nel senso che quando ci confrontiamo nelle diverse situazioni della vita abbiamo più o meno la capacità di controllare la situazione che stiamo affrontando. In questo caso è l'ambiente terapeutico, quindi io mi sento in grado di controllare bene l'ambiente terapeutico, così come tu hai il controllo all'interno di questo ambiente podcast

Davide Algeri: perché hai fatto diverse interviste e quindi ti senti sicura, da qui nasce la sicurezza in se stessi. Secondo, una seconda falsa credenza è che l'autostima sia generale, in realtà non è così, nel senso che l'autostima è settoriale. Quindi io posso fare tante esperienze, ad esempio in ambito lavorativo, e avere una grande autostima nell'ambito lavorativo,

Davide Algeri: fare poche esperienze in ambito relazionale e avere una bassa autostima nel campo relazionale. Come posso avere una bassa autostima nella crescita dei figli o nel gruppo amicale, e via dicendo. E questa è secondo me un po' la svolta, nella misura in cui vediamo in modo diverso appunto il concetto di autostima.

Davide Algeri: Quindi inteso come un qualcosa che viene dopo e come un qualcosa di settoriale e non di generale. Vista così, tutti possiamo imparare.

Serena Malaspina: Molto bello! Certo, e non è appunto un'entità unica che o ce l'hai o non ce l'hai, no? Quindi forse aiuta, insomma.

Davide Algeri: Non è genetica, diciamo. Diciamo che in questo senso nell'autostima un ruolo importante lo occupano i genitori, nel senso che a seconda del tipo di genitore che abbiamo avuto queste informazioni possiamo averle ricevute anche dai genitori, per esempio genitori iperprotettivi

Davide Algeri: che iniziano a passare informazioni minacciose, della serie "se esci e vai in un determinato posto, può succedere questo". Poi si possono trasformare nel dialogo interno e quindi io posso trovarmi di fronte a situazioni che non ho mai sperimentato effettivamente, dove ho raccolto già delle informazioni che mi sono state passate, non dall'esperienza dell'ambiente

Davide Algeri: in quanto tale, ma dall'esperienza relazionale, ad esempio, che ho avuto con la mia famiglia. Quindi queste informazioni che vanno inserite nel database possono condizionarci poi nell'approccio che abbiamo con l'esperienza di vita, fondamentalmente. Quindi non so, "se vai in discoteca ti mettono la droga nel bicchiere, chissà che cosa succede", una delle più classiche, andando ad amplificare le paure.

Davide Algeri: oppure altri genitori ipercritici che ci riempiono appunto di critiche della serie "non sei in grado di fare nulla, le sbagli tutte", no? Anche qui ci danno delle informazioni che poi si possono trasformare nel dialogo interiore negativo, andando a influenzare un po' le nostre esperienze.

Serena Malaspina: Assolutamente, penso che sia un tema molto interessante quello di tutto ciò che apprendiamo poi alla fine, perché non è genetica ed è qualcosa che dipende molto anche dal contesto in cui cresciamo, quindi la famiglia di origine, ma mi vengono in mente anche magari i pari, no? Forse.

Davide Algeri: Assolutamente. Prendiamo ad esempio i ragazzi o le ragazze quando si approcciano a uno sport e ricevono feedback negativi: i feedback che riceviamo dall'ambiente esterno, per quanto possano essere negativi, in qualche modo ci orientano e ci aiutano a sviluppare una buona autostima.

Davide Algeri: non significa solo ricevere feedback positivi, senso il bambino che è piccolo, che tocca non so il fornello e si brucia, lì ha un'esperienza negativa, però impara da quell'esperienza che la volta dopo se lo toccherà nuovamente tenderà a bruciarsi. Quindi di conseguenza anche l'esperienza

Davide Algeri: diciamo, le esperienze che non vanno come vogliamo, in qualche modo ci danno delle informazioni che possiamo utilizzare per controllare bene l'ambiente. Nel senso, se io so che non devo toccare il vetro del forno e non mi brucio, allora magari riesco a cucinare bene rispetto a uno che non si è mai approcciato.

Serena Malaspina: Assolutamente. Mi viene in mente anche una cosa che è capitata a me: più si cresce, più a volte si genera un'aspettativa che molte cose bisogna già saperle. E quindi forse a volte quel sabotatore interno la mette molto sulla questione di "vabbè, sei una persona grande, queste cose, qualsiasi cosa siano, dovresti già saperle". Non so cosa ne pensi.

Davide Algeri: Sì, spesso questo è collegato al perfezionismo, nel senso che quando non si fa adeguate esperienze, ad esempio in adolescenza, che è il periodo migliore per fare esperienze, perché nell'adolescenza fondamentalmente noi non pensiamo alle conseguenze e quindi siamo più portati a fare errori fragandocene. Quindi nelle situazioni in cui noi siamo stati adolescenti,

Davide Algeri: che non abbiamo avuto modo di fare esperienze perché non so, abbiamo avuto una famiglia che ci ostacolava principalmente, ora non perché voglio dare tutta la responsabilità alla famiglia, anche se ritengo che in buona parte, almeno all'inizio, l'abbia una buona, diciamo, buon numero di responsabilità perché di fatto sono i punti di riferimento a cui noi ci affidiamo.

