Essere Serena
Copertina dell'episodio 67: Quando il Male Non È Solo Fisico: Connessione Corpo-Mente, Paura e Dolore Cronico
EP 6760 min

Quando il Male Non È Solo Fisico: Connessione Corpo-Mente, Paura e Dolore Cronico

con Greta TonelliFisioterapista, consulente sessuale e podcaster

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DESCRIZIONE

Quando il dolore viene invalidato si innesca un vortice di sofferenza. La connessione corpo-mente nel dolore cronico e il circolo vizioso paura-dolore.

Quando una persona viene invalidata nelle esperienze di dolore, si innesca una serie di processi che la fa precipitare.

CAPITOLI

  1. Quando il dolore non viene creduto

  2. Invalidazione e sofferenza

  3. La connessione corpo-mente

  4. La paura amplifica il monitoraggio

  5. Pavimento pelvico e dolore sessuale

Trascrizione dell'episodio

Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.

📌 kwords, summary, takeaways

Keywords

dolore, causa, emozioni, frustrazione, impatto, vita, ricerca, sessualità

Summary

La conversazione esplora la complessità della ricerca di una causa per il dolore, evidenziando come questa ricerca possa portare a frustrazione e impatti negativi sulla vita delle persone. Si discute anche dell'importanza delle emozioni nel contesto del dolore e delle difficoltà che le persone affrontano nel trovare risposte.

Takeaways

• Si spendono tantissime energie nella ricerca di una causa.

• La frustrazione aumenta nel tempo senza una risposta.

• Il dolore impoverisce le vite a livello di attività e sessualità.

• Le emozioni giocano un ruolo cruciale nella percezione del dolore.

• La ricerca della causa può portare a processi di frustrazione.

• L'impatto del dolore si amplifica nel tempo.

• Le persone spesso non trovano la causa del loro dolore.

• L'emozione prevalente è spesso la rabbia e la frustrazione.

• La letteratura supporta l'importanza delle emozioni nel dolore.

• Il dolore ha un impatto significativo sulla vita quotidiana.

Titles

La Ricerca della Causa del Dolore

L'Impatto Emotivo del Dolore

sound bites

"l'impatto che il dolore ha nelle vite delle persone"

"le vite poi delle persone si impoveriscono"

"l'emozione prevalente, non lo credo solo io"

Chapters

00:00 Introduzione al Podcast e Ospite Speciale

53:38 Interconnessione tra Corpo e Mente

🔴 TRANSCRIPT

Ok, possiamo iniziare. Allora buongiorno e benvenuti a tutti e tutte ad un nuovo episodio di Essere Serena Podcast, live in questo caso. Io ho il piacere di parlare oggi con Greta Tonelli, fisioterapista, consulente sessuale e podcaster. Fantastico, e ti ringrazio intanto per essere qui. Grazie e ciao, buongiorno.

Esatto, perché qua non si vede probabilmente dalla camera. Ma noi lo vediamo. Esatto, ma noi lo vediamo. Abbiamo un bellissimo pubblico qua davanti di amici e persone che sono venuti qui a sentire questa conversazione e dopo parteciperanno anche al Q &A. Insomma, vogliamo renderlo un po' interattivo. Allora, intanto ringraziamo i ragazzi di Meetup per aver sponsorizzato l'evento. Quindi intanto grazie.

E allora oggi parliamo di connessione, diciamo, corpo e mente in tutto quello che riguarda il dolore fisico. In particolare tu sei specializzata in pavimento pelvico e dolore, appunto, pelvico e ti chiederai per iniziare un po' di spiegarci perché è qualcosa che magari molte di noi in particolare ma anche

molti ragazzi possono aver sentito, però non è magari ben chiaro esattamente perché se ne inizia a parlare di più e ti chiederai un po' di farci un po' una panoramica prima di addentrarci. Volentieri, posso fare solo una piccola premessa? Assolutamente. Perché tu giustamente mi hai nominata come fisioterapista esperta, insomma, legata al pavimento pelvico, che è vero, però in realtà mi piace definirmi, così si può dire, esperta maggiormente nel dolore pelvico.

perché io anche come informazione o come percorso professionale ho iniziato da fisioterapista prima che con persone che soffrivano di dolore pelvico a lavorare con persone che soffrivano di dolore persistente, che fosse alla schiena, alla spalla, al collo e questo mi piace dirlo perché in realtà credo che mi abbia dato la possibilità di capire e di esplorare un po' quali sono i meccanismi che poi sono molto comuni.

sia un dolore alla schiena, sia dolore nella sfera genitale o sessuale, i meccanismi biologici, neurologici e anche psicologici, sociali, sono molto simili. E quindi, sicuramente, io credo che mi abbia aiutato molto, prima ancora che lavoravo con le persone con dolore pelvico, lavorare con persone che soffrivano di dolore persistente. Quindi, quei dolori che durano da tanto tempo, troppo tempo, più di tre, sei mesi,

in qualsiasi parte del corpo. E poi siccome ciò che riguarda l'ambito sessuologico, quindi la scienza che studia i comportamenti umani rispetto alla sessualità, è sempre stata una cosa che mi è piaciuta, mi ha appassionato, al di là della professione, a un certo punto ho pensato di mettere insieme queste due sfere e quindi ho iniziato a lavorare con persone che soffrono di dolore pelvico. E da qua posso rispondere alla domanda. Allora, parlare di dolore pelvico...

significa avere un dolore in una delle tantissime parti che sono comprese all'interno del nostro bacino. Quindi sia persone di genere femminile che di genere maschile.

vuol dire poter avere un dolore ai genitali piuttosto che riferito alla vescica piuttosto che intestinale piuttosto che una combinazione di questi sintomi quindi per quanto riguarda una donna possiamo avere il dolore vulvare, quello che viene definito vulvodinia, piuttosto che un dolore vescicale o della minzione; per gli uomini si possono avere tutte quelle che vengono definite prostatiti croniche, che sarebbero dolori prostatici,

piuttosto che dolore con l'erezione, dolore con l'ieiculazione. La prima cosa che ci tengo a dire, che secondo me aiuta a in chiara, insomma, a sgomberare, a togliere dal tavolo quello che non serve, è che quello di cui io mi occupo, è, penso, quello di cui parleremo oggi, sono quei dolori che vengono definiti primari, quindi che non sono secondari ad un'altra patologia. Faccio un esempio. Se una persona ha un dolore volvare legato a una candida,

c'è una patologia che andrà curata con un farmaco e il dolore, il bruciore, il prurito, il dolore alla penetrazione che sente sono legati alla presenza della candida oppure ad una malattia sessualmente trasmissibile, per esempio l'herpes genitale, piuttosto che nel caso dell'uomo se c'è una prostatite batterica ovviamente il dolore prostatico legato alla sfera minzionale ovvero la pipì sarà legato ad una patologia esistente.

Quello di cui io mi occupo sono i dolori primari. Quindi quei dolori che ci sono, la persona sente dolore alla vulva, al pene, alla vescica, ma si fanno mille esami urologici, ginecologici e vengono pressoché tutti negativi. Vuol dire che c'è un sintomo che riporta la persona ma non ci sono dei segni. Cioè all'esame obiettivo quando ginecologo, ginecologo, urologo, fisioterapista, insomma...

guardano, fanno degli esami alla parte del corpo, non trovano qualcosa che si possa dire, insomma, ecco, questo è il problema, va curato questo. E questo ovviamente rende tutto il più difficile, perché la prima cosa che salta secondo me subito all'occhio è che c'è un grandissimo punto di domanda rispetto alla causa. Certo. Quindi, siccome so che molto spesso ovviamente quello che interessa sia a chi ne soffre, ma anche a chi vuole capirne di più è, ma allora qual è la causa?