Davide Algeri: e quindi, stavo dicendo, questo può portarci a sviluppare una sorta di perfezionismo interno che va di pari passo con la paura di sbagliare. Quindi, della serie, come dicevi tu, "io alla mia età dovrei essere in grado di fare certe cose, non mi posso permettere di sbagliare", e questo genera un paradosso, fondamentalmente, perché di fatto non ci muoviamo, stiamo fermi.

Davide Algeri: E stando fermi non facciamo esperienza, e non facendo esperienza continuiamo ad avere una bassa autostima, diciamo un circolo vizioso, un cane che si morde la coda. E lì bisogna trovare degli escamotage, cioè bisogna ragionare in maniera strategica per cercare di sbloccare questo meccanismo disfunzionale.

Serena Malaspina: Assolutamente, e fra poco ne parliamo un po' meglio. Intanto ti chiedo, hai citato il sabotatore interno, no? Questa voce critica interiore che ci limita. Ti chiederei, hai già fatto qualche esempio, però quali possono essere i segnali per riconoscerlo nella vita di tutti i giorni e magari distinguerlo rispetto a quella che è una voce che ci dice

Serena Malaspina: questo lo vorrei e questo non lo vorrei, Quindi non so se... cioè magari la voce che invece ci direziona, no? Nella nostra vita verso quello che ci piace maggiormente.

Davide Algeri: I segnali, uno dei segnali più frequenti è appunto la procrastinazione fondamentalmente perché è la minaccia più grande, perché ci ostacola nel fare l'esperienza. Quindi io mi trovo di fronte a una situazione nuova e sento che non mi sento sicuro.

Davide Algeri: E allora che faccio? Rimando. Rimando perché? Perché parallelamente ho questa voce interna che mi dice "ma dai, andrà male" oppure "non ce la farai, non hai esperienza, ma cosa vuoi fare? Sarai goffo, gli altri si metteranno a ridere". Quindi che succede? Che iniziamo a farci tanti film catastrofici rispetto a come potrebbero andare le cose,

Davide Algeri: e quindi si crea la paura di sbagliare, la paura di non essere all'altezza, ci poniamo in maniera goffa, e quindi la paura di essere giudicati. Tutte queste paure, fondamentalmente, vanno a creare un blocco, il cosiddetto freezing, che è collegato proprio alla paura. Ci sentiamo congelati, ci sentiamo bloccati nel fare quella cosa lì.

Davide Algeri: Ovviamente meno siamo sicuri di noi stessi, più tenderemo a evitare la situazione. Quindi un altro segnale è l'evitamento, l'evitamento delle situazioni. Evitamento che di fatto da una parte ci rassicura, perché non ci dobbiamo confrontare con la situazione che ci fa paura,

Davide Algeri: ma dall'altra va ad aumentare la nostra paura, aumenta il problema, perché ci fa sentire ancora più incapaci di affrontare quella determinata situazione. Un altro segnale, ad esempio, è la richiesta di aiuto. Quindi, quando dobbiamo affrontare una situazione e non abbiamo una buona autostima, quando ci preoccupano le esperienze, siamo portati a chiedere aiuto a qualcuno.

Davide Algeri: Quindi di conseguenza ci appoggiamo a qualcun altro. Utilizzare questa, come la chiamiamo noi, tentata soluzione ci porta a ricevere due messaggi dall'altro. Il primo messaggio è "ti aiuto perché ti voglio bene e mi spiace vederti così". Il secondo messaggio è "ti aiuto perché non sei in grado di farcela da solo".

Davide Algeri: Quindi anche questo va a rafforzare la nostra incapacità di affrontare le situazioni. Il terzo segnale, diciamo il terzo simbolo, il sintomo, potrebbe essere quello di utilizzare le precauzioni. Ad esempio, se io devo affrontare una situazione, preventivamente, ad esempio studio l'ambiente,

Davide Algeri: cerco di capire se ci sono tutte le condizioni per fare quella determinata esperienza, e così mi si crea una dipendenza dalle precauzioni. Nel senso che, se mi ritrovo a non poter accedere a quelle determinate precauzioni, mi blocco e di conseguenza non farò l'esperienza, e quindi si riporta alla prima tentata soluzione, che è quella proprio dell'evitamento.

Davide Algeri: Ecco, queste, insieme alla procrastinazione, vanno a rafforzare una bassa autostima e quindi l'incapacità di affrontare le diverse situazioni e di crescere, di evolversi, poi di fatto.

Serena Malaspina: Penso che comunque siano temi che molte persone che ci ascoltano sentiranno vicini, come me, assolutamente. E su questo tema mi ha colpito in particolare quello del chiedere aiuto, no? Perché molte volte forse le persone crescendo sviluppano anche una sorta di iperindipendenza come contrasto al richiedere aiuto. E poi magari...

Serena Malaspina: iniziano ad entrare in relazioni magari più sane, o comunque dove si trovano un po' più a proprio agio. E tante volte, almeno per quello che è stato nella mia esperienza, quasi l'opposto: cioè quando mi sono sentita al sicuro, allora magari osavo chiedere aiuto o supporto. E mi chiedo dove sta la linea tra la collaborazione, per esempio creare spazi di collaborazione e scambio,

Serena Malaspina: e invece il chiedere aiuto con appunto il feedback del non sono in grado.

Davide Algeri: Allora la linea sta nella capacità di scelta, nel senso che se io sono in grado di scegliere e di fare meno, allora è sano. Se invece non sono in grado di scegliere, non lo è. Quindi ad esempio se ogni volta ho bisogno dell'accompagnatore per andare all'interno di un gruppo di pari e non posso andarci da solo, lì c'è un problema.

Davide Algeri: Se invece posso scegliere di farlo anche da solo, allora il problema non ce l'abbiamo. Quindi la capacità di poter fare a meno della richiesta di aiuto, in questo caso. E questa è un po' la differenza, nel senso che più abbiamo una visione rigida, ovvero dobbiamo usare sempre la stessa strategia per affrontare una situazione, più soffriamo e più abbiamo un problema. Più invece abbiamo

Davide Algeri: un grande numero di alternative, quindi io posso andarci da solo, posso andarci con persone diverse, posso andarci da solo e poi aspettare la persona che arriva. Quindi più sono le alternative, più siamo liberi, poi di fatto. E quindi in quel caso un problema non ce l'abbiamo, ma questo succede in ogni ambito della nostra vita. La rigidità mentale, quindi l'utilizzo di una sola strada, è come se io dovessi andare da un punto A a un punto B

Davide Algeri: e posso prendere solo una strada. Se io becco la strada con il lavoro in corso bloccata non ci posso andare più. Se invece io ho diverse strade alternative a quel punto posso arrivare dove voglio arrivare senza problemi.

Serena Malaspina: Certo. È molto bello che porti questi esempi così chiari, no? E ti chiederei anche, adesso mi veniva in mente, quanto anche la stessa vita, a volte in certi momenti, quando magari ci sono dei cambiamenti o si fa un passo in avanti, però si viene un po' bloccati dalla paura. La visione proprio della vita con molte alternative sembra avere tipo...

Serena Malaspina: C'è il bianco e nero, Quindi o va bene o va male, no? Tragicamente. E non so, appunto, è qualcosa che succede spesso.

Davide Algeri: Nel senso che spesso... allora due sono le motivazioni che generano sofferenza. La prima è quando abbiamo solo una possibilità di azione e la seconda è quando siamo presi dal caos, dalla confusione. Quindi non sappiamo dove andare. In queste due situazioni le persone soffrono. Quando invece hanno più possibilità o quando ci hanno più

Davide Algeri: rispetto a quello che vogliono fare, le persone non soffrono, fondamentalmente. Rispetto a quello che dicevi tu, ovvero la visione bianco e nero, dicotomica, sicuramente è una visione rigida, nel senso che o fai 0 o fai 10, e lì bisogna lavorare sulle sfumature. Che cosa vuol dire lavorare sulle sfumature? Vuol dire

Davide Algeri: darsi un voto rispetto a quella che può essere l'esperienza, perché, come spesso dico alle persone che seguo, da 0 a 10 ci sono 9 punti: se io anche in un'esperienza do 2 o 3, è sicuramente più di 0, non sarà 10 ma è di più. Posto che comunque quando facciamo un'esperienza di solito

Davide Algeri: di solito la valutazione che diamo è da 6 in su. Quindi se noi stiamo nella dicotomia 0-10, diciamo che l'insuccesso è quasi certo. Se invece iniziamo a ragionare in termini di sfumature, abbiamo molte più possibilità di successo. Ripeto, ci sono 9 punti, 9 punti di successo.

Davide Algeri: Ripeto, già anche solo l'1 è più dello 0.

Serena Malaspina: Assolutamente è verissimo, verissimo. poi appunto hai citato molte volte l'autostima, perché appunto è centrale poi rispetto a questo tema dell'autosabotaggio e mi viene in mente una frase che avevo letto in un libro di Massimo Gramellini che diceva tu non ti vedi mai, ti vedi sempre meglio o peggio di come sei, mai come sei davvero, no? E quindi mi viene anche in mente un po' questo doppio standard che ogni tanto si crea, no? Dove o ci sentiamo meno di, oppure sotto certi aspetti.

Serena Malaspina: magari di più, però sempre legato a un disallineamento che forse percepiamo rispetto alla nostra centratura.

Davide Algeri: Sì, assolutamente. Ma questo nasce un po' dal tema del confronto, che sicuramente è qualcosa di tossico, perché non tiene conto del fatto che le persone sono tutte diverse tra loro. Quindi, di conseguenza, spesso noi ci confrontiamo solo tenendo conto dell'obiettivo, ma non consideriamo il percorso.