Purtroppo la risposta è che bene non lo sappiamo. Nel senso che delle cose le sappiamo e sappiamo per esempio che c'è una predisposizione genetica. Ci sono alcune persone che all'interno dei loro geni, loro assetto genetico hanno una maggiore predisposizione di altre rispetto a sviluppare in generale sindromi da dolore cronico. Le persone xx maggiormente rispetto alle persone xy.

Sappiamo che ci sono delle cose che possono succedere per degli eventi avversi, traumatici, nelle età infantili, che possono predisporre ad avere sempre dolore, non dolore pelvico, in generale ad avere sindromi da dolore persistente. Nel caso del dolore pelvico sappiamo che c'è una stretta correlazione rispetto alle persone geneticamente predisposte o comunque che vanno incontro a dei periodi di infezioni recidivanti. Quindi questo vuol dire che è facile che una persona che abbia avuto infezioni recidivanti, delle vie urinarie o dei genitali, poi possa a un certo punto avere una sindrome da dolore senza però che quelle infezioni vi siano più.

Quindi, rispetto alla causa, anche la ginecologia, chi fa ricerca scientifica, non è riuscita a essere concorde rispetto a una causa: è un qualcosa di multifattoriale. Quello che però oggi sappiamo, ed è un'altra cosa che ci tengo molto a dire, è che le linee guida più alte, quelle che cercano di mettere ordine dall'alto rispetto a tutto quello che esiste, chiedono di non considerare il problema come un problema locale, per esempio nel caso della vulvodinia

come un problema della vulva, dei nervi della vulva, ma come una sindrome da dolore, quindi di guardare con la telecamera un po' più da fuori. Ecco, quindi questo è quello che sappiamo, quindi poi ci sono tantissime ricerche. io penso sempre che insomma bisogna lasciare che medici, medici e ginecologi facciano ricerca su quello che può essere la componente biologica, ma quello che sappiamo ad oggi è che fare un passo indietro

non so se ho sposto la tua domanda. No, anzi, mi venivano in varie cose mentre parlavi, cui diciamo anche questo aspetto di multifattorialità o comunque quanto sia importante anche considerare oltre appunto lo zoom del singolo dolore all'intercollezione fra parti, Come dicevi, mi viene in mente su due livelli, cioè sia l'intercollezione del corpo, nel senso che magari hai un dolore localizzato e si è stati tradizionalmente magari abituati a

verticalizzare su solo quello e magari invece facendo zoom out dici ok forse potrebbero esserci interconnessione appunto con altri aspetti ma anche dal punto di vista di professionisti no prima citato genecologi comunque magari vai dal medico cioè capita tante volte soprattutto quando hai delle problematiche io ho varie amiche che hanno problematiche di vulvodinia vaginismo eccetera eccetera

ce ne sono appunto parecchie purtroppo che capitano per appunto sempre con hai un dolore e dici ok vado da l'esperto di riferimento che magari mi ha seguito da quando sono ragazzina eccetera eccetera e magari ti viene detto non è niente non c'è una causa questo dolore quindi nel senso lì inizi magari a girare da persona a persona fino a quando magari incontri qualcuno che effettivamente è specializzato però

penso anche alla componente del oltre al dolore tutta la parte emotiva del non capire da quel dolore da dove provenga e quasi magari non legittimarlo sotto un certo aspetto che dice magari stia esagerando cioè non lo so non so se è una cosa che succede mai succede, succede assolutamente io partirei dalla premessa che il dolore quindi che sia pelvico

sia mal di testa, sia male alla schiena. In generale il dolore viene definito come un'esperienza e questa già è una parola sicuramente che rende l'idea dell'individualità, dell'essere personale come un'esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole e quindi questo già rende moltissimo l'idea del fatto che innanzitutto appunto è un'esperienza.

Quindi vuol dire che ha una fortissima componente personale, sociale, educativa, cioè nel corso della vita si apprende il dolore. Se non avessi una dimensione così soggettiva, un vero e definita, proprio come definizione ufficialissima, esperienza. Il fatto che si mettono insieme sensoriale ed emotiva fa capire che noi non possiamo sentire delle cose nel corpo senza avere un'emozione dietro e anche in realtà l'emozione ha un risvolto corporeo.

Quindi il dolore è proprio il punto di incontro tra queste due dimensioni. E l'altra cosa molto interessante secondo me della definizione è che il dolore, per differenziarlo dalla sofferenza emotiva, cioè dal dolore di quando si finisce una relazione per intenderci, il dolore è quello che viene inteso più come dolore fisico, appunto un'esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole, che viene definita o associata

a un danno tissutale o ad un potenziale danno tissutale, adesso c'è una parola in inglese che non ricordo ma che rende chiaramente l'idea del fatto che se la persona percepisce che quella parte del corpo potenzialmente potrebbe essere danneggiata o in pericolo danneggiarsi, questo è associabile a quando c'è un danno reale. quindi questo per dire ancora di più quanto la dimensione del danno non sia solo reale ma percepito.

e nella definizione sono proprio, diciamo, associate. Questo fa sì che già di base, senza tutto quello che dicevi tu, ovvero senza tutto quel percorso emotivamente difficile e sgradevole, già di base il dolore è un'esperienza sensoriale ed emotiva. A maggior ragione credo che quello che stavi raccontando tu è che è assolutamente un'esperienza comune, che quella che caratterizza appunto l'esperienza del, più o meno, dipende dagli studi.

Però direi tra il 10 e il 20 % della popolazione di genere femminile, è tantissimo, 20 è uno su 5. Quello che caratterizza l'esperienza è che quando portano nel mondo, nella società, ai professionisti sanitari, quello che sta succedendo dal punto di vista, parlo di pelvico genitale, c'è una grandissima difficoltà ad essere credute.

e questo è sicuramente un retaggio appartiene anche ad un... beh ci sono due core da un lato è difficile per i professionisti perché non vedono niente e quindi realmente non c'è niente quindi quando dicono non c'è niente non è che stanno dicendo una bugia stanno dicendo la verità il punto è che se quel non c'è niente non è accompagnato da una validazione ok non c'è niente bene meno male per certi versi ma il dolore c'è

e ti credo che lo stai provando e dobbiamo cercare di capire cosa fare per aiutarti nella gestione cura di questo dolore, ovviamente il messaggio che passa è un messaggio di invalidazione, E di conseguenza quando una persona viene invalidata, in generale nei suoi racconti, nelle sue esperienze emotive, immaginiamoci ancora di più nelle sue esperienze di dolore, che sono fisiche, emotive, relazionali, sessuali e quant'altro, ovviamente questo fa partire

tutta una serie di processi emotivi e di pensiero che ovviamente fa precipitare insomma nel vortice della sofferenza, del dolore , dell'abbassamento del tono dell'umore. Assolutamente, mi viene in mente anche che comunque l'esperienza del dolore è un'esperienza individuale e non percettibile tra virgolette da fuori, no? Quindi questa dimensione così individuale fa sì che la persona può reagire poi ad una

invalidazione diciamo comunque il il messaggio che magari può arrivare del non hai niente qui però senza legittimazione del comunque quindi arriva il non è valido quello che tu stai provando non è giusto e stai esagerando ehm anche poi la percezione della persona rispetto al proprio corpo come quasi qualcosa

Non lo so, cioè immagino perché ho questo dolore se non c'è motivazione di averlo e che quindi si crea quasi una sorta di problema da risolvere, cioè problema soluzione, e questo secondo me è un approccio molto comune del hai un sintomo, hai un dolore che può essere veramente ovunque, come lo curo subito, come faccio in modo di mandarlo via e silenziarlo, no? Perché è un problema. Sì, Allora, sicuramente...