Davide Algeri: nel senso perché se andiamo più nello specifico vediamo che ci sono state diverse azioni che sono state fatte spesso anche contrassegnate da insuccessi che hanno portato a raggiungere quell'obiettivo lì invece noi ci focalizziamo solo sull'obiettivo, sul risultato finale e quindi inevitabilmente siamo portati a perdere la maggior parte dei casi

Davide Algeri: Poi un'altra cosa è che spesso ci confrontiamo con chi è meglio o con chi ce l'ha fatta. Dovremmo imparare a confrontarci invece con chi non ce la fa. E in quel caso allora vedremo che anche noi abbiamo qualcosa di buono. Solo che confrontarci con chi sta peggio, dato che ci hanno insegnato che non è giusto, non è corretto, ci fa sentire in colpa, ci fa sentire persone cattive. E allora dobbiamo ritornare su chi sta meglio,

Davide Algeri: anche perché ci hanno insegnato che dobbiamo stare con le persone migliori di noi, e quindi lì nuovamente la sensazione di un ulteriore fallimento. Io dico che dobbiamo prendere spunto da chi è migliore di noi perché ci deve dare la carica per fare di più. Se la vediamo in questo modo, ok, ma se la vediamo in termini di paragone tra me e l'altro, nella maggior parte dei casi, ripeto, siamo destinati a perdere.

Serena Malaspina: Assolutamente, che poi questa cosa del paragone, se uno ci pensa, essere veramente su qualsiasi tipo di tema e quindi anche la persona che magari per noi è migliore di noi e che quindi diciamo, Caspita, se solo fossi come lei, magari lei sta pensando la stessa cosa su un'altra verticale o sulla stessa verticale che un'altra persona, Cioè tante volte c'è proprio questa catena forse, non lo so.

Davide Algeri: Assolutamente sì, è un autoinganno questo qua. Noi siamo pieni di autoinganni, come si suol dire, che ci ostacolano nella vita. Tutto sta nell'andare a riconoscere questi autoinganni e a smontarli uno a uno, quindi avere una visione strategica della vita, perché la strategia nella vita serve tanto. Noi pensiamo che tutto avvenga secondo una logica coerente,

Davide Algeri: una logica ordinaria causa-effetto. In realtà no, viene tutto al contrario, secondo una logica non ordinaria.

Serena Malaspina: Assolutamente. E poi c'è un altro aspetto: molte volte questo autosabotaggio magari non agisce subito, nel senso che una persona inizia a sperimentare certe cose, però ha la possibilità poi di fare uno step successivo, e quindi magari è vicino a un traguardo e lì molte volte salta fuori. Quindi perché succede, magari non da subito, ma in fasi più avanzate?

Davide Algeri: Ma perché ci si avvicina sempre di più a quello che è lo scoglio, e quindi più ci avviciniamo al momento o alla situazione che temiamo, più la paura si fa sentire. È come dire, se io vedo un serpente a un chilometro di distanza o se lo vedo a due metri, il livello di paura che sperimenterò è sicuramente diverso. Sono reazioni spesso involontarie

Davide Algeri: che il nostro corpo mette in atto come difesa di fronte alle minacce. Quindi il motivo è legato al tempo e alla vicinanza in termini proprio di spazio. Infatti i cambiamenti di contro vanno esercitati in relazione al tempo e allo spazio. Cioè nel senso che...

Davide Algeri: Quando abbiamo un problema o quando percepiamo un ostacolo, dobbiamo imparare ad avvicinarci gradualmente, quindi magari capire a che limite possiamo spingerci, oppure avvicinarci nel tempo. Della serie, se io ho paura di stare in un gruppo di persone, posso scegliere di starci, non so, 5 minuti, no?

Davide Algeri: Piuttosto che 10, piuttosto che 2, Quindi sto esercitando un cambiamento nel tempo. O nello spazio lo posso esercitare andando in un posto all'aperto, piuttosto che andando con due persone, piuttosto che tre, piuttosto che con 10.

Serena Malaspina: Assolutamente. Aspetta, scusa, che c'è l'ambulanza che passa. Mi viene in mente anche quante volte le paure, per molte persone, diventano quasi una sorta di tratto di personalità, no? Del tipo "io ho paura" o "non voglio": dalla paura diventa un "non voglio fare questa cosa". E quindi a volte diventa veramente difficile capire effettivamente quando

Serena Malaspina: Cioè è una cosa che non ci piace appunto, un po' come dicevamo prima però che non ci piace o che invece abbiamo paura di fare, A volte è difficile.

Davide Algeri: Ma allora questo deriva dal fatto che spesso ci identifichiamo nel problema e quindi pensiamo di essere noi il problema. In realtà noi abbiamo dei problemi, quindi dobbiamo imparare a staccarci dalle situazioni e a vederci, ripeto, come qualcosa legato a un comportamento. Quindi, riprendendo il discorso che facevo prima, nel caso dell'evitamento è

Davide Algeri: un comportamento, quindi se cambio il comportamento allora molto probabilmente avrò dei risultati diversi. Se continuo a mantenere quel comportamento, continuerò ad avere gli stessi risultati. E come diceva Einstein, è folle pensare che mantenendo lo stesso comportamento otterremo risultati diversi. Dobbiamo imparare a cambiare le nostre azioni: se cambiamo le nostre azioni,

Davide Algeri: cambiamo le conseguenze delle azioni, e quindi il problema probabilmente non lo avremo più.

Serena Malaspina: Assolutamente, assolutamente non identificarsi con, è un po' come anche con i pensieri, Cioè alla fine l'identificazione con i pensieri ma anche con i propri atteggiamenti come se fossero cristallizzati è impossibile da modificare, no? Mentre effettivamente quando uno si mette in prospettiva e appunto, cioè si permette anche di sperimentare forse nuove versioni di sé sotto un certo aspetto, cioè forse lì inizia a vedere le cose.

Serena Malaspina: in maniera più, anche giocosa forse, no?

Davide Algeri: Sì, diciamo che si trovano le alternative. Solo perdendoci troveremo nuove strade. Spesso sappiamo già che se percorriamo una strada arriveremo in un punto già conosciuto. E allora dobbiamo imparare a perderci. Dobbiamo imparare a perderci, solo che per quanto

Davide Algeri: molte persone abbiano un equilibrio disfunzionale, è pur sempre un equilibrio, e quindi preferiscono stare nella situazione che conoscono, pur stando male, piuttosto che scegliere di cambiare. In questi casi è molto utile avere qualcuno che ci fa da guida, che ci accompagni e che ci rafforzi, appunto uno psicoterapeuta o comunque una persona che ha studiato per

Davide Algeri: guidare qualcuno che si trova in difficoltà. Anche perché spesso noi viviamo le situazioni dall'interno, non siamo abituati a vederle dall'esterno, e quindi di conseguenza facciamo fatica a vederci da punti di vista diversi. Anche i migliori terapeuti si ritrovano in difficoltà quando vivono in prima persona delle situazioni difficili

Davide Algeri: e hanno bisogno magari a volte anche di chiedere aiuto. È proprio il vivere dall'interno le situazioni che non ci permette di rompere la visione, di cambiare punto di vista. E quindi sì, è importante anche essere disposti a perderci, ma del resto fare esperienza in qualche modo significa anche buttarsi. È come quando magari uno vuole conoscere una persona, no?

Davide Algeri: che succede, che sta lì in attesa di ricevere tutti i segnali certi che l'altra persona ci sta e che non ci rifiuti, no? Facendo così alla fine poi nella maggior parte dei casi succede che le cose non vanno come dovrebbero andare e allora lì che cosa bisogna fare? Bisogna buttarsi, bisogna buttarsi come se fossimo di fronte a un burrone e nelle situazioni nuove bisogna imparare a buttarsi

Davide Algeri: Perché? Perché non abbiamo l'esperienza e quindi non possiamo pensare di sapere in anticipo come andranno le cose. Ovviamente più abbiamo la tendenza al controllo, più difficilmente riusciremo a buttarci nelle situazioni. Quindi poi diventano queste le sfide di vita, dove ognuno insomma se la vede con se stesso.

Serena Malaspina: Assolutamente. Hai citato questo tema delle paure che possono essere applicate a tantissime tematiche: relazione, lavoro, ma in generale cambiamenti. Questo concetto di buttarsi a volte per certe persone può sembrare overwhelming, proprio ti soverchia, ti senti soverchiato. E quindi mi viene in mente

Serena Malaspina: molte persone che ci ascoltano sicuramente sono già in un percorso di terapia o l'hanno già fatto, magari su verticali diverse, no? Però mi chiedo, prima hai citato il concetto di strategie: ci sono delle strategie che possono essere implementate per far percepire un po' di avere quel timone nella propria vita, anche rispetto a queste paure? Non vuol dire controllare, però appunto

Serena Malaspina: dare un po' questa spinta, al posto di fermarsi e bloccarsi nella paura.

Davide Algeri: Come ho anticipato, una strategia può essere quella di avvicinarsi a piccoli passi a quello che può essere la situazione che temiamo. Quindi ad esempio, so, se io ho paura di fare un esame all'università, posso il giorno prima, qualche giorno prima, presentarmi di fronte all'università e stare fuori e vedere come mi sento.

Davide Algeri: magari il giorno dopo posso entrare dentro l'università e vedere come mi sento, poi il giorno dopo ancora entrare nell'aula in cui si terranno gli esami e vedere come mi sento, e poi andare quando ci saranno i primi esami e vedere come mi sento, quindi gradualmente avvicinarsi, quindi nello spazio e nel tempo questo ci aiuta ad affrontare il problema.

Davide Algeri: La regola base è prendere il problema e segmentarlo in tanti piccoli problemi risolvibili, perché spesso vediamo i problemi come dei macigni e diciamo "mamma mia, ma quando lo supero?". Ma se lo frammentiamo in tanti piccoli problemi, quindi da A a B metto un punto in mezzo, in C, e quindi vado da C; se è troppo lungo ne metto un altro in mezzo tra A e C

Davide Algeri: e via dicendo, fino a creare il problema più piccolo possibile, in modo che sia affrontabile. Se poi mettiamo insieme tutti questi piccoli problemi che abbiamo risolto, alla fine abbiamo risolto il grande problema.