Questo secondo me si collega appunto, come dicevi tu, molto alla ricerca della causa. Cioè quello che io vedo riscontro, ma comprendo anche perché lo trovo molto umano, il fatto che una persona quando ha un problema soprattutto fisico, corporeo, sia portata, dire voglio trovare la causa perché l'idea è trovo la causa, rimuovo la causa, va via il dolore, vanno via i problemi che il dolore ha portato nella mia vita.

Quindi l'idea è assolutamente logica, cioè è umana e ha molto senso. Peccato che però purtroppo col dolore, con quel dolore soprattutto che persiste da tanto tempo, che non ha una causa biologica franca, evidente, peccato che non funziona così. E quindi poi quello che succede è che si spendono tantissime energie nella ricerca di una causa che poi si fa fatica a trovare.

induce tutti dei processi di frustrazione, passano mesi, anni e nel frattempo l'impatto che il dolore ha nelle vite delle persone diventa sempre più grande, aumenta, aumenta, aumenta e quindi le vite poi delle persone si impoveriscono a livello di attività di valore, di tempo di valore, di sessualità sicuramente nell'ambito del dolore pelvico. E tutto quell'aspetto emotivo

di cui mi domandavi in queste domande aumenta ancora di più. E secondo me la cosa per me interessante è quando si parla di non trovo la causa, devo cercarla, l'emozione, oltre alla rabbia, alla frustrazione, che sicuramente hanno un ruolo, io credo che l'emozione prevalente, non lo credo solo io, in lo dice la letteratura, però io lo credo anche io perché lo vedo.

però la cosa più importante è che ce lo dice chi studia questo fenomeno è che l'emozione una delle emozioni prevalenti e comunissima e paradossalmente quella che fa più incartare le persone è l'emozione della paura perché se io non trovo la causa se io non so cosa sta succedendo nel mio corpo se

i professionisti mi dicono che non c'è niente e quindi forse mi viene paura anche che me lo sto inventando o forse mi viene paura di avere una cosa gravissima che nessuno riesce a riconoscere poi ho paura dell'impatto che avrà nella mia vita sessuale, sentimentale, relazionale in generale quindi l'emozione della paura è sicuramente secondo me proprio un elefante nella stanza e la cosa

bella, secondo me bella da un punto di vista di conoscenza degli esseri umani, perché la prova ovviamente non è bella, è che in realtà la paura e il dolore hanno delle similitudini devastanti, nel senso che il dolore di base nasce come un'esperienza protettiva, proprio la metto giù banalissima come fanno tutti, cioè se tocco il fuoco devo togliere la mano, quindi di base proprio a livello evoluzionistico il dolore ha una funzione

protettiva in partenza ed è anche quello che noi tutti pensiamo quando c'è un dolore ci preoccupiamo. Questo si impalla un po' perché in realtà quando c'è un dolore che dura da tanto tempo in realtà paradossalmente è molto meno preoccupante, cioè a livello proprio di rischio per la salute fisica, fissutale. Quindi il dolore di base è un qualcosa che ci protegge, che ha una funzione protettiva, la paura anche.

La paura anche è un'emozione che ha una funzione protettiva. Quindi in realtà tutte e due si attivano e sono a loro volta attivate da un senso di minaccia. Quindi se c'è qualcosa che si ritiene minaccioso, è più facile che si alzi il volume, come si chiama, della paura, ma anche quello del dolore. Perché tutti e due, sia il dolore che la paura, a livello del nostro...

nervoso hanno una forte componente protettiva, rispondono ad uno stato di allerta e a loro volta generano uno stato di allerta. Quindi cosa vuol dire che se una persona ha paura è molto più probabile che monitorerà quella parte del corpo, ripeto che sia la schiena o i genitali poco cambia, monitorerà quella parte del corpo diventando ancora più brava a sentire quella parte del corpo, quindi sentirà

tutte delle cose che arrivano, che a loro volta indurranno dei pensieri che generalmente, io la faccio semplice ovviamente, non è uguale per tutte e tutti. Però il pattern più probabile è questo, Quindi è chiaro che se io sono molto attenta da una parte del corpo, noto delle cose, mi farà venire delle osservazioni, dei pensieri, delle preoccupazioni.

Ed è più facile che vada ad aumentare uno stato di ansia. Che sappiamo benissimo l'ansia essere caratterizzata da essere un qualcosa di anticipatorio. Quindi succede che anche rispetto al dolore poi si vanno a creare tutta una serie di pensieri rispetto a come sarà, a cosa comporterà nella vita, ce l'avrò per sempre, non andrà mai più via, dovrò smettere di fare questo. Questo porta dei pensieri catastrofici.

ad un'attività mentale costante e quello che poi succede è che l'umore si abbassa, ovviamente. Assolutamente. Questo non devo neanche stare a spiegarlo, mi sembra facile pensare. E a sua volta, quando l'umore è molto basso, c'è una fortissima correlazione, questo è scienza pura, tra depressione e dolore, si influenzano vicendevolmente. Chi ha dolore più facile che abbia una deflessione del tono dell'umore e viceversa.

Cioè quando l'umore è basso è più facile che si senta dolore. E quindi capisci come differenziare tra quello che succede nel corpo e nella testa sia anche poco utile se si vuole veramente capire che cosa succede nella persona. Assolutamente, cioè andare oltre il dualismo cartesiano appunto mente e corpo. Ci sono tantissime cose che sono aspetti veramente interconnessi appunto come dicevi adesso. Mi viene in mente anche

in generale questo tema cioè nella tua esperienza quelle persone che appunto con cui hai lavorato c'è un punto di origine più probabile tra la parte di adesso hai detto per esempio depressione dolore cioè ci sono delle volte in cui il corpo dà poi un messaggio

Cioè crea questo circolo vizioso magari a livello di percezione, invalidazione emotiva, eccetera eccetera e quindi porta un peggioramento. Cioè il corpo comunica anche alla mente senza il contrario. Non lo so, come domanda? Allora, domanda difficile. Secondo me posso provare a dare due risposte. Una, sì, ma è molto biologica. Cioè nel senso che quando...

c'è una partenza forse dal corpo è perché è molto probabile che sia successo qualcosa nel corpo, che ci sia quindi qualcosa che succede a livello ormonale piuttosto che un'infiammazione, un'infezione o delle infezioni ricorrenti. Cioè quando succedono delle cose biologiche molto forti, come un po' ti dicevo prima, è più facile che quello faccia scattare.

e poi tutto un circolizioso. Questo è più scientifico, l'altra risposta te la posso dare con un bias un più personale, quindi faccio questa premessa che è una cosa che sicuramente affonda le radici in cose che ho letto, studiato e quant'altro, però è più personale. Io penso che quando ci sono delle sensazioni corporee che...

sono sgradevoli, il messaggio un pochettino che mandano di più secondo me è rispetto al consenso, ti potrei dire, al consenso o all'ascolto dei propri limiti, propri desideri, del proprio piacere, però questo è molto contingente ai genitali e alla sessualità. Non so se ti volevi... Quindi, è come se il corpo stesse mandando...

in questa seconda parte che dicevi, cioè come se il corpo stesse mandando un messaggio in diretto su qualcosa di più, cioè legato al al consenso, quindi alla relazione anche con l'altro, la relazione con la sessualità, cioè quindi quella...

Cioè se è più circoscritto nell'area dei degelitali c'è qualche connessione potenzialmente anche con quell'aspetto? Sì, però un dolore che è contingente al momento in cui avviene. Non intendo un dolore spontaneo. La metto proprio giù, basica. Se durante un rapporto sessuale, un momento di intimità corporea, sessuale con un'altra persona, c'è un segnale doloroso nel corpo.

non è detto che quel dolore li sia legato a qualcosa di patologico ma è possibile che sia un segnale rispetto a un limite, un confine, a un paletto che quella persona mette rispetto al suo corpo, rispetto a quello che desidera da se stessa, da quella persona in quel momento. Quindi molto contingente. Non rispetto a un dolore vulvare tutto il giorno perché il mio corpo mi sta dicendo qualcosa. Sì, esatto.

che però è interessante perché penso anche a tutte le mie amiche che magari hanno avuto appunto problemi, vaginismo eccetera, quindi anche che vanno all'interno della relazione col partner nell'eventualità, Cioè, per me quando me l'hanno raccontato in generale come esperienza è sempre interessante capire anche la storia della persona proprio per sentire...

che tante volte ha delle connessioni sul perché, non è proprio nato da nulla o comunque sì la parte genetica è sicuramente importante però anche tante volte la parte coinvolta può essere legata a delle esperienze che la persona ha avuto e non so se è una cosa che appunto, cioè in particolare penso, hai detto con senso prima, penso anche a tutto quello che può essere magari i traumi o i microtraumi nella sfera sessuale e di come poi il corpo magari

accusa il colpo, non so se... Allora io intendo sempre ad analizzarla in maniera diciamo tra virgolette più orizzontale, cioè come se tutti gli elementi fossero sul tavolino ma allo stesso livello e messi in un determinato modo o da una determinata forma. Perché non voglio ricadere comunque in quella...

visione dicotomica e comunque stigmatizzante del hai un problema nel corpo o hai un problema nella testa. E molto spesso il discorso che si fa sul trauma, non quello che sentito da te ora ma quello che sento spesso, è molto verticale. Cioè hai subito un trauma, una violenza, un abuso, sia nella socialità che no, e quindi questo ha creato un qualcosa che ti fa avere dolore.

E quindi, ripeto, molto causale, cioè è comunque causale. Rispetto al dolore, trovare una freccia che si può dire veramente che sia causale è molto difficile. Quindi io preferisco vedere nella storia della persona, in maniera orizzontale, quali sono le cose che sono successe nella sua vita e quindi quella persona come interpreta i sintomi.

come gestisce la sessualità, come usa il suo corpo, il corpo dell'altra persona. Quindi questo per dire che è vero e noi dalla letteratura scientifica sappiamo che traumi sessuali possono predisporre a sindrome da dolore e da dolore pelvico. Ma non è sempre vero. Ci sono tantissime persone che hanno subito dei traumi e non hanno nessuna forma di dolore e viceversa persone che hanno dolore non hanno mai avuto...

Ok, chiaro è che se una persona ha delle infezioni ricorrenti, quindi a un certo punto poi rimane un dolore da iper sensibilità, chiamiamola, somariamenti così, poi questo ingenera delle problematiche nella relazione e quella persona rispetto al consenso del suo corpo e all'ascolto del suo corpo magari ha dei punti di non...

sintonizzazione derivanti dal suo passato è chiaro che rende il tutto ancora più complesso. Non so se sono riuscita a spiegarmi, però stando proprio sul piano del momento, non di una causalità. E rispetto invece appunto il tema poi del dolore cronico, cioè quando appunto il dolore non è situazionale diciamo però rimane e persiste nel tempo,

Quali pensi possano, nella tua esperienza, quali sono le situazioni o le consapevolezze che la persona può sviluppare per cercare di vivere il tutto senza entrare in quel circolo vizioso di paura o comunque invalidazione, che può prendere tanti connotati negativi, ma quanto conta il rapporto che la persona ha poi con il proprio corpo e il proprio dolore?

allora tantissimo e più che altro perché parto dal rapporto col dolore per poi tornare al corpo nel senso che il modu, ci sono anche da poter dire un po' più tecnicamente però ci sono tutta una serie di costruti di caratteristiche delle persone che vengono anche scientificamente analizzate negli studi e quant'altro

che sono delle caratteristiche della persona rispetto al modo in cui loro si rapportano col dolore. Per esempio, la pain acceptance, la capacità di fare spazio al fatto che nella propria vita ci sia del dolore fisico, in questo caso, stiamo parlando, potremmo fare lo stesso discorso anche sul motivo, però in questo caso di eco fisico, oppure per esempio l'auto efficacia. Quindi sappiamo che ci sono persone che a pari dolore funzionano molto meglio nelle loro vite.

Quindi due persone hanno lo stesso dolore ma l'auto efficacia, quindi la capacità di saper funzionare nonostante il dolore è molto diversa e queste sono caratteristiche della persona che nel momento in cui ha dolore vengono fuori e a sua volta influenzano come la persona si comporterà rispetto al dolore le scelte che farà e qua mi aggancio al corpo

Per dire che le attitudini personali quindi influenzano come la persona si rapporta col dolore e il risvolto sul corpo è che molto spesso, secondo me, la cosa che è utile ad un certo punto, la faccio l'esempio sui genitali, poi come sempre può valere per tantissime, vale per tutto, però mi viene più facile in questo momento.

e appurato che non vi sia una patologia, delle patologie uro-ginecologiche e quindi qualcosa che vada veramente curato a livello farmacologico o altro, secondo me il cambio di prospettiva ad un certo punto è de-medicalizzare quella parte lì, perché quello che succede è che in tutti gli anni quella parte del corpo diventa non solo fonte di dolore, frustrazione e tutto.

ma diventa un oggetto medico, qualcosa che fai continuamente vedere a medici e specialisti, cioè rispetto anche alla vulva, Mi viene facile pensarlo. Cioè, persone che poi fanno vedere i propri genitali, test, elettromiografie, test, milioni di cose e alla fine l'utilizzo della loro vulva, dei loro genitali è medico, punto.

e si è perso tutto il resto degli aspetti che quella parte del corpo può dare. Nel caso della vulva, sicuramente ha a che fare col piacere. Nel caso della schiena, magari ha a che fare quello sport, dire, che comunque è una forma di piacere. Quindi, secondo me, la cosa utile in cui i professionisti che sono formati rispetto al dolore persistente dovrebbero essere bravi su questa cosa qua è demedicalizzare e...

aiutare a restituire, a tornare a esperire piacere che nel caso della vulva sicuramente è un piacere che a che fare con la sfera erotica ma nel caso della schiena veramente è il piacere magari di andare a giocare a tennis, niente da dire quindi secondo me sono queste due cose di medicalizzare e ritornare sul piacere. Anche perché c'è questo questo fattore di medicalizzare determinate parti del nostro corpo, lo immagino come se quella parte diventa

letteralmente quasi qualcosa di esterno cioè esterno nel senso che totalmente io in mente c'è un pezzettino di un'intervista del podcast che ho appena fatto uscire che però non ho messo perché tutte le cose non sono riuscita a mettere tutto e c'era una ragazza che definiva assolutamente cioè i suoi genitali come un buco nero nel senso non erano suoi cioè era una cosa che