Serena Malaspina: Quindi anche un po' a tenere traccia, forse, perché tante cose che magari facciamo poi non ce le ricordiamo perché pensiamo a quello che non abbiamo ancora fatto,

Davide Algeri: Sì, scrivere i nostri successi è fondamentale. Un'altra cosa che ad esempio è molto utile è appuntarci queste voci negative e cercare di andarla a smontare con voci positive. Ad esempio, se io inizio a pensare, mi arriva in mente la voce

Davide Algeri: "non sarò mai capace di quella cosa lì", può essere utile andare a costruire un contropensiero che va a smontarla, della serie "ok, non so ancora farlo, ma posso imparare un passo alla volta", ad esempio. Questo intanto aiuta a caricarci positivamente, perché noi, specialmente italiani, siamo bravi a

Davide Algeri: come dire, a scoraggiarci, a differenza degli americani che invece si pompano, tipo "sono il migliore, non mi batte nessuno". E quindi dobbiamo imparare anche a sviluppare un pensiero positivo che vada a smontare questi pensieri negativi che ci siamo costruiti nella testa. Perché il dialogo interiore fa tanto, quello che noi ci diciamo. Ora, poiché quello che dobbiamo fare

Davide Algeri: ancora non è accaduto perché è un qualcosa che si verifica nel futuro, se noi rafforziamo il pensiero negativo trasformeremo l'esito in qualcosa di sicuramente nefasto, ma se invece noi aggiungiamo delle frasi positive, allora possiamo trasformare la certezza in una delle tante possibilità.

Davide Algeri: la certezza e farla diventare una tra le possibilità. Il resto, come si suol dire, se non giochiamo non perdiamo ma non vinciamo nemmeno.

Serena Malaspina: Assolutamente. Tra l'altro ho fatto questo esercizio poco tempo fa, avevo delle paure rispetto al lavoro, tutte queste tematiche qui. E mi ricordo che, per alcune paure, l'esercizio che ho provato a fare è scrivere queste paure e provare invece a scrivere delle contro-frasi, per avere una visione, sì, per smontarle. E però anche nello scriverle mi sono proprio chiesta: ma queste paure sono reali? C'è la possibilità reale che succedano o meno? Perché molte volte magari la paura diventa eccessiva, tipo "morirò se farò questa cosa", no? Che è una cosa che non succederà di fatto. E quindi anche questo magari può aiutare.

Davide Algeri: Sì, lo scrivere è sicuramente un qualcosa di molto semplice ma di molto potente, senso che io di solito faccio il paragone tra i pensieri e i numeri, nel senso che se noi dobbiamo fare delle operazioni tenendo a mente i numeri, di fatto noi facciamo due processi mentali. Il primo è tener a mente e il secondo è operazionalizzare.

Davide Algeri: Ok, ma se noi scriviamo il numero, ne togliamo uno di processo e quindi facilitiamo il lavoro. La stessa cosa succede ad esempio con i pensieri. Se noi li scriviamo, rispetto a tenerli a mente che non riusciamo bene a identificarli tutti, facciamo un lavoro in meno e riusciamo a, come dire, a elaborare meglio nostri pensieri. Quindi io consiglio molto ad esempio in terapia della scrittura, perché permette di tirare fuori, quindi esternalizzare.

Davide Algeri: permette di guardare le cose esternamente da noi, e quindi quello che vediamo all'esterno è più controllabile di quello che abbiamo all'interno; permette di focalizzare, quindi non stiamo lì invasi da centomila pensieri ma riusciamo a circoscrivere e identificare. Permette di fare un sacco di cose, la scrittura.

Davide Algeri: Il consiglio è sicuramente quello di scrivere. Non è un caso che le persone che riescono a elaborare le emozioni sono quelle che a volte tengono un diario di quello che fanno e di come si sentono, e via dicendo.

Serena Malaspina: Certo, anche perché penso che quando si scrive, le persone che magari sono abituate un po' a sfuggire dalle proprie emozioni, quello che fanno è proprio muoversi, fare cose eccetera, per evitare, no? Mentre comunque scrivendo si è un po' obbligati a rimanere, no?

Davide Algeri: Assolutamente sì, ti obbliga a stare su quella cosa lì e a farci i conti. Del resto con le emozioni noi possiamo o scappare, e quindi finire per essere inseguiti come se fossero dei fantasmi, oppure guardarle in faccia e farle sparire. Sempre come i fantasmi: i fantasmi, se scappi ti inseguono, ma se li cerchi e li tocchi alla fine spariscono.

Serena Malaspina: Assolutamente bello, mi è piaciuto molto anche quando hai detto che noi ci identifichiamo un po' col problema e quindi alle volte sembra quello effettivamente il problema ma in realtà è l'emozione che magari colleghiamo a quel traguardo, quella persona, quella cosa.

Davide Algeri: Sono strumenti che non tutti abbiamo avuto, purtroppo, almeno dalla nostra famiglia, perché poi alla fine sono loro che ci danno il manuale delle istruzioni o delle distruzioni, come dico io, a seconda di chi ci capita. E se non li abbiamo, dobbiamo un po' impararli, trovarli nel mondo, no? O per prove ed errori, oppure incontrando, ripeto, delle guide

Davide Algeri: che ci facilitano e accelerano il processo, perché comunque alla fine il mio ruolo è quello di essere un acceleratore. Ovviamente io posso dare gli strumenti, poi la persona ci fa quello che vuole, nel senso, non è scontato che uno va e per magia le cose si sistemano. Poi, come dico sempre io,

Davide Algeri: sono le persone che fanno i miracoli, non sono certo io. Io gli posso dare gli strumenti, ma poi sono loro che fanno il grande sforzo di metterli in pratica.

Serena Malaspina: Assolutamente, assolutamente. E ridà appunto sempre un po' il concetto che è tornato in tanti episodi dell'agency individuale poi, perché alla fine appunto per quanto uno chiede aiuto in certi momenti è fondamentale, però appunto non è detto che se ricevi l'aiuto per forza automaticamente avviene, anzi, cioè devi farlo tu il lavoro, insomma. Comunque.

Davide Algeri: Beh è faticoso, è faticoso crescere sicuramente, è faticoso però direi che ne vale la pena.

Serena Malaspina: Assolutamente, assolutamente.

Davide Algeri: Ne vale la pena per vivere meglio alla fine. Tutta questa questione è poi di assunzione della responsabilità. Noi ci assumiamo la responsabilità di fare i conti con quella determinata cosa oppure non ce la assumiamo. Essere adulti poi significa anche questo, assumersi la responsabilità.

Serena Malaspina: Assolutamente. Bello. Bene, Davide, io chiuderei con il format di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. La prima è qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale?

Davide Algeri: Sì, allora, ci ho pensato un po' a questo. La mia pratica è quella di chiedermi come mi sento la mattina, ok, e assecondare il mio stato, nel senso che un po' di tempo fa vedevo che non riuscivo a essere sempre al top e questa cosa mi dava un po' fastidio, dicevo "ma come è possibile?

Davide Algeri: Vedo un sacco di persone che ce la fanno, ad esempio sui social, ti metti lì ogni giorno, fai video, fai questo, fai quello, vai al lavoro". In realtà ho detto "ma chi se ne frega", nel senso, io mi sento così oggi e mi regolo a seconda di come mi sento. Quindi ci sono volte in cui magari sono al top, cavalco l'onda, volte in cui mi sento, diciamo, meno al top,

Davide Algeri: e mi adagio, vado diciamo a basso regime, come si suol dire. Quindi seguo un po' il mio stato, e questo mi ha permesso di spostarmi dall'obiettivo al percorso, nel senso, noi possiamo puntare all'obiettivo, ok, ma vivere male il percorso perché ci arriviamo distrutti, oppure possiamo...

Davide Algeri: concentrarci sul percorso e comunque arrivare in qualche modo all'obiettivo. Poi magari, utilizzando la famosa scala da 0 a 10, non sarà 10, ma comunque può essere un 6, un 7, e va bene!

Serena Malaspina: Assolutamente bellissimo!

Davide Algeri: Questo è un po' quello che faccio, mi alzo e mi dico "oggi come sto, oggi come mi sento, posso dare il massimo? Sono un po' scarico, non ho voglia di spingere tanto", e sulla base di quello poi mi regolo.

Serena Malaspina: Certo, ed è poi un concetto molto naturale come le stagioni che cambiano, anche noi cambiamo.

Davide Algeri: Sì, non possiamo pretendere di essere sempre al massimo, e chi lo fa, secondo me, da quello che posso vedere anche un po' dalle esperienze, finge, poi di fatto si forza. Quindi non prendiamoci in giro, dobbiamo assecondare la nostra natura.

Serena Malaspina: Assolutamente sono sono più che d'accordo. La seconda che ti chiederei è qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio.

Davide Algeri: Ok, ma allora in questi casi io tendenzialmente mi appoggio alla musica, quindi mi piace ascoltare la musica, oppure mi preparo un piatto che mi piace, mi cucino un piatto che mi piace, oppure siccome mi piace molto scrivere, mi piace molto scrivere perché sono un divulgatore,

Davide Algeri: perché mi piace proprio condividere le cose che imparo, mettendole al servizio delle persone. A volte mi metto lì con i miei tanti libri aperti e mi metto a correggere, a sistemarli, mi rilassa questa cosa.

Serena Malaspina: Bello!

Serena Malaspina: L'ultima è quale pensiero, insegnamento e citazione ti ha ispirato maggiormente nel tuo percorso?

Davide Algeri: Ok, allora una frase che mi piace tanto e che cito spesso è quella di Seneca che dice "non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare", e questa secondo me è una frase che si aggancia un po' al discorso dell'autosabotaggio, no?

Davide Algeri: È un po' quello che dicevamo prima, nel senso che se non abbiamo chiarezza di dove vogliamo arrivare, non possiamo ad esempio sfruttare meglio le occasioni, non abbiamo una visione chiara e quindi rischiamo di disperdere quelle che sono le nostre energie. E quindi diciamo che il vento, in un certo senso, potrebbe essere il nostro talento, no?

Davide Algeri: ma se non sappiamo come identificarlo, alla fine non diventa un alleato. E quindi di conseguenza è importante capire dove vogliamo arrivare, ma è importante anche arrivarci bene.