E anche in realtà, sembra che in quell'altra puntata c'è comunque una disconnessione, un non essere in contatto con quella parte del tuo corpo. Anche perché poi paradossalmente diventa più facile che qualcun altro la gestisca, qualcun altro la curi, qualcun altro la tocchi, qualcun altro la utilizzi sessualmente, ma non tu. Mamma mia no, penso che sia un tema, ma in generale mi viene in mente appunto, adesso è applicata la vulva, ma in generale...

il corpo, certe parti del corpo che appunto diventano del quasi gestite potenzialmente validate da qualcuno, validate per dire nel senso che appunto può essere la persona professionista di riferimento come se appunto fosse qualcosa che dice dimmi cosa fare, cosa fare. Esattamente così, cioè io credo che il cambio di paradigma ad un certo punto sia sicuramente attraverso l'aiuto da soli è difficile però attraverso l'aiuto di qualcuno che si ha formato

proprio sul dolore persistente, però il cambio di paradigma è ok, torno io in controllo cioè torno io a riappropriarmi di quella parte del corpo lì, che attenzione non vuol dire che necessariamente poi il dolore sparirà, questo io non posso dirlo perché non è vero, cioè può essere, può essere in una percentuale, può non essere, questo non lo so, però di certo ad un certo punto il cambio di paradigma avviene quando la persona torna

in contatto con quella parte del corpo. Per esempio mi viene in mente rispetto alla vulva, ci sono molte persone che hanno una storia di vulvodinia magari da tanto tempo e ad un certo punto quando ritornano a fare sesso magari preferiscono che la penetrazione della propria vulva, della propria vagina sia

tra virgolette, totalmente a carico dell'altra persona. Quindi che sia l'altra persona a fare tutto, a deciderne quando, come, perché si sentono quasi più sicure nel fatto che sia qualcun altro a farla. E questo secondo me è molto un retaggio sociale, prima ancora che col dolore, però secondo me anche un po' per tutto il percorso medico sanitario che hanno avuto.

dove è sempre stato trasmesso, alle persone viene trasmesso una paura rispetto ai paviggini tali non toccare, non saltare, non fare, non, non, non, non e quindi poi non sa più cosa fare e addirittura poi preferisce che sia qualcun altro o qualcun'altra anche sessualmente ad assumersi la responsabilità del gesto del movimento. Caspita, no, adesso mentre parlavi effettivamente penso che sia

appunto un pattern abbastanza comune e soprattutto il fatto del non sentirsi in agency, Del proprio corpo, di parti del proprio corpo come se appunto venissero un po' staccate e la responsabilità venisse diciamo delocalizzata a qualcuno di esterno. Sì, scusami, posso dirmi ancora su questo? Perché secondo me, rispetto al genere femminile, al dolore vulvare, genitale, pelvico,

Ci sono due piani molto importanti tutti e due. Uno sicuramente deriva un po' da tutta quella mancanza di educazione al proprio corpo, al tocco, all'esplorazione. Va bene, sarebbe persino ridondante, ripetere nuovamente. L'altra che ci tengo a raccontare è che molto spesso questo è un problema iatrogeno. Cioè viene indotto da fuori, viene indotto da chi ti cura. Cioè spesso è chi ti cura che ti fa venire più paura.

rispetto al tuo corpo di quella che tu non avessi all'inizio. E questa è una assoluta realtà. Ma uscendo ora dal pelvico con la schiena è una cosa che si vede tantissimo. Non piegarti, non sollevare un peso. Se hai un po' di male non fare quello sport no, quella cosa no. Quindi i sanitari, che è la categoria a io appartengo.

quindi io ne faccio parte, cerco di lavorare in una maniera diversa, però molto spesso ci sono tutta una serie di indicazioni che mettono più paura che dare agenti come tu l'hai definita. E con la vulva è uguale: fare quello è pericoloso, mettere le mutande di pizzo è pericoloso, utilizzare quel prodotto è pericoloso, fare sesso penetrativo è pericoloso.

fare gli squat è pericoloso e quindi le persone hanno paura. Questo arriva da fuori, cioè ci sono persone che magari partono ad avere dolori e magari c'è qualcuno che parte e ha già una paura fotonica, ma c'è chi magari parte che non ha tanta paura e poi nell'incontro con tutti i sanitari acquidisce una paura dopo l'altra. Questo

di per sé è sbagliato perché molto spesso queste indicazioni non hanno un'evidenza scientifica, ok? Perché per carità se uno ha un braccio rotto e ti dice non muoverlo, ok non stiamo parlando di quello. Ma che per esempio con un dolore alla vulva tu debba avere paura a fare gli squat, addominali, sollevare dei pesi o ad andare in bicicletta, questo non è scienza. Ok e quindi c'è tutto una...

una da fuori nel contesto una induzione tre virgolette alla paura e quindi la persona poi si allontana sempre di più dal proprio corpo. Ma anche perché cioè appunto hai detto l'esempio del braccio rotto no? Il braccio rotto magari non lo muovi per tot tempo comunque c'è un periodo no? Che che serve per la convaleccia mentre in questo caso è non puoi fare queste attività potenzialmente

per il resto della tua vita, non lo so, è molto limitante anche nella persona. Quindi pensa quanto la persona si senta smarrita. Ma la colpa in questo caso, e ci tengo a dirlo chiaramente, non è della persona, è delle indicazioni che vengono date da fuori. E pensa come quelle indicazioni che arrivano da fuori siano alimentanti rispetto a quel circolo vizioso di paura, di catastrofizzazione, di ruminazione.

perché se mi dicono non fare, non fare e io questo dolore poi leggo che è cronico, penso che ce l'avrò per sempre allora dico cacchio, ho 30 anni e per sempre non... cioè è chiaro che poi è bruttissimo quindi sicuramente secondo me i sanitari hanno una grande responsabilità nella generazione di tutto questo hanno anche una buona risposta benedetta nella cura quando riescono per carità non vuole essere... però vuole essere una critica sì, anche perché comunque

Adesso mi viene in mente comunque anche tutta la parte di cultura, cioè il setting culturale, come ha influenzato anche le ricerche e le conoscenze che tanti sanitari hanno. Ci sono i sanitari che sono preparati su a 360 gradi, ma ci sono magari retaggi culturali di una formazione prettamente anche che non conosce il corpo o della donna, no? Mi in mente il libro Invisible Women, in generale, parla di tutte...