Serena Malaspina: Assolutamente, molto bello e tra l'altro appunto si collega un po' quello che dicevi anche nel percorso verso il suo obiettivo finale, E quindi, proprio, è un po' un inno, se vogliamo, a imparare ad abbracciare, a stare nel percorso senza rovinarselo pensando a quello che sarebbe o dal confronto di tutto e insomma è un po' molto bello questo episodio.

Serena Malaspina: Penso che sia veramente una tematica che bene o male è sentita da tutti, su verticali diverse. Quindi, niente, Davide, io ti ringrazio tantissimo. Mi ha fatto veramente piacere. Grazie per aver condiviso il tuo sapere con noi. Grazie a tutti.

Davide Algeri: Grazie a te, speriamo veramente che possa essere da spunto per migliorare, per le persone che ascolteranno. Penso che qualcosa di utile sia uscito fuori. Quindi seguite Serena e il suo progetto.

Serena Malaspina: Assolutamente.

Serena Malaspina: E metto sotto i link per il profilo di Davide e anche per il libro e gli altri libri di approfondimento e divulgazione. Insomma, grazie, grazie veramente.

Davide Algeri: Grazie a te, grazie a tutti gli ascoltatori e magari ci rivedremo in futuro. Va bene.

Serena Malaspina: Assolutamente.

Serena Malaspina: 📌 keywords, summary, takeaways

Serena Malaspina: Keywords

Serena Malaspina: autosabotaggio, autostima, crescita personale, psicologia, benessere, strategie, consapevolezza, cambiamento, procrastinazione, dialogo interiore

Serena Malaspina: Summary

Serena Malaspina: In questo episodio del podcast, Serena Malaspina e Davide Algeri esplorano il tema dell'autosabotaggio, analizzando come riconoscerlo e superarlo. Davide offre una definizione chiara di autosabotaggio, spiegando i meccanismi psicologici che lo alimentano e come questi influenzano l'autostima. Viene discusso il ruolo delle esperienze e dell'ambiente, in particolare l'influenza dei genitori. Si forniscono strategie pratiche per affrontare l'autosabotaggio, come la scrittura e la riflessione, e si sottolinea l'importanza di riconoscere il sabotatore interno. La conversazione si conclude con riflessioni su come affrontare le paure e la responsabilità personale nel percorso di crescita.

Serena Malaspina: Takeaways

Serena Malaspina: L'autosabotaggio è un nemico interno che ci frena.

Serena Malaspina: La procrastinazione è un segnale di autosabotaggio.

Serena Malaspina: L'autostima si costruisce attraverso l'esperienza.

Serena Malaspina: Non è genetica, ma si apprende nel tempo.

Serena Malaspina: La paura di sbagliare può bloccarci.

Serena Malaspina: Scrivere aiuta a chiarire i pensieri.

Serena Malaspina: Dobbiamo imparare a perderci per trovare nuove strade.

Serena Malaspina: Il dialogo interiore influisce sul nostro comportamento.

Serena Malaspina: Assumersi la responsabilità è fondamentale per la crescita.

Serena Malaspina: Ne vale la pena per vivere meglio.

Serena Malaspina: Titles

Serena Malaspina: Superare l'Autosabotaggio: Un Viaggio di Crescita

Serena Malaspina: L'Autosabotaggio: Riconoscerlo e Affrontarlo

Serena Malaspina: Sound bites

Serena Malaspina: "Non è genetica, ma si apprende."

Serena Malaspina: "Dobbiamo imparare a perderci."

Serena Malaspina: "Il dialogo interiore fa tanto."

Serena Malaspina: Chapters

Serena Malaspina: 00:00 Introduzione all'Autosabotaggio

Serena Malaspina: 01:14 Definizione e Meccanismi dell'Autosabotaggio

Serena Malaspina: 05:12 Differenza tra Autosabotaggio e Auto-Cura

Serena Malaspina: 06:38 Costruire l'Autostima nel Tempo

Serena Malaspina: 10:26 Il Ruolo dei Genitori nell'Autostima

Serena Malaspina: 12:09 Influenza dell'Ambiente e dei Pari sull'Autostima

Serena Malaspina: 14:03 Perfezionismo e Paura di Sbagliare

Serena Malaspina: 15:47 Riconoscere il Sabotatore Interno

Serena Malaspina: 20:03 Chiedere Aiuto e Indipendenza

Serena Malaspina: 21:57 Capacità di Scelta e Libertà

Serena Malaspina: 23:14 Visione Bianconera della Vita

Serena Malaspina: 25:42 Confronto e Autoinganno

Serena Malaspina: 28:00 Autosabotaggio e Paura

Serena Malaspina: 30:44 Identificazione con i Problemi

Serena Malaspina: 32:50 Perdersi per Trovare Nuove Strade

Serena Malaspina: 36:31 Strategie per Affrontare le Paure

Serena Malaspina: 40:04 Il Potere della Scrittura

Serena Malaspina: 44:34 Assumersi la Responsabilità

Serena Malaspina: 49:06 Riflessioni Finali e Insegnamenti

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