cioè di quanto il corpo della donna non sia stato studiato per tantissimi anni e quindi anche tutto quello che riguarda abbiamo parlato in particolare nella parte insomma pavimento pelvico in generale ma prettamente anche femminile tante volte no come come problematica dicevi una donna su su cinque insomma è veramente alta come percentuale e anche questo c'è da tenere in considerazione questo aspetto per riportare no a un perché magari una persona non ha cioè

dal professionista di riferimento che è quello magari del proprio paese o del proprio posto e si affida totalmente ma senza sapere che ci possono essere tanti bias magari dati proprio da un tipo di formazione che diciamo è abbastanza po' diciamo superata ecco. A voglia! Superatissima! Sì, su questo con me sono una porta aperta nel senso che probabilmente la parte che a me

piace di più intesa da studiare o di cui parlare rispetto al dolore pelvico è sicuramente cercare di capire come il substrato, il contesto socio culturale in cui viviamo influenza

i nomi che vengono utilizzati banalmente per chiamare le patologie, piuttosto che le cure proposte, piuttosto che i trattamenti, i tempi di diagnosi. Questo è un argomento che a me piace tantissimo, quindi grazie. Allora, quello che posso dire è che, un po' come prima, sicuramente è una cosa che penso io, ma in realtà, per esempio,

nel DSM, è il manuale utilizzato per i disturbi, disordini, psichiatri, psicologici, insomma. Possiamo anche su quello dire tantissime cose, senso che comunque è nato come un manuale fatto da uomini bianchi americani, di una certa età e quant'altro, anche su quello potremmo dilungarci. Però per dire, nell'ultima versione uscita, nelle ultime due, in realtà,

nella parte in cui parla delle disfunzioni sessuali e cerca di capire cosa succede nelle disfunzioni che riguardano il dolore, nella penetrazione o l'impossibilità di essere penetrate per le persone di genere femminile, che in realtà poi vale in realtà anche specularmente, ma adesso ci soffermiamo su questo, in realtà specifica abbondantemente

come i ruoli di genere e gli stereotipi rispetto al femminile, a come il femminile dovrebbe comportarsi, a che ruolo ha il corpo di una donna nella nostra società, hanno un impatto fortissimo non solo nella concettualizzazione della problematica, c'è addirittura è stato inventato un termine tecnico, il vaginismo, quando una vagina è impenetrabile, chiaramente guardato dalla prospettiva di chi non può penetrare rispetto a chi lo prova.

Ma non solo in questo, ma anche poi nelle cure proposte. Quindi vuol dire che prima ancora che nelle cure proposte, come la persona si sente. Perché se io ho un dolore pelvico e per esempio la penetrazione è inibita, perché ho dolore e quindi subentano delle problematiche rispetto al poter essere penetrata e culturalmente quella cosa lì ha un valore enorme associato alla mia identità.

come persona socializzata come donna, come partner di X. io quella cosa lì non riesco a farla, è un qualcosa che sicuramente può creare un'emotività e a volta l'emotività che crea poi il circolo di prima ce lo ricordiamo. Quindi questa è una cosa che a me piace molto studiare, approfondire, insomma anche Fiorfior di letteratura scientifica ormai riconosce che questo

E secondo me questa è la parte di cui si parla meno. Cioè, se ne parla tanto nella società, soprattutto in ambienti magari più feministi, però collegarla rispetto al dolore pelvico, secondo me lo si fa troppo poco. O lo si fa in maniera un po' di superficie, mi verrebbe da dire. Come mai secondo te? Come mai lo si fa di... Perché se ne parla, diciamo...

poco nel... cioè perché si parla poco di questa parte magari più... no, non so. Sì, sì, sì, ho capito. Allora, anche qua ti posso dare un parere personale, penso che comunque sia molto difficile, perché comunque va veramente al cuore del problema. Cioè, posso scendere, posso andare in... Assolutamente.

Per esempio si sente nel mondo pelvico, del dolore pelvico della vulvodinia, si sente tantissimo lo slogan, il dolore non è normale. Quindi donne che vengono giustamente, se cerchiamo di capire bene, bombardate rispetto al... il dolore non è normale. Quando fai sesso non devi avere dolore. Provare dolore durante la sessualità è una cosa che non... E questo è un messaggio che intrinsecamente...

diciamo femminista se vogliamo, perché sicuramente affonda le radici in tutto quello che succedeva 50 anni fa ma non solo in realtà, però sicuramente fa parte un po' di quel processo di rivendicazione del dire il sesso deve essere piacevole, se provo dolore vuol dire che c'è qualcosa che non va. Solo che questo fa il giro e torna indietro, nel senso che se però purtroppo una persona soffre di quello c'è un po' un corto circuito.

Quindi secondo me a quel punto bisognerà scendere un po' di più. Ok? E dire bene, ok, siamo tutti d'accordo che il dolore che lo specchio di una non consensualità, di una violenza, di un rapporto squilibrio di potere non ci piace. Ma se però il dolore c'è perché c'è una condizione allora lì cosa facciamo? E lì secondo me la discussione è molto più stratificata e complessa perché mette un po' in discussione

come si gestisce la sessualità nella relazione, quali cure vengono proposte e quindi la conversazione deve essere secondo me un po' più profonda e deve arrivare a toccare, a scardinare delle cose che sono ancora più, secondo me, però secondo la mia concezione, tra virgolette, anche di quello che può essere il femminismo, riguarda i ruoli di genere. Cioè, me una volta che ho detto che le donne non devono avere dolore quando fanno sesso, va bene.

però poi c'è tutta un'altra serie di cose che hanno a che fare con questo che ci dicevamo, Quindi con il ruolo di genere, con il fatto con il a cosa serve il corpo di una donna durante la sessualità, se viene a mancare quella cosa, qual è l'impatto che ha rispetto alle relazioni, qual è l'impatto che ha rispetto al partner. E' un gran tema, appunto in mia mente anche... E ci ho detto che era... sì, no, no, è un tema comunque penso che, cioè che sia molto appunto legato a...

le aspettative che una persona anche introietta rispetto a quello che viene considerato come appunto legato al proprio genere, il proprio ruolo nella relazione, nella società eccetera eccetera e mi viene in mente un esempio di una mia amica che lei soffre di vulvodinia, sì mi pare, cioè lei faceva tipo, all'interno di una relazione e faceva tipo un sesso, un tot di volte ma hanno

perché sapeva che il partner voleva quello però a lei cioè come se si adattasse mi aveva colpito molto perché era tipo un io non vorrei però lo faccio per no e quindi mi ha colpito questa questo tema di adattamento del del proprio volere cioè un conto è trovare un compromesso ma un conto è magari a secondare l'idea di

sono in una relazione devo fare questa cosa quando in realtà non vorrei senza magari arrivare a una discussione approfondita sul tema che porterebbe. Esatto e il risultato è che si sta nei due estremi. Un estremo è il non faccio più sesso perché mi hanno detto che il dolore non è normale e allora non c'è più sessualità penetrativa anche non c'è più sessualità alcuna e quindi non c'è più ok. Quindi quello è un estremo. L'altro estremo è lo faccio

andando oltre rispetto magari a quello che io desidero che sento nel mio corpo per soddisfare un desiderio, un bisogno che è relazionale o dell'altra persona. Questo sta agli estremi, così come hai notato tu. Nel mezzo però c'è tutta una serie di sfumature che dal mio punto di vista può anche prevedere il fatto che una persona dica sì ad avere un rapporto sessuale penetrativo che magari comporta una dose di dolore.

Per me sì, se è gestito bene a livello di relazione, di consenso, per me ok, però chiaramente deve essere discussa, essere capita, decisa. I due estremi secondo me sono ugualmente sbagliati e quello che un po' vedo oggi è che se prima si era in quell'altro estremo, quello del...

della non ascolto, oggi tante volte ci sono donne che per questa narrazione del dolore non è normale smettono proprio totalmente di avere una sessualità di qualsiasi tipo anche penetrativa e magari anche donne a cui piace o piaceva e magari smettono di averla nonostante per loro al di là dell'altra persona con cui stanno con cui hanno relazioni affettivo sessuali magari a loro stesse piaceva e smettono di averla

Quindi, secondo me, la conversazione potrebbe essere spostata un po' più a dei livelli profondi che riguardano questo che ti dicevo. No, è molto interessante. Comunque, alla fine il bianco e nero, i poli opposti, magari la stessa problematica porta a due approcci totalmente diversi, che però gli estremi sono, diciamo, in un modo o nell'altro estremi, appunto. Quindi, nel senso, non...

Quindi è molto interessante questo tema anche rispetto all'autodeterminazione ma senza andare poi in delle derive che poi portano a in realtà un istacco anche. Certo, assolutamente. E quando si parla di sessualità penetrativa ovviamente questo è emblematico, è il punto in cui si catalizzano tutti questi discorsi che abbiamo appena fatto. Perché spesso per esempio

le persone che hanno dolore pelvico, dolore vulvare, a volte ricevono appunto l'indicazione: no, la sessualità penetrativa è pericolosa perché fa contrarre di più i muscoli, perché ti può danneggiare; oppure, al contrario, ricevono il

feedback di ma no guarda che perché sei un po' tesa, cioè comunque stanno nei due estremi e non vanno ad analizzare realmente quello che desidera la persona rispetto a quel gesto sessuale a come la fa sentire la possibilità di non averlo e a perché si sente così se non ce l'ha. Quindi di nuovo un po' il concetto di agency sotto un certo aspetto sul proprio corpo per lo meno conoscenza e contatto. Io ti direi che tutta realtà la fisioterapia

moderna va in questa direzione. C'è quella di abolire un po' il rapporto verticale, po' paternalistico, che ha il professionista rispetto alla persona e metterlo un po' più sullo stesso piano. Quindi non sono io che ti devo dire cosa fare, non sono io che ti dico cosa è giusto per il tuo corpo. Io ho degli strumenti, delle competenze, sicuramente, che sono al tuo servizio per ridarti agency. E io quello che cerco sempre di dire alle persone

è un po' questo, cioè se siete all'interno dei percorsi di cura e sentite che è la professionista che pensa di sapere più di voi rispetto al vostro corpo cosa è giusto e come. Certo. Cioè una domanda, io la farei. Che poi l'importanza anche di parlarne proprio perché le persone...

si rendano conto di questo aspetto magari perché altrimenti c'è una sudditanza che magari non è per forza legata appunto a persone che no che poi cioè questo aspetto più di orizzontalità del tipo ho gli strumenti o la conoscenza ma al servizio appunto della cura della persona e non che detengo io e che quindi tu in qualche modo no? esattamente, esattamente. Sì credo che sia un po' questo il punto.

e penso che, siccome ora tu hai citato il discorso di parlarne, rispetto alla vulvodinia, io penso che ad oggi in realtà già se ne parla tanto. Quindi se io dovessi dire di che cosa secondo me si dovrebbe parlare di più ancora, o meglio, senza stigma, secondo me paradossalmente è di tutta quella parte psicologica che c'è dentro.

rischio di dire delle cose controcorrente però secondo me non parlarne di tutti i fattori psicologici o psico sociali che ci sono dietro e relegare tutto a un corpo danneggiato fa molti più danni che aiuto alla persona. Io capisco anche qua il perché le persone di genere femminile facciano fatica a portare a fuori la propria emotività rispetto a questo problema.

Anche questo mette le radici in una cultura dove chi portava la propria emotività vengia bollata come troppa emotiva, eccetera, che quant'altro, no? Quindi uno dice no, è il corpo, cioè guardami il corpo. Però in realtà, togliere lo stigma rispetto a tutto ciò che sono i fattori psicologici, sessuologici e culturali, sociali, rispetto a quello che una persona prova, riferimento al dolore,

farebbe sì che la persona li può portare fuori e per i clinici sono grandissimi strumenti per poi poter aiutare la persona. Molto di più che relegare il tutto a un danno nel corpo. Per carità, qualcosa c'è, non è che voglio dire che i corpi non hanno dei problemi nelle cose biologiche o genetiche, ormonali, neurologiche, però paradossalmente sono quelle che possiamo modificar di meno. Sulle altre, in realtà, abbiamo

più potere soprattutto nel dolore persistente in cui ancora la medicina, la scelta non è brava a curare, a far passare il dolore i cronici. Non siamo bravi, è un dato di fatto. Certo. Quindi questo. Che mi viene, c'è in mente un po' la relazione tra tipo le ricerche quantitative qualitative, non so, in qualche modo mi si è creata una connessione, Che magari la parte del

del problema fisico eccetera mi sembra più tipo quantitativa nel senso che tante volte è più tangibile dal punto di vista di riconosco quel tipo di dolore, lo studio, lo analizzo eccetera ma tutta la parte qualitativa della parte psicologica emotiva del vissuto della persona e porta dentro tutta una componente che magari se ne parla ancora troppo poco ed è infatti...

però può essere molto utile. Io ti direi quella quantitativa, lasciamola a chi studia, quella serve, lasciamola a chi fa ricerca, ma la persona secondo me se investe le sue risorse non tanto nel cercare di capire la causa, cosa è successo, cos'è danneggiato, ma prendere in carico tutto il resto, secondo me ne ha molti più benefici e anche i professionisti che aiutano. Assolutamente.

No, chiudere ti chiederai se hai qualche gesto, consapevolezza, qualcosa da condividere con quelle persone che magari hanno o pensano di avere o potrebbero trovare nella propria vita un dolore magari cronico, delle accortezze che senti magari di suggerire in generale per gestire un po' la situazione.

Ti direi delle cose, rischio di ripetermi, ma che secondo me sono importanti e se no potrebbero essere tre che vanno di pari passo. Uno, demedicalizzare, cioè farsi aiutare a ritortarci, tornare quella parte del corpo lì, come qualcosa che ti serve, che usi con cui fai delle cose. Quindi riaprirsi alla dimensione del piacere. Qualsiasi cosa voglia dire per la persona e non per forza.

E la terza, secondo me, è quella di cercare di portare una conversazione all'interno della relazione, perché poi realtà le persone che hanno dolore pelvico, anche maschile, realtà l'impatto più grande ce l'hanno nella sessualità e nella relazione. Quindi è quella la sfera che viene maggiormente intaccata. Perciò per me il consiglio può essere farlo da soli o far siano, cioè aiutare, ma provare a portare nella conversazione

rispetto a quello che sta succedendo, anche lì un qualcosa di paritarlo, non come una persona ha un problema e l'altra aspetta che lo risolva. questa cosa ha avuto degli impatti nella sessualità, come la gestiamo? E quindi un po' questa secondo me è cercare di far sì che le due persone che sono toccate tutte e due da quel problema lo gestiscano. Io ti direi queste cose.

Assolutamente e grazie mille Greta è stato molto molto bello molto interessante io lascerei uno spazio un breve spazio alle se qualcuna le domande ma non si vedeva bene e qualche domanda da fare se non state chiari Io sono curioso di capire qual è lo stato del vostro sistema riguardo a tutto questo tipo di conoscenza che tu hai. Cioè, per esempio, sono una persona che sta studiando le tematiche di cui abbiamo parlato all'Università di Genova: sono cose che vengono insegnate? Perché c'è tutto un retaggio che va ancora avanti. E, giusto per completare la domanda, quali conoscenze vi siete portate magari da particolari nazioni, particolari filoni di ricerca, o dal lavoro? Ok, lo intendi da parte della formazione sanitaria, quindi dei sanitari che se ne occupano in generale, o dei fisioterapisti, di quello che è la mia professione? Fisioterapisti.

Allora, se la vediamo sui fisioterapisti, ma in realtà guarda, anche sui ginecologi, sulle ostetriche, sono quelle tre figure sanitarie che si occupano più di questa cosa, in realtà la formazione è assolutamente scarsa rispetto a questi contenuti. Cioè nelle triennali di fisioterapia, per dire, non sono neanche citati, neanche assolutamente... Magari qualcosa su pavimento pelvico sì, ma pochissimo e...

Quindi è tutto relegato alla formazione post universitaria e soprattutto a me verrebbe dire quella italiana è carente. a me spesso quando le persone mi chiedono dove posso formarmi rispetto a questi temi è carente. Ci sono delle società che se ne occupano a una maniera un po' più diciamo sovranazionale, ecco.

sempre in lingua inglese ovviamente, che per i professionisti italiani purtroppo non è mai così facile. Secondo me però si è ancora abbastanza lontani da una condivisione collettiva di questa problematica intesa come condivisione di sapere e di formazione comune. Ci sono ancora tantissime cose diverse, caotiche.

Quindi direi che un po' è lasciato agli individui. Anche se ci sono tantissime realtà, anche centri medici che oggi cercano di occuparsene, quindi sicuramente è una consapevolezza che sta crescendo. ad oggi credo che la situazione non sia... Cioè per dire, nelle facoltà di ginecologia non hanno studi sulla parte sessuologica. Cioè loro stessi non studiano la parte del funzionamento sessuologico di una persona. Quindi credo che ancora...

Ci sia un po' di lavoro da Però comunque stanno nascendo anche delle associazioni, invece per dire sul territorio, che magari raccolgono le esperienze o cercano di fornire aiuto, assistenza, quindi sicuramente una consapevolezza che sta crescendo. Però a livello proprio sanitario, la mia percezione è che magari le linee guida, tra virgolette, ci sono, ma rimangono da chi le ha create, cioè fanno moltissima fatica a scendere nel tessuto di chi se ne occupa.

Quindi le cose che si sanno, non è che bisogna capire ancora chissà che cosa, ma fanno fatica ad essere applicate nel concreto, rimangono in chi le ha scritte, sostanzialmente.

Mi ritrovo in tante cose che hai detto. Io personalmente ero stata diagnosticata di vulvodinia un po' meno di un anno fa e mi ritrovo veramente tanto in quello che hai raccontato. Toccando il tema delle emozioni, di quello che si sente, ho trovato molto interessante quell'aspetto della paura. La mia esperienza è stata, quando mi hanno diagnosticata, che a parte il sollievo di avere finalmente una spiegazione su quello che sentivo, nel mio caso ho sentito soprattutto rabbia, perché ci ho messo tardi, per noi sei anni, e i miei ginecologi non volevano riconoscere che potesse essere quello. E quindi ho provato tantissimo questo sentimento di rabbia, più che di paura.

Sì, è vero, forse l'abbiamo citata poco. La rabbia collegata all'ingiustizia percepita, che è quello che tu hai appena detto, cioè il sentirsi vittima.

di una malpractice, cioè di una brutta gestione da parte dei sanitari rispetto a quel problema vero. L'abbiamo citata poco, non è stata funzionale probabilmente al nostro discorso, ma c'è tantissimo. C'è la rabbe, la frustrazione e più che altro il senso di ingiustizia percepita, cioè il sentirsi vittime di errori di qualcun altro. E questo ha anche un impatto fortissimo.

paradossalmente rispetto un po' all'accartocciarsi, termine poco tecnico, delle situazioni e all'incancrenirsi di certi meccanismi. Nel senso che se per sei anni, come hai raccontato tu, io ho provato certe emozioni, ho pensato certe cose, smesso di farne delle altre, quando poi mi ritrovo che ok, una diagnosi l'ho ricevuta da un l'altro sono contenta, però mi ritrovo non solo a sentire che sono vittima di un'ingiustizia, ma anche

Quei sei anni lì si sono create delle situazioni, sono successe delle cose nella mia vita, ho provato delle emozioni e quindi il bagaglio che a quel punto una persona si ritrova a gestire è molto più grande di quello che magari avrebbe dovuto gestire se al giorno due qualcuno avesse aiutato a capire che cosa stava succedendo. Grazie di portato questo altro pezzettino che forse non era uscito quanto meritava.

Hai detto che è una consapevolezza che sta crescendo, e attualmente la conoscenza di questi meccanismi è comunque nelle mani di pochi, di una minoranza che per fortuna sta crescendo. Ma, fra le tante barriere, credo, immagino, una è rappresentata dal fatto che questi meccanismi sono molto più complessi anche da spiegare rispetto a narrazioni molto più semplicistiche ed errate, che soprattutto a livello di popolazione generale vengono diffuse erroneamente. Ti chiedo: come vedi, da questo punto di vista, il futuro, cioè i prossimi anni? Secondo te, come si riuscirà a superare queste barriere e anche altre?

Si potrà mai arrivare a un punto in cui la conoscenza, a livello generale, culturale, sarà, non dico del 100%, ma comunque per la maggioranza quella corretta a livello scientifico, quella di cui abbiamo parlato oggi? Io posso dirvi che questa speranza ce l'ho; se poi realmente succederà non lo so, non ne sono certa, non perché io sia pessimista, ma perché veramente

ha così tante stratificazioni rispetto a dei temi sociali, culturali che per dire prima che nel mondo pelvico siano sdoganate certe cose dovrebbero comunque anche essere sdoganate a livello sociale quindi la vedo una cosa lunga io ho la speranza se devo dire la verità fosse anche per una parte di

Io ho la speranza di portare avanti questa cosa, di divulgare in questo ambito quando succederà, non lo so. Però se posso, ripeto la riflessione che ha fatto lui, perché in effetti forse è bene che la ripetiamo, è vero che è molto più facile, piuttosto che leggere questo problema secondo questa complessità, ricorrere a delle narrazioni che magari iper semplificano e quindi tolgono tutto quell'aspetto, sia per i professionisti che per le persone, di fatica nello sviscerare, nel capire, nel rimaneggiare. Sono più facili, però al tempo stesso, in realtà, aumentano ancora di più quel circolo di frustrazione, di evitamento, di rabbia, di paura e quant'altro, perché poi

non essendo valide diciamo scientificamente poi non aiutano nella pratica no? Per esempio tutte quelle narrazioni adesso probabilmente ci vorrebbe un'altra puntata però tutte quelle narrazioni che vedono per esempio i muscoli irreversibilmente danneggiati chiaro che è più facile dire che i muscoli sono irreversibilmente danneggiati rispetto a dire ok i muscoli si contraggono perché c'è paura rinsegniamo cioè ti insegno a cioè

Ok, è molto più facile metterla in una casellina, questa è una, ma poi se ne potrebbero fare tantissimi esempi. Sì, nel multiple clickbait versione, in formazione, c'è del tipo da questo salta fuori questa frase, anche perché la responsabilità individuale che magari è saltata fuori prima quando rispondevi alla domanda.

e porta anche alla responsabilità individuale che non per forza è nel migliore degli intenti. Non voglio generalizzare, però magari una persona gli interessa avere il titolo che colpisce. sì, o avere clientela, certo. L'etica, sicuramente, dovrebbe avere un grande ruolo che spesso non ha.

Però sì, mi sembra un'ottima conclusione. Nel senso di dire che la situazione è molto complessa, secondo me, cercare di semplificarla, per certe cose aiuta, però se poi si perdono la complessità umana, ma anche di queste caratteristiche, si rischia che poi si sta ancora di più in quel loop. E quella di cui parlavi tarda ad arrivare. Perfetta conclusione.

Lasciamo sperare. Grazie a tutti, grazie Greta, grazie a tutti.

